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Babilonia dentro e Babilonia fuori

da Cronache Babilonesi

L’ultimo Messia
Peter Wessel Zapffe


I.

Una notte di un tempo remotissimo, un uomo si svegliò e vide se stesso. Vide che era nudo nell’immensità, senza patria nel suo stesso corpo. Tutte le cose si dissolvevano nel suo pensiero: meraviglia dopo meraviglia, orrore dopo orrore, tutto si svelava alla sua mente.
Anche la donna si svegliò e disse che era tempo di uccidere. Ed egli prese il suo arco e la freccia, frutto del connubio di spirito e mano e uscì sotto le stelle.
Mentre le bestie arrivavano presso la pozza d’acqua dove era solito aspettarle, egli non sentì più il balzo della tigre nel suo sangue, ma un grande salmo di fratellanza nel dolore tra tutti i viventi.
Quel giorno non fece ritorno con la preda e quando lo ritrovarono, la luna seguente, era seduto, morto, presso la pozza d’acqua.

II.

 Cos’era successo? Una breccia nella profonda unità della vita, un paradosso biologico, un abominio, un’esagerazione di portata disastrosa. La vita aveva superato il suo obiettivo, staccandosi via dal resto.
Una specie troppo pesantemente armata di uno spirito possente, era divenuta una minaccia per la propria salvezza. La sua arma era una spada senza elsa, una lama a doppio taglio che scinde ogni cosa: colui che la brandisce deve afferrare la spada e rivolgere il suo taglio contro di sé.
 Nonostante i suoi nuovi occhi, l’uomo era ancora radicato nella materia, la sua anima imbastita di essa e subordinata alle sue cieche leggi. Eppure egli poteva vedere la materia come estranea, comparare se stesso a tutti i fenomeni e sentire i propri processi vitali.
Egli torna alla natura come un ospite non invitato, invano stendendo le mani per implorare una riconciliazione con la propria fattrice: la natura non risponde più. Essa ha realizzato un miracolo con l’uomo ma non lo riconosce più. Egli ha perso diritto di residenza nell’universo, ha mangiato il frutto dell’Albero della Conoscenza ed è stato espulso dal Paradiso. Egli ha potere sul mondo ma lo maledice, avendolo preso in cambio dell’armonia della propria anima, della propria innocenza, dell’intima pace nelle braccia della vita.
 Così l’uomo rimane con le sue visioni, tradito dall’universo, tra stupore e paura.Anche le bestie conoscono la paura, nelle tempeste, nelle zanne del leone.
Ma l’uomo conosce la paura della vita stessa, perfino del suo stesso essere. 
La vita è per la bestia potenza, calore e gioco e lotta e rabbia e piegare il capo sotto la legge del più forte. Nelle bestie la paura è limitata al presente, nell’uomo diventa paura del mondo e disperazione.
Non appena il bambino compare sul fiume della vita, il ruggito della cascata della morte sale alto nella valle, sempre più vicino, a strappargli ogni gioia.
L’uomo appartiene alla terra, la quale respira come un grande polmone. Ogni volta che espira, la vita sgorga da tutti i suoi pori e si slancia verso il sole. Quando inspira, invece, un lamento di dissoluzione passa tra le moltitudini, e i corpi cadono a terra come grandine. 
Non solo il proprio destino l’uomo vede: i cimiteri si spalancano sotto il suo sguardo, le lamentazioni dei dissolti millenni salgono verso di lui da quelle orribili forme decomposte, i sogni delle madri tornati polvere. 
La cortina del futuro si solleva per rivelare un incubo di ripetizioni infinite, l’insensata dissipazione di materiale organico. La sofferenza di miliardi di umani fa il suo ingresso dentro di lui attraverso la porta della compassione; da tutto ciò che vede, sorge una risata che si burla di ogni richiesta di giustizia, di ogni principio ordinatore. Vede se stesso uscire dal grembo della madre, tende la sua mano nell’aria ed essa ha cinque diramazioni. 
Da dove viene questo diabolico numero cinque e che cosa ha a che fare con la mia anima?
Egli non è più ovvio per se stesso. Tocca il proprio corpo con assoluto orrore: questo sei tu e fin qui puoi estenderti e non oltre. 
Porto del cibo con me che ieri era un animale che poteva ancora correre per conto suo. 
Lo mastico e diventa parte di me: allora, dove finisco io e dove inizio?
Tutte le cose sono incatenate insieme in cause ed effetti e tutto ciò che cerca di afferrare si dissolve prima che il pensiero lo comprenda. Presto comincia a scorgere le meccaniche anche nel suo ambiente, nel sorriso della sua amata. Alla fine, le caratteristiche di ogni cosa sono le sue. Niente esiste senza di lui, tutte linee convergono verso di lui, il mondo non è altro che uno spettrale eco della sua voce. Salta in piedi urlando a squarciagola, vorrebbe vomitare se stesso sulla terra insieme al suo impuro pasto; sente incombere la pazzia e vorrebbe darsi la morte prima di perderne la capacità. 
Ma mentre soppesa l’imminente morte, ne afferra anche la natura e le cosmiche implicazioni. La sua immaginazione creativa costruisce nuove spaventose prospettive dietro la cortina della morte e vede che anche lì non c’è salvezza.
Adesso può discernere i contorni dei propri termini biologico – cosmici: egli è il prigioniero senza speranza dell’universo, destinato a prospettive ignote
Da quel momento è in uno stato di panico senza fine. 

Questo stato di “panico cosmico” è centrale in ogni mente umana. In effetti una razza appare destinata a perire nella misura in cui ogni preservamento e continuazione della vita è giocata sull’energia spesa dall’individuo per sopportare o differire un qualche tipo di catastrofica alta tensione.
 La tragedia di una specie divenuta inadatta alla vita per il sovrasviluppo di una caratteristica non è limitata all’umanità. Si pensa, ad esempio, che certi grandi cervi di tempi paleontologici, si siano estinti a causa dell’acquisizione di corna sovrasviluppate.Le mutazioni sono cieche, funzionano, si fortificano senza alcuna utilità per l’ambiente.
Negli stati depressivi la mente può essere vista come corna ramificate che in tutto il loro fantastico splendore, piegano il loro portatore fino a terra. 

III.

Perché allora l’umanità non si è da gran tempo estinta in grandi epidemie di pazzia? Perché solo un irrisorio numero di individui perisce a causa della loro incapacità di resistere al peso della vita: cioè la consapevolezza dà loro più di quello che possono  sopportare?
La storia culturale, come pure l’osservazione di noi stessi e degli altri consente la seguente risposta: la maggior parte delle persone impara a salvarsi limitando il contenuto della coscienza. 
Se il cervo gigante, a più riprese, avesse spezzato i rami più esterni delle sue corna, avrebbe potuto resistere un po’ di più, sia pure nella febbre e nel dolore costante e nel tradimento della sua precisa peculiarità, poiché egli era stato chiamato dalla mano della natura a essere il portatore di corna tra gli animali selvaggi. Quello che avrebbe guadagnato in continuità avrebbe perso in significato, in grandezza di vita. In altre parole avrebbe avuto una continuità senza significato: non una marcia verso l’affermazione, ma una via attraverso le rovine da lui stesso create, in una corsa autodistruttiva contro il sacro volere del sangue. 
L’identità di scopo e mortalità è, per il cervo gigante come pure per l’uomo, il tragico paradosso della vita. 
In una devota Bejahungl’ultimo Cervus Giganticus, porta il segno del suo lignaggio fino alla fine. 
L’essere umano salva se stesso e va avanti. Realizza, per usare un’estensione di un termine noto, una semi consapevole repressione del proprio dannoso surplus di coscienza. Questo processo è virtualmente costante nelle nostre ore di veglia: è una richiesta di adattabilità sociale e di tutto ciò che si può definire un salutare e normale modo di vivere. 
La psichiatria si basa sull’assunto che salute e vitalità siano la più alta espressione in termini personali. Depressione “paura della vita”, rifiuto del nutrimento e così via, sono invariabilmente prese come segni di uno stato patologico e curati di conseguenza.
Spesso, tuttavia, questi fenomeni sono messaggi di un più profondo, immediato senso della vita, amaro frutto di una genialità di pensiero e sentimento alla radice di tendenze anti biologiche. Non è l’anima a essere malata, piuttosto è la sua protezione che cade, oppure viene rifiutata perché esperita (correttamente) come un tradimento del più alto potenziale dell’ego.
L’insieme degli umani è, sia dentro che fuori, immerso in meccanismi repressivi, sociali e individuali. Se ne trova traccia nelle più trite formule della vita di ogni giorno. Sebbene assumano una vasta e molteplice varietà di forme, è possibile identificare quattro maggiori tipi di meccanismo, ovviamente ricorrenti in ogni possibile combinazione: isolamento, ancoraggio, distrazione e sublimazione.

Per isolamento si intende la rimozione totalmente arbitraria dalla coscienza di ogni tipo di pensiero inquietante e distruttivo.

Un perfetto e quasi brutale esempio si può trovare tra certi tipi di medico che per auto-protezione vedono solo l’aspetto tecnico della loro professione. Un atteggiamento che può scadere fino al teppismo, un misto di energumeno e studente di medicina, nel quale ogni sensibilità per il lato tragico della vita è sradicata con mezzi violenti (tipo giocare a calcio on le teste dei cadaveri e così via). 

