giornata mondiale per la fine dello SPECISMO

Sabato 16 Settembre 2017 si e’ tenuta a Roma una manifestazione per condannare senza riserve lo Specismo , dispositivo ideologico che giustifica la supremazia e il dominio umano su tutto il resto del mondo vivente.

Diverse centinaia di persone hanno cercato di coinvolgere i numerosi passanti, curiosi e turisti che transitavano nei pressi del  Pantheon ad una riflessione collettiva sulla necessità impellente di porre fine ad ogni tipo di discriminazione e di violenza seriale contro coloro i quali non sono nella posizione di potersi difendere e di affermare il proprio inalienabile diritto naturale a vivere in pace una esistenza qualitativamente apprezzabile e degna di essere definita tale.

Tra tutti, gli altri animali, ma anche le categorie di persone umane che nella storia hanno subito vessazioni, discriminazioni, sterminio.

Ed e’ proprio il chiaro riferimento delle scenografie e dei contenuti espressi dagli oratori che si sono avvicendati prendendo la parola in piazza ad una consapevolezza che la matrice dello Specismo richiede una trasversalità della lotta contro tale abietta ideologia antropocentrica, la quale  guasta i rapporti inter ed intra specifici, che ha maggiormente colpito e commosso tutti i presenti a questo straordinario evento.

 

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Per noi che c’eravamo è stata una esperienza intensa e dalle incontrovertibili testimonianze, dalle narrazioni di insegnanti, attivisti, dalle poesie dei bambini di una scuola romana, dalle rappresentazioni a metà tra la poesia e il teatro, dai racconti di chi ha sviluppato una coscienza ed una sensibilità  verso i più’ deboli tra ex imprenditori dell’industria alimentare e professionisti dei mass media, dai riferimenti culturali espressi da altri che hanno preso la parola esponendo la propria posizione morale e politica ingaggiando in illuminanti citazioni di  grandi  pensatori contemporanei e non, da Bentham a Lacan, da Foucault a Derrida

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BASTA allevamenti, bio ricerca, mattatoi, BASTA divertimento e intrattenimento nei circhi, negli zoo, nei delfini, Basta indossare pelo, pelli, piume, pellicce, BASTA corrida, palio, sagre paesane dove si scherniscono, si violano si torturano animali inermi, ma BASTA anche a ogni modello di consumismo sfrenato, BASTA  militarismo, imperialismo,  guerre e sfruttamento economico dei paesi più’ poveri, BASTA discriminazioni e aggressioni contro chi tra noi appare diverso per il colore della propria pelle, per il proprio orientamento sessuale, per le idee politiche che professa, BASTA col patriarcato e con l’oppressione di genere, BASTA con una cultura irresponsabile e becera che desidera sfornare cittadini tutti ugualmente docili e ossequiosi, incapaci di formare un proprio pensiero e di criticare questo sistema di dominio, BASTA con un modello organizzativo che esclude la possibilità di impostare la nostra vita in accordo coi nostri reali bisogni, BASTA con la competizione e l’odio. In due parole: BASTA SPECISMO.

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QUI l’evento Facebook dove si possono vedere tutte le immagini della giornata e i video degli interventi postati in tempo reale QUI il testo dell’intervento di Marco Maurizi, uno dei più’ importanti filosofi antispecisti, un discorso, il suo, di inequivocabile impatto e spessore.

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Tutte le foto di quest Blog sono state scattate da G.ESSE

” …vennero a prendere gli ebrei per caricarli sui vagoni e portarli verso i campi di concentramento, ed io non feci nulla per impedirlo perché’ mi stanno un po’ antipatici, vennero a prendere gli omosessuali, ed io non li difesi perché non li sopporto, vennero a prendere i comunisti ed io stetti li a guardare perché non condivido le loro idee politiche, poi toccò a me….e nessuno fece niente per me perché non c’era rimasto più’ nessuno capace di opporsi ad un sistema che  ci vuole tutti uniformi e svuotati della nostra propria soggettività….”

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Animali che muoiono

Riflessioni semplici sul fardello che ci portiamo addosso ogni giorno e sulle illusioni nelle quali investiamo per accordarci un primato, quello della straordinarietà in relazione alle altre specie che solcano la terra e al mondo vivente che ci contiene, ci abbraccia e ci accompagna verso la fine a tutti, indistintamente.

Le righe che seguono sono estratte da un capitolo del saggio cani di paglia del filosofo inglese John Gray, un libro che ci mostra cosa sarebbe la nostra vita senza la distrazione delle consolazioni.

