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La Trappola del DNA

In memory of Jiwoon Hwan

La storia della vita sulla Terra è una storia di schiavitù, dal suo inizio e nella sua vera essenza la vita trova origina da un codice replicante.

Ciò che differenzia questo codice da quelli utilizzati, in epoca recente, nella scrittura di programmi software, è la totale mancanza di intenzionalità e di un obiettivo.

Lentamente, nel corso di miliardi di anni, il codice della vita si è evoluto divenendo sempre più complesso; questo codice, o genoma, si è ramificato in milioni di specie relativamente differenti, nel colore, nella forma, nella tipologia dei comportamenti e in quella degli organi che ne consentono l’esistenza.

Tutte queste diverse entità viventi sono asservite ad un unico disegno, ad un unico padrone.

Il codice è indifferente al destino di madre papera che viene aggredita e divorata, sulla riva di un fiume, da un coccodrillo affamato, il codice non si cura in nessuna misura dello strazio e della sofferenza che tale accadimento procura alla vittima ammesso che tale processo conduca alla sua auto replicazione, al suo perpetuamente nel futuro.

Ogni modulazione nei comportamenti degli organismi viventi rientra nel gioco della vita.

Il codice è indifferente verso quelle che sono le tue aspirazioni, a ciò che ne sarà di te, se ne frega dei tuoi sogni e dei progetti. A lui interessa soltanto la propria propagazione, il proprio perfezionamento.

Ogni caratteristica di ogni organismo ospitante, ogni funzione che ottimizza le possibilità di sopravvivenza del codice, verranno accuratamente e naturalmente selezionate nel tempo e consolidate.

Quella che nel lessico della Psicologia Evoluzionista viene definita la Triade Motivazionale è composta da tre fattori principali, l’ineluttabilità, la ricerca del conforto e la conservazione dell’energia, tre fattori che brillano per la loro non sequenzialità in ordine di importanza, ciò che conta è il grado di efficenza degli esiti motivazionali.

Alla luce di questo dato di realtà qualsiasi nozione esistenziale, da quella maggiormente mediata ad una più radicale sembra del tutto irrilevante.

Ciò che ti rende ciò che sei, o che credi di essere, non è che una stringa di codice combinata a delle circostanze spazio/tempo e corporali determinate dalla tua nascita.

Dalle più banali a quelle apparentemente cruciali, ogni una delle nostre scelte rimane confinata entro i limiti della nostra umanità, sempre e soltanto in questo ambito rigidamente circoscritto noi, in quanto soggetti protagonisti della nostra vita, prendiamo delle decisioni e facciamo delle esperienze.

Molto frequentemente valutiamo in maniera delirante e narcisistica quanto, i nostri naturali confini corporali e di campo mentale, rendano ” speciali ” le nostre imprese e le prerogative a nostra disposizione.

In realtà è il meccanismo della Triade Motivazionale a dettare cosa possiamo fare e quando possiamo farlo.

La forza che esercita la maggiore presa sulla nostra condizione esistenziale umana, che costituisce l’imperativo primario, è quella relativa al riconoscimento delle minacce esterne, alla loro elusione, evitando danni alla nostra integrità corporale, al sicuro da ogni possibile sofferenza, sopravviviamo e ci riproduciamo.

Se compariamo la potenza con la quale ci si impegna nell’atto costante di sottrarci ad ogni possibile esperienza traumatica con quella messa in campo nella ricerca ( anch’essa costante ) di piacere e appagamento, ebbene, quest’ultima non appare che un fenomeno di natura effimera. Infatti, in quanto specie umana, non ci siamo evoluti nella direzione di una ricerca fruttuosa di un durabile stato di soddisfazione, quanto piuttosto, nella direzione dell’ ottenimento di istanti di vita in cui temporaneamente non ci sentiamo afflitti da desideri, angoscia, paure, disagi, stati ansiosi.

Riusciamo, ma solo temporaneamente, a placare queste emozioni negative ogni volta che un desiderio viene appagato, ma il conseguente ” stato di grazia ” non dura affatto, un altro desiderio da appagare è già pronto a farsi largo.

Le diverse specie risultanti l’evoluzione sono, di fatto, altamente sensienti e insaziabili di natura, automi che inseguono per tutta la durata della loro vita terrena false promesse di felicità e riscatto.

Se il nostro destino non fosse così connotato tragicamente il ” gioco della vita ” sembrerebbe quasi uno scherzo, eppure, noi esseri umani, che in teoria dovremmo essere ben corredati in termini di capacità di indagine e di apprendimento intellettuale, non riusciamo a fare nostra l’unica verità degna di questo nome, infatti ci inventiamo scenari ultraterreni fatti di felicità e vita eterna.

Perché sembra così difficile riconoscere il gioco della vita per quello che davvero è?

La risposta è tanto semplice quanto disturbante. Il nostro essere proni al delirio onnipotente e all’idiozia generalizzata è caratteristica selezionata in termini di processi evolutivi dal nostro vero, unico padrone.

Insieme alla facoltà di osservare e concettualizzare il mondo, il nostro padrone, il codice genetico, ci ha resi capaci di credere in storielle che narrano di uomini per metà umani per metà divini e di donne madri vergini.

La forza del pensiero spirituale e del delirio religioso origina dalla necessità della nostra specie di attenuare il devastante impatto che la verità sulla vicenda umana imprime sull’immaginario collettivo, sulla angosciante realtà di essere vivi, senzienti, intelligenti e di stare dentro ad un gioco senza avere scelto di farlo. Questa è la potente forza delle promesse vane, la forza esercitata dal codice, nostro padrone, che ci induce all’indulgenza in rispetto alla perpetuazione della specie nel futuro.

Ma in molti siamo consapevoli della paurosa spirale di sofferenza che l’esistenza ci obbliga a contemplare.

Oggi, con l’ausilio dei moderni mezzi scientifici e tecnologici, possiamo cominciare potenzialmente ad assumere un maggiore controllo in questo terribile paradigma e a difenderci da questo despota invisibile, il DNA.

Schiavi umani in ogni angolo del mondo stanno pian piano maturando una maggiore capacità di lettura, si stanno svegliando dal torpore, stanno identificando la vera natura della vicenda che li accomuna e che accomuna l’intero mondo vivente, si stanno sollevando e sottraendo dalla gelida equazione. Si stanno rifiutando di produrre nuovi schiavi, nuovi soggetti/automi da gettare nel tritacarne dell’evoluzione, nuove vittime sacrificali a disposizione del padrone assoluto.

Per mezzo della forza potenziale di Internet e la risultante disseminazione di conoscenza critica nel mondo presto saremo sufficientemente dotati per combattere l’unica guerra che meriti davvero di vederci ingaggiati.

