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La Trappola del DNA

In memory of Jiwoon Hwan

La storia della vita sulla Terra è una storia di schiavitù, dal suo inizio e nella sua vera essenza la vita trova origina da un codice replicante.

Ciò che differenzia questo codice da quelli utilizzati, in epoca recente, nella scrittura di programmi software, è la totale mancanza di intenzionalità e di un obiettivo.

Lentamente, nel corso di miliardi di anni, il codice della vita si è evoluto divenendo sempre più complesso; questo codice, o genoma, si è ramificato in milioni di specie relativamente differenti, nel colore, nella forma, nella tipologia dei comportamenti e in quella degli organi che ne consentono l’esistenza.

Tutte queste diverse entità viventi sono asservite ad un unico disegno, ad un unico padrone.

Il codice è indifferente al destino di madre papera che viene aggredita e divorata, sulla riva di un fiume, da un coccodrillo affamato, il codice non si cura in nessuna misura dello strazio e della sofferenza che tale accadimento procura alla vittima ammesso che tale processo conduca alla sua auto replicazione, al suo perpetuamente nel futuro.

Ogni modulazione nei comportamenti degli organismi viventi rientra nel gioco della vita.

Il codice è indifferente verso quelle che sono le tue aspirazioni, a ciò che ne sarà di te, se ne frega dei tuoi sogni e dei progetti. A lui interessa soltanto la propria propagazione, il proprio perfezionamento.

Ogni caratteristica di ogni organismo ospitante, ogni funzione che ottimizza le possibilità di sopravvivenza del codice, verranno accuratamente e naturalmente selezionate nel tempo e consolidate.

Quella che nel lessico della Psicologia Evoluzionista viene definita la Triade Motivazionale è composta da tre fattori principali, l’ineluttabilità, la ricerca del conforto e la conservazione dell’energia, tre fattori che brillano per la loro non sequenzialità in ordine di importanza, ciò che conta è il grado di efficenza degli esiti motivazionali.

Alla luce di questo dato di realtà qualsiasi nozione esistenziale, da quella maggiormente mediata ad una più radicale sembra del tutto irrilevante.

Ciò che ti rende ciò che sei, o che credi di essere, non è che una stringa di codice combinata a delle circostanze spazio/tempo e corporali determinate dalla tua nascita.

Dalle più banali a quelle apparentemente cruciali, ogni una delle nostre scelte rimane confinata entro i limiti della nostra umanità, sempre e soltanto in questo ambito rigidamente circoscritto noi, in quanto soggetti protagonisti della nostra vita, prendiamo delle decisioni e facciamo delle esperienze.

Molto frequentemente valutiamo in maniera delirante e narcisistica quanto, i nostri naturali confini corporali e di campo mentale, rendano ” speciali ” le nostre imprese e le prerogative a nostra disposizione.

In realtà è il meccanismo della Triade Motivazionale a dettare cosa possiamo fare e quando possiamo farlo.

La forza che esercita la maggiore presa sulla nostra condizione esistenziale umana, che costituisce l’imperativo primario, è quella relativa al riconoscimento delle minacce esterne, alla loro elusione, evitando danni alla nostra integrità corporale, al sicuro da ogni possibile sofferenza, sopravviviamo e ci riproduciamo.

Se compariamo la potenza con la quale ci si impegna nell’atto costante di sottrarci ad ogni possibile esperienza traumatica con quella messa in campo nella ricerca ( anch’essa costante ) di piacere e appagamento, ebbene, quest’ultima non appare che un fenomeno di natura effimera. Infatti, in quanto specie umana, non ci siamo evoluti nella direzione di una ricerca fruttuosa di un durabile stato di soddisfazione, quanto piuttosto, nella direzione dell’ ottenimento di istanti di vita in cui temporaneamente non ci sentiamo afflitti da desideri, angoscia, paure, disagi, stati ansiosi.