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Noi pensiamo di essere diversi dagli altri animali perché’ possiamo concepire l’idea della nostra morte, anche se non ne sappiamo più’ di loro riguardo a ciò che essa porta.

Tutto ci dice che la morte significa estinzione, ma non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa questo significhi.

La verita’ e’ che noi non temiamo il passare del tempo perché sappiamo di morire.

Noi temiamo la morte perché non accettiamo il passare del tempo.

Se gli altri animali non temono la morte come noi, non è perché noi sappiamo qualcosa che loro non sanno. E’ perché essi non sono oppressi dal tempo-

Pensiamo al suicidio come ad un privilegio esclusivamente umano. Non riusciamo a vedere quanto siano simili le maniere in cui per tanto tempo uomini e animali si sono dati la morte.

( confrontati da ) malattie gravi che accompagnavano la vecchiaia gli uomini e le donne fino ad un secolo fa assumevano una dose di oppiacei tanto potente da farli addormentare per sempre, talvolta consapevolmente ma spesso per un impulso istintivo, non diverso da quello che guida un gatto quando cerca un posto tranquillo per morire.

Quando l’umanita’ è diventata più’ morale ha allontanato da se queste morti. I greci e i romani preferivano la morte ad una vita senza valore. Oggi abbiamo fatto della scelta un feticcio, ma scegliere di morire è vietato. Forse ciò’ che distingue gli umani dagli altri animali è di avere imparato ad abbarbicarsi in maniera più abbietta alla vita.

Se considero attentamente la vita che un uomo conduce, non vi trovo nulla che possa distinguerla da quella che conduce un animale. Entrambi, uomo e animale, sono gettati a loro insaputa nel mondo e tra le cose, entrambi hanno delle pause di divertimento, entrambi seguono giornalmente lo stesso itinerario organico, entrambi non pensano nulla al di fuori di ciò che pensano ne vivono nulla al di fuori di ciò che vivono. Un gatto si crogiola al sole e va a dormire. l’uomo si crogiola nella vita, con tutte le sue difficoltà, e va a dormire. Nessuno sfugge alla legge fatale di essere chi o che cosa è.

Bernardo Soares

….Vi sono verità che non possono essere pronunciate se non come finzioni letterarie….

 

Cani di paglia è edito in Italia da Ponte alle Grazie

N.A.T.O. ( no more )

NO N.A.T.O. con vista

NO N.A.T.O. con vista

La finestra

La finestra

Rompere la rete....

Rompere la rete….

Il ruscello ( Finale Ligure )

Il ruscello ( Finale Ligure )

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Il mio bagno

Rompere la rete (2)

Rompere la rete (2)

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Gatto nero

This is a video and picture report on an extraordinary event we took part in which happened in West Northern Italy at the beginning of June 2017. The sound on the video clips is by DUB TOWN SOUNDSYSTEM.

Riprese e immagini by GLS

MANIFESTO

Agli albori dell’era neolitica, gli uomini-medicina delle prime e disperse comunità di nomadi si ritiravano negli anfratti e nelle grotte del pianeta per rinnovare il patto e il legame con l’Altro.…

Source: MANIFESTO

l’Arte di Rafferoico

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BESTIA (beast)

“Bestia come animale. Animale come la quintessenza dell’umanità tutta. Bestia sono io che scrivo e bestia sei tu anche se non leggi. Come tutti gli altri animali, mammiferi, vertebrati, cellulari, proteici: comunque cenere. Il resto é favola e prece, Disney et resurrezione. Non c’è Encyclopédie che tenga. Bestia come il vivente terreno e mortale, capace di provare piacere e dolore: origine primigenia totalizzata nell’istinto; l’occhio del fauno, utopia della pittura e traguardo che si pone tra la polvere e l’Eden.”.

comunque

QUI il Portfolio delle opere di Rafferoico 

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After training as a graphic designer first, then working 10 years as a photographer, I started my research randomly throughout the contemporary art’s overview. Together with the practice of graphic, photography and design, I focused on painting as the ultimate media.
Since 2004 inspired by the painterly language of the baroque age (probably due to the influence of my Neapolitan roots), I’m committed to a researched balance between traditional, modern and contemporary values.
My approach strives towards a representation. in which the energy of the painting makes icons.
These pictures must harmonize classic sternness and formal innovations of modernism, in order to achieve a work whose worth is not merely due to a chronological classification, nor to a particular reference..
Actually I’ve found the need and the germs for a new development in which these elements settle in depth and free energy in a lighter, ethereal, synthesis.

Hypocrita – capricci guasconi: perché, per chi.