Nella vita di tutti i giorni l’isolamento si manifesta in un codice generale di reciproco silenzio: prima di tutto verso i bambini perché non abbiano a temere la vita appena cominciata, ma conservino le loro illusioni fino a quando potranno affrontarne la perdita. In cambio i bambini non devono seccare gli adulti con qualunque riferimento a sesso, cesso e morte.Tra adulti ci sono le regole del “tatto”, un meccanismo ampiamente spiegato quando un uomo che piange forte per strada viene fatto allontanare con l’aiuto della polizia.

Il meccanismo dell’ancoraggio serve fin dalla prima infanzia: i genitori, la casa, la strada, si confanno automaticamente al bambino, dandogli un senso di sicurezza.

Questa sfera di esperienza è la prima, e forse la più felice, protezione contro il cosmo che mai conosceremo nella vita, un fatto che spiega senza dubbio anche il tanto discusso “legame infantile”: che sia anche un aspetto sessuale è irrilevante qui.Quando il bambino scopre più tardi che questi punti fissi sono arbitrari ed effimeri come qualunque altro, ha una crisi di confusione e ansietà, per cui prontamente va in cerca di un altro ancoraggio: “in autunno inizierò la scuola media”.
Se la sostituzione in qualche modo fallisce, allora la crisi può prendere un corso fatale oppure subentra ciò che io chiamo uno spasmo da ancoraggio: ci si aggrappa ai valori morti, nascondendo il più possibile a sé e agli altri il fatto che ormai non funzionano più, che si è spiritualmente insolventi. Il risultato è una permanente insicurezza, un senso di inferiorità, inquietudine. Nella misura in cui questo stato ricade in determinate categorie, il soggetto viene sottoposto a trattamento psicoanalitico il cui scopo è completare la transizione a nuovi ancoraggi.

L’ancoraggio può essere caratterizzato da una fissazione di alcuni punti interiori, o dalla costruzione di mura intorno al liquido vortice della coscienza. Sebbene normalmente questi punti siano inconsci, possono anche essere consci (tipo “perseguire uno scopo”).
Gli ancoraggi pubblicamente utili incontrano le simpatie di tutti, chi sacrifica se stesso totalmente per il suo ancoraggio (la società, la causa) è idolatrato. 
Ogni cultura è un grande, compiuto sistema di ancoraggi, costruito su fondamentali certezze, le idee culturali di base. La persona media è fatta di certezze collettive, la personalità si costruisce da sola, il carattere finisce di edificarsi, più o meno radicato su certezze collettive ereditate (Dio, la Chiesa, lo Stato, la morale, il fato, la legge della vita, il popolo, il futuro). Più un certo elemento portante è vicino alle principali certezze, più è pericoloso toccarlo. Qui una protezione diretta è normalmente stabilita da codici penali e minacce di persecuzione (inquisizione, censura, tutto l’approccio conservatore della vita).

La capacità portante di ciascun segmento sociale dipende dal non essere ancora stato visto nella sua natura fittizia, o che sia riconosciuto come necessario in ogni modo: come, ad esempio, l’educazione religiosa nelle scuole che anche gli atei sostengono, poiché sanno di non avere altro modo per portare i bambini a inserirsi socialmente.
Quando la gente realizza la falsità e la ridondanza dei segmenti, comincia a lottare per rimpiazzarli con dei nuovi (“Verità a durata limitata”): da qui scaturisce la lotta culturale e spirituale che, insieme alla competizione economica, forma il dinamico contenuto della storia mondiale.
La brama di beni materiali (potere), non è tanto dovuta ai piaceri della ricchezza, poiché nessuno può sedersi su più di una sedia o mangiare più di quanto lo sazi. Piuttosto, il valore  della ricchezza consiste nelle maggiori opportunità di ancoraggio e distrazione offerte al possidente.Sia per gli ancoraggi collettivi, sia per quelli individuali, succede che quando un segmento si spezza, c’è una crisi che è tanto più grave quanto più il segmento è vicino alle certezze principali. Dentro i cerchi più interni, lontano dai bastioni esterni, queste crisi sono ricorrenze giornaliere e non dolorose (i “disappunti”). Si può anche giocare con i valori di ancoraggio (spiritosaggini, gerghi, alcool). Ma durante questi giochi può capitare accidentalmente di toccare il reale e la scena si trasforma istantaneamente da euforica a macabra. La minaccia dell’essere ci fissa negli occhi e in un mortale soffio percepiamo come tutti siamo sull’orlo della follia e l’inferno occhieggia sotto di noi. 

Le certezze realmente fondanti raramente sono rimpiazzate senza grandi spasmi sociali e a rischio di una completa dissoluzione (riforme, rivoluzioni). Durante questi momenti, gli individui sono sempre più abbandonati ai propri sistemi di ancoraggio e il numero dei fallimenti tende a crescere. Depressioni, eccessi e suicidi sono il risultato (come gli ufficiali tedeschi dopo la guerra, gli studenti cinesi dopo la rivoluzione).Un altro difetto del sistema è che una sovrastruttura logica è costruita sopra ogni certezza, cui si ammassano infiniti modi di sentire e di pensare. Ciò porta nella nostra vita innumerevoli contraddizioni.

Così la disperazione può entrare attraverso le spaccature. In questi casi una persona può essere ossessionata da una gioia distruttiva, spazzando via l’intero apparato artificiale della sua vita con una sorta di orrore estatico. L’orrore proviene dalla perdita di tutti i valori – rifugio, l’estasi dalla sua improvvisa spietata identificazione e armonia con il più profondo segreto della nostra natura, la biologica imperfezione, la perdurante disposizione alla rovina.Amiamo i nostri ancoraggi perché ci proteggono, ma allo stesso tempo li odiamo, perché limitano il nostro senso di libertà. Quando ci sentiamo abbastanza forti, prendiamo piacere nel seppellire un vecchio valore. Gli oggetti materiali qui assumono una rilevanza simbolica (L’approccio radicale alla vita). 

Un modo di protezione molto popolare è la distrazione. Si limita la propria attenzione verso gli aspetti critici dell’esistenza, essendo costantemente trascinati dalle impressioni.

Questo atteggiamento è tipico anche nell’infanzia: senza distrazioni il bambino è insofferente a se stesso. “Mamma e adesso cosa faccio?”. Una piccola ragazza inglese in visita a una zia norvegese, entrò nella sua stanza dicendo: “Che succede adesso?” La tata improvvisò con virtuosismo: “Guarda, un cagnolino! Guarda, stanno dipingendo il palazzo!
Il fenomeno è così familiare da non richiedere altra dimostrazione.
La distrazione è, per esempio, la tattica di vita dell’alta società. Può essere paragonata a un aeroplano, fatto di metallo pesante, ma incorporante un principio che consente di sollevarsi da terra quando è applicato: deve essere sempre in movimento, poiché l’aria sostiene solo se si va veloci. Il pilota può anche essere assonnato e pigro per abitudine, ma la crisi diventa acuta nel momento in cui il motore perde colpi.
La tattica è spesso pienamente consapevole. La disperazione può scavare proprio sotto traccia e irrompere zampillando in un improvviso singhiozzare. Quando tutte le possibilità di distrazione sono state usate, la malinconia si insedia, spaziando da una lieve indifferenza a una fatale depressione. Le donne, in genere meno soggette agli eccessi della cognizione e quindi più sicure della loro vita che gli uomini, usano preferibilmente la distrazione. Gran parte del male di essere prigionieri sta nell’avere accesso negato alle maggiori possibilità di distrazione. Man mano che i modi per affrancarsi vengono meno, il prigioniero tenderà a trovarsi faccia a faccia con la disperazione. Solo l’istinto di conservazione lo trattiene dall’esito finale. Egli sperimenta la sua anima isolata dall’universo e non ha altro sentimento che la totale insopportabilità di quella condizione.

Puri esempi di panico vitale sono presumibilmente rari, poiché i meccanismi protettivi sono automatici, affinati e costanti. Ma la morte è ovunque intorno, la vita è scarsamente sostenibile e a prezzo di grandi sforzi. La morte appare sempre una via di fuga, se si ignora la possibilità di un aldilà. Poiché il modo in cui si percepisce la morte dipende parzialmente da sentimenti e prospettive personali, potrebbe essere una soluzione accettabile. Se in statu mortis si potesse recitare (un poema, un gesto, “morire a testa alta”), come ancoraggio finale o distrazione finale (la morte di Aase, nel Peer Gynt), allora tale fato non sarebbe dei peggiori.Quando un essere umano si toglie la vita in seguito a depressione, questa è una morte naturale per cause spirituali. La barbarie moderna di “salvare” il suicida è basata su un malinteso sulla natura dell’esistenza, tale da far rizzare i capelli. 