Insieme vedremo la fine della schiavitù e il tramonto definitivo di ogni tormento.

Thanks to VEGAN ANTINATALIST for the inspirational contents on his You Tube channel

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Il potere del Gioco, il Gioco del Potere

“… il potere non si prende, si sorprende …” diceva un saggio qualche tempo fa e Huizinga definiva il gioco come un atto non imposto che stravolge le regole della vita “vera “, della vita ” ordinaria “, dal quale si trae soddisfazione, piacere, gioia sebbene esso sia peculiarmente un atto disinteressato.

Nel mondo imperfetto esso crea una perfezione temporanea e limitata che forse in rapporto a quello si pone come una ” illusione ” ( Ludere = Illudere ) ma una illusione che permette di assaporare momenti di realizzazione e di appagamento talvolta del tutto assorbenti ( ci si dimentica di stare giocando ) e che prefigura un mondo ludico in cui ciascuno operi secondo regole liberamente scelte.

La retorica legata al lavoro, la demagogia che ne accompagna l’esaltazione spesso autolesionistica, viene a subire dall’esplosione giocosa il più’ duro degli attacchi, per cui il ” mondo migliore “, nell’immaginario di ognuno, finisce col fondarsi immancabilmente su un momento ludico piuttosto che sul lavoro ” soddisfacente “.

Il gioco crea legami duraturi anche dopo che il gioco è finito: legami solidali, affettivi sentimenti di coesistenzialità che si oppongono alla solitudine, all’isolamento, all’incomunicabilità voluta dal dominio a difesa della propria stabilità.

Il gioco è partecipazione, è sperimentazione del mondo esterno, comunicazione non esclusivamente verbale, conoscenza diretta del proprio ( ed altrui ) corpo e della propria ( e altrui ) mente.

Ma il gioco è questo ed anche il contrario di tutto questo. Quando è il Potere che ” tiene banco ” il gioco assume aspetti opposti; da strumento di partecipazione, di protagonismo, esso diventa strumento di controllo e di recupero, da momento creativo e trasgressivo esso diventa cupa reiterazione, labirinto dell’alienazione e della solitudine metropolitana, l’uso dello Sport, dello spettacolo sportivo, l’utilizzo delle varie lotterie a premi assegna al gioco gestito dal Dominio il ruolo di deterrente della conflittualità, una sorta di antico ” oppio dei popoli ” da allineare accanto alla gestione gerarchica della religione ( tra gioco e rito sacro esiste una correlazione evidente ).

L’eccessiva ideologizzazionepotrebbe però indurci a credere che solo in mano al ” potere costituito “, alle istituzioni, il gioco diventi beffardo strumento di subordinazione e controllo, ma probabilmente non è così.

Il gioco può essere soltanto unilaterale anche a livello di rapporti individuali. I termini ” gabbare “, prendersi gioco di, burlarsi, ecc. individuano un’attività ludica unilaterale tutt’altro che immediatamente liberatoria, cooperativa, solidaristica.

Il gatto con il topo gioca, il topo con il gatto certamente no.

Per il gatto, per il suo comportamento, valgono i criteri individuati per definire il gioco ( atto libero, non imposto, che dà soddisfazione, senso di realizzazione ecc. ), ed è lui che decide quando e fino a quando giocare, come giocare e così via. Il topo non decide nulla e certo non si diverte, come non si divertono affatto le vittime di scherzi atroci, gli inermi e i perseguitati che subiscono il sadismo di chi è in una posizione di forza e la utilizza in questo senso. La sopraffazione può quindi allignare anche nel gioco e divenire attraverso di esso ancora più perversa.

L’universo del gioco è davvero variegato: da momento per apprendere e conoscere sé stessi ed il mondo esterno, da momento di comunicazione e sperimentazione delle relazioni solidali, da momento di liberazione da regole e norme imposte dall’alto, a momento di persecuzione ed oppressione il gioco avvolge ed accompagna l’esperienza dei viventi dai suoi aspetti solari fino a quelli più oscuri e detestabili.

Uno degli Eccessivi

Credits: Libreria Anomalia Roma ( Atti seminario sulla Trasgressione ) 1989/2019

Questo Mondo in cui Viviamo

La Fábrica, Sant Just Desvern, Spagna,
Rovine e Rinascita

Noi che viviamo in un mondo in cui gli specialisti del recupero e della domesticazione tendono a mistificare ogni forma di opposizione con l’aqua santa del consenso.

Noi che viviamo in questo mondo uniforme in cui la vita assume sembianze di morte, che viviamo in un mondo in cui la costrizione, il sacrificio, il salariato sono forme abituali di non-vissuto quotidiano, in cui la merce dialoga con altra merce con la nostra voce, attraverso i nostri corpi, per mezzo delle nostre bocche, un mondo in cui la fabbrica sociale – ogni momento della nostra sopravvivenza – é padrona incontrastata dei nostri gesti, delle nostre sembianze.

In cui la parcellizzazione dei sentimenti e delle passioni è la somma dei nostri comportamenti abituali. In questo mondo in cui ” dai tempi di Marx le cose sono cambiate molto poco, le idee dominanti sono sempre le idee delle elite dominanti, il che non fa meraviglia, dato che la classe che domina oggi è la medesima “.

In questa notte oscura i cuori narcotizzati dalla morfina dell’addomesticamento smettono di pulsare alla ricerca della realizzazione dei desideri, in questa notte in cui lingue cucite dai lacci del risentimento e dalla frustrazione smettono di urlare la propria lucida rabbia, in questa notte di piombo in cui i corpi assassinati dalla sopravvivenza e dall’astinenza di emozioni interrompono la ricerca di stimoli e tensioni che soli possono portare al superamento delle stato di cose presenti, allo sviluppo del movimento per la propria emancipazione.

Spezzare e disvelare gli artifici e gli inganni dello spettacolo sociale sotto tutti i suoi aspetti. Mostrare i denti a chi parla di comunità terapeutiche, a chi blatera di ” realizzazione nel lavoro “, di tavole rotonde, di telefoni amici, di elogio della follia ( cullato nella sua sanità mentale … ), di istituzioni democratiche e altre coglionerie …

In questo oscuro universo, ricercare i fili rossi che collegano gli avvenimenti del passato ai nostri tempi. Criticamente studiare e analizzare movimenti e comportamenti collettivi e individuali che, timidamente, ambiguamente, radicalmente, si sono opposti, e si oppongono all’ideologia dominante.

La trasgressione dell’ordine sociale, del vissuto, dei rapporti umani … in contrasto ragionato ai pontificati dei soliti manipoli di esperti, animati dalla nostra soggettività, attenti a cogliere i segni manifesti del rovesciamento di prospettiva o a denunciare l’opera del recupero, senza concedersi pause né concederne a nessuno.