Già da qualche anno, circa cinque, oriento il mio lavoro al superamento di alcuni preconcetti che avviluppano la fenomenologia del “fare arte”, strutture utili alla cronaca ma che spesso servono a dare dignità ad opere che probabilmente non lo meritano: la contemporaneità e la tradizione. Questi sono stati per me strumenti di navigazione nel mare di un possibile altrove.
Tecnicamente nel momento in cui “opero” non mi pongo alcuna meta, ma la partenza è sempre molto analitica e trafficata di domande tanto pesanti quanto necessarie. Quale vantaggio, quale progresso, quale evoluzione, quale beneficio si puo’ donare con l’ennesima prevedibile e noiosissima espressione artistica? Per quanto stupefacente possa apparire, che senso ha? Che cosa cambia?
Al di là del proprio ombelico, i più …”coscienti”(?), non vivono forse stretti da una profonda indignazione per lo spettacolo che offre il mondo degli anni duemila?
Sono dell’opinione che in qualsiasi attività, in qualsiasi campo, settore, “ramo”, urge un impegno, una militanza, una presa di posizione. Urge schierarsi. Arte compresa.
Nello specifico dei “capricci guasconi” se da una parte mi sono appunto concesso la libertà di dare corda a qualcosa di apparentemente “bizzarro”, forse rischiando una ingenua fantasia, dall’altra è l’urgenza di manifestare il disgusto, la repellenza, la cieca avversione e la lancinante insofferenza per quanto di “umano” accade intorno, o peggio, per quanto NON accade.
Si annaffiavano gerani sui balconi di Dachau, si celebravano le meraviglie della tecnica nei laboratori di Auschwitz… Non è cambiato niente. La bestia che si erge liscia la propria clava e si proclama figlia di altro da sé: dio. La bestia “più uguale degli altri” vive per lo stomaco, si strugge per riprodursi ed anela alla finale dei mondiali di calcio rimpinzando il cane con gli avanzi del cadavere acquistato igienicamente al supermarket. Beatamente protetti e ricoperti dalla più sordida delle ipocrisie: non vedo, non sento, non parlo. Anzi peggio: vedo, sento, dico altro. Retorica.
Quale principio estetico dovrebbe motivare chitarre e matite? Cosa dovrebbe preoccupare il curatore di biennale ed il regista cinematografico? Anche per i “capricci guasconi”, come nei miei precedenti cicli (“Bestia”, “Egalitè”, “Turpitudine”) vorrei, perlomeno, non essere complice.

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Dopo una formazione orientata alla grafica, poi per dieci anni come fotografo, l’artista e attivista RAFFAELLO EROICO a.k.a. RAFFEROICO  comincia, a caso, la sua ricerca dentro e fuori il filone dell’arte contemporanea.

Le sue esperienze con le arti grafiche e con la fotografia lo conducono alla produzione di opere su tela.

Ispirato dall’era e dallo stile barocco, nutrito  dalle radici e dalla cultura partenopee egli  dedica, dal 2004,  il suo lavoro creativo alla realizzazione di dipinti che promuovono la collocazione dello sguardo oltre  i valori tradizionalmente intesi, ma anche oltre   quelli moderni, in uno sforzo di ricerca che rappresenta e rende visibile, attraverso la centralità e l’immediatezza delle icone,  quell’energia immessa nella loro produzione.

Queste icone costituiscono una armonizzazione tra le linee severe dell’approccio classico alla pittura e l’innovazione formale tipica del modernismo, il risultato ottenuto, come un germe, pone le basi per un ulteriore moto evolutivo, per una contaminazione la quale permette all’autore di stabilire canoni nuovi in relazione alla profondità con cui, classicismo e modernità, si fondono in un processo di eterea sintesi in un osmosi insieme sublime e liberatoria.

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Lettera aperta per galleristi, curatori, organizzatori.

L’autore rifiuta sovvenzioni e/o sponsorizzazioni che propagandino prodotti derivati dallo sfruttamento animale. L’autore non partecipa a manifestazioni, eventi, inaugurazioni o vernissages, anche in ambito di collettiva, ove siano previsti buffet gastronomici che non siano di origine totalmente vegetale (vegan).

L’autore non partecipa a collettive in cui siano presenti opere dichiaratamente speciste e/o in cui siano utilizzati animali non-umani.

// Nuked out in Fukushima

 

Straordinaria galleria di immagini scattate dal fotografo malese Keow Wee Loong il quale si è introdotto illegalmente nella zona rossa presso l’impianto di Dai-chii a Fukushima ( Japan ) testimoniando la miseria e la distruzione della contaminazione nucleare causata dall’incidente del 2011 more photos here

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thanks to RT for its brilliant coverage for this story