Il Crepuscolo del Capitale

revolutionIn “ Impotenza della Rinuncia” un aforisma apparso in Crepuscolo ( appunti presi in Germania tra il 1926 e il 1931 ) il pensatore ( e più tardi esule ebreo in fuga dai nazisti ) Max Horkheimer scriveva:

Se non sei tagliato per il lavoro politico, saresti sciocco a pensare che ciò nonostante il tuo volger le spalle alla macchina generale dello sfruttamento potrebbe significare qualcosa. Il tuo rifiuto di profittare d’ora innanzi della grande tortura cui sono sottoposti uomini e animali, la tua determinazione di rinunciare alla comodità e alla sicurezza, non risparmierà sofferenza a nessun uomo e a nessun animale. Non puoi riprometterti neppure di far si che un numero sufficiente di altri uomini imitino efficacemente il tuo modo di agire; nella storia moderna la propaganda della rinuncia personale, della purezza individuale è sempre servita ai potenti per trattenere le loro vittime da azioni pericolose, ed è costantemente degenerata in settarismo.

La costante riduzione della miseria è il risultato di lunghe lotte storiche di portata mondiale, le cui tappe sono contrassegnate da rivoluzioni riuscite e mancate. La partecipazione attiva a esse non è resa possibile dalla compassione, ma dall’intelligenza, dal coraggio, dalla capacità organizzativa; ogni successo comporta il pericolo di terribili contraccolpi, di nuova barbarie, di accresciute sofferenze, Se ti mancano quelle qualità, non hai alcuna possibilità di aiutare la generalità ( e, ci permettiamo di aggiungere noi, di promuovere un cambiamento permanente negli usi e nei costumi ).

Tuttavia la consapevolezza dell’inefficacia della rinuncia individuale non fonda o giustifica affatto il contrario: la partecipazione all’oppressione, essa significa soltanto che la sua purezza personale è irrilevante ai fini della trasformazione reale: la classe dominante non ti seguirà. Ma può succedere che , pur non disponendo di una motivazione razionale, tu perda ogni gusto alla comunanza con i boia e rifiuti l’invito …( a collaborare con questi )…revolution2

In questo preciso momento storico, nel contesto delle lotte di liberazione a più ampio respiro, quei momenti di opposizione concreta all’esistente e di resistenza attiva al sistema capitalistico che devono includere anche e sopratutto lo svincolo degli animali non umani dal dominio dell’umano e la difesa dell’ambiente che ci accoglie tutti, tale illuminante pensiero, espresso 75 anni fa, oltre che ad essere ancora attuale in un discorso di critica radicale all’odierna società dei consumi di massa  sembra anche utile per mettere in prospettiva la discussione in corso nei circoli Vegan e Antispecisti ( che per alcuni potrebbero apparire di nicchia, ma che non lo sono alla luce dei contenuti che trasmettono  ).

La questione è quella relativa all’importanza di maturare una coscienza politica che superi l’attivismo centrato alla sola salvaguardia e protezione degli altri animali nella consapevolezza che la civiltà umana tutta fonda i propri principi sullo sfruttamento brutale della Natura e sull’oppressione delle popolazioni umane e non umane, opportunamente categorizzate in umane, meno che umane, animali, al disegno globale dei governi e delle corporazioni commerciali.

I grandi marchi dell’industria alimentare si sono lanciati recentemente nella produzione e nella commercializzazione di prodotti rivolti a quel 10 per cento della popolazione italiana che per motivi diversi ha deciso di non sostenere più coi loro acquisti tale industria in quanto moralmente insostenibile, vuoi per l’inaccettabile livello di  crudeltà insita nei processi di allevamento e di uccisione degli animali, vuoi per salutismo relati al consumo di carne e derivati ( tumori, malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, impotenza ), vuoi per il tremendo impatto che l’attuale modello di sviluppo stà esercitando sul pianeta ( effetto serra, inaridimento del suolo, deforestazione, contaminazione delle risorse idriche, iniqua distribuzione delle ricchezze, ingiustizia sociale diffusa ).

Invitiamo a visitare la rivista online Veganzetta per approfondire le ragioni per cui la semplice scelta alimentare vegana senza modificare il proprio atteggiamento generale in rispetto alla società dei consumi non produrrà alcun cambiamento se non quello di fornire al grosso capitale succulente occasioni per creare nuovi margini di profitto e nuovi mercati rivolgendosi a questi consumatori senza rinunciare alla produzione di alimenti che derivano direttamente dallo sfruttamento degli animali e dall’utilizzo sconsiderato di risorse naturali.
L’articolo in questione e il relativo dibattito  qui.

Il “collapse party” per  celebrare  l’eventuale crepuscolo del Capitale e sulla sua  asfissiante presa su tutto il mondo vivente non muove nè dal panino vegan acquistato al negozio dietro l’angolo, nè dalla constatata disponibilità di seitan e tofu ovunque si desideri fare shopping, muove da dentro e magari possiamo cominciare da subito ad anticiparne il gusto e il frastuono se ce lo sentiamo davvero nel cuore.

La felicita’ non e’ trovare prodotti vegani nei supermercati, bensi’ non trovare supermercati

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