La persona “civile” richiede connessioni, linee, una progressione nei cambiamenti. Niente soddisfa alla lunga, bisogna sempre avanzare, acquisendo conoscenza, intraprendendo una carriera. Il fenomeno è conosciuto come “anelare” o “tendenza trascendentale”. Quando lo scopo è raggiunto il desiderio va avanti. Quindi l’oggetto del desiderio non è lo scopo, ma il semplice ottenimento di esso: è il gradiente, non l’altezza assoluta, nella curva rappresentante una vita. La promozione da soldato semplice a caporale può dare un’esperienza più gratificante che quella tra colonnello a generale. Qualsiasi pretesa di “ottimismo progressivo” è confutata da questa legge psicologica.L’umano anelare non è soltanto da “lottare verso”, ma anche un “fuggire da”: nessuno finora ha avuto ben chiaro che cosa si anela, ma tutti hanno sempre in mente ciò da cui si fugge, cioè questa valle di lacrime, la nostra insopportabile condizione. Se la consapevolezza di questa condizione è il più profondo strato dell’anima, allora è comprensibile che l’anelito religioso sia esperito come fondamentale. 

Il quarto rimedio contro il panico, la Sublimazione, è questione di trasformazione piuttosto che repressione.

Attraverso doti artistiche o stilistiche il dolore di vivere può essere a volte convertito in una esperienza di valore. Gli impulsi positivi trasformano il male secondo i propri fini, rivelandone i suoi pittoreschi, drammatici, eroici, lirici o anche comici aspetti.Senza il controllo della mente, questo rimedio è improbabile. (Lo scalatore non si gode la veduta dell’abisso mentre lotta contro le vertigini. Solo quando questo sentimento è più o meno superato, godrà della scalata – ancoraggio). Per scrivere una tragedia bisogna essersi per un certo verso, liberati (aver tradito) il profondo senso di tragedia e guardarlo da un esterno ed estetico, punto di vista. Qui c’è, a proposito, un’opportunità per i più selvaggi rondò attraverso sempre più alti livelli, fino al più imbarazzante circulus vitiosus. Qui si può dare la caccia al proprio ego attraverso innumerevoli modi di essere, godendosi la capacità dei vari livelli di coscienza di dissiparsi uno con l’altro.

Il presente saggio è un tipico tentativo di sublimazione. L’autore non soffre, sta riempiendo pagine per poter essere pubblicato su un giornale.

IV.

È possibile per le nature “primitive” rinunciare a questi intralci e capriole e vivere in armonia con se stessi nella serena benedizione di lavoro e amore?

Nella misura in cui essi possano essere considerati umani, io penso che la risposta debba essere no. L’affermazione più precisa che si possa fare su questi cosiddetti popoli “naturali”, è che essi sono in qualche modo più vicini al meraviglioso ideale biologico di noi gente “innaturale”. La nostra specie ha potuto superare ogni tempesta, proprio attraverso quelle parti della nostra natura che derivano dalla distribuzione dell’energia tra il corpo e l’anima e che per converso ci creano problemi. Le nostre sofferenze sono dovute a limitazioni sensoriali, fragilità corporea, come pure al bisogno di lottare per avere vita e amore. Poiché una sempre maggiore parte delle nostre facoltà cognitive non sono più impiegate nella lotta quotidiana per la sopravvivenza, sopraggiunge una crescente disoccupazione spirituale. Il valore di un avanzamento del progresso deve essere giudicato da quanto tiene occupato lo spirito dell’uomo, nel senso di una comunione con la natura.
Forse solo i primi utensili per tagliare possono essere considerati un esempio di invenzione positiva. Le altre invenzioni tecniche arricchiscono solo la vita dell’inventore stesso: rappresentano un volgare e spietato furto della comune riserva di esperienza dell’umanità. Andrebbe punito il loro pubblico uso con le più aspre pene.
L’assenza di una attività spirituale basata sulla natura biologica, viene manifestata, per esempio, da un pervasivo ricorso alla distrazione (spettacoli, sport, radio, “il ritmo dei tempi”). Non sono così vantaggiosi, oggi, gli ancoraggi: tutti i sistemi collettivi di ancoraggio ereditati dal passato non resistono alle critiche serrate e ansietà, disgusto, confusione e disperazione filtrano attraverso le loro spaccature. Il comunismo e la psicanalisi, cercano entrambi con mezzi nuovi di tentare la vecchia fuga, applicando rispettivamente, la violenza e l’astuzia per creare umani biologicamente adatti, intrappolando il loro critico surplus di cognizione. L’idea, in entrambi i casi, è stranamente logica. Ma non può portare a una soluzione finale. Sebbene un deliberato abbassamento a un più confortevole livello possa certamente salvare la specie nel breve termine, essa per sua natura non sarà in grado di trovare pace in tale rassegnazione e, in verità, non potrà mai trovare pace affatto.Se portiamo queste considerazioni alle sue estreme conseguenze, allora non c’è dubbio sulla conclusione. Finché l’umanità procederà nella fatale illusione di essere biologicamente destinata al trionfo, nulla di essenziale cambierà. Man mano che la popolazione aumenta e l’atmosfera spirituale si ispessisce, le tecniche di protezione assumono un crescente carattere brutale. 

E gli umani persisteranno in sogni di salvezza e affermazione con sempre nuovi messia. Eppure quando tutti i salvatori saranno stati inchiodati alle loro croci e lapidati nelle piazze, l’ultimo messia apparirà.

Sarà l’uomo che, primo tra tutti, ha osato mettere la sua anima a nudo e sottomettersi al più estremo dei pensieri del nostro lignaggio, l’idea stessa della fine. Un uomo che ha percepito la vita e le sue radici cosmiche e il cui dolore è il dolore della Terra intera. Con quali e quante furiose grida le torme di tutte le nazioni invocheranno che possa morire mille volte, quando come un panno, la sua voce avvolgerà il globo e il suo strano messaggio risuonerà per la prima e ultima volta:“La vita dei mondi è un fiume ruggente: ma la Terra è un pozzo di acqua stagnante. 

Il segno della colpa è scritto sulle nostre fronti. Per quanto ancora lotterete contro voi stessi? C’è solo una conquista e una corona, una redenzione e una soluzione:

Conosci te stesso, sii infertile e lascia che la terra sia silente dopo te.

L’intero libro in lingua inglese e’ scaricabile in .PDF QUI

Peter Wessel Zapffe, 1933

Cronache Babilonesi

 

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DJ Selecta & Eternity Magazine ( UK )

At Last! After many years of searching I managed to get hold of this little gem of a mix.

This is from when Technoterra lived in the U.K. as an economic/hedonistic expat – having it large with pirate radio CHILLIN’FM 102.9 in London in the free early party scene as well as playing at many ordinary large and small venues mainly in the East side of town.

THANKS to OlD sKoOl RaVeRs UnItE! for uploading this!

This release came out as Volume 8, in a series of Limited Edition cassette DJ mixes along with ETERNITY Magazine – I believe – in 1995.

Great Acid Old Skool Techno.

Put simply : I am elated.

Courtesy of Mixcloud

Il potere del Gioco, il Gioco del Potere

“… il potere non si prende, si sorprende …” diceva un saggio qualche tempo fa e Huizinga definiva il gioco come un atto non imposto che stravolge le regole della vita “vera “, della vita ” ordinaria “, dal quale si trae soddisfazione, piacere, gioia sebbene esso sia peculiarmente un atto disinteressato.

Nel mondo imperfetto esso crea una perfezione temporanea e limitata che forse in rapporto a quello si pone come una ” illusione ” ( Ludere = Illudere ) ma una illusione che permette di assaporare momenti di realizzazione e di appagamento talvolta del tutto assorbenti ( ci si dimentica di stare giocando ) e che prefigura un mondo ludico in cui ciascuno operi secondo regole liberamente scelte.

La retorica legata al lavoro, la demagogia che ne accompagna l’esaltazione spesso autolesionistica, viene a subire dall’esplosione giocosa il più’ duro degli attacchi, per cui il ” mondo migliore “, nell’immaginario di ognuno, finisce col fondarsi immancabilmente su un momento ludico piuttosto che sul lavoro ” soddisfacente “.

Il gioco crea legami duraturi anche dopo che il gioco è finito: legami solidali, affettivi sentimenti di coesistenzialità che si oppongono alla solitudine, all’isolamento, all’incomunicabilità voluta dal dominio a difesa della propria stabilità.

Il gioco è partecipazione, è sperimentazione del mondo esterno, comunicazione non esclusivamente verbale, conoscenza diretta del proprio ( ed altrui ) corpo e della propria ( e altrui ) mente.

Ma il gioco è questo ed anche il contrario di tutto questo. Quando è il Potere che ” tiene banco ” il gioco assume aspetti opposti; da strumento di partecipazione, di protagonismo, esso diventa strumento di controllo e di recupero, da momento creativo e trasgressivo esso diventa cupa reiterazione, labirinto dell’alienazione e della solitudine metropolitana, l’uso dello Sport, dello spettacolo sportivo, l’utilizzo delle varie lotterie a premi assegna al gioco gestito dal Dominio il ruolo di deterrente della conflittualità, una sorta di antico ” oppio dei popoli ” da allineare accanto alla gestione gerarchica della religione ( tra gioco e rito sacro esiste una correlazione evidente ).

L’eccessiva ideologizzazionepotrebbe però indurci a credere che solo in mano al ” potere costituito “, alle istituzioni, il gioco diventi beffardo strumento di subordinazione e controllo, ma probabilmente non è così.