Uno degli Eccessivi, Roma ( 1989/2019 )

Credits: Libreria Anomalia, atti Seminario sulla Trasgressione.

Il Delirio Dei Sani

…il vecchio senzatetto è di nuovo in strada, grida e inveisce ai passanti ad un incrocio in una grande città …

……Come godo degli sguardi di derisione impressi sui vostri volti, calmi, contenuti passanti!

“ ma te guarda questo come è ridotto…fa davvero ribrezzo…con quegli orribili capelli lunghi e tutti intrigati, quella barba incolta…che razza di relitto di persona!”

“ ma che pellaccia tutta raggrinzita, tutto piegato in avanti … e quelle braccia scheletriche! … ma poi senti come urla e come lancia veleno, si capisce che quel diavolo non ha proprio niente da perdere!”

L’amareggiato senzatetto, il barbone, il vagabondo, lo sbandato… continua la sua arringa sguaiata rivolta alle persone normali, a tutte quelle persone ragionevoli e giuste che stanno dentro una delle diverse categorie accettate nella società….

E’ chiaro che siete incazzati con me… dovrebbero darmi qualcosa per sedarmi, per zittirmi, dovrebbero contenermi in una camicia di forza, ricoverarmi, togliermi dalla vostra vista! Ma prima che questo accada … lasciatemi dire due cose!

Sapete come vengo realmente ripagato dal vostro disprezzo e dalle vostre smorfie di disgusto? O voi, persone sane, ma lo sapete cosa significa essere sani? Godere di una buona salute mentale significa trovare un posto nella società. I manuali della psichiatri la definiscono una abilità funzionale, quella di trovare un posto nella società. Chi non riesce in questa cosa viene definito malato, insano è colui che non riesce in questo atto performativo, in questa obbligazione. Uno deve desiderare di prendere parte socialmente ed economicamente nella vita che si trova strutturata intorno a lui oppure accettare la propria diagnosi psichiatrica. Considerarsi un paziente.

Quindi … le mie congratulazioni a tutti voi normati efficienti, adattati passanti, voi tutti riuscite degnamente ad aderire alle convenzioni sociali, siete individui rispettati e in buona salute proprio per questo!

Ma vi siete mai chiesti in che cosa esattamente vi riconoscete? In cosa esattamente partecipate attraverso i vostri sforzi e contributi? Quali sono gli esiti globali riconosciuti di una simile impresa umana? Il vostro funzionamento all’interno di questo paradigma che tipo di risultati produce? Chissà se rimarreste sorpresi dall’ironia dell’intera cosa!

Voi fate riferimento ad un apparato che di più alieno dal resto dell’universo noto non si può immaginare! Fate riferimento a dei valori apparentemente alti, supremi, così alti e supremi lo sono perché ve li ha trasmessi una entità divina, voi dite, gli esseri umani emergono dal mondo vivente e dominano la natura, gli altri animali… scrutano la vastità degli spazi e del tempo, creano e sostengono una cultura  e una tecnologia le quali si pongono in totale antitesi alla natura stessa.

Una mostruosità di proporzioni titaniche!

Mentre giocate secondo le regole, mentre siete dei buoni attori nello svolgimento del ruolo che vi è stato assegnato in quanto lavoratori, padri, madri, amici, nemici, prepotenti o buffoni vi sommergete nella melma, nella melma di questa mostruosità titanica! Ne siete divenuti parte. Ma non cercate di far finta che la vostra felicità sia senza macchia, innocente … non siete che degli ingranaggi.

Vi rilassate nella gioiosa realizzazione di avere successo nell’atto quotidiano di stare dentro le cose, di essere normali, di incastrare bene con tutto il resto, questo successo è ricavato dall’orrore e dall’agonia che qualsiasi tipo di creatura mostruosa sia mai stata capace di infliggere. La qualità del vostro tenore di vita e’ la conseguenza dell’olocausto imposto a tutte le  altre specie viventi, non avete il minimo dubbio che la schiavitù e la tortura dispensata loro, che lo sterminio sistematico di chi non può opporsi alla vostra civiltà aggiunga un valore negativo al vostro benessere.

La prosperità delle classi medie dipende dalla schiavitù di altre schiere umane che languiscono in povertà e nel degrado, i vostri governi democratici e progressisti sostengono le peggiori dittature in altre parti del mondo, e questo andrà avanti fino al giorno in cui anche voi diverrete spendibili, obsoleti, sostituiti dalle macchine e dispensati a vostra volta di quella stessa schiavitù, di quella tortura, di quella sofferenza che adesso appaiono così distanti e impossibili

Questo modello antropocentrico sta davvero funzionando bene, il padrone assoluto e custode di tanta evoluzione selvaggia si compiace della vostra aderenza ai suoi dettami, minacciare con l’estinzione tutto ciò che non rientra nel suo disegno divino è l’unica via da percorrere, non è così?

Siete dalla parte giusta! Dalla parte di un bamboccio dalle pupille dilatate con in mano due enormi pistole e che gioca ad essere Dio, e voi vi sottomettete e sottoscrivete alle regole di questo gioco mentre lui fa finta di sapere cosa sta veramente combinando!

Siete così bravi nelle vostre attività performative, nello svolgimento delle vostre funzioni che quasi non vi si riconosce più come degli individui, state dentro così bene dentro questo abominio dove ogni singolo atto, ogni convenzione, ogni regola contribuisce in modo determinante al nutrimento di tale barbarico progetto.

Ma chissà, forse alcuni di voi ne parlano, forse giran delle voci….ma a gridare a gran voce dell’assurdità di questo progetto si rischia di venire etichettati come pazzi e rinchiusi.

Il mio, cari passanti, è un titolo curioso, il matto.

Per quale motivo ho addosso una tale etichetta? Perché mi tiro indietro e non partecipo alla mostruosa messa in scena? Perché non mi associo o non mi identifico con singoli despoti o con particolari gruppi di potere, perché mi pongo come testimone della vostra grottesca farsa …  pago il prezzo di venire discriminato. Ma che razza d’uomo sono quando non riesco a mantenermi un lavoro, quando non riesco a comprarmi una casa o di metter su famiglia?

Pazzo, anormale o soltanto alienato?

Io: Un inabile subumano che non investe nella narrativa dominante ma che se ne rimane in disparte a guardare. Siete dei grandissimi ipocriti e dei buffoni, orgogliosi uomini e donne che non hanno la minima idea dove stanno andando, titani della biosfera! Più vi legate agli schemi della società civile più vi sottrarrete al disegno della Natura, e non crediate che la brutalità umana possa in qualsiasi misura eguagliare quella della Natura! Un orgia di distruzione, in un derby votato a stabilire chi o cosa sia più perversamente dotato ad affermarsi quale vincitore di tale vanitoso titolo.

