Underground ?

Ci si promuove come si puo’ e come si riesce a fare.

Da queste parti si parla di UNDERGROUND e si organizzano eventi rifacendosi al discorso concettuale della produzione artistica e del cosiddetto intrattenimento alternativo, quello la quale motivazione non dovrebbe essere la notorietà, il denaro o il sentirsi dei fighi, ma l’affermazione duìi una idea, di un modus operandi, di un’essenza controculturale votata alla di rottura col presente, con lo status quo che omologa e che rimastica, sputandocele diritte in faccia, tutte le  idee e gli atteggiamenti che dal basso ( underground? ) si fanno spazio sgomitando in un panorama viziato da pratiche di natura mercantile e dagli ingannevoli contenuti, col cosiddetto MusicBiz,  fedele partner e accessorio collaudato del sistema capitalistico globale che ci opprime.

In un certo ambiente “underground” in tanti, in troppi, non sanno quello che fanno, non sanno cosa vogliono, si adattano e si accontentano. Pedine al servizio di un padrone.

 

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Un particolare angolo, abbastanza connotato, del nostro studio

Ci si sbatte per collegare un determinato tipo di pensiero e una modalità di passare all’atto artistico e organizzativo il quale  trascende le modalità operative accettate, lo spazio connotato, il club, la situazione pubblica pulita, sicura, comprensibile a tutti, l’adulterazione dei messaggi e delle sonorità che definiscono la musica Techno, quella veramente underground, quella che da sempre viene presentata dai grandi media come la pecorella nera dei generi musicali, la musica dei drogati e dei fuori di senno, una musica così connotata dalla volontà di sovvertire l’ordine delle cose che non propone neanche canzoni, ma tracce, attraversamenti, sottrazioni, una musica che propone un clima di incertezza e di possibilità.

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E e migliaia di vinili di così detti whitelabels, edizioni limitate a nostra disposizione, una miniera inesauribile di suoni e di idee per costruire i nostri set

Il nostro modo di lavorare coi suoni l’ abbiamo imparato dai grandissimi della prima scena rave europea,  personaggi come The Future Sound Of London, Jeff Mills ( suo periodo berlinese ), David Holmes, Terry Francis, Cari Lekebusch, The Black Dog, The Apex Twin attivarsi dinamicamente e con tremendo impeto, con determinazione intorno alle loro console, all’hardware che in quel momento diviene estensione della loro stessa persona, quale unico  veicolo di espressione di inquietudini, di quel desiderio di evasione, di quell’urgente necessità di rifondazione della realtà.

Questi producers sono degli illuminati.

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…e poi i CD, merce rara quelli nelle nostre teche, le musicassette, quale fonte migliore di ispirazione ?

Lo spettacolo qui non c’entra niente, è l’evento, il fatto, la presenza fisica e sonora nello spazio, una presenza che inonda e che pervade, che solleva e che impone una presa di coscienza, una riflessione sulla nostra vita e sui punti fermi che credevamo la sostenessero.
Disponiamo di una collezione infinita di vinili, musicassette, minidisc, cd e file digitali accumulate in tre decenni di attività, materiale che amiamo manipolare, sovrapporre, distorcere in studio, ecco le nostre tracce, nessuno altro ce le ha, e’ un calderone di toni e di sonorità digitali che non finiscono mai di offrire un ennesimo margine di re-invenzione all’operatore.

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Non prepariamo mai i nostri DJ set, dipende da chi c’e’, da come ci si sente, dall’atmosfera che si respira, da chi suona con noi….difficilmente lasciamo una singola traccia scorrere per piu’ di due tre minuti, il fluire delle sensazioni innescate dal sound, , in tempo reale, detta noi i tempi, i tagli, la compressione, gli effetti  da applicare, l’atmosfera determina l’esito finale che straripa dalle casse, che ci colpisce, che ci da ulteriore spunto.

Unico protagonista: il contesto. Non il DJ, non gli organizzatori, e nemmeno il numero delle persone presenti, e’ il contesto, il contesto che crea.

 

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Chi si ricorda dei minidisc e del tipo di suono caldo, molto simile a quello del vinile, che questa particolare modalità di registrazione digitale produce?

Trascorriamo tanto tempo in studio ad ascoltare vecchie tracce, a registrarle e a etichettarle, a digitalizzarle rendendole gestibili e rintracciabili nel marasma del nostro Mac, plasmabili dal software in uso, ce le ritroviamo sotto gli occhi quando servono veramente.

Non e’ mai un caso.

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Il nostro stile e’ quello di lasciare accadere le cose, la programmazione, la preparazione formale alla performance  inficia il senso di cio’ che stiamo facendo, cavalcando e imbrigliando la creatività, assoggettandone l’essenza al già sentito, al già fatto, alla noia mortale che invece vogliamo combattere, estirpare.

Ecco perché crediamo, come il buon Pade di Karontek sostiene, che “noi” siamo differenti, che facciamo quello che facciamo non soltanto per noi stessi, per l’amore della scena, perché’ vorremmo si consolidasse e divenisse maggiormente florida, lo facciamo per nutrire ( ainoi ) l’illusione che con tali agiti si riesca davvero ad arrivare alla gente, a far smuovere dal torpore della normalità quelli tra loro che hanno capito che aderire ai canoni di questa società malata ci spegne lentamente, ci trasforma in animali sociali docili e obbedienti, ci contamina e ci costringe a vivere una esistenza incompleta.

In questo senso la musica Techno e’ antidoto, e’ trattamento riabilitativo ad esistere, ad evolvere, a rappresentare e rappresentarci criticamente quello che la realtà ci sbatte contro ogni giorno, a mettere in discussione cio’ che altrimenti è ( e continuerà ad essere ) soltanto un inganno, una ripetizione, un eterno divenire che conduce a….niente.

Ci piace pensare di essere liberi e selvaggi, ma forse è soltanto presunzione.

Forse.

by The Droid

our latest effort here

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