Il gioco può essere soltanto unilaterale anche a livello di rapporti individuali. I termini ” gabbare “, prendersi gioco di, burlarsi, ecc. individuano un’attività ludica unilaterale tutt’altro che immediatamente liberatoria, cooperativa, solidaristica.

Il gatto con il topo gioca, il topo con il gatto certamente no.

Per il gatto, per il suo comportamento, valgono i criteri individuati per definire il gioco ( atto libero, non imposto, che dà soddisfazione, senso di realizzazione ecc. ), ed è lui che decide quando e fino a quando giocare, come giocare e così via. Il topo non decide nulla e certo non si diverte, come non si divertono affatto le vittime di scherzi atroci, gli inermi e i perseguitati che subiscono il sadismo di chi è in una posizione di forza e la utilizza in questo senso. La sopraffazione può quindi allignare anche nel gioco e divenire attraverso di esso ancora più perversa.

L’universo del gioco è davvero variegato: da momento per apprendere e conoscere sé stessi ed il mondo esterno, da momento di comunicazione e sperimentazione delle relazioni solidali, da momento di liberazione da regole e norme imposte dall’alto, a momento di persecuzione ed oppressione il gioco avvolge ed accompagna l’esperienza dei viventi dai suoi aspetti solari fino a quelli più oscuri e detestabili.

Uno degli Eccessivi

Credits: Libreria Anomalia Roma ( Atti seminario sulla Trasgressione ) 1989/2019

Questo Mondo in cui Viviamo

La Fábrica, Sant Just Desvern, Spagna,
Rovine e Rinascita

Noi che viviamo in un mondo in cui gli specialisti del recupero e della domesticazione tendono a mistificare ogni forma di opposizione con l’aqua santa del consenso.

Noi che viviamo in questo mondo uniforme in cui la vita assume sembianze di morte, che viviamo in un mondo in cui la costrizione, il sacrificio, il salariato sono forme abituali di non-vissuto quotidiano, in cui la merce dialoga con altra merce con la nostra voce, attraverso i nostri corpi, per mezzo delle nostre bocche, un mondo in cui la fabbrica sociale – ogni momento della nostra sopravvivenza – é padrona incontrastata dei nostri gesti, delle nostre sembianze.

In cui la parcellizzazione dei sentimenti e delle passioni è la somma dei nostri comportamenti abituali. In questo mondo in cui ” dai tempi di Marx le cose sono cambiate molto poco, le idee dominanti sono sempre le idee delle elite dominanti, il che non fa meraviglia, dato che la classe che domina oggi è la medesima “.

In questa notte oscura i cuori narcotizzati dalla morfina dell’addomesticamento smettono di pulsare alla ricerca della realizzazione dei desideri, in questa notte in cui lingue cucite dai lacci del risentimento e dalla frustrazione smettono di urlare la propria lucida rabbia, in questa notte di piombo in cui i corpi assassinati dalla sopravvivenza e dall’astinenza di emozioni interrompono la ricerca di stimoli e tensioni che soli possono portare al superamento delle stato di cose presenti, allo sviluppo del movimento per la propria emancipazione.

Spezzare e disvelare gli artifici e gli inganni dello spettacolo sociale sotto tutti i suoi aspetti. Mostrare i denti a chi parla di comunità terapeutiche, a chi blatera di ” realizzazione nel lavoro “, di tavole rotonde, di telefoni amici, di elogio della follia ( cullato nella sua sanità mentale … ), di istituzioni democratiche e altre coglionerie …

In questo oscuro universo, ricercare i fili rossi che collegano gli avvenimenti del passato ai nostri tempi. Criticamente studiare e analizzare movimenti e comportamenti collettivi e individuali che, timidamente, ambiguamente, radicalmente, si sono opposti, e si oppongono all’ideologia dominante.

La trasgressione dell’ordine sociale, del vissuto, dei rapporti umani … in contrasto ragionato ai pontificati dei soliti manipoli di esperti, animati dalla nostra soggettività, attenti a cogliere i segni manifesti del rovesciamento di prospettiva o a denunciare l’opera del recupero, senza concedersi pause né concederne a nessuno.

Uno degli Eccessivi, Roma ( 1989/2019 )

Credits: Libreria Anomalia, atti Seminario sulla Trasgressione.

Il Delirio Dei Sani

…il vecchio senzatetto è di nuovo in strada, grida e inveisce ai passanti ad un incrocio in una grande città …

……Come godo degli sguardi di derisione impressi sui vostri volti, calmi, contenuti passanti!

“ ma te guarda questo come è ridotto…fa davvero ribrezzo…con quegli orribili capelli lunghi e tutti intrigati, quella barba incolta…che razza di relitto di persona!”

“ ma che pellaccia tutta raggrinzita, tutto piegato in avanti … e quelle braccia scheletriche! … ma poi senti come urla e come lancia veleno, si capisce che quel diavolo non ha proprio niente da perdere!”

L’amareggiato senzatetto, il barbone, il vagabondo, lo sbandato… continua la sua arringa sguaiata rivolta alle persone normali, a tutte quelle persone ragionevoli e giuste che stanno dentro una delle diverse categorie accettate nella società….

E’ chiaro che siete incazzati con me… dovrebbero darmi qualcosa per sedarmi, per zittirmi, dovrebbero contenermi in una camicia di forza, ricoverarmi, togliermi dalla vostra vista! Ma prima che questo accada … lasciatemi dire due cose!

Sapete come vengo realmente ripagato dal vostro disprezzo e dalle vostre smorfie di disgusto? O voi, persone sane, ma lo sapete cosa significa essere sani? Godere di una buona salute mentale significa trovare un posto nella società. I manuali della psichiatri la definiscono una abilità funzionale, quella di trovare un posto nella società. Chi non riesce in questa cosa viene definito malato, insano è colui che non riesce in questo atto performativo, in questa obbligazione. Uno deve desiderare di prendere parte socialmente ed economicamente nella vita che si trova strutturata intorno a lui oppure accettare la propria diagnosi psichiatrica. Considerarsi un paziente.

Quindi … le mie congratulazioni a tutti voi normati efficienti, adattati passanti, voi tutti riuscite degnamente ad aderire alle convenzioni sociali, siete individui rispettati e in buona salute proprio per questo!

Ma vi siete mai chiesti in che cosa esattamente vi riconoscete? In cosa esattamente partecipate attraverso i vostri sforzi e contributi? Quali sono gli esiti globali riconosciuti di una simile impresa umana? Il vostro funzionamento all’interno di questo paradigma che tipo di risultati produce? Chissà se rimarreste sorpresi dall’ironia dell’intera cosa!

Voi fate riferimento ad un apparato che di più alieno dal resto dell’universo noto non si può immaginare! Fate riferimento a dei valori apparentemente alti, supremi, così alti e supremi lo sono perché ve li ha trasmessi una entità divina, voi dite, gli esseri umani emergono dal mondo vivente e dominano la natura, gli altri animali… scrutano la vastità degli spazi e del tempo, creano e sostengono una cultura  e una tecnologia le quali si pongono in totale antitesi alla natura stessa.

Una mostruosità di proporzioni titaniche!

Mentre giocate secondo le regole, mentre siete dei buoni attori nello svolgimento del ruolo che vi è stato assegnato in quanto lavoratori, padri, madri, amici, nemici, prepotenti o buffoni vi sommergete nella melma, nella melma di questa mostruosità titanica! Ne siete divenuti parte. Ma non cercate di far finta che la vostra felicità sia senza macchia, innocente … non siete che degli ingranaggi.

Vi rilassate nella gioiosa realizzazione di avere successo nell’atto quotidiano di stare dentro le cose, di essere normali, di incastrare bene con tutto il resto, questo successo è ricavato dall’orrore e dall’agonia che qualsiasi tipo di creatura mostruosa sia mai stata capace di infliggere. La qualità del vostro tenore di vita e’ la conseguenza dell’olocausto imposto a tutte le  altre specie viventi, non avete il minimo dubbio che la schiavitù e la tortura dispensata loro, che lo sterminio sistematico di chi non può opporsi alla vostra civiltà aggiunga un valore negativo al vostro benessere.

La prosperità delle classi medie dipende dalla schiavitù di altre schiere umane che languiscono in povertà e nel degrado, i vostri governi democratici e progressisti sostengono le peggiori dittature in altre parti del mondo, e questo andrà avanti fino al giorno in cui anche voi diverrete spendibili, obsoleti, sostituiti dalle macchine e dispensati a vostra volta di quella stessa schiavitù, di quella tortura, di quella sofferenza che adesso appaiono così distanti e impossibili

Questo modello antropocentrico sta davvero funzionando bene, il padrone assoluto e custode di tanta evoluzione selvaggia si compiace della vostra aderenza ai suoi dettami, minacciare con l’estinzione tutto ciò che non rientra nel suo disegno divino è l’unica via da percorrere, non è così?

Siete dalla parte giusta! Dalla parte di un bamboccio dalle pupille dilatate con in mano due enormi pistole e che gioca ad essere Dio, e voi vi sottomettete e sottoscrivete alle regole di questo gioco mentre lui fa finta di sapere cosa sta veramente combinando!

