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Questo Mondo in cui Viviamo

La Fábrica, Sant Just Desvern, Spagna,
Rovine e Rinascita

Noi che viviamo in un mondo in cui gli specialisti del recupero e della domesticazione tendono a mistificare ogni forma di opposizione con l’aqua santa del consenso.

Noi che viviamo in questo mondo uniforme in cui la vita assume sembianze di morte, che viviamo in un mondo in cui la costrizione, il sacrificio, il salariato sono forme abituali di non-vissuto quotidiano, in cui la merce dialoga con altra merce con la nostra voce, attraverso i nostri corpi, per mezzo delle nostre bocche, un mondo in cui la fabbrica sociale – ogni momento della nostra sopravvivenza – é padrona incontrastata dei nostri gesti, delle nostre sembianze.

In cui la parcellizzazione dei sentimenti e delle passioni è la somma dei nostri comportamenti abituali. In questo mondo in cui ” dai tempi di Marx le cose sono cambiate molto poco, le idee dominanti sono sempre le idee delle elite dominanti, il che non fa meraviglia, dato che la classe che domina oggi è la medesima “.

In questa notte oscura i cuori narcotizzati dalla morfina dell’addomesticamento smettono di pulsare alla ricerca della realizzazione dei desideri, in questa notte in cui lingue cucite dai lacci del risentimento e dalla frustrazione smettono di urlare la propria lucida rabbia, in questa notte di piombo in cui i corpi assassinati dalla sopravvivenza e dall’astinenza di emozioni interrompono la ricerca di stimoli e tensioni che soli possono portare al superamento delle stato di cose presenti, allo sviluppo del movimento per la propria emancipazione.

Spezzare e disvelare gli artifici e gli inganni dello spettacolo sociale sotto tutti i suoi aspetti. Mostrare i denti a chi parla di comunità terapeutiche, a chi blatera di ” realizzazione nel lavoro “, di tavole rotonde, di telefoni amici, di elogio della follia ( cullato nella sua sanità mentale … ), di istituzioni democratiche e altre coglionerie …

In questo oscuro universo, ricercare i fili rossi che collegano gli avvenimenti del passato ai nostri tempi. Criticamente studiare e analizzare movimenti e comportamenti collettivi e individuali che, timidamente, ambiguamente, radicalmente, si sono opposti, e si oppongono all’ideologia dominante.

La trasgressione dell’ordine sociale, del vissuto, dei rapporti umani … in contrasto ragionato ai pontificati dei soliti manipoli di esperti, animati dalla nostra soggettività, attenti a cogliere i segni manifesti del rovesciamento di prospettiva o a denunciare l’opera del recupero, senza concedersi pause né concederne a nessuno.

Uno degli Eccessivi, Roma ( 1989/2019 )

Credits: Libreria Anomalia, atti Seminario sulla Trasgressione.

3 Febbraio 2018 : oh jeez! Its tek-PUNKy time!

punky timesAGRI…che?? segui il LINK e scopri un mondo 😉

only speak English? Check this out and get in the know by scrolling the blog down to the required section

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Dalle Stalle alle Stelle 31 Dicembre 2017 BENEFIT per AGRIpunk

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AgriPunk e’ un gruppo nato con lo scopo di far chiudere un allevamento intensivo di tacchini.
Dopo esserci riusciti, ci siamo mobilitati per impedirne la riapertura.
Per trasformare il tutto in rifugio per animali umani e non, senza distinzione alcuna, ed azienda agricola informale

AgriPunk è un rifugio per animali di qualunque specie nato quindi dalla riconversione di ex allevamento intensivo.

