N.A.T.O. ( no more )

NO N.A.T.O. con vista

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La finestra

La finestra

Rompere la rete....

Rompere la rete….

Il ruscello ( Finale Ligure )

Il ruscello ( Finale Ligure )

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Il mio bagno

Rompere la rete (2)

Rompere la rete (2)

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Gatto nero

This is a video and picture report on an extraordinary event we took part in which happened in West Northern Italy at the beginning of June 2017. The sound on the video clips is by DUB TOWN SOUNDSYSTEM.

Riprese e immagini by GLS

30 anni fa Chernobyl, noi e gli altri animali.

chernobyl 1

Secondo uno studio realizzato dall’Università della Georgia ( UGA ) e contrariamente a quanto potremmo aspettarci la fauna selvatica all’interno e intorno alla zona di esclusione creata a seguito del peggiore incidente nucleare della storia, quello di Chernobyl avvenuto trent’anni fa, sembra essersi consolidata in maniera florida in assenza dell’ UOMO.

chernobyl 2

Nel 1986, per la precisione il 26 Aprile di quell’anno, una successione di esplosioni presso l’impianto nucleare dette il via ad una catastrofe senza precedenti gli effetti della quale sono ancora vividi e temuti oggi.

In fuga dalle radiazioni la maggior parte della popolazione umana si trasferì al di fuori della fascia costituita da 4,300 chilometri quadrati dall’area del disastro, questa zona è nota come Chernobyl Exclusion Zone, mentre tutte le altre creature viventi furono abbandonate al loro destino in un territorio fortemente compromesso dai livelli di radioattività.

chernobyl 3
Questa larga porzione di territorio è prevalentemente ricoperto di foreste e di terre abbandonate che precedentemente venivano utilizzate per fini agricoli. In questa desolata parte del mondo sorgono ancora alcuni villaggi i quali sono rimasti tali e quali al momento in cui, in gran fretta e terrorizzati da quanto stava accadendo, tutti gli abitanti umani fuggirono via assistiti dall’esercito dell’allora Unione Sovietica.

elk chernobyl

Tra le varie specie prese in esame dai ricercatori dell’Università della Georgia il bisonte euroasiatico, lo scoiattolo rosso, il cervo, il maiale selvatico, l’alce e  il lupo grigio.

wolves chernobyl

Lo studio in questione ha rilevato una serie di seri problemi di salute di questi animali i quali tuttavia continuano a riprodursi e a godere di una qualità della vita inaspettata nelle circostanze. In particolare sono stati osservati tumori e mutazioni a livello cutaneo e della pigmentazione su molte delle specie fotografate e osservate da vicino.
I lavori di parziale decontaminazione in alcune parti della zona di esclusione hanno impegnato almeno 600,000 operatori dalla data del disastro e continuano ancora oggi. Negli anni ci sono stati molteplici altri studi volti a stabilire il tipo di impatto reale sull’ambiente costituito dalla contaminazione nucleare, ma spesso queste ricerche hanno prodotto degli esiti contraddittori, di certo questa tremenda sciagura NON è servita a relegare il nucleare al bidone della spazzatura della storia, tutt’altro!

Per la precisione si trovano in costruzione o in operazione più di 65.000 impianti nucleari adibiti alla produzione di energia elettrica su scala globale, senza considerare il rischio rappresentato da una industria bellica che necessita di materiali provenienti da tali cicli di produzione per poter confezionare sempre nuove e ultra micidiali testate nucleari con le quali attrezzare sottomarini, aerei e navi da guerra.

Davvero un “gran bello” scenario quello cui la civiltà umana e il cosiddetto progresso hanno condotto il mondo vivente.

radioactive equipment chernobyl

Le  fotografie e il materiale documentale utilizzato per la redazione di questo blog sono stati  estratti  da diversi articoli pubblicati da Russia Today ( RT.com ) e dalla rivista Frontiers of Ecology.

LA GUERRA FA BENE ALL’ECONOMIA

Un recente articolo  del giornalista Glenn Greenwald ha indicato quanto, i titoli relativi ai costruttori di sistemi di armamento quotati in borsa, siano schizzati al rialzo subito dopo gli attacchi verificatisi a Parigi questo Novembre. Un altro giornalista, Aaron Cantù , ha pubblicato sul suo account Twitter una immagine che riassume graficamente, la strabiliante performance di alcune di queste industrie. stocks

Il lunedì successivo alle stragi di Parigi, alla riapertura settimanale della Borsa Americana, i titoli di aziende come la Raytheon, la Northrop Grumman, la Lockheed Martin, e la General Dynamics and Thales registravano TUTTE dei risultati inaspettati se paragonati con quelli, piuttosto blandi, di altri titoli non collegati alla produzione di armamenti.

Appare evidente che il mondo finanziario  si aspettava che  l’impatto delle stragi di Parigi avrebbe prodotto numerosi altri scenari di guerra nel mondo dando seguito ad un aumento di transazioni di vendita relative a  bombe, razzi, sistemi di puntamento ed ad altri strumenti tecnologici di morte tipicamente commercializzati da queste aziende.

Nelle settimane seguenti le atrocità di Parigi numerosi altri paesi europei, oltre che la Francia, insieme naturalmente agli Stati Uniti, hanno promesso ancora più azioni di attacco  nel cosidetto Medio Oriente nonostante che  quel tipo di interventi messi in atto da quegli stessi paesi negli ultimi anni siano la causa primaria dell’escalation armata mondiale che ha oramai investito anche il suolo Europeo.

La realtà dei fatti, e a dirlo non sono soltanto i pacifisti e gli anarchici, è che il modello economico dominante, il capitalismo avanzato, prospera quando c’e’ la guerra.

Più guerre, più istanze di distruzione di infrastrutture, di stragi di popolazioni umane e non umane, più devastazione ambientale = più dividendi per gli azionisti delle aziende che vendono tali micidiali attrezzature belliche di sterminio di massa.
Costoro prendono soldi da tutte le diverse fazioni coinvolte nei conflitti armati internazionali  , non si schierano mai con nessuna di loro e non si fanno alcun scrupolo in rispetto alla miseria e all’angoscia generale derivata dal loro sanguinoso business. Il loro motivo soltanto il denaro.

Sappiamo che gli incentivi economici creati sia dalle industrie di armamenti che dalle pratiche di saccheggio e di rapina delle risorse naturali che si compiono durante ogni azione di guerra sono spesso i motivi principali per i quali si va in guerra.

Uno studio recente  ha dimostrato che i paesi considerati più ricchi di risorse naturali sono passibili fino al 100% in più della norma di subire invasioni armate dalle “grandi potenze” militari globali e di soffrire costantemente ingerenze da parte di queste nei loro affari politici e nella gestione dei loro conflitti interni.crass_fight-war2_f-up

Il mito che LA GUERRA FA BENE ALL’ECONOMIA non è più, appunto, un mito , ma la cruda realtà di questo mondo a cui siamo costretti a doverci abituare.

Soltanto gli idioti e le persone di cattiva fede riescono ancora a  non riconoscerlo.

 

Grazie a Signs Of the times per i numerosi spunti e per i dati estratti da uno dei loro articoli.