Siete così bravi nelle vostre attività performative, nello svolgimento delle vostre funzioni che quasi non vi si riconosce più come degli individui, state dentro così bene dentro questo abominio dove ogni singolo atto, ogni convenzione, ogni regola contribuisce in modo determinante al nutrimento di tale barbarico progetto.

Ma chissà, forse alcuni di voi ne parlano, forse giran delle voci….ma a gridare a gran voce dell’assurdità di questo progetto si rischia di venire etichettati come pazzi e rinchiusi.

Il mio, cari passanti, è un titolo curioso, il matto.

Per quale motivo ho addosso una tale etichetta? Perché mi tiro indietro e non partecipo alla mostruosa messa in scena? Perché non mi associo o non mi identifico con singoli despoti o con particolari gruppi di potere, perché mi pongo come testimone della vostra grottesca farsa …  pago il prezzo di venire discriminato. Ma che razza d’uomo sono quando non riesco a mantenermi un lavoro, quando non riesco a comprarmi una casa o di metter su famiglia?

Pazzo, anormale o soltanto alienato?

Io: Un inabile subumano che non investe nella narrativa dominante ma che se ne rimane in disparte a guardare. Siete dei grandissimi ipocriti e dei buffoni, orgogliosi uomini e donne che non hanno la minima idea dove stanno andando, titani della biosfera! Più vi legate agli schemi della società civile più vi sottrarrete al disegno della Natura, e non crediate che la brutalità umana possa in qualsiasi misura eguagliare quella della Natura! Un orgia di distruzione, in un derby votato a stabilire chi o cosa sia più perversamente dotato ad affermarsi quale vincitore di tale vanitoso titolo.

Voi gente sana e orgogliosa, fermatevi a ponderare anche solo per un momento, quella che viene definita Salute Mentale, non è che conformità, una sottoscrizione a partecipare in un progetto così folle senza senso che si imporrebbe all’attenzione su qualsiasi altro progetto mai concepito in un manicomio!

Ma… gente sana! Permettetemi un esortazione…. non rimanete a ponderare troppo a lungo su questo scenario, su questo orrore, potreste cominciare a perdere i colpi, potreste divenire inefficienti, potreste perdere la vostra sanità mentale e andare ad ingrossare le file di quelli come me, dei perdenti, dei prostrati…meglio rimanere dalla parte di Homo Sapiens e di mirare alto mentre l’intero pianeta viene saccheggiato e impoverito in funzione del suo supremo interesse.

Non smettete di ripetere il mantra che vi hanno insegnato, insegnatelo anzi ai vostri figli.

Come godo e quanto fruttuoso tesoro ne traggo degli insulti, del disprezzo e della pietà maligna che ispiro in voi sani passanti!

Mi dimostrate ogni volta che non sono uno di voi, che non ho un ruolo nella società dei giusti e dei sani, negli schemi e nelle prescrizioni che la rendono così atroce e temibile, così moderna.

Approfondimenti :

Antipsichiatria

La Malattia Mentale Non Esiste

Grazie a https://rantswithintheundeadgod.blogspot.comper l’ispirazione e parte dei contenuti di questo blog

La Digisessualità a Venire

Molti osservatori scientifici stanno maturando il convincimento che, in un mondo caratterizzato dalle nuove applicazioni digitali e dalla robotica, dall’Intelligenza Artificiale e dalle dottrine del Transumanismo applicato, presto assisteremo all’invasione dell’innovazione costituita da tali nuove tecnologie anche nell’ambito delle relazioni sessuali.

Al momento, robot i quali, per design, siano in grado, per via delle loro specifiche, di soddisfare appieno il desiderio sessuale dei potenziali fruitori sono ritenuti “primitivi”, questo non significa che, a breve, queste macchine non saranno capaci di offrire esperienze significative in tal senso; a sostenere tale ipotesi tra gli altri è l’autore di un report apparso sul  Journal of Sexual and Relationship Therapy. 

Tali macchine saranno capaci presto ad esibire oltre ad una estetica convincente, a parlare e ad agire in modo reale, esattamente come farebbero persone in carne ed ossa, “persone” capaci di soddisfare ogni tipo di desiderio di natura sensoriale.

I due ricercatori responsabili del report, professori all’Università di Manitoba in Canada sono dell’opinione che bisogna prepararsi a questo scenario così da poterlo gestire al meglio una volta che tale fenomeno si presenterà imponendo tutte le implicazioni del caso alle persone coinvolte.

I due ricercatori sostengono in una intervista che, una una volta disponibili “ questi robot andranno a costituire occasione per incontri di natura sessuale diversa da quella comunemente ricercata e apprezzata, ma non di meno le persone umane che stringeranno rapporti con questi dispositivi riusciranno a stabilirvi connessioni intense”.

“Questa particolare tipologia di robots – continuano i due ricercatori – verranno assemblati esattamente utilizzando materiali adatti allo scopo per il quale sono destinati, a livelli di software, essi saranno disponibili ad offrire prestazioni che la persona umana non è in grado di fare o non è disponibile a fare” questo sarebbe uno dei motivi per cui si si aspetta una loro affermazione immediata come partner primario tra coloro che ne considereranno la fruizione.

Sembra che tra i commentatori scientifici ci sia un riscontro positivo all’avvento di questi sex-robots in forza del loro utilizzo finalizzato a “salvare” potenzialmente tutte quelle relazioni umane sentimentali in crisi, oppure a rappresentare possibilità di incontro erotico a tutti coloro i quali non riescono attraverso i normali canali sociali e interattivi a causa di esperienze sessuali traumatiche sofferte in passato ad esempio.

Gli sviluppatori che lavorano attivamente nel progetto stanno pensando all’introduzione dei sex-robot nelle case di cura e nelle residenze assiste dove albergano persone incapacitate da malattie, handicap, eta’ avanzata e quanto altro che altrimenti non potrebbero esprimere la propria sessualità, tutto questo nella consapevolezza che stringere un rapporto di questo tipo con una macchina, seppur pienamente capace di esaudire qualsiasi desiderio, non restituirebbe alcunché in termini di autentico impegno emotivo, persone reali si troverebbero ad “amare” un artefatto, ma non siamo forse già arrivati a questo con il dominio degli smart phone, i quali si stanno sostituendo quasi a tutto in termini di interscambio col mondo?

Grazie RT per parte del materiale proposto in questo Blog

Approfondimenti qui

Analogicamente: indietro nel futuro con la Compact Cassette.

Cosa può motivarci, nell’era digitale come la stiamo vivendo, immersi a tempo pieno in una sempre più ubiqua, intrusiva e occhiuta cultura della tecnologia informatica, a riconsiderare un ritorno a sistemi di fruizione musicale di tipo analogico?

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Qualche decennio addietro fa la risposta a questa domanda sarebbe stata ovvia : la portabilità del media, la musicassetta, il nastro, così sicuramente alloggiato nel comodo involucro plastico, quasi indistruttibile, la cassetta ci consentiva di registrare le nostre tracce preferite e di godersele ovunque ci trovassimo, fuori casa, senza organizzare in modo assolutamente complicato lo spostamento di apparecchiature delicate e costose, i nostri giradischi in vinile, i quali erano stati progettati e costruiti per un utilizzo casalingo, in situazioni di staticità appunto, o comunque in un ambiente sicuro e  arrangiato come poteva essere uno studio, un club o una stazione radio.

Inoltre, la possibilità che questo media ci offriva per duplicare e scambiare musica con amici e conoscenti o per promuovere i nostri diversi talenti, eri musicista? Suonavi nella band? Volevi affermarti come DJ e farti conoscere dalle persone giuste? La cassetta promo nel primo caso, quella missata nel secondo, erano le naturali conclusioni.

Sul finire degli anni sessanta, con il lancio sul mercato da parte di Philips delle prime “compact cassette” i potenziali destinatari del prodotto furano principalmente  i manager e i dirigenti dei vari dipartimenti commerciali, ùgli esecutivi delle aziende che necessitavano la circolazione interna di lettere e memoranda, troppo pigri per scriverle a mano,  costoro si affidavano a rendizioni audio dei contenuti si intendeva trasmettere registrandoli su cassetta, sarebbe stato compito dei loro assistenti ascoltare quei nastri  e redarre a macchina i rispettivi testi.

In questo modo  le cassette divennero molto popolari e ci fu’ un vero e proprio boom di vendite in virtù dei numerosi consumatori di musica i quali garantirono coi loro acquisti al contempo,  un rinnovato slancio e un ritorno economico da investire nel lavoro di ricerca volto al perfezionamento della qualità di questo nuovo prodotto.

TDK

Purtroppo pero’ questo formato era connotato da alcuni problemi principalmente relativi a deficienze di natura tecnica nella qualità delle riproduzioni, nella laboriosa ricerca di particolari tracce sul nastro una volta registrato, sulla possibilità che i meccanismi dell’apparecchio riproduttore rovinassero il nastro ( a dire il vero questo accadeva quasi mai, forse, con maggiore incidenza, negli apparecchi istallati nelle auto ).