AgriPunk Onlus è un’associazione senza scopo di lucro per la tutela e la salvaguardia della natura e dell’ambiente.
Nostro scopo è dare soccorso ad animali al di là di qualsiasi definizione prestabilita e dar loro la possibilità di vivere come meglio scelgono di farlo,bonificare l’area del Podere dall’inquinamento perpretrato in tutti questi anni, tutelare il bosco, i corsi d’acqua e le sorgenti, proteggere e dare rifugio ad animali selvatici avendo creato un’area libera dalla caccia, restaurare gli stabili interni al Podere creando una “comunità” che vive in maniera il più possibile sostenibile, cercando di aiutare persone in difficoltà, realizzando un’agricoltura sostenibile-biodinamica-sinergica-selvatica, recuperando sementi e piante antiche e tradizionali, creando laboratori di artigianato.

Their YouTube channel
Their Blog 

Direct Land Line info : Call 055 996946

E-MAIL : agripunkonlus@gmail.com

If you wish to lend a hand to the sustainability of AgriPUNK and unable to attend the event of the 31st of December you can still help with a donation // Se desideri contribuire al progetto AGRIpunk e non puoi partecipare all’evento del 31 Dicembre ecco come fare :

Per donazioni // Donations to support the Project
Conto Banca Etica n°216509
Intestatario Agripunk Onlus
IBAN IT47 C050 1802 8000 0000 0216 509
Causale: erogazione liberale

AgriPunk is a group of people that got together in 2013 so to make  an intensive turkey’s farm to shut down ….. and to remain SHUT.

After succeeding in the project the group managed to turn the area into a sanctuary capable to accommodate, without any distinction, all animals that needed shelter, human animals included, the latter began to work the grounds around the area with the aim of founding an agricultural firm of an informal kind.

The group turned into a Charity and committed themselves, through they action, to the tutelage of Nature and the Environment.

They continue to be involved with the project of providing a safe heaven to all animals irrespectively to the “category” they are supposed to belong according to human institutions.

In their scale of priority the tutelage of the land, the rivers, the woods, the springs and the whole natural territory  that surrounds the oasi’s location so to facilitate and expand their capability let alone to provide for their new guests but also to create the conditions for their inter-specific community to sustain themselves producing food in a  biodynamic mode of working the land in a synergic type of engagement with all the natural processes that, by default, regulate a sane environment.

Other areas of interest for the group lays in and around the acts of enhancing craftsmanship, of providing shelter and opportunities for people who find themselves in difficulty, of promoting  traditional, clean agricultural methods  for planting seeds and producing food.

The ( house ) miX : bass Selective 2017

EVENTO FACEBOOK QUI // HERE the FACEBOOK EVENT

A Photo Album portraying some of the animals there

Underground ?

Ci si promuove come si puo’ e come si riesce a fare.

Da queste parti si parla di UNDERGROUND e si organizzano eventi rifacendosi al discorso concettuale della produzione artistica e del cosiddetto intrattenimento alternativo, quello la quale motivazione non dovrebbe essere la notorietà, il denaro o il sentirsi dei fighi, ma l’affermazione duìi una idea, di un modus operandi, di un’essenza controculturale votata alla di rottura col presente, con lo status quo che omologa e che rimastica, sputandocele diritte in faccia, tutte le  idee e gli atteggiamenti che dal basso ( underground? ) si fanno spazio sgomitando in un panorama viziato da pratiche di natura mercantile e dagli ingannevoli contenuti, col cosiddetto MusicBiz,  fedele partner e accessorio collaudato del sistema capitalistico globale che ci opprime.

In un certo ambiente “underground” in tanti, in troppi, non sanno quello che fanno, non sanno cosa vogliono, si adattano e si accontentano. Pedine al servizio di un padrone.

 

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Un particolare angolo, abbastanza connotato, del nostro studio

Ci si sbatte per collegare un determinato tipo di pensiero e una modalità di passare all’atto artistico e organizzativo il quale  trascende le modalità operative accettate, lo spazio connotato, il club, la situazione pubblica pulita, sicura, comprensibile a tutti, l’adulterazione dei messaggi e delle sonorità che definiscono la musica Techno, quella veramente underground, quella che da sempre viene presentata dai grandi media come la pecorella nera dei generi musicali, la musica dei drogati e dei fuori di senno, una musica così connotata dalla volontà di sovvertire l’ordine delle cose che non propone neanche canzoni, ma tracce, attraversamenti, sottrazioni, una musica che propone un clima di incertezza e di possibilità.

