Ribelli Digitali // Online Underground Rebels

digital punk unleashedQuante volte è stato ridefinito il senso concettuale del termine  PUNK ?

E’ successo con tale frequenza che non sembra  necessario continuare a farlo,  nessuno desidera più classificare la musica.

Gia nei primi anni novanta, periodo in cui questo genere musicale aveva appena 15 anni di storia, il termine PUNK veniva adattato e allargato, svuotandone la cultura sulla quale  poggiava, inglobando sia la musichetta POP e scialba passata da MTV che certe varianti più commerciali riconducibili al filone METAL.

Con il sorgere di nuove culture musicali dove le chitarre vengono sostituite da copie craccate di ABLETON, le “bands” sostituite da individui anonimi titolari di acconti su SOUNDCLOUD, il ROCK non sembra avere più alcuna rilevanza nel panorama della musica non convenzionale ( UNDERGROUND ).
Ma che senso ha parlare ancora di PUNK?

Evidentemente questo è un concetto duro a morire, prendiamo ad esempio ZOOM LENS, soltanto una tra le numerosissime etichette indipendenti che hanno cominciato a produrre e a distribuire musica più recentemente attraverso BANDCAMP, Basata in California, offre a chi la segue una gamma di sonorità delicate, realizzate coi sintetizzatori ed impregnate di tinte riconducibili alla tradizione pop melodica giapponese. Nel loro statuto si legge: siamo un collettivo di musicisti che promuove l’umanità oltre le divisioni digitali. Ciò che ci anima è uno spirito puramente punk rock digitale. Affanculo la realtà.tr-355639

Ciò che rese possibile l’ondata PUNK negli anni ’70, intesa come sottocultura che si poneva in antagonismo con l’intero esistente musicale di allora, fu proprio la rinnovata capacità di accesso , tramite l’abbassamento tecnologico della soglia minima necessaria, all’atto di registrare i propri suoni e di diffondere i propri messaggi attraverso i testi.

A questo passaggio seguì la nascita di una mini industria che per anni a venire operò nell’ombra e che sul finire degli anni ’80 veniva comunemente definita INDIE MUSIC.

Quello che osserviamo in questo momento storico è lo svolgersi di un processo, in continuità con le fasi che lo hanno preceduto, in cui coloro che intendono produrre materiale musicale si dotano della tecnologia necessaria e delle risorse disponibili in Rete, conservando spesso una scarsa memoria di ciò che è accaduto nel panorama globale della musica indipendente prima dell’avvento, appunto, di INTERNET.

I teenager contemporanei dispongono di un potere enorme nell’ambito della produzione e della distribuzione di materiale fonografico, una potenza che negli anni ’70 non sarebbe nemmeno stato possibile concepire.

Grazie alle nuove tecnologie e ai SOCIAL MEDIA oggi si possono raggiungere milioni di persone con uno sforzo minimo e con l’ausilio di strumenti che avrebbero fatto impallidire gli ingegneri del suono di trenta anni fa.

il_570xN.490759330_jfb3Ciò che rese il PUNK necessario, una boccata di ossigeno per molti, fu la disconnessione tra le nuove generazioni con il gusto prevalente che dominava la società in quegli anni, sia musicale che non ( ma, per molti anche e soprattutto la voglia di innescare un cambiamento sociale ).

Il desiderio che possiamo riscontrare nella produzione e nella ricerca di materiali musicali “altri” nel panorama odierno, che siano questi di natura sperimentale, elettronica o orientata alla scena dei grandi CLUB nasce e si re-inventa affidandosi ai nuovi forum e alle nuove arene, quelle digitali.

Il PUNK moderno fa bene a meno dell’azione di filtraggio rappresentato dall’industria discografica, dagli esperti, dai professionisti della carta stampata e della TV, il PUNK moderno si affida, lasciandovisi avvolgere, ai NETWORK autogestiti, alla cultura UNDERGROUND e ON LINE.

Questi nuovi scenari sono del tutto virtuali e per questo niente affatto come le strade e i locali di Londra o di New York negli anni ’70. Assomigliano molto all’estetica PUNK invece per altri motivi: la rivoluzione rappresentata dalla capacità di auto-prodursi, la provocazione culturale inerente all’abilità di potersi mantenere indipendenti e la forgiatura di nuovi valori di riferimento che ribaltano completamente la rigida, gerarchica, mercantile dimensione nell’impostazione e nello svolgersi delle relazioni artista/pubblico ( produttore/fruitore ).
In queste tre aree, i processi di scambio e i problemi loro collegati sono gli stessi che caratterizzavano la scena PUNK underground per come l’abbiamo conosciuta alla fine del secolo scorso.

Costruirsi una identità e contribuire al consolidamento di una intera nuova cultura musicale appoggiandosi, banalmente, su portali come Soundcloud, Bandcamp o Facebook può apparire a prima vista un segnale di deriva, ma simili paradigmi negativi in passato hanno costituito sedimenti utili al presentarsi, al contempo, di opportunità e di difficoltà attraverso le quali la situazione corrente ci si dipana davanti.

Estratto e rimodellato by The Droid da un articolo di Adam Harper. L’intero articolo, in inglese, è leggibile qui.

Grazie a Resident Advisor

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