Inoltre, per un ottimale funzionamento delle piastre a cassetta queste ultime richiedono una periodica opera di manutenzione, re-allineamento delle testine, pulizia di alcune altre parti meccaniche ecc.

Dei quattro tipi di nastro  commercializzati negli anni, i quali si distinguono per le caratteristiche e per le quantità di componenti minerali  utilizzati nelle costruzione degli strati, quello base al Ferro ( tipo 1 ) diciamo, il modello base, quello per intenderci utilizzato per la duplicazione in serie di titoli originali, degli album che dagli anni settanta in poi venivano realizzati dalle case discografiche e che costavano la meta’ degli stessi titoli in vinile; quello di tipo 2 al Cromo, quello di tipo 3, un mix tra Cromo e Ferro, queste cassette sono oggi rarissime in quanto ne fu presto interrotta la produzione a causa di problematiche dovute ai diversi tipi di “Bias” che le due componenti  base ( Ferro-Cromo) richiedevano per offrire una riproduzione sonica decente;  infine quello al Metallo, tipologia 4, la migliore musicassetta in tutti sensi, anche se inadeguata nella riproduzione di frequenze basse in misura soddisfacente senza  l’ausilio di una equalizzazione riparatrice, la cassetta Metal era e rimane la più costosa.

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Come negli anni ottanta la diffusione enorme delle cassette vergini costituì un rischio in rispetto alla commercializzazione in grande numero di dischi in vinile, consentendone la duplicazione e la distribuzione privata senza limiti, così l’apparizione s larga scala dei primi CD scrivibili all’inizio degli anni novanta spodesto’ il nastro da quella posizione privilegiata che aveva occupato in termini di popolarità almeno per una quindicina di anni.

E’ proprio in quel periodo di tempo, tra il 1988 e il 1995 che le migliori piastre di registrazione furono progettate, costruite e immesse sul mercato da Teac, Sony, Nakamichi, Aiwa, Technics, Pioneer ed altri grandi marchi di sistemi HI-FI, quello fu il periodo d’oro della musicassetta.

Utilizzando nastri di qualità ed un impianto di riproduzione altrettanto valido si ottenevano dei risultati esaltanti e tremendamente apprezzabili ANCHE su nastro.

reelNon scordiamo che la rendizione musicale della stragrande maggioranza dei vinili in circolazione,  avviene per stampa attraverso l’ausilio, appunto, di questo formato: il nastro magnetico, la cosiddetta “pizza” o Reel to Reel, rotoloni di nastro avvolti su enormi bobine che uscivano dagli studi di registrazione contenenti i masters e che costituivano la matrice, appunto, per la duplicazione su tutti gli altri supporti.

Con l’avvento del Compact Disc, ci fu uno spostamento epocale nella modalità di fruizione e consumo della musica, in molti smisero di sostenere il vinile, il pubblico attraverso la drastica riduzione degli acquisti di album in vinile, le etichette discografiche attraverso la commercializzazione dei loro album e produzioni musicali affidandosi ai CD come supporto primario nella distribuzione.

L’avvento del CD determinò in larga misura anche l’abbandono delle delle musicassette, considerate oramai obsolete, superate dai tempi, e troppo complicate da manipolare.

La suddetta catena  continua ancora oggi con l’avvento di formati digitali che di fatto de-materializzano il media fisico e  spingono ai margini del mercato il CD, l’ultimo tra i più popolari supporti dalle caratteristiche fisiche definite a fare le spese dell’avanzamento tecnologico, ma questa e’ un’altra storia.

Tornando alla domanda iniziale:

per quale motivo dovremmo ( come in tanti stiamo facendo ) tornare ad utilizzare, nel 2018, un formato fisico, cospicuo, analogico, meccanico tale è la Musicassetta?

Inoltre a quali fattori e’ dovuta la sua apparente rinascita?

Il  risorgimento della cassetta che stiamo osservando da qualche anno accade sulla scia della rivalutazione globale del formato analogico, dal 2010 in aumento  le vendite e la popolarità del vinile , si e’ ricominciato ad utilizzarlo nella produzione di ristampe di titoli classici e il mercato dell’usato si mantiene in continua espansione, grazie anche a siti dedicati come Discogs.

Coloro i quali prediligevano il disco in vinile negli anni settanta e ottanta adesso sono “diventati grandi” , persone adulte con un lavoro e con un reddito che consente loro di spendere più soldi riappropriandosi di uno strumento che, anni prima, garantì  accesso nella fruizione della loro musica preferita, adesso quegli adulti hanno tempo libero per ascoltare il vinile a casa, escono meno la sera, la musica e la passione per collezionarla li sottrae in qualche modo dalla noia mortale di una vita mediata da dinamiche parentali e socio-economiche tipiche .

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Un altro fattore significativo è il  senso di alienazione che ci trasmette tutto ciò che e’ digitale e dematerializzato, un senso di impersonalità pervasiva, un grado di sofferenza dettato dalla società dei consumi illogici e irragionevoli risultante dal sistema capitalista avanzato che, con l’avvento delle nuove tecnologie digitali e della velocità nella trasmissione e trasferimento dei dati ha imposto su tutti noi, un dominio totale che riverbera anche sulla qualità delle dinamiche interpersonali che ci coinvolgono e che ci attivano quotidianamente, distruggendo quella rete di persone e di connessioni reali ( non virtuali ) che un tempo sostenevano e nutrivano  i rapporti più generali e l’interazione col mondo ora reso freddo, asettico, calcolato, pura matematica, digitale appunto.

Come in tanti altri casi, l’impressione è che  “una volta” si viveva meglio, c’erano meno bisogni indotti da imperativi di natura mercantile e la ricerca spasmodica di appagamento immediato non ci costringeva ad uno stato di frustrante, permanente insoddisfazione .

L’era digitale ha comportato nelle nostre vite anche una rimodulazione forzosa del nostro rapporto con la scansione temporale, coi tempi che servono per fare questo e quello, con la durata dei processi, sembra che la facoltà di poter avere sempre tutto e nel minor tempo possibile sia diventato un imperativo escludente.

Facendo click su di un link, lanciando una applicazione sullo smart phone, premendo un bottone sullo schermo, mantenendoci “ sempre on line  ingaggiati in attività che alla lunga sviliscono la nostra individualità, appiattiscono le nostre preferenze, massificandoci in un corpo unico, omologato e funzionale agli apparati di potere e di controllo che riescono così ad affermare al meglio i propri diktat culturali.

Un ritorno all’analogico come atto di rottura

Ad un tratto prendere un disco in vinile, tirarlo fuori dalla sleeve, appoggiarlo sul giradischi, posare la puntina sui microsolchi, sedersi e godersi la musica è di nuovo appetibile,  conseguentemente ad una serie di atti fisici, analogici, meccanici quella descritta  viene riscoperta ( o scoperta per i più giovani ) come  una esperienza autenticamente propria, slegata da quel sistema che ci desidera tutti uguali e similmente degradati dalla necessita’ di fare tutto velocemente …conseguentemente a questo il vinile è divenuto nuovamente attuale, in quanto la sua fruizione risponde meglio a quelli che dovrebbero essere i nostri ritmi naturali.

Così come per il vinile, la nostalgia e l’attrazione crescenti intorno al formato musicassetta esercita lo stesso intrigante fascino, la bellezza di riscoprire e di esplorare il mondo vintage e retro, in particolare in un momento storico quando questo e’ relativamente poco costoso, ma sopratutto, forse, ancora legato alla cultura popolare con la quale riusciamo ad  identificarci.

C’e’ poi l’aspetto autoreferenziale e un po’ insano di godere nella contemplazione della nostra crescente collezione, ogni pezzo che la compone in contatto indissolubile con quelle memorie, con quei vissuti che ci definiscono e che ci rendono ciò che siamo, creature senzienti che si adattano al meglio in risposta a degli stimoli, a dei segnali esterni, che interpretano questi segnali e che si muovono dentro a dei contesti, insomma, niente a che vedere con lo sbirciare una lista di MP3 o di immagini fotografiche su Internet davanti ad un monitor..

Al di ogni considerazione di natura filosofica esistono anche motivi  pratici intorno al risorgere di questo media i  quali si traducono, con particolare attinenza, negli aspetti relativi al cosiddetto intrattenimento musicale e nel grado qualitativo in termini di fedeltà nella riproduzione delle opere musicali originali.

basfTutto il lavoro di ricerca verso l’ottimizzazione della qualità nella riproduzione audio come si e’ verificata negli anni ottanta e che condusse alla realizzazione della prima cassetta al cromo della Basf sembra adesso sopita, l’obiettivo attuale, quello dell’era digitale, rimane puntato alla convenienza piuttosto che all’ottenimento di standard qualitativi apprezzabili. 

L’avvento della compressione audio sta’ allontanando definitivamente questo percorso di ricerca.  Le nuove generazioni, i nati nel nuovo millennio,  sembrano avere rinunciato ad un innalzamento dei criteri qualitativi in favore di una uniformazione costante la quale  consente l’utilizzo di semplici dispositivi come computers portatili, smart phones, e lettori digitali on the go.

La degradazione imposta dall’indiscriminata compressione musicale applicata ai formati digitali odierni passa inosservata.