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E e migliaia di vinili di così detti whitelabels, edizioni limitate a nostra disposizione, una miniera inesauribile di suoni e di idee per costruire i nostri set

Il nostro modo di lavorare coi suoni l’ abbiamo imparato dai grandissimi della prima scena rave europea,  personaggi come The Future Sound Of London, Jeff Mills ( suo periodo berlinese ), David Holmes, Terry Francis, Cari Lekebusch, The Black Dog, The Apex Twin attivarsi dinamicamente e con tremendo impeto, con determinazione intorno alle loro console, all’hardware che in quel momento diviene estensione della loro stessa persona, quale unico  veicolo di espressione di inquietudini, di quel desiderio di evasione, di quell’urgente necessità di rifondazione della realtà.

Questi producers sono degli illuminati.

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…e poi i CD, merce rara quelli nelle nostre teche, le musicassette, quale fonte migliore di ispirazione ?

Lo spettacolo qui non c’entra niente, è l’evento, il fatto, la presenza fisica e sonora nello spazio, una presenza che inonda e che pervade, che solleva e che impone una presa di coscienza, una riflessione sulla nostra vita e sui punti fermi che credevamo la sostenessero.
Disponiamo di una collezione infinita di vinili, musicassette, minidisc, cd e file digitali accumulate in tre decenni di attività, materiale che amiamo manipolare, sovrapporre, distorcere in studio, ecco le nostre tracce, nessuno altro ce le ha, e’ un calderone di toni e di sonorità digitali che non finiscono mai di offrire un ennesimo margine di re-invenzione all’operatore.

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Non prepariamo mai i nostri DJ set, dipende da chi c’e’, da come ci si sente, dall’atmosfera che si respira, da chi suona con noi….difficilmente lasciamo una singola traccia scorrere per piu’ di due tre minuti, il fluire delle sensazioni innescate dal sound, , in tempo reale, detta noi i tempi, i tagli, la compressione, gli effetti  da applicare, l’atmosfera determina l’esito finale che straripa dalle casse, che ci colpisce, che ci da ulteriore spunto.

Unico protagonista: il contesto. Non il DJ, non gli organizzatori, e nemmeno il numero delle persone presenti, e’ il contesto, il contesto che crea.

 

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Chi si ricorda dei minidisc e del tipo di suono caldo, molto simile a quello del vinile, che questa particolare modalità di registrazione digitale produce?

Trascorriamo tanto tempo in studio ad ascoltare vecchie tracce, a registrarle e a etichettarle, a digitalizzarle rendendole gestibili e rintracciabili nel marasma del nostro Mac, plasmabili dal software in uso, ce le ritroviamo sotto gli occhi quando servono veramente.

Non e’ mai un caso.

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Il nostro stile e’ quello di lasciare accadere le cose, la programmazione, la preparazione formale alla performance  inficia il senso di cio’ che stiamo facendo, cavalcando e imbrigliando la creatività, assoggettandone l’essenza al già sentito, al già fatto, alla noia mortale che invece vogliamo combattere, estirpare.

Ecco perché crediamo, come il buon Pade di Karontek sostiene, che “noi” siamo differenti, che facciamo quello che facciamo non soltanto per noi stessi, per l’amore della scena, perché’ vorremmo si consolidasse e divenisse maggiormente florida, lo facciamo per nutrire ( ainoi ) l’illusione che con tali agiti si riesca davvero ad arrivare alla gente, a far smuovere dal torpore della normalità quelli tra loro che hanno capito che aderire ai canoni di questa società malata ci spegne lentamente, ci trasforma in animali sociali docili e obbedienti, ci contamina e ci costringe a vivere una esistenza incompleta.