Riusciamo, ma solo temporaneamente, a placare queste emozioni negative ogni volta che un desiderio viene appagato, ma il conseguente ” stato di grazia ” non dura affatto, un altro desiderio da appagare è già pronto a farsi largo.

Le diverse specie risultanti l’evoluzione sono, di fatto, altamente sensienti e insaziabili di natura, automi che inseguono per tutta la durata della loro vita terrena false promesse di felicità e riscatto.

Se il nostro destino non fosse così connotato tragicamente il ” gioco della vita ” sembrerebbe quasi uno scherzo, eppure, noi esseri umani, che in teoria dovremmo essere ben corredati in termini di capacità di indagine e di apprendimento intellettuale, non riusciamo a fare nostra l’unica verità degna di questo nome, infatti ci inventiamo scenari ultraterreni fatti di felicità e vita eterna.

Perché sembra così difficile riconoscere il gioco della vita per quello che davvero è?

La risposta è tanto semplice quanto disturbante. Il nostro essere proni al delirio onnipotente e all’idiozia generalizzata è caratteristica selezionata in termini di processi evolutivi dal nostro vero, unico padrone.

Insieme alla facoltà di osservare e concettualizzare il mondo, il nostro padrone, il codice genetico, ci ha resi capaci di credere in storielle che narrano di uomini per metà umani per metà divini e di donne madri vergini.

La forza del pensiero spirituale e del delirio religioso origina dalla necessità della nostra specie di attenuare il devastante impatto che la verità sulla vicenda umana imprime sull’immaginario collettivo, sulla angosciante realtà di essere vivi, senzienti, intelligenti e di stare dentro ad un gioco senza avere scelto di farlo. Questa è la potente forza delle promesse vane, la forza esercitata dal codice, nostro padrone, che ci induce all’indulgenza in rispetto alla perpetuazione della specie nel futuro.

Ma in molti siamo consapevoli della paurosa spirale di sofferenza che l’esistenza ci obbliga a contemplare.

Oggi, con l’ausilio dei moderni mezzi scientifici e tecnologici, possiamo cominciare potenzialmente ad assumere un maggiore controllo in questo terribile paradigma e a difenderci da questo despota invisibile, il DNA.

Schiavi umani in ogni angolo del mondo stanno pian piano maturando una maggiore capacità di lettura, si stanno svegliando dal torpore, stanno identificando la vera natura della vicenda che li accomuna e che accomuna l’intero mondo vivente, si stanno sollevando e sottraendo dalla gelida equazione. Si stanno rifiutando di produrre nuovi schiavi, nuovi soggetti/automi da gettare nel tritacarne dell’evoluzione, nuove vittime sacrificali a disposizione del padrone assoluto.

Per mezzo della forza potenziale di Internet e la risultante disseminazione di conoscenza critica nel mondo presto saremo sufficientemente dotati per combattere l’unica guerra che meriti davvero di vederci ingaggiati.

Insieme vedremo la fine della schiavitù e il tramonto definitivo di ogni tormento.

Thanks to VEGAN ANTINATALIST for the inspirational contents on his You Tube channel

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Cosa Rimane della Favola sulla Nostra Esistenza

EFILISM : cosa rimane della favola sulla nostra esistenza.

Questo neologismo deriva dall’inversione letterale del termine VITA , in inglese LIFE (EFIL = LIFE ) ed e’ comunemente riconosciuto nei circoli intellettuali che trovano sede, per  dibattiti e discussioni filosofiche in Rete, sul tema dell’ ANTINATALISMO, o meglio di quella particolare visione della vita senziente in quanto percorso connotato da valori negativi quali la sofferenza, la competizione o lotta per l’affermazione del più forte,  dall’inseguimento vano di un benessere materiale e sensoriale  evidenziato dal seguente ragionamento critico come un bene irraggiungibile.

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 Il  pensiero scettico  che si attua attraverso un esercizio costante e soggettivo della nostra facoltà di  raziocinio e in virtù di un processo che possiamo definire senso-centrico appare il metodo più accreditato nella valutazione della pervasiva condizione umana che ci accomuna.