L’atto di identificare eventuali aspetti deleteri nei processi di riproduzione audio digitale, i quali sono responsabili della compromissione nella qualità complessiva del prodotto che si intende fruire, non appare più essere prerogativa di nessuno. Quegli aspetti sono oramai parte integrante nell’architettura  nei sistemi digitali i quali, tecnicamente, a livello di performance, hanno peggiorato le aspettative. In pochi  ne sono coscienti.

Quei “pochi” potranno adesso lanciarsi con gioia alla scoperta di un mondo sommerso, quello dei   sistemi analogici di registrazione e di riproduzione audio.

A differenza della degradazione che si rileva nei formati analogici, la quale usualmente tende ad  ammorbidire, a riscaldare e ad aggiungere elementi all’esperienza di ascolto di una traccia musicale, la degradazione del digitale, dovuta come detto alla sua compressione selvaggia per motivi di spazio, trasmette un senso di fredda sottrazione e di approssimazione alla gamma dei suoni udibili dall’orecchio umano che nessun sistema di riproduzione digitale può correggere, anzi, molti di questi ne esasperano i tratti, trasformando una esperienza squisitamente sensoriale in un esercizio di pura aritmetica.

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Quindi, mai partire dall’assunto che la musica digitale sia perfetta e che quella analogica sia difettosa.

Se mettiamo le due a confronto riusciremo a stabilire delle nette differenze che in molti casi ci porterebbero a prediligere sistemi audio di riproduzione che non poggiano freddamente su stringhe di numeri,  in favore  di sistemi analogici operanti su di una campo  “vibrazionale“, nel caso del vinile, su uno dominato dagli impulsi  elettromagnetici, nel caso delle musicassette.

Ogni cassetta offre una riproduzione a se, non soltanto a seconda della tipologia del nastro utilizzato, ma spesso anche all’interno di una stessa gamma. Cassette del tutto esteriormente simili ci renderanno una registrazione più o meno dolce, quelle più o meno udibili fluttuazioni costituiscono un valore aggiunto totalmente assente nell’esperienza digitale.

Per concludere, il momento migliore per tornare ai formati analogici, nella fattispecie, alla musicassetta è questo.

Sul mercato dell’usato si trovano ottimi, bellissimi dispositivi per poche centinaia di euro che  magari richiederanno un minimo investimento di verifica tecnica, messa a punto e pulizia, ma il risultato ci sorprenderà.

Anche se alcune grandi marche stanno riprendendo la produzione di dispositivi nuovi, i migliori da acquistare sono quelli prodotti tra il 1988 e il 1995, periodo apice nella qualità delle componenti meccaniche utilizzate, primo tra tutti il vano di alloggiamento delle cassette , quest’ultimo oggi viene prodotto in serie con materiali scadenti, niente a che vedere con la qualità di quelli realizzati trent’anni fa!

Per non parlare del dispositivo di riduzione del fruscio Dolby, il quale marchio e conseguente tecnologia non viene  più concessa a corredare la produzione di nuovi dispositivi.

Da acquistare a colpo sicuro sono quelle macchine che dispongano di almeno  tre testine ( una dedicata alla riproduzione, una all’incisione, una alla cancellazione ) , che comprendano un sistema di calibrazione automatica del nastro, il quale e’ necessario all’apparecchio per riconoscere il tipo di nastro inserito e per equipaggiarsi al meglio nell’opera di  registrazione in termini di livelli e di equalizzazione; meglio piastre singole che doppie, il motore risulta maggiormente durevole, potente e  silenzioso; evitare quelle dotate del  cosiddetto Reverse, tale funzione, apparentemente comoda tende a dis-allineare le testine e corrompe la qualità in fase di riproduzione.

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Per quanto riguarda i nastri, si trovano nuovi e di seconda mano a prezzi abbordabili in Rete, oppure si possono riusare nastri esistenti se tenuti bene. Tantissime new bands stanno rilanciando il formato pre registrato della musicassetta, conveniente e pratico per distribuire musica indipendente. a basso costo.

Insomma la cassetta si ripresenta all’orizzonte, perché quindi tenerla in considerazione  come valido supporto musicale , perchè non tornare ad apprezzarne   l’intrinseca, oggettiva bellezza estetica e, quella che possiamo definire,  la ri-umanizzazione dei tanti processi la quale implicherebbe una sua ri-affernazione come media favorito degli amanti della musica!

Grazie a Tapetardis per alcuni spunti fondamentali, grazie a Techmoan  e a VinylTV  per i dati tecnici, la passione e la simpatia che trasudano dai loro eccezionali video blogs.

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Cosa Rimane della Favola sulla Nostra Esistenza

EFILISM : cosa rimane della favola sulla nostra esistenza.

Questo neologismo deriva dall’inversione letterale del termine VITA , in inglese LIFE (EFIL = LIFE ) ed e’ comunemente riconosciuto nei circoli intellettuali che trovano sede, per  dibattiti e discussioni filosofiche in Rete, sul tema dell’ ANTINATALISMO, o meglio di quella particolare visione della vita senziente in quanto percorso connotato da valori negativi quali la sofferenza, la competizione o lotta per l’affermazione del più forte,  dall’inseguimento vano di un benessere materiale e sensoriale  evidenziato dal seguente ragionamento critico come un bene irraggiungibile.

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 Il  pensiero scettico  che si attua attraverso un esercizio costante e soggettivo della nostra facoltà di  raziocinio e in virtù di un processo che possiamo definire senso-centrico appare il metodo più accreditato nella valutazione della pervasiva condizione umana che ci accomuna.

 Questo esercizio non può che condurre ad una verità tanto più vicina all’assoluto,  tanto più oggettivamente verificabile e condivisibile attraverso l’uso delle nostre capacità intellettuali, estendendo questo ragionamento al resto del mondo vivente possiamo dire che   quest’ultimo e, conseguentemente,  la vita degli individui che lo popolano, sono trappole mortali, ogni organismo vivente che nuota, vola, striscia, ogni creatura   che solca il suolo, ogni molecola che compone e determina il destino di questi individui, non gode di alcuna libertà di scelta, ma si trova altresì alla merce’ degli eventi “ cosmici ” e dei fenomeni naturali che ne condizionano l’integrità  nell’atto di imprimere alla propria esistenza qualsiasi qualità  fondamentalmente positiva.

Per prima cosa, il DNA  che anima il mondo vivente non e’ che un “copione” scritto dalla Natura, ovvero da quell’insieme di processi di biosintesi molecolare chiamato VITA, il quale si sottrae alle più rigorose delle leggi scientifiche note, alla Fisica degli oggetti enormemente grandi o immensamente piccoli che si spostano nello spazio, indistinguibili e inseparabili da esso.

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Il DNA non ha alcun motivo logico di esistere.

Il DNA è il vero e unico creatore dei tortuosi percorsi minati da una schiera di pericoli costanti, da rischi noti e meno noti, dal disagio costante che ci governa, dalla paura in quanto emozione primaria di difesa , dalla sofferenza e dalla morte certa che ogni creatura più o meno senziente trova se stessa sottoposta a dover subire dal momento della propria nascita a quello della capitolazione, spesso violenta, angosciante, lenta, inesorabile.

Il DNA e’ al contempo l’Entità che concepisce la vita e quella che tormenta, tortura e uccide ogni creatura vivente.

Il DNA ha messo in atto questo insensato progetto di sterminio seriale per centinaia di milioni di anni su centinaia di miliardi di soggetti senzienti e di organismi viventi…e continua a farlo.

Virtualmente, il solo dispositivo di difesa che ci e’ accordato, e’ la costruzione di una gamma di esperienze positive, le quali sono sempre e invariabilmente vulnerabili scappatoie alla nostra condizione e, per via dello loro  stessa trama, fallaci nell’implementazione.

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Il Non Esistere

Il solo fatto di non esistere, in quanto individui i quali in diversa misura sono capaci di razionalizzare la loro propria condizione , non ha mai causato danno o menomato  niente e nessuno; in contrasto,  l’ipotesi di NON ESISTERE  non sembra implicare alcun problema, nessuna contro – indicazione nel non esserci.

Possiamo quindi concludere che l’ipotesi contraria, quella di ESISTERE , di esserci, non detiene alcun valido, apprezzabile motivo per realizzarsi.

Non c’e’ alcuna ragione sana e razionalmente giustificabile al mondo per passare da uno stato di NON ESISTENZA ad uno di ESISTENZA.

Ogni formato di “esperienza positiva” che abbiamo l’impressione di riuscire  a costruire costituisce un tentativo nell’ attualizzazione di un progetto, di una strategia relativa all’edificazione di strutture materiali e  costrutti mentali ritenuti adatti ad ovviare le difficoltà e le deprivazioni, a ripararci dal rischio di subire danni fisici, emotivi e psichici, danni lievi e cumulativi, debilitanti e svantaggiosi, permanenti e fatali.

Questo significa che parte di ciò che percepiamo di noi stessi e del mondo che ci circonda,  che non esitiamo a catalogare come esperienza di vita positiva in realtà è solamente un opera di de – costruzione ( nella accezione pratica del temine piuttosto che di quella filosofica ) di qualcosa di negativo, di riparazione di un guasto senza alcuna certezza che tali energie o risorse, che tali operosi interventi, non conducano poi, nel tempo, a qualcosa di ancora peggiore.