In questo senso la musica Techno e’ antidoto, e’ trattamento riabilitativo ad esistere, ad evolvere, a rappresentare e rappresentarci criticamente quello che la realtà ci sbatte contro ogni giorno, a mettere in discussione cio’ che altrimenti è ( e continuerà ad essere ) soltanto un inganno, una ripetizione, un eterno divenire che conduce a….niente.

Ci piace pensare di essere liberi e selvaggi, ma forse è soltanto presunzione.

Forse.

by The Droid

our latest effort here

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giornata mondiale per la fine dello SPECISMO

Sabato 16 Settembre 2017 si e’ tenuta a Roma una manifestazione per condannare senza riserve lo Specismo , dispositivo ideologico che giustifica la supremazia e il dominio umano su tutto il resto del mondo vivente.

Diverse centinaia di persone hanno cercato di coinvolgere i numerosi passanti, curiosi e turisti che transitavano nei pressi del  Pantheon ad una riflessione collettiva sulla necessità impellente di porre fine ad ogni tipo di discriminazione e di violenza seriale contro coloro i quali non sono nella posizione di potersi difendere e di affermare il proprio inalienabile diritto naturale a vivere in pace una esistenza qualitativamente apprezzabile e degna di essere definita tale.

Tra tutti, gli altri animali, ma anche le categorie di persone umane che nella storia hanno subito vessazioni, discriminazioni, sterminio.

Ed e’ proprio il chiaro riferimento delle scenografie e dei contenuti espressi dagli oratori che si sono avvicendati prendendo la parola in piazza ad una consapevolezza che la matrice dello Specismo richiede una trasversalità della lotta contro tale abietta ideologia antropocentrica, la quale  guasta i rapporti inter ed intra specifici, che ha maggiormente colpito e commosso tutti i presenti a questo straordinario evento.

 

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Per noi che c’eravamo è stata una esperienza intensa e dalle incontrovertibili testimonianze, dalle narrazioni di insegnanti, attivisti, dalle poesie dei bambini di una scuola romana, dalle rappresentazioni a metà tra la poesia e il teatro, dai racconti di chi ha sviluppato una coscienza ed una sensibilità  verso i più’ deboli tra ex imprenditori dell’industria alimentare e professionisti dei mass media, dai riferimenti culturali espressi da altri che hanno preso la parola esponendo la propria posizione morale e politica ingaggiando in illuminanti citazioni di  grandi  pensatori contemporanei e non, da Bentham a Lacan, da Foucault a Derrida

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BASTA allevamenti, bio ricerca, mattatoi, BASTA divertimento e intrattenimento nei circhi, negli zoo, nei delfini, Basta indossare pelo, pelli, piume, pellicce, BASTA corrida, palio, sagre paesane dove si scherniscono, si violano si torturano animali inermi, ma BASTA anche a ogni modello di consumismo sfrenato, BASTA  militarismo, imperialismo,  guerre e sfruttamento economico dei paesi più’ poveri, BASTA discriminazioni e aggressioni contro chi tra noi appare diverso per il colore della propria pelle, per il proprio orientamento sessuale, per le idee politiche che professa, BASTA col patriarcato e con l’oppressione di genere, BASTA con una cultura irresponsabile e becera che desidera sfornare cittadini tutti ugualmente docili e ossequiosi, incapaci di formare un proprio pensiero e di criticare questo sistema di dominio, BASTA con un modello organizzativo che esclude la possibilità di impostare la nostra vita in accordo coi nostri reali bisogni, BASTA con la competizione e l’odio. In due parole: BASTA SPECISMO.

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QUI l’evento Facebook dove si possono vedere tutte le immagini della giornata e i video degli interventi postati in tempo reale QUI il testo dell’intervento di Marco Maurizi, uno dei più’ importanti filosofi antispecisti, un discorso, il suo, di inequivocabile impatto e spessore.

