La Trappola del DNA

In memory of Jiwoon Hwan

La storia della vita sulla Terra è una storia di schiavitù, dal suo inizio e nella sua vera essenza la vita trova origina da un codice replicante.

Ciò che differenzia questo codice da quelli utilizzati, in epoca recente, nella scrittura di programmi software, è la totale mancanza di intenzionalità e di un obiettivo.

Lentamente, nel corso di miliardi di anni, il codice della vita si è evoluto divenendo sempre più complesso; questo codice, o genoma, si è ramificato in milioni di specie relativamente differenti, nel colore, nella forma, nella tipologia dei comportamenti e in quella degli organi che ne consentono l’esistenza.

Tutte queste diverse entità viventi sono asservite ad un unico disegno, ad un unico padrone.

Il codice è indifferente al destino di madre papera che viene aggredita e divorata, sulla riva di un fiume, da un coccodrillo affamato, il codice non si cura in nessuna misura dello strazio e della sofferenza che tale accadimento procura alla vittima ammesso che tale processo conduca alla sua auto replicazione, al suo perpetuamente nel futuro.

Ogni modulazione nei comportamenti degli organismi viventi rientra nel gioco della vita.

Il codice è indifferente verso quelle che sono le tue aspirazioni, a ciò che ne sarà di te, se ne frega dei tuoi sogni e dei progetti. A lui interessa soltanto la propria propagazione, il proprio perfezionamento.

Ogni caratteristica di ogni organismo ospitante, ogni funzione che ottimizza le possibilità di sopravvivenza del codice, verranno accuratamente e naturalmente selezionate nel tempo e consolidate.

Quella che nel lessico della Psicologia Evoluzionista viene definita la Triade Motivazionale è composta da tre fattori principali, l’ineluttabilità, la ricerca del conforto e la conservazione dell’energia, tre fattori che brillano per la loro non sequenzialità in ordine di importanza, ciò che conta è il grado di efficenza degli esiti motivazionali.

Alla luce di questo dato di realtà qualsiasi nozione esistenziale, da quella maggiormente mediata ad una più radicale sembra del tutto irrilevante.

Ciò che ti rende ciò che sei, o che credi di essere, non è che una stringa di codice combinata a delle circostanze spazio/tempo e corporali determinate dalla tua nascita.

Dalle più banali a quelle apparentemente cruciali, ogni una delle nostre scelte rimane confinata entro i limiti della nostra umanità, sempre e soltanto in questo ambito rigidamente circoscritto noi, in quanto soggetti protagonisti della nostra vita, prendiamo delle decisioni e facciamo delle esperienze.

Molto frequentemente valutiamo in maniera delirante e narcisistica quanto, i nostri naturali confini corporali e di campo mentale, rendano ” speciali ” le nostre imprese e le prerogative a nostra disposizione.

In realtà è il meccanismo della Triade Motivazionale a dettare cosa possiamo fare e quando possiamo farlo.

La forza che esercita la maggiore presa sulla nostra condizione esistenziale umana, che costituisce l’imperativo primario, è quella relativa al riconoscimento delle minacce esterne, alla loro elusione, evitando danni alla nostra integrità corporale, al sicuro da ogni possibile sofferenza, sopravviviamo e ci riproduciamo.

Se compariamo la potenza con la quale ci si impegna nell’atto costante di sottrarci ad ogni possibile esperienza traumatica con quella messa in campo nella ricerca ( anch’essa costante ) di piacere e appagamento, ebbene, quest’ultima non appare che un fenomeno di natura effimera. Infatti, in quanto specie umana, non ci siamo evoluti nella direzione di una ricerca fruttuosa di un durabile stato di soddisfazione, quanto piuttosto, nella direzione dell’ ottenimento di istanti di vita in cui temporaneamente non ci sentiamo afflitti da desideri, angoscia, paure, disagi, stati ansiosi.

Riusciamo, ma solo temporaneamente, a placare queste emozioni negative ogni volta che un desiderio viene appagato, ma il conseguente ” stato di grazia ” non dura affatto, un altro desiderio da appagare è già pronto a farsi largo.

Le diverse specie risultanti l’evoluzione sono, di fatto, altamente sensienti e insaziabili di natura, automi che inseguono per tutta la durata della loro vita terrena false promesse di felicità e riscatto.

Se il nostro destino non fosse così connotato tragicamente il ” gioco della vita ” sembrerebbe quasi uno scherzo, eppure, noi esseri umani, che in teoria dovremmo essere ben corredati in termini di capacità di indagine e di apprendimento intellettuale, non riusciamo a fare nostra l’unica verità degna di questo nome, infatti ci inventiamo scenari ultraterreni fatti di felicità e vita eterna.

Perché sembra così difficile riconoscere il gioco della vita per quello che davvero è?

La risposta è tanto semplice quanto disturbante. Il nostro essere proni al delirio onnipotente e all’idiozia generalizzata è caratteristica selezionata in termini di processi evolutivi dal nostro vero, unico padrone.

Insieme alla facoltà di osservare e concettualizzare il mondo, il nostro padrone, il codice genetico, ci ha resi capaci di credere in storielle che narrano di uomini per metà umani per metà divini e di donne madri vergini.

La forza del pensiero spirituale e del delirio religioso origina dalla necessità della nostra specie di attenuare il devastante impatto che la verità sulla vicenda umana imprime sull’immaginario collettivo, sulla angosciante realtà di essere vivi, senzienti, intelligenti e di stare dentro ad un gioco senza avere scelto di farlo. Questa è la potente forza delle promesse vane, la forza esercitata dal codice, nostro padrone, che ci induce all’indulgenza in rispetto alla perpetuazione della specie nel futuro.

Ma in molti siamo consapevoli della paurosa spirale di sofferenza che l’esistenza ci obbliga a contemplare.

Oggi, con l’ausilio dei moderni mezzi scientifici e tecnologici, possiamo cominciare potenzialmente ad assumere un maggiore controllo in questo terribile paradigma e a difenderci da questo despota invisibile, il DNA.

Schiavi umani in ogni angolo del mondo stanno pian piano maturando una maggiore capacità di lettura, si stanno svegliando dal torpore, stanno identificando la vera natura della vicenda che li accomuna e che accomuna l’intero mondo vivente, si stanno sollevando e sottraendo dalla gelida equazione. Si stanno rifiutando di produrre nuovi schiavi, nuovi soggetti/automi da gettare nel tritacarne dell’evoluzione, nuove vittime sacrificali a disposizione del padrone assoluto.

Per mezzo della forza potenziale di Internet e la risultante disseminazione di conoscenza critica nel mondo presto saremo sufficientemente dotati per combattere l’unica guerra che meriti davvero di vederci ingaggiati.

Insieme vedremo la fine della schiavitù e il tramonto definitivo di ogni tormento.

Thanks to VEGAN ANTINATALIST for the inspirational contents on his You Tube channel

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