 Questo esercizio non può che condurre ad una verità tanto più vicina all’assoluto,  tanto più oggettivamente verificabile e condivisibile attraverso l’uso delle nostre capacità intellettuali, estendendo questo ragionamento al resto del mondo vivente possiamo dire che   quest’ultimo e, conseguentemente,  la vita degli individui che lo popolano, sono trappole mortali, ogni organismo vivente che nuota, vola, striscia, ogni creatura   che solca il suolo, ogni molecola che compone e determina il destino di questi individui, non gode di alcuna libertà di scelta, ma si trova altresì alla merce’ degli eventi “ cosmici ” e dei fenomeni naturali che ne condizionano l’integrità  nell’atto di imprimere alla propria esistenza qualsiasi qualità  fondamentalmente positiva.

Per prima cosa, il DNA  che anima il mondo vivente non e’ che un “copione” scritto dalla Natura, ovvero da quell’insieme di processi di biosintesi molecolare chiamato VITA, il quale si sottrae alle più rigorose delle leggi scientifiche note, alla Fisica degli oggetti enormemente grandi o immensamente piccoli che si spostano nello spazio, indistinguibili e inseparabili da esso.

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Il DNA non ha alcun motivo logico di esistere.

Il DNA è il vero e unico creatore dei tortuosi percorsi minati da una schiera di pericoli costanti, da rischi noti e meno noti, dal disagio costante che ci governa, dalla paura in quanto emozione primaria di difesa , dalla sofferenza e dalla morte certa che ogni creatura più o meno senziente trova se stessa sottoposta a dover subire dal momento della propria nascita a quello della capitolazione, spesso violenta, angosciante, lenta, inesorabile.

Il DNA e’ al contempo l’Entità che concepisce la vita e quella che tormenta, tortura e uccide ogni creatura vivente.

Il DNA ha messo in atto questo insensato progetto di sterminio seriale per centinaia di milioni di anni su centinaia di miliardi di soggetti senzienti e di organismi viventi…e continua a farlo.

Virtualmente, il solo dispositivo di difesa che ci e’ accordato, e’ la costruzione di una gamma di esperienze positive, le quali sono sempre e invariabilmente vulnerabili scappatoie alla nostra condizione e, per via dello loro  stessa trama, fallaci nell’implementazione.

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Il Non Esistere

Il solo fatto di non esistere, in quanto individui i quali in diversa misura sono capaci di razionalizzare la loro propria condizione , non ha mai causato danno o menomato  niente e nessuno; in contrasto,  l’ipotesi di NON ESISTERE  non sembra implicare alcun problema, nessuna contro – indicazione nel non esserci.

Possiamo quindi concludere che l’ipotesi contraria, quella di ESISTERE , di esserci, non detiene alcun valido, apprezzabile motivo per realizzarsi.

Non c’e’ alcuna ragione sana e razionalmente giustificabile al mondo per passare da uno stato di NON ESISTENZA ad uno di ESISTENZA.

Ogni formato di “esperienza positiva” che abbiamo l’impressione di riuscire  a costruire costituisce un tentativo nell’ attualizzazione di un progetto, di una strategia relativa all’edificazione di strutture materiali e  costrutti mentali ritenuti adatti ad ovviare le difficoltà e le deprivazioni, a ripararci dal rischio di subire danni fisici, emotivi e psichici, danni lievi e cumulativi, debilitanti e svantaggiosi, permanenti e fatali.

Questo significa che parte di ciò che percepiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda,  che non esitiamo a catalogare come esperienza di vita positiva in realtà è solamente un opera di de – costruzione ( nella accezione pratica del temine piuttosto che di quella filosofica ) di qualcosa di negativo, di riparazione di un guasto senza alcuna certezza che tali energie o risorse, che tali operosi interventi, non conducano poi, nel tempo, a qualcosa di ancora peggiore.

La virtu’ costituita da un  avanzamento tecnologico e bio medico senza inibizione alcuna il quale,  di pari passo alla maggiore conoscenza umana del mondo che ci accoglie dovrebbe, in teoria, garantire a tutti un migliore standard e aspettativa di vita … una vita biologica media prolungata … forse di 500 volte …  Sotto la lente Efilista si impone  quale una virtù dal dubbio spessore morale.

Questo tipo di prospettiva  Positivista, propagandata  come risolutoria e benefica per la  qualità di vita delle moltitudini , in realtà non fa che massimizzare il grado qualitativamente NEGATIVO  della vita in se ( e l’esatto opposto di ciò che può venire considerata una “esperienza positiva” ) cui veniamo assoggettati dal momento in cui veniamo al mondo, moltiplicato forse di 500 volte … basti pensare ai regimi militaristi e dittatoriali, alle super prigioni tipo Guantanamo Bay, ai disastri ambientali, alle guerre mascherate da missioni di pace,  allo sviluppo di sistemi intensivi di sfruttamento e di sterminio ( allevamenti e mattatoi in primis ) , alle crisi economiche globali, alla scarsezza delle risorse naturali primarie  tutte conseguenze di attitudini predatorie di alcuni gruppi di potere… fino al più bieco e cieco Antropocentrismo che presenta l’Uomo come unica misura dell’Universo.

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Il Gioco di dover vivere la vita e l’azione punitiva del DNA

Se, come abbiamo visto, primariamente, correggere un errore riparandolo senza alcuna certezza di ottenere un esito apprezzabile rimane esercizio futile e senza senso, in ultima analisi , il fatto che ci appaia possibile godere positivamente, in un particolare momento, di una particolare esperienza, non compensa comunque il grado di effettiva ingiustificata tortura quotidiana arrecataci dalla partecipazione allo schema complessivo entro l’arena nella  quale si svolge questo GIOCO.

Un gioco crudele,   le quali regole non le abbiamo negoziate minimamente, un gioco nel quale quelle regole stesse vengono continuamente cambiate o aggirate o manipolate da chi, politicamente e economicamente motivato,  crede di poterne uscire vincitore…un giorno. 

La fine e’ certa, l’agonia quasi assicurata tanto quanto lo è l’impossibilità  di mandare indietro l’orologio degli avvenimenti , di fermare le lancette nel loro incessante tintinnio,  di nullificare, in quanto partecipanti  INVOLONTARI a questo gioco e sue vittime designate, l’azione punitiva del DNA, entità la  quale utilizza i nostri confini corporali e sensoriali at random per portare a compimento questo assurdo esperimento.

Queste non sono opinioni.

Quella descritta è la realtà fattuale delle cose, la così detta “esperienza positiva” non si assurge a macchina del tempo, ne ci consente di cancellare quanto di pesantemente doloroso e mortale ci attanaglia dalla culla alla fossa. E’ solo un penoso intervento lenitivo, a volte del tutto immaginario e autoreferenziale, che prolunga l’esperimento

Qualsiasi grado di positività nell’esperita’ dell’esistenza terrena, quindi dell’esistente, NON può ripararci dal  terrificante esperimento del DNA, il quale accade dentro e intorno a noi.

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Scenari a Venire

Dovremmo forse accreditare i predicatori dell’ottimismo? Coloro i quali, in nome di dottrine umaniste e religiose promettono ai “fedeli” dei paradisi a venire?

Nel primo scenario, costoro non fanno i dovuti conti con il futuro che ci attende da una prospettiva di gestione tecnocratica della società, tutto questo benessere hi-tech, tutto questo fittizio intrattenimento delle menti e dei corpi soggetti alla possente presa dell’industria eletta a far loro credere che il tempo speso dentro le loro super moderne camere della tortura e simulatori extra-dimensionali possa infondere senso alla vita, al fatto di “esserci” e di dover, a priori, partecipare produttivamente a questa farsa;  l’inconsistenza e totale inattendibilità scientifica delle favole cui si fanno promotori i predicatori del secondo scenario non merita neppure una nota di critica razionale, la follia religiosa ponendosi in esatta antitesi all’esercizio razionale dell’intelligenza media, facoltà la quale ciascuno di noi appare dotato.