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Tutte le foto di quest Blog sono state scattate da G.ESSE

” …vennero a prendere gli ebrei per caricarli sui vagoni e portarli verso i campi di concentramento, ed io non feci nulla per impedirlo perché’ mi stanno un po’ antipatici, vennero a prendere gli omosessuali, ed io non li difesi perché non li sopporto, vennero a prendere i comunisti ed io stetti li a guardare perché non condivido le loro idee politiche, poi toccò a me….e nessuno fece niente per me perché non c’era rimasto più’ nessuno capace di opporsi ad un sistema che  ci vuole tutti uniformi e svuotati della nostra propria soggettività….”

30 anni fa Chernobyl, noi e gli altri animali.

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Secondo uno studio realizzato dall’Università della Georgia ( UGA ) e contrariamente a quanto potremmo aspettarci la fauna selvatica all’interno e intorno alla zona di esclusione creata a seguito del peggiore incidente nucleare della storia, quello di Chernobyl avvenuto trent’anni fa, sembra essersi consolidata in maniera florida in assenza dell’ UOMO.

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Nel 1986, per la precisione il 26 Aprile di quell’anno, una successione di esplosioni presso l’impianto nucleare dette il via ad una catastrofe senza precedenti gli effetti della quale sono ancora vividi e temuti oggi.

In fuga dalle radiazioni la maggior parte della popolazione umana si trasferì al di fuori della fascia costituita da 4,300 chilometri quadrati dall’area del disastro, questa zona è nota come Chernobyl Exclusion Zone, mentre tutte le altre creature viventi furono abbandonate al loro destino in un territorio fortemente compromesso dai livelli di radioattività.

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Questa larga porzione di territorio è prevalentemente ricoperto di foreste e di terre abbandonate che precedentemente venivano utilizzate per fini agricoli. In questa desolata parte del mondo sorgono ancora alcuni villaggi i quali sono rimasti tali e quali al momento in cui, in gran fretta e terrorizzati da quanto stava accadendo, tutti gli abitanti umani fuggirono via assistiti dall’esercito dell’allora Unione Sovietica.

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Tra le varie specie prese in esame dai ricercatori dell’Università della Georgia il bisonte euroasiatico, lo scoiattolo rosso, il cervo, il maiale selvatico, l’alce e  il lupo grigio.

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Lo studio in questione ha rilevato una serie di seri problemi di salute di questi animali i quali tuttavia continuano a riprodursi e a godere di una qualità della vita inaspettata nelle circostanze. In particolare sono stati osservati tumori e mutazioni a livello cutaneo e della pigmentazione su molte delle specie fotografate e osservate da vicino.
I lavori di parziale decontaminazione in alcune parti della zona di esclusione hanno impegnato almeno 600,000 operatori dalla data del disastro e continuano ancora oggi. Negli anni ci sono stati molteplici altri studi volti a stabilire il tipo di impatto reale sull’ambiente costituito dalla contaminazione nucleare, ma spesso queste ricerche hanno prodotto degli esiti contraddittori, di certo questa tremenda sciagura NON è servita a relegare il nucleare al bidone della spazzatura della storia, tutt’altro!

Per la precisione si trovano in costruzione o in operazione più di 65.000 impianti nucleari adibiti alla produzione di energia elettrica su scala globale, senza considerare il rischio rappresentato da una industria bellica che necessita di materiali provenienti da tali cicli di produzione per poter confezionare sempre nuove e ultra micidiali testate nucleari con le quali attrezzare sottomarini, aerei e navi da guerra.

Davvero un “gran bello” scenario quello cui la civiltà umana e il cosiddetto progresso hanno condotto il mondo vivente.