La virtu’ costituita da un  avanzamento tecnologico e bio medico senza inibizione alcuna il quale,  di pari passo alla maggiore conoscenza umana del mondo che ci accoglie dovrebbe, in teoria, garantire a tutti un migliore standard e aspettativa di vita … una vita biologica media prolungata … forse di 500 volte …  Sotto la lente Efilista si impone  quale una virtù dal dubbio spessore morale.

Questo tipo di prospettiva  Positivista, propagandata  come risolutoria e benefica per la  qualità di vita delle moltitudini , in realtà non fa che massimizzare il grado qualitativamente NEGATIVO  della vita in se ( e l’esatto opposto di ciò che può venire considerata una “esperienza positiva” ) cui veniamo assoggettati dal momento in cui veniamo al mondo, moltiplicato forse di 500 volte … basti pensare ai regimi militaristi e dittatoriali, alle super prigioni tipo Guantanamo Bay, ai disastri ambientali, alle guerre mascherate da missioni di pace,  allo sviluppo di sistemi intensivi di sfruttamento e di sterminio ( allevamenti e mattatoi in primis ) , alle crisi economiche globali, alla scarsezza delle risorse naturali primarie  tutte conseguenze di attitudini predatorie di alcuni gruppi di potere… fino al più bieco e cieco Antropocentrismo che presenta l’Uomo come unica misura dell’Universo.

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Il Gioco di dover vivere la vita e l’azione punitiva del DNA

Se, come abbiamo visto, primariamente, correggere un errore riparandolo senza alcuna certezza di ottenere un esito apprezzabile rimane esercizio futile e senza senso, in ultima analisi , il fatto che ci appaia possibile godere positivamente, in un particolare momento, di una particolare esperienza, non compensa comunque il grado di effettiva ingiustificata tortura quotidiana arrecataci dalla partecipazione allo schema complessivo entro l’arena nella  quale si svolge questo GIOCO.

Un gioco crudele,   le quali regole non le abbiamo negoziate minimamente, un gioco nel quale quelle regole stesse vengono continuamente cambiate o aggirate o manipolate da chi, politicamente e economicamente motivato,  crede di poterne uscire vincitore…un giorno. 

La fine e’ certa, l’agonia quasi assicurata tanto quanto lo è l’impossibilità  di mandare indietro l’orologio degli avvenimenti , di fermare le lancette nel loro incessante tintinnio,  di nullificare, in quanto partecipanti  INVOLONTARI a questo gioco e sue vittime designate, l’azione punitiva del DNA, entità la  quale utilizza i nostri confini corporali e sensoriali at random per portare a compimento questo assurdo esperimento.

Queste non sono opinioni.

Quella descritta è la realtà fattuale delle cose, la così detta “esperienza positiva” non si assurge a macchina del tempo, ne ci consente di cancellare quanto di pesantemente doloroso e mortale ci attanaglia dalla culla alla fossa. E’ solo un penoso intervento lenitivo, a volte del tutto immaginario e autoreferenziale, che prolunga l’esperimento

Qualsiasi grado di positività nell’esperita’ dell’esistenza terrena, quindi dell’esistente, NON può ripararci dal  terrificante esperimento del DNA, il quale accade dentro e intorno a noi.

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Scenari a Venire

Dovremmo forse accreditare i predicatori dell’ottimismo? Coloro i quali, in nome di dottrine umaniste e religiose promettono ai “fedeli” dei paradisi a venire?

Nel primo scenario, costoro non fanno i dovuti conti con il futuro che ci attende da una prospettiva di gestione tecnocratica della società, tutto questo benessere hi-tech, tutto questo fittizio intrattenimento delle menti e dei corpi soggetti alla possente presa dell’industria eletta a far loro credere che il tempo speso dentro le loro super moderne camere della tortura e simulatori extra-dimensionali possa infondere senso alla vita, al fatto di “esserci” e di dover, a priori, partecipare produttivamente a questa farsa;  l’inconsistenza e totale inattendibilità scientifica delle favole cui si fanno promotori i predicatori del secondo scenario non merita neppure una nota di critica razionale, la follia religiosa ponendosi in esatta antitesi all’esercizio razionale dell’intelligenza media, facoltà la quale ciascuno di noi appare dotato.

Contenere l’esperimento del DNA

Come possiamo ridurre le istanze di sofferenza e di speranze tradite di coloro i quali sono ancora parte,  loro malgrado, di questo insano gioco?

Il discorso filosofico Efilista applica con rigorosa logica l’unico principio capace di ridurre le opportunità al DNA di giocare al massacro col mondo vivente.

In quanto mammiferi raziocinanti, quindi capaci di comprendere lo svantaggio di esistere, avremmo il più diretto interesse a scomparire, interrompendo ogni ciclo di riproduzione e di moltiplicazione,  ma anche tutte le altre specie e le piante … e oltre….

Tutta questa sofferenza, quel graduale decadimento, tutto ciò che genera  patimento e tribolazione può e deve venire prevenuto: la vita non deve accadere.

La vita in sé è  substrato e compost biochimico essenziale e universale  affinché il DNA abbia modo di proseguire il suo esperimento.

L’Universo che ci contiene e quello che sta’ dentro di noi, la fibra e il nutrimento essenziale al DNA deve venire disarmato e bloccato permanentemente dalla sua capacità di replicazione.

L’odierna  tecnologia e’ in grado di offrirci la possibilità di ridurre il danno, di minimizzare il rischio.

L’intero mostruoso sistema, il tritacarne del DNA,deve venire indotto, nelle sue funzioni, entro un  regime sostenibile,   quelle componenti di esso, quei circuiti che altrimenti continuerebbero a generare offese e sofferenza inaudite ai corpi intrappolati nei suoi ingranaggi vanno rese ridondanti , ridotte a funzionare a regime sostenibile,  così da assicurare un tempo a venire meno traumatico e ansiogeno, un tempo dove tutto questo mostruoso macchinario sara’ diventato obsoleto, innocuo, memoria distante.  

the road to antinatalism

Per maggiori info in italiano sulla questione dell’ ANTINATALISMO visita QUI.

Altri liks fondamentali per cominciare a riflettere e mettere a fuoco la questione del ( non ) senso della vita, per  migliorare il nostro grado di consapevolezza in rispetto alla necessità di vanificare l’azione dei torturatori civili e collaborazionisti, degli alleati del DNA, loro indiscusso signore,visita i seguenti Videoblogs e i  Forums ( tutto in Inglese ) :

http://efilism.com

http://donotgod.com

http://vloggerdome.com

https://www.youtube.com/user/antinatalism1

http://www.knunst.com/planetzapffe/

 

#Efilism  in 18 minutes talk ( any dummy would get it )

 

Grazie a URBAN DICTIONARY per la sintesi che mi ha permesso di fare sul tema con il proprio materiale pubblicato nell’opera di redazione di questo blog……

Grazie a Gary Inmendham per l’inesauribile energia e fonte di argomenti a favore della filosofia Antinatalista e razionalista ( what a stepping stone on my life journey you’re being my man!!)

— The Droid — 09 2018 —

Up North…

TT man new image new 2014

An eclectic effort into blending quality House music with mild Acid Techno at 130 BPM, once again electronic dance music reveals itself as One, these tracks all sit onto each other in an effortless, gracious manner, you hear a groove, you pick up a melody you drop a bass line into the mix, the drumming does never get too serious here, the sonic digital, yet organic, hot magma flows and makes sense for any pleasure seeker individual within such vibrational field.

This is a live un-edited Web Radio Broadcast, first aired on www.afterhoursdjs.org on Saturday July the 14th 2018.

 

The following producers are responsible for the music, in no particular order: 

16 bits lolitas, chymera, dave angel, barry jamieson, dave seaman, ejm project, harvey mckay, electric rescue, jody wisternoff, affkt, guy j, john digweed, edu imbernon, king unique, lank, amorph, mark knight, nathan cable, nic fanciulli, miguel bastida, metro area, paul thomas, pan pot, ramon tapia, robert babicz, sebrok, rulers of the deep, sonic infusion, naval, koljah, main element. future shock, laurent garnier, and many more.

By the way….

Technoterra Soundsystem moves up north soon, the intent that of trying and to get a better view on all matters of concern.

Although none of us ever asked for that we happen to be born, we get a chance to grow up, we  struggle to come to terms with our condition, we try to fit in the cogs of the environment that hosts us.

We tire of being who we are where we are, we can’t stand some of the types that enter our lives,  we sulk, we work hard, we think … we move on, sometimes we return.

Technoterra moves up north and embrace change.

You all be safe, true to yourselves and sound.

…a journey into Electronic Dance Music…

IMG_20180214_133535Beware Happy tracks in here span from all across the Electronic Dance Music spectrum, when i am out and want to hear a groove I like it best to vary in style, in the tempo and in the moods that it elicits too, if the kick drum, the bass line and the general texture of the sound offerings make me feel good, well that’s all I wish for myself in that particular moment. Same goes with DJ mixes I suppose, hence, such sequence came about. Recorded live on Web Radio ( AHDJS ), on a Saturday afternoon