Contenere l’esperimento del DNA

Come possiamo ridurre le istanze di sofferenza e di speranze tradite di coloro i quali sono ancora parte,  loro malgrado, di questo insano gioco?

Il discorso filosofico Efilista applica con rigorosa logica l’unico principio capace di ridurre le opportunità al DNA di giocare al massacro col mondo vivente.

In quanto mammiferi raziocinanti, quindi capaci di comprendere lo svantaggio di esistere, avremmo il più diretto interesse a scomparire, interrompendo ogni ciclo di riproduzione e di moltiplicazione,  ma anche tutte le altre specie e le piante … e oltre….

Tutta questa sofferenza, quel graduale decadimento, tutto ciò che genera  patimento e tribolazione può e deve venire prevenuto: la vita non deve accadere.

La vita in sé è  substrato e compost biochimico essenziale e universale  affinché il DNA abbia modo di proseguire il suo esperimento.

L’Universo che ci contiene e quello che sta’ dentro di noi, la fibra e il nutrimento essenziale al DNA deve venire disarmato e bloccato permanentemente dalla sua capacità di replicazione.

L’odierna  tecnologia e’ in grado di offrirci la possibilità di ridurre il danno, di minimizzare il rischio.

L’intero mostruoso sistema, il tritacarne del DNA,deve venire indotto, nelle sue funzioni, entro un  regime sostenibile,   quelle componenti di esso, quei circuiti che altrimenti continuerebbero a generare offese e sofferenza inaudite ai corpi intrappolati nei suoi ingranaggi vanno rese ridondanti , ridotte a funzionare a regime sostenibile,  così da assicurare un tempo a venire meno traumatico e ansiogeno, un tempo dove tutto questo mostruoso macchinario sara’ diventato obsoleto, innocuo, memoria distante.  

the road to antinatalism

Per maggiori info in italiano sulla questione dell’ ANTINATALISMO visita QUI.

Altri liks fondamentali per cominciare a riflettere e mettere a fuoco la questione del ( non ) senso della vita, per  migliorare il nostro grado di consapevolezza in rispetto alla necessità di vanificare l’azione dei torturatori civili e collaborazionisti, degli alleati del DNA, loro indiscusso signore,visita i seguenti Videoblogs e i  Forums ( tutto in Inglese ) :

http://efilism.com

http://donotgod.com

http://vloggerdome.com

https://www.youtube.com/user/antinatalism1

http://www.knunst.com/planetzapffe/

 

#Efilism  in 18 minutes talk ( any dummy would get it )

 

Grazie a URBAN DICTIONARY per la sintesi che mi ha permesso di fare sul tema con il proprio materiale pubblicato nell’opera di redazione di questo blog……

Grazie a Gary Inmendham per l’inesauribile energia e fonte di argomenti a favore della filosofia Antinatalista e razionalista ( what a stepping stone on my life journey you’re being my man!!)

— The Droid — 09 2018 —

chi mangi ogni giorno?

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https://youtu.be/xaA7L4k269

i’ll house ya

altitude

Tutto è collegato

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“Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga”.
[Agente Smith – Matrix]

Antinatalismo, il modo indolore verso l’autoestinzione

la vita è una imposizionePer Antinatalismo si intende l’idea che in quanto “specie” dovremmo desistere dall’atto della procreazione – che è sbagliato fare bambini.

Ci sono diverse ragioni per giungere a tale conclusione.

Quella maggiormente accreditata dal punto di vista  etico è di origine filantropica ed  emana dalla preoccupazione per una desiderabile buona qualità di vita per la nostra specie.

Secondo questa visione la vita umana è caratterizzata principalmente dalla sofferenza e l’atto di procreare non fa che aumentarne il carico.

Coloro i quali professano il convincimento opposto, i Natalisti, sostengono invece che la vita è costellata da numerosissimi momenti di felicità e che basterebbe saperli cogliere. In una accezione del tutto metafisica e meno condivisibile si invoca ad una presunta sacralità della vita.

Di fatto sembra che la maggioranza delle persone siano dei proni ottimisti e che imprimano alle loro vivide esperienze questo tipo di bias, vale a dire il mantenimento di una prospettiva parziale sulle cose. In conseguenza a questa “manipolazione” ideologica, la quale favorisce un vizio mentale,  essi sviluppano un tratto psicologico che tende a far loro sottovalutare quanto di negativo accade nella vita.

Se questo è il caso avremmo un motivo molto efficace per non dare  peso alle valutazioni troppo sbilanciate in positivo di quanti asseriscono che la loro vita “sta andando bene”.

Uno sguardo accorto intorno a noi ci consentirebbe di fare il punto sulla quantità di sofferenza che connota la vita umana e sull’incidenza che questa esercita sulla “buona qualità” della stessa.

Ci sono milioni di persone che sopravvivono in condizioni di povertà estrema e che sono soggette ad atti di violenza sistematica e intollerabile. povertà estrema

In parti del mondo considerate “più sicure” e in pace con se stesse, un enorme numero di persone vive in uno stato di stress e di angoscia permanenti a causa dello stile di vita che si sono scelti, depressione, ansia, frustrazione e lutto.

La vita di molti di noi è osteggiata da periodi di malattia, alcuni dei quali si risolvono senza particolari danni psico fisici, altri conducono a condizioni di cronicità e di declino delle  facoltà organiche e intellettuali essenziali all’affermazione di noi stessi.

Negli angoli di mondo dove la tecnica e l’organizzazione umana non riescono a sollevare le persone da malattie infettive gravi e da condizioni avverse alla salute pubblica quotidianamente si combatte per non perire in miseria e in solitudine.

Anche nei paesi così detti a capitalismo avanzato, dove ci si racconta che il buon vivere e la felicità siano alla portata di tutti, ci si ammala e si muore a causa di malattie degenerative come il cancro, ma anche a causa di malattie del benessere come diabete, condizioni cardiovascolari e obesità.

La dottrina e propaganda occidentali ci inducono a credere che nelle nostre società si viva comunque bene abbastanza per continuare a generare bambini non tenendo spesso conto di quanto mettiamo loro a rischio di una grottesca sequela di possibili disagi e dolori, ma sopratutto di quanto strumentale tale attività sia nel porre le nuove generazioni faccia a faccia con la loro assicurata finitudine, con una morte certa la quale non arriva quasi mai in maniera improvvisa.

Il 40% della popolazione adulta in Europa verrà diagnosticata con un tumore ad un certo punto della loro vita adulta. E’ un po’ come una roulette russa. Infliggere ai nuovi nati simili prospettive non appare affatto ragionevole. Perchè mai, nelle circostanze, richiamare dall’estasi della loro non esistenza schiere di nuovi nati?

Arthur-SchopenhauerUn altra argomentazione, assai più solida della prima, che va tipicamente a formare il corredo dell’ideale Antinatalista è di natura misantropica.

Alla base di tale conclusione vi è la convinzione che la specie umana sia succube di tendenze alla distruzione e alla crudeltà verso tutti gli altri abitanti, animali umani e non umani, del pianeta, rendendo un vero inferno l’esistenza di miliardi di altri terrestri, basti pensare agli allevamenti intensivi, ai laboratori di ricerca bio medica, ai macelli industriali e agli “spettacoli” nei quali si assoggetta e abusa senza alcun ripensamento soggetti i quali non possono difendersi dalla nostra violenza. Se i responsabili di tante atrocità fossero membri di una specie che non è la nostra, non potremmo che augurare loro una rapida estinzione.