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Le  fotografie e il materiale documentale utilizzato per la redazione di questo blog sono stati  estratti  da diversi articoli pubblicati da Russia Today ( RT.com ) e dalla rivista Frontiers of Ecology.

chi mangi ogni giorno?

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https://youtu.be/xaA7L4k269

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LA GUERRA FA BENE ALL’ECONOMIA

Un recente articolo  del giornalista Glenn Greenwald ha indicato quanto, i titoli relativi ai costruttori di sistemi di armamento quotati in borsa, siano schizzati al rialzo subito dopo gli attacchi verificatisi a Parigi questo Novembre. Un altro giornalista, Aaron Cantù , ha pubblicato sul suo account Twitter una immagine che riassume graficamente, la strabiliante performance di alcune di queste industrie. stocks

Il lunedì successivo alle stragi di Parigi, alla riapertura settimanale della Borsa Americana, i titoli di aziende come la Raytheon, la Northrop Grumman, la Lockheed Martin, e la General Dynamics and Thales registravano TUTTE dei risultati inaspettati se paragonati con quelli, piuttosto blandi, di altri titoli non collegati alla produzione di armamenti.

Appare evidente che il mondo finanziario  si aspettava che  l’impatto delle stragi di Parigi avrebbe prodotto numerosi altri scenari di guerra nel mondo dando seguito ad un aumento di transazioni di vendita relative a  bombe, razzi, sistemi di puntamento ed ad altri strumenti tecnologici di morte tipicamente commercializzati da queste aziende.

Nelle settimane seguenti le atrocità di Parigi numerosi altri paesi europei, oltre che la Francia, insieme naturalmente agli Stati Uniti, hanno promesso ancora più azioni di attacco  nel cosidetto Medio Oriente nonostante che  quel tipo di interventi messi in atto da quegli stessi paesi negli ultimi anni siano la causa primaria dell’escalation armata mondiale che ha oramai investito anche il suolo Europeo.

La realtà dei fatti, e a dirlo non sono soltanto i pacifisti e gli anarchici, è che il modello economico dominante, il capitalismo avanzato, prospera quando c’e’ la guerra.

Più guerre, più istanze di distruzione di infrastrutture, di stragi di popolazioni umane e non umane, più devastazione ambientale = più dividendi per gli azionisti delle aziende che vendono tali micidiali attrezzature belliche di sterminio di massa.
Costoro prendono soldi da tutte le diverse fazioni coinvolte nei conflitti armati internazionali  , non si schierano mai con nessuna di loro e non si fanno alcun scrupolo in rispetto alla miseria e all’angoscia generale derivata dal loro sanguinoso business. Il loro motivo soltanto il denaro.

Sappiamo che gli incentivi economici creati sia dalle industrie di armamenti che dalle pratiche di saccheggio e di rapina delle risorse naturali che si compiono durante ogni azione di guerra sono spesso i motivi principali per i quali si va in guerra.

Uno studio recente  ha dimostrato che i paesi considerati più ricchi di risorse naturali sono passibili fino al 100% in più della norma di subire invasioni armate dalle “grandi potenze” militari globali e di soffrire costantemente ingerenze da parte di queste nei loro affari politici e nella gestione dei loro conflitti interni.crass_fight-war2_f-up

Il mito che LA GUERRA FA BENE ALL’ECONOMIA non è più, appunto, un mito , ma la cruda realtà di questo mondo a cui siamo costretti a doverci abituare.

Soltanto gli idioti e le persone di cattiva fede riescono ancora a  non riconoscerlo.

 

Grazie a Signs Of the times per i numerosi spunti e per i dati estratti da uno dei loro articoli.

La mia birra è Vegan?

Da oggi la rinomata birra scura irlandese Guinness può venire considerata Vegan.

La Compagnia che la produce, la St James’s Gate Brewery, ha comunicato di voler rinunciare alla pratica di filtraggio, nei processi di produzione della bevanda, la quale si affidava a dei dispositivi realizzