Sull’animalità inumana della nostra Specie

Inna Shevchenko del gruppo FEMEN ha recentemente pubblicato sul suo profilo Facebook questa foto a rappresentare un attacco iconoclasta allo stato islamico IS che da qualche tempo ( con i sistemi d’arma americani e il caos creato dagli stessi nella regione ) sta imperversando nelle aree tra Iraq e Syria massacrando intere popolazioni e imponendo la Shariʿah sui sopravvissuti alle loro conquiste territoriali. BvpGOoBCMAIKIte

Negli ultimi anni in Rete si stanno combattendo venefiche guerre di propaganda senza esclusione di colpi e l’immagine in oggetto, per quanto discutibile possa risultare, non dovrebbe sconvolgere alcun visitatore in maniera maggiore delle innumerevoli immagini di bambini trucidati durante i conflitti armati o della violenza dispensata in maniera feroce e sistematica su soggetti incapaci di difendersi o di sottrarsi all’aggressione, inclusi gli animali non umani.

Quello che ci ha colpiti è il contenuto didascalico che accompagna l’immagine “ #isis Animals, our execution of your ideas looks like that! Watch it well! #femen & @aliaaelmahdy “ che in italiano suonerebbe più o meno così : “ Stato Islamico ANIMALI! Defechiamo e insozziamo di sangue mestruale la vostra bandiera e la vostra legge, le vostre idee ci ispirano a farlo “ .

Da un gruppo di attiviste come le Femen, le quali attraverso le loro, talvolta condivisibili, azioni eclatanti sottolineano la questione di genere e l’imposizione del modello patriarcale a discapito delle donne in tutte le relazioni nella società contemporanea dovremmo aspettarci di meglio.

fascism epidemicCome scriveva Filippo Trasatti in un interessantissimo articolo apparso su La Veganzetta n°8 del 2013
nelle pieghe della lingua è possibile individuare modi di dire, espressioni, strutture che segnalano e rimandano all’ideologico quotidiano che sostiene e perpetua il sistema di potere, le gerarchie, l’inerzia dello status quo, i binari prestabiliti del pensiero”.

L’utilizzo della parola “animali” in questo come in innumerevoli altri contesti in cui si desidera stigmatizzare la barbarie, la crudeltà e l’efferatezza irrazionale di un atto, di un gruppo di persone, di una ideologia non è casuale.

L’antropocentrismo che guida, consapevolmente o meno, il pensiero e le azioni di quasi ogni attore nelle vicende sociali umane restituisce sempre dell’animalità un significato negativo e nefasto, come se questi ultimi, gli animali non umani, fossero mai stati capaci o si fossero mai resi responsabili di guerre, di stermini, di genocidi, di stupri, di atti distruttivi sistematici, di ecatombe.

Noi sappiamo che l’Umano, e soltanto l’Umano, utilizza la violenza e applica la tecnica per infliggere miseria e sofferenza senza fine su tutto il mondo vivente senziente e sugli ecosistemi che ci accolgono.
L’Umano e solo l’Umano compie simili atti di estrema violenza anche su alcune categorie di suoi simili appropriatamente “animalizzati” dai vari processi di de-umanizzazione necessari, vilipesi e sminuiti, privati del loro valore ideale. fight

Pensiamo alle minoranze oppresse, ad alcune caste o classi sociali, agli omosessuali, ai diversi, ai non rappresentati, all’alterità in generale quando questa sfida la norma palesemente accettata e promossa dall’etica pubblica e dalle  istituzioni che la incorporano.

Nella stessa misura in cui non si concede agli altri animali una considerazione di tipo morale e giuridica allo scopo di poter proseguire legittimamente a disporre dei loro corpi e del loro lavoro, di farli nascere e di ucciderli in un ciclo di eterna sostituzione all’interno dell’attuale sistema di dominio e di sfruttamento, così si denigrano e si degradano vicendevolmente i rispettivi nemici e oppositori politici o religiosi così da facilitare poi il compito successivo di un loro eventuale annientamento.

Il  pensatore Gilles Deleuze sosteneva che “l’uomo è un animale che si sta spogliando della sua specie” e fino a che non riusciremo in quanto comunità  a liberarci della cornice sado-umanista che rende possibile e naturale la riproduzione di ogni agito discriminatorio e di ogni pratica violenta ai danni di coloro i quali risiedono fuori dal confine tracciato dai giusti, dai sani, dai puri di turno non ci sarà ne pace ne giustizia in questo mondo.

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