E’ triste a volte vedere quanto le persone le quali non riescono che in misura minore o niente affatto a sentirsi colpevoli di condotte riprovevoli, siano poi quelle che se la spassano di più su questa terra. Un adagio nord americano recita che “le cattive persone sono utili a tenere le altre cattive persone fuori dalla porta”.

L’antinatalismo non promuove mai l’estinzione della specie umana per via di accadimenti violenti, la violenza non è mai giustificata, si dice, a meno che la utilizziamo per difenderci, ma la causalità delle dinamiche conflittuali che distinguono i vissuti di ogni rappresentante della specie umana ci impone una lettura diversa meno confortante della realtà.

Per ridurre il livello di esposizione alla sofferenza e al tedio della vita civile moderna molti si danno al bere o all’assunzione di sostanze legali o illegali che siano, ma a lungo andare questi rimedi non fanno che rendere ancora più complicate le cose, sembrerebbe.

salva il pianeta, togliti la vitaGli Antinatalisti vengono con frequenza associati ai nichilisti, infatti molti di loro si riconoscono in questa particolare corrente filosofica secondo la quale “niente importa”. La sofferenza però “importa sempre” ed è per questo che l’Antinatalismo si appoggia su valori universalmente riconosciuti piuttosto che sull’assenza di questi. Sottrarsi alla sofferenza si inscrive nel registro ideale di ogni singolo membro nella “comunità dei terrestri”, questo è il primo, e forse l’unico valore che, a parere di chi scrive, dovrebbe accomunare chiunque si trovi nelle condizioni di determinare il proprio destino ( e quello degli altri).

Soltanto coloro che non intendono rendersi responsabili delle loro azioni possono continuare a non curarsi della miseria che la nostra specie forza sull’esistenza dei membri di altre specie, in particolare, ancora, di tutti quegli individui senzienti “non ancora nati” – magari dotati dalla Natura di un corredo di abilità e di un grado di coscienza di sé differenti da quelli umani ma non per questo meno intensamente reale per loro.

Nonostante la capacità di cogito tutta umana che ci consentirebbe di elaborare informazioni e di costruire mondi, un numero impressionante di umani persiste nell’atto procreativo senza soffermarsi gran che sulle sue nefaste implicazioni.

Questo indica che l’animale UOMO non è affatto differente da L’ANIMALE così come il paradigma antropocentrico  vorrebbe far credere.

Come tutte le altre creature terrestri, quella umana è il risultato di passaggi Evolutivi/Adattivi derivati dalle spinte biologiche che sostanziano la matrice genetica che ci distingue.

Niente è perduto dal fatto di non essere mai venuti alla luce. Togliere la vita, attraverso il suicidio o lo specicidio è complicato e porta con se tutta una serie di dilemmi morali non ultimo quello di violare la volontà e i corpi di coloro i quali preferirebbero vivere, molto più semplice e coerente è l’opzione di non generare nuova vita umana.

Ora convinto antinatalista, il sottoscritto, ha sviluppato tale solida convinzione troppo tardi per “scongiurare” l’arrivo della sua amata prole, l’esperienza di osservare questa nuova vita avvilupparsi all’esistente, in una lotta serrata alla ricerca di uno spazio adatto ad  esistere in sana coesione coi propri principi e con le proprie aspettative in un mondo ridotto come quello che conosciamo non fa che rafforzare tale convinzione.non procreare, grazie

Grazie a ANIMAL RIGHTS ZONE e a THE CRITIQUE per l’ispirazione e la finezza argomentativa.

Una pagina web davvero interessante  e divertente, ma tutta in inglese  sui grandi pensatori dell’Antinatalismo QUI

Per maggiori approfondimenti filosocici lo scrittore Sudafricano David Benatar e’ autore diversi saggi sulla Denatalità e sulle ragioni della Non-Esistenza , il più noto tra questi, tradotto anche in Italiano si intitola ” Meglio sarebbe non esser mai natiQUI la recensione.

Molto più modestamente, sempre a cura di questi Bloggers, viaggiare QUI per leggere uno scritto sulla filosofia nota come EFILISM