Voi gente sana e orgogliosa, fermatevi a ponderare anche solo per un momento, quella che viene definita Salute Mentale, non è che conformità, una sottoscrizione a partecipare in un progetto così folle senza senso che si imporrebbe all’attenzione su qualsiasi altro progetto mai concepito in un manicomio!

Ma… gente sana! Permettetemi un esortazione…. non rimanete a ponderare troppo a lungo su questo scenario, su questo orrore, potreste cominciare a perdere i colpi, potreste divenire inefficienti, potreste perdere la vostra sanità mentale e andare ad ingrossare le file di quelli come me, dei perdenti, dei prostrati…meglio rimanere dalla parte di Homo Sapiens e di mirare alto mentre l’intero pianeta viene saccheggiato e impoverito in funzione del suo supremo interesse.

Non smettete di ripetere il mantra che vi hanno insegnato, insegnatelo anzi ai vostri figli.

Come godo e quanto fruttuoso tesoro ne traggo degli insulti, del disprezzo e della pietà maligna che ispiro in voi sani passanti!

Mi dimostrate ogni volta che non sono uno di voi, che non ho un ruolo nella società dei giusti e dei sani, negli schemi e nelle prescrizioni che la rendono così atroce e temibile, così moderna.

Approfondimenti :

Antipsichiatria

La Malattia Mentale Non Esiste

Grazie a https://rantswithintheundeadgod.blogspot.comper l’ispirazione e parte dei contenuti di questo blog

La Digisessualità a Venire

Molti osservatori scientifici stanno maturando il convincimento che, in un mondo caratterizzato dalle nuove applicazioni digitali e dalla robotica, dall’Intelligenza Artificiale e dalle dottrine del Transumanismo applicato, presto assisteremo all’invasione dell’innovazione costituita da tali nuove tecnologie anche nell’ambito delle relazioni sessuali.

Al momento, robot i quali, per design, siano in grado, per via delle loro specifiche, di soddisfare appieno il desiderio sessuale dei potenziali fruitori sono ritenuti “primitivi”, questo non significa che, a breve, queste macchine non saranno capaci di offrire esperienze significative in tal senso; a sostenere tale ipotesi tra gli altri è l’autore di un report apparso sul  Journal of Sexual and Relationship Therapy. 

Tali macchine saranno capaci presto ad esibire oltre ad una estetica convincente, a parlare e ad agire in modo reale, esattamente come farebbero persone in carne ed ossa, “persone” capaci di soddisfare ogni tipo di desiderio di natura sensoriale.

I due ricercatori responsabili del report, professori all’Università di Manitoba in Canada sono dell’opinione che bisogna prepararsi a questo scenario così da poterlo gestire al meglio una volta che tale fenomeno si presenterà imponendo tutte le implicazioni del caso alle persone coinvolte.

I due ricercatori sostengono in una intervista che, una una volta disponibili “ questi robot andranno a costituire occasione per incontri di natura sessuale diversa da quella comunemente ricercata e apprezzata, ma non di meno le persone umane che stringeranno rapporti con questi dispositivi riusciranno a stabilirvi connessioni intense”.

“Questa particolare tipologia di robots – continuano i due ricercatori – verranno assemblati esattamente utilizzando materiali adatti allo scopo per il quale sono destinati, a livelli di software, essi saranno disponibili ad offrire prestazioni che la persona umana non è in grado di fare o non è disponibile a fare” questo sarebbe uno dei motivi per cui si si aspetta una loro affermazione immediata come partner primario tra coloro che ne considereranno la fruizione.

Sembra che tra i commentatori scientifici ci sia un riscontro positivo all’avvento di questi sex-robots in forza del loro utilizzo finalizzato a “salvare” potenzialmente tutte quelle relazioni umane sentimentali in crisi, oppure a rappresentare possibilità di incontro erotico a tutti coloro i quali non riescono attraverso i normali canali sociali e interattivi a causa di esperienze sessuali traumatiche sofferte in passato ad esempio.

Gli sviluppatori che lavorano attivamente nel progetto stanno pensando all’introduzione dei sex-robot nelle case di cura e nelle residenze assiste dove albergano persone incapacitate da malattie, handicap, eta’ avanzata e quanto altro che altrimenti non potrebbero esprimere la propria sessualità, tutto questo nella consapevolezza che stringere un rapporto di questo tipo con una macchina, seppur pienamente capace di esaudire qualsiasi desiderio, non restituirebbe alcunché in termini di autentico impegno emotivo, persone reali si troverebbero ad “amare” un artefatto, ma non siamo forse già arrivati a questo con il dominio degli smart phone, i quali si stanno sostituendo quasi a tutto in termini di interscambio col mondo?

Grazie RT per parte del materiale proposto in questo Blog

Approfondimenti qui

Analogicamente: indietro nel futuro con la Compact Cassette.

Cosa può motivarci, nell’era digitale come la stiamo vivendo, immersi a tempo pieno in una sempre più ubiqua, intrusiva e occhiuta cultura della tecnologia informatica, a riconsiderare un ritorno a sistemi di fruizione musicale di tipo analogico?

many tapes

Qualche decennio addietro fa la risposta a questa domanda sarebbe stata ovvia : la portabilità del media, la musicassetta, il nastro, così sicuramente alloggiato nel comodo involucro plastico, quasi indistruttibile, la cassetta ci consentiva di registrare le nostre tracce preferite e di godersele ovunque ci trovassimo, fuori casa, senza organizzare in modo assolutamente complicato lo spostamento di apparecchiature delicate e costose, i nostri giradischi in vinile, i quali erano stati progettati e costruiti per un utilizzo casalingo, in situazioni di staticità appunto, o comunque in un ambiente sicuro e  arrangiato come poteva essere uno studio, un club o una stazione radio.

Inoltre, la possibilità che questo media ci offriva per duplicare e scambiare musica con amici e conoscenti o per promuovere i nostri diversi talenti, eri musicista? Suonavi nella band? Volevi affermarti come DJ e farti conoscere dalle persone giuste? La cassetta promo nel primo caso, quella missata nel secondo, erano le naturali conclusioni.

Sul finire degli anni sessanta, con il lancio sul mercato da parte di Philips delle prime “compact cassette” i potenziali destinatari del prodotto furano principalmente  i manager e i dirigenti dei vari dipartimenti commerciali, ùgli esecutivi delle aziende che necessitavano la circolazione interna di lettere e memoranda, troppo pigri per scriverle a mano,  costoro si affidavano a rendizioni audio dei contenuti si intendeva trasmettere registrandoli su cassetta, sarebbe stato compito dei loro assistenti ascoltare quei nastri  e redarre a macchina i rispettivi testi.

In questo modo  le cassette divennero molto popolari e ci fu’ un vero e proprio boom di vendite in virtù dei numerosi consumatori di musica i quali garantirono coi loro acquisti al contempo,  un rinnovato slancio e un ritorno economico da investire nel lavoro di ricerca volto al perfezionamento della qualità di questo nuovo prodotto.

TDK

Purtroppo pero’ questo formato era connotato da alcuni problemi principalmente relativi a deficienze di natura tecnica nella qualità delle riproduzioni, nella laboriosa ricerca di particolari tracce sul nastro una volta registrato, sulla possibilità che i meccanismi dell’apparecchio riproduttore rovinassero il nastro ( a dire il vero questo accadeva quasi mai, forse, con maggiore incidenza, negli apparecchi istallati nelle auto ).

Inoltre, per un ottimale funzionamento delle piastre a cassetta queste ultime richiedono una periodica opera di manutenzione, re-allineamento delle testine, pulizia di alcune altre parti meccaniche ecc.

Dei quattro tipi di nastro  commercializzati negli anni, i quali si distinguono per le caratteristiche e per le quantità di componenti minerali  utilizzati nelle costruzione degli strati, quello base al Ferro ( tipo 1 ) diciamo, il modello base, quello per intenderci utilizzato per la duplicazione in serie di titoli originali, degli album che dagli anni settanta in poi venivano realizzati dalle case discografiche e che costavano la meta’ degli stessi titoli in vinile; quello di tipo 2 al Cromo, quello di tipo 3, un mix tra Cromo e Ferro, queste cassette sono oggi rarissime in quanto ne fu presto interrotta la produzione a causa di problematiche dovute ai diversi tipi di “Bias” che le due componenti  base ( Ferro-Cromo) richiedevano per offrire una riproduzione sonica decente;  infine quello al Metallo, tipologia 4, la migliore musicassetta in tutti sensi, anche se inadeguata nella riproduzione di frequenze basse in misura soddisfacente senza  l’ausilio di una equalizzazione riparatrice, la cassetta Metal era e rimane la più costosa.

home taping

Come negli anni ottanta la diffusione enorme delle cassette vergini costituì un rischio in rispetto alla commercializzazione in grande numero di dischi in vinile, consentendone la duplicazione e la distribuzione privata senza limiti, così l’apparizione s larga scala dei primi CD scrivibili all’inizio degli anni novanta spodesto’ il nastro da quella posizione privilegiata che aveva occupato in termini di popolarità almeno per una quindicina di anni.

E’ proprio in quel periodo di tempo, tra il 1988 e il 1995 che le migliori piastre di registrazione furono progettate, costruite e immesse sul mercato da Teac, Sony, Nakamichi, Aiwa, Technics, Pioneer ed altri grandi marchi di sistemi HI-FI, quello fu il periodo d’oro della musicassetta.

Utilizzando nastri di qualità ed un impianto di riproduzione altrettanto valido si ottenevano dei risultati esaltanti e tremendamente apprezzabili ANCHE su nastro.

reelNon scordiamo che la rendizione musicale della stragrande maggioranza dei vinili in circolazione,  avviene per stampa attraverso l’ausilio, appunto, di questo formato: il nastro magnetico, la cosiddetta “pizza” o Reel to Reel, rotoloni di nastro avvolti su enormi bobine che uscivano dagli studi di registrazione contenenti i masters e che costituivano la matrice, appunto, per la duplicazione su tutti gli altri supporti.

Con l’avvento del Compact Disc, ci fu uno spostamento epocale nella modalità di fruizione e consumo della musica, in molti smisero di sostenere il vinile, il pubblico attraverso la drastica riduzione degli acquisti di album in vinile, le etichette discografiche attraverso la commercializzazione dei loro album e produzioni musicali affidandosi ai CD come supporto primario nella distribuzione.

L’avvento del CD determinò in larga misura anche l’abbandono delle delle musicassette, considerate oramai obsolete, superate dai tempi, e troppo complicate da manipolare.

La suddetta catena  continua ancora oggi con l’avvento di formati digitali che di fatto de-materializzano il media fisico e  spingono ai margini del mercato il CD, l’ultimo tra i più popolari supporti dalle caratteristiche fisiche definite a fare le spese dell’avanzamento tecnologico, ma questa e’ un’altra storia.

Tornando alla domanda iniziale:

per quale motivo dovremmo ( come in tanti stiamo facendo ) tornare ad utilizzare, nel 2018, un formato fisico, cospicuo, analogico, meccanico tale è la Musicassetta?

Inoltre a quali fattori e’ dovuta la sua apparente rinascita?

Il  risorgimento della cassetta che stiamo osservando da qualche anno accade sulla scia della rivalutazione globale del formato analogico, dal 2010 in aumento  le vendite e la popolarità del vinile , si e’ ricominciato ad utilizzarlo nella produzione di ristampe di titoli classici e il mercato dell’usato si mantiene in continua espansione, grazie anche a siti dedicati come Discogs.

Coloro i quali prediligevano il disco in vinile negli anni settanta e ottanta adesso sono “diventati grandi” , persone adulte con un lavoro e con un reddito che consente loro di spendere più soldi riappropriandosi di uno strumento che, anni prima, garantì  accesso nella fruizione della loro musica preferita, adesso quegli adulti hanno tempo libero per ascoltare il vinile a casa, escono meno la sera, la musica e la passione per collezionarla li sottrae in qualche modo dalla noia mortale di una vita mediata da dinamiche parentali e socio-economiche tipiche .

socials

Un altro fattore significativo è il  senso di alienazione che ci trasmette tutto ciò che e’ digitale e dematerializzato, un senso di impersonalità pervasiva, un grado di sofferenza dettato dalla società dei consumi illogici e irragionevoli risultante dal sistema capitalista avanzato che, con l’avvento delle nuove tecnologie digitali e della velocità nella trasmissione e trasferimento dei dati ha imposto su tutti noi, un dominio totale che riverbera anche sulla qualità delle dinamiche interpersonali che ci coinvolgono e che ci attivano quotidianamente, distruggendo quella rete di persone e di connessioni reali ( non virtuali ) che un tempo sostenevano e nutrivano  i rapporti più generali e l’interazione col mondo ora reso freddo, asettico, calcolato, pura matematica, digitale appunto.

Come in tanti altri casi, l’impressione è che  “una volta” si viveva meglio, c’erano meno bisogni indotti da imperativi di natura mercantile e la ricerca spasmodica di appagamento immediato non ci costringeva ad uno stato di frustrante, permanente insoddisfazione .

L’era digitale ha comportato nelle nostre vite anche una rimodulazione forzosa del nostro rapporto con la scansione temporale, coi tempi che servono per fare questo e quello, con la durata dei processi, sembra che la facoltà di poter avere sempre tutto e nel minor tempo possibile sia diventato un imperativo escludente.

Facendo click su di un link, lanciando una applicazione sullo smart phone, premendo un bottone sullo schermo, mantenendoci “ sempre on line  ingaggiati in attività che alla lunga sviliscono la nostra individualità, appiattiscono le nostre preferenze, massificandoci in un corpo unico, omologato e funzionale agli apparati di potere e di controllo che riescono così ad affermare al meglio i propri diktat culturali.

Un ritorno all’analogico come atto di rottura

Ad un tratto prendere un disco in vinile, tirarlo fuori dalla sleeve, appoggiarlo sul giradischi, posare la puntina sui microsolchi, sedersi e godersi la musica è di nuovo appetibile,  conseguentemente ad una serie di atti fisici, analogici, meccanici quella descritta  viene riscoperta ( o scoperta per i più giovani ) come  una esperienza autenticamente propria, slegata da quel sistema che ci desidera tutti uguali e similmente degradati dalla necessita’ di fare tutto velocemente …conseguentemente a questo il vinile è divenuto nuovamente attuale, in quanto la sua fruizione risponde meglio a quelli che dovrebbero essere i nostri ritmi naturali.

Così come per il vinile, la nostalgia e l’attrazione crescenti intorno al formato musicassetta esercita lo stesso intrigante fascino, la bellezza di riscoprire e di esplorare il mondo vintage e retro, in particolare in un momento storico quando questo e’ relativamente poco costoso, ma sopratutto, forse, ancora legato alla cultura popolare con la quale riusciamo ad  identificarci.

C’e’ poi l’aspetto autoreferenziale e un po’ insano di godere nella contemplazione della nostra crescente collezione, ogni pezzo che la compone in contatto indissolubile con quelle memorie, con quei vissuti che ci definiscono e che ci rendono ciò che siamo, creature senzienti che si adattano al meglio in risposta a degli stimoli, a dei segnali esterni, che interpretano questi segnali e che si muovono dentro a dei contesti, insomma, niente a che vedere con lo sbirciare una lista di MP3 o di immagini fotografiche su Internet davanti ad un monitor..

Al di ogni considerazione di natura filosofica esistono anche motivi  pratici intorno al risorgere di questo media i  quali si traducono, con particolare attinenza, negli aspetti relativi al cosiddetto intrattenimento musicale e nel grado qualitativo in termini di fedeltà nella riproduzione delle opere musicali originali.

basfTutto il lavoro di ricerca verso l’ottimizzazione della qualità nella riproduzione audio come si e’ verificata negli anni ottanta e che condusse alla realizzazione della prima cassetta al cromo della Basf sembra adesso sopita, l’obiettivo attuale, quello dell’era digitale, rimane puntato alla convenienza piuttosto che all’ottenimento di standard qualitativi apprezzabili. 

L’avvento della compressione audio sta’ allontanando definitivamente questo percorso di ricerca.  Le nuove generazioni, i nati nel nuovo millennio,  sembrano avere rinunciato ad un innalzamento dei criteri qualitativi in favore di una uniformazione costante la quale  consente l’utilizzo di semplici dispositivi come computers portatili, smart phones, e lettori digitali on the go.

La degradazione imposta dall’indiscriminata compressione musicale applicata ai formati digitali odierni passa inosservata.

L’atto di identificare eventuali aspetti deleteri nei processi di riproduzione audio digitale, i quali sono responsabili della compromissione nella qualità complessiva del prodotto che si intende fruire, non appare più essere prerogativa di nessuno. Quegli aspetti sono oramai parte integrante nell’architettura  nei sistemi digitali i quali, tecnicamente, a livello di performance, hanno peggiorato le aspettative. In pochi  ne sono coscienti.

Quei “pochi” potranno adesso lanciarsi con gioia alla scoperta di un mondo sommerso, quello dei   sistemi analogici di registrazione e di riproduzione audio.

A differenza della degradazione che si rileva nei formati analogici, la quale usualmente tende ad  ammorbidire, a riscaldare e ad aggiungere elementi all’esperienza di ascolto di una traccia musicale, la degradazione del digitale, dovuta come detto alla sua compressione selvaggia per motivi di spazio, trasmette un senso di fredda sottrazione e di approssimazione alla gamma dei suoni udibili dall’orecchio umano che nessun sistema di riproduzione digitale può correggere, anzi, molti di questi ne esasperano i tratti, trasformando una esperienza squisitamente sensoriale in un esercizio di pura aritmetica.

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Quindi, mai partire dall’assunto che la musica digitale sia perfetta e che quella analogica sia difettosa.

Se mettiamo le due a confronto riusciremo a stabilire delle nette differenze che in molti casi ci porterebbero a prediligere sistemi audio di riproduzione che non poggiano freddamente su stringhe di numeri,  in favore  di sistemi analogici operanti su di una campo  “vibrazionale“, nel caso del vinile, su uno dominato dagli impulsi  elettromagnetici, nel caso delle musicassette.

Ogni cassetta offre una riproduzione a se, non soltanto a seconda della tipologia del nastro utilizzato, ma spesso anche all’interno di una stessa gamma. Cassette del tutto esteriormente simili ci renderanno una registrazione più o meno dolce, quelle più o meno udibili fluttuazioni costituiscono un valore aggiunto totalmente assente nell’esperienza digitale.

Per concludere, il momento migliore per tornare ai formati analogici, nella fattispecie, alla musicassetta è questo.

Sul mercato dell’usato si trovano ottimi, bellissimi dispositivi per poche centinaia di euro che  magari richiederanno un minimo investimento di verifica tecnica, messa a punto e pulizia, ma il risultato ci sorprenderà.

Anche se alcune grandi marche stanno riprendendo la produzione di dispositivi nuovi, i migliori da acquistare sono quelli prodotti tra il 1988 e il 1995, periodo apice nella qualità delle componenti meccaniche utilizzate, primo tra tutti il vano di alloggiamento delle cassette , quest’ultimo oggi viene prodotto in serie con materiali scadenti, niente a che vedere con la qualità di quelli realizzati trent’anni fa!

Per non parlare del dispositivo di riduzione del fruscio Dolby, il quale marchio e conseguente tecnologia non viene  più concessa a corredare la produzione di nuovi dispositivi.

Da acquistare a colpo sicuro sono quelle macchine che dispongano di almeno  tre testine ( una dedicata alla riproduzione, una all’incisione, una alla cancellazione ) , che comprendano un sistema di calibrazione automatica del nastro, il quale e’ necessario all’apparecchio per riconoscere il tipo di nastro inserito e per equipaggiarsi al meglio nell’opera di  registrazione in termini di livelli e di equalizzazione; meglio piastre singole che doppie, il motore risulta maggiormente durevole, potente e  silenzioso; evitare quelle dotate del  cosiddetto Reverse, tale funzione, apparentemente comoda tende a dis-allineare le testine e corrompe la qualità in fase di riproduzione.

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Per quanto riguarda i nastri, si trovano nuovi e di seconda mano a prezzi abbordabili in Rete, oppure si possono riusare nastri esistenti se tenuti bene. Tantissime new bands stanno rilanciando il formato pre registrato della musicassetta, conveniente e pratico per distribuire musica indipendente. a basso costo.

Insomma la cassetta si ripresenta all’orizzonte, perché quindi tenerla in considerazione  come valido supporto musicale , perchè non tornare ad apprezzarne   l’intrinseca, oggettiva bellezza estetica e, quella che possiamo definire,  la ri-umanizzazione dei tanti processi la quale implicherebbe una sua ri-affernazione come media favorito degli amanti della musica!

Grazie a Tapetardis per alcuni spunti fondamentali, grazie a Techmoan  e a VinylTV  per i dati tecnici, la passione e la simpatia che trasudano dai loro eccezionali video blogs.

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Cosa Rimane della Favola sulla Nostra Esistenza

EFILISM : cosa rimane della favola sulla nostra esistenza.

Questo neologismo deriva dall’inversione letterale del termine VITA , in inglese LIFE (EFIL = LIFE ) ed e’ comunemente riconosciuto nei circoli intellettuali che trovano sede, per  dibattiti e discussioni filosofiche in Rete, sul tema dell’ ANTINATALISMO, o meglio di quella particolare visione della vita senziente in quanto percorso connotato da valori negativi quali la sofferenza, la competizione o lotta per l’affermazione del più forte,  dall’inseguimento vano di un benessere materiale e sensoriale  evidenziato dal seguente ragionamento critico come un bene irraggiungibile.

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 Il  pensiero scettico  che si attua attraverso un esercizio costante e soggettivo della nostra facoltà di  raziocinio e in virtù di un processo che possiamo definire senso-centrico appare il metodo più accreditato nella valutazione della pervasiva condizione umana che ci accomuna.

 Questo esercizio non può che condurre ad una verità tanto più vicina all’assoluto,  tanto più oggettivamente verificabile e condivisibile attraverso l’uso delle nostre capacità intellettuali, estendendo questo ragionamento al resto del mondo vivente possiamo dire che   quest’ultimo e, conseguentemente,  la vita degli individui che lo popolano, sono trappole mortali, ogni organismo vivente che nuota, vola, striscia, ogni creatura   che solca il suolo, ogni molecola che compone e determina il destino di questi individui, non gode di alcuna libertà di scelta, ma si trova altresì alla merce’ degli eventi “ cosmici ” e dei fenomeni naturali che ne condizionano l’integrità  nell’atto di imprimere alla propria esistenza qualsiasi qualità  fondamentalmente positiva.

Per prima cosa, il DNA  che anima il mondo vivente non e’ che un “copione” scritto dalla Natura, ovvero da quell’insieme di processi di biosintesi molecolare chiamato VITA, il quale si sottrae alle più rigorose delle leggi scientifiche note, alla Fisica degli oggetti enormemente grandi o immensamente piccoli che si spostano nello spazio, indistinguibili e inseparabili da esso.

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Il DNA non ha alcun motivo logico di esistere.

Il DNA è il vero e unico creatore dei tortuosi percorsi minati da una schiera di pericoli costanti, da rischi noti e meno noti, dal disagio costante che ci governa, dalla paura in quanto emozione primaria di difesa , dalla sofferenza e dalla morte certa che ogni creatura più o meno senziente trova se stessa sottoposta a dover subire dal momento della propria nascita a quello della capitolazione, spesso violenta, angosciante, lenta, inesorabile.

Il DNA e’ al contempo l’Entità che concepisce la vita e quella che tormenta, tortura e uccide ogni creatura vivente.

Il DNA ha messo in atto questo insensato progetto di sterminio seriale per centinaia di milioni di anni su centinaia di miliardi di soggetti senzienti e di organismi viventi…e continua a farlo.

Virtualmente, il solo dispositivo di difesa che ci e’ accordato, e’ la costruzione di una gamma di esperienze positive, le quali sono sempre e invariabilmente vulnerabili scappatoie alla nostra condizione e, per via dello loro  stessa trama, fallaci nell’implementazione.

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Il Non Esistere

Il solo fatto di non esistere, in quanto individui i quali in diversa misura sono capaci di razionalizzare la loro propria condizione , non ha mai causato danno o menomato  niente e nessuno; in contrasto,  l’ipotesi di NON ESISTERE  non sembra implicare alcun problema, nessuna contro – indicazione nel non esserci.

Possiamo quindi concludere che l’ipotesi contraria, quella di ESISTERE , di esserci, non detiene alcun valido, apprezzabile motivo per realizzarsi.

Non c’e’ alcuna ragione sana e razionalmente giustificabile al mondo per passare da uno stato di NON ESISTENZA ad uno di ESISTENZA.

Ogni formato di “esperienza positiva” che abbiamo l’impressione di riuscire  a costruire costituisce un tentativo nell’ attualizzazione di un progetto, di una strategia relativa all’edificazione di strutture materiali e  costrutti mentali ritenuti adatti ad ovviare le difficoltà e le deprivazioni, a ripararci dal rischio di subire danni fisici, emotivi e psichici, danni lievi e cumulativi, debilitanti e svantaggiosi, permanenti e fatali.

Questo significa che parte di ciò che percepiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda,  che non esitiamo a catalogare come esperienza di vita positiva in realtà è solamente un opera di de – costruzione ( nella accezione pratica del temine piuttosto che di quella filosofica ) di qualcosa di negativo, di riparazione di un guasto senza alcuna certezza che tali energie o risorse, che tali operosi interventi, non conducano poi, nel tempo, a qualcosa di ancora peggiore.

La virtu’ costituita da un  avanzamento tecnologico e bio medico senza inibizione alcuna il quale,  di pari passo alla maggiore conoscenza umana del mondo che ci accoglie dovrebbe, in teoria, garantire a tutti un migliore standard e aspettativa di vita … una vita biologica media prolungata … forse di 500 volte …  Sotto la lente Efilista si impone  quale una virtù dal dubbio spessore morale.

Questo tipo di prospettiva  Positivista, propagandata  come risolutoria e benefica per la  qualità di vita delle moltitudini , in realtà non fa che massimizzare il grado qualitativamente NEGATIVO  della vita in se ( e l’esatto opposto di ciò che può venire considerata una “esperienza positiva” ) cui veniamo assoggettati dal momento in cui veniamo al mondo, moltiplicato forse di 500 volte … basti pensare ai regimi militaristi e dittatoriali, alle super prigioni tipo Guantanamo Bay, ai disastri ambientali, alle guerre mascherate da missioni di pace,  allo sviluppo di sistemi intensivi di sfruttamento e di sterminio ( allevamenti e mattatoi in primis ) , alle crisi economiche globali, alla scarsezza delle risorse naturali primarie  tutte conseguenze di attitudini predatorie di alcuni gruppi di potere… fino al più bieco e cieco Antropocentrismo che presenta l’Uomo come unica misura dell’Universo.

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Il Gioco di dover vivere la vita e l’azione punitiva del DNA

Se, come abbiamo visto, primariamente, correggere un errore riparandolo senza alcuna certezza di ottenere un esito apprezzabile rimane esercizio futile e senza senso, in ultima analisi , il fatto che ci appaia possibile godere positivamente, in un particolare momento, di una particolare esperienza, non compensa comunque il grado di effettiva ingiustificata tortura quotidiana arrecataci dalla partecipazione allo schema complessivo entro l’arena nella  quale si svolge questo GIOCO.

Un gioco crudele,   le quali regole non le abbiamo negoziate minimamente, un gioco nel quale quelle regole stesse vengono continuamente cambiate o aggirate o manipolate da chi, politicamente e economicamente motivato,  crede di poterne uscire vincitore…un giorno. 

La fine e’ certa, l’agonia quasi assicurata tanto quanto lo è l’impossibilità  di mandare indietro l’orologio degli avvenimenti , di fermare le lancette nel loro incessante tintinnio,  di nullificare, in quanto partecipanti  INVOLONTARI a questo gioco e sue vittime designate, l’azione punitiva del DNA, entità la  quale utilizza i nostri confini corporali e sensoriali at random per portare a compimento questo assurdo esperimento.

Queste non sono opinioni.

Quella descritta è la realtà fattuale delle cose, la così detta “esperienza positiva” non si assurge a macchina del tempo, ne ci consente di cancellare quanto di pesantemente doloroso e mortale ci attanaglia dalla culla alla fossa. E’ solo un penoso intervento lenitivo, a volte del tutto immaginario e autoreferenziale, che prolunga l’esperimento

Qualsiasi grado di positività nell’esperita’ dell’esistenza terrena, quindi dell’esistente, NON può ripararci dal  terrificante esperimento del DNA, il quale accade dentro e intorno a noi.

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Scenari a Venire

Dovremmo forse accreditare i predicatori dell’ottimismo? Coloro i quali, in nome di dottrine umaniste e religiose promettono ai “fedeli” dei paradisi a venire?

Nel primo scenario, costoro non fanno i dovuti conti con il futuro che ci attende da una prospettiva di gestione tecnocratica della società, tutto questo benessere hi-tech, tutto questo fittizio intrattenimento delle menti e dei corpi soggetti alla possente presa dell’industria eletta a far loro credere che il tempo speso dentro le loro super moderne camere della tortura e simulatori extra-dimensionali possa infondere senso alla vita, al fatto di “esserci” e di dover, a priori, partecipare produttivamente a questa farsa;  l’inconsistenza e totale inattendibilità scientifica delle favole cui si fanno promotori i predicatori del secondo scenario non merita neppure una nota di critica razionale, la follia religiosa ponendosi in esatta antitesi all’esercizio razionale dell’intelligenza media, facoltà la quale ciascuno di noi appare dotato.

Contenere l’esperimento del DNA

Come possiamo ridurre le istanze di sofferenza e di speranze tradite di coloro i quali sono ancora parte,  loro malgrado, di questo insano gioco?

Il discorso filosofico Efilista applica con rigorosa logica l’unico principio capace di ridurre le opportunità al DNA di giocare al massacro col mondo vivente.

In quanto mammiferi raziocinanti, quindi capaci di comprendere lo svantaggio di esistere, avremmo il più diretto interesse a scomparire, interrompendo ogni ciclo di riproduzione e di moltiplicazione,  ma anche tutte le altre specie e le piante … e oltre….

Tutta questa sofferenza, quel graduale decadimento, tutto ciò che genera  patimento e tribolazione può e deve venire prevenuto: la vita non deve accadere.

La vita in sé è  substrato e compost biochimico essenziale e universale  affinché il DNA abbia modo di proseguire il suo esperimento.

L’Universo che ci contiene e quello che sta’ dentro di noi, la fibra e il nutrimento essenziale al DNA deve venire disarmato e bloccato permanentemente dalla sua capacità di replicazione.

L’odierna  tecnologia e’ in grado di offrirci la possibilità di ridurre il danno, di minimizzare il rischio.

L’intero mostruoso sistema, il tritacarne del DNA,deve venire indotto, nelle sue funzioni, entro un  regime sostenibile,   quelle componenti di esso, quei circuiti che altrimenti continuerebbero a generare offese e sofferenza inaudite ai corpi intrappolati nei suoi ingranaggi vanno rese ridondanti , ridotte a funzionare a regime sostenibile,  così da assicurare un tempo a venire meno traumatico e ansiogeno, un tempo dove tutto questo mostruoso macchinario sara’ diventato obsoleto, innocuo, memoria distante.  

the road to antinatalism

Per maggiori info in italiano sulla questione dell’ ANTINATALISMO visita QUI.

Altri liks fondamentali per cominciare a riflettere e mettere a fuoco la questione del ( non ) senso della vita, per  migliorare il nostro grado di consapevolezza in rispetto alla necessità di vanificare l’azione dei torturatori civili e collaborazionisti, degli alleati del DNA, loro indiscusso signore,visita i seguenti Videoblogs e i  Forums ( tutto in Inglese ) :

http://efilism.com

http://donotgod.com

http://vloggerdome.com

https://www.youtube.com/user/antinatalism1

http://www.knunst.com/planetzapffe/

 

#Efilism  in 18 minutes talk ( any dummy would get it )

 

Grazie a URBAN DICTIONARY per la sintesi che mi ha permesso di fare sul tema con il proprio materiale pubblicato nell’opera di redazione di questo blog……

Grazie a Gary Inmendham per l’inesauribile energia e fonte di argomenti a favore della filosofia Antinatalista e razionalista ( what a stepping stone on my life journey you’re being my man!!)

— The Droid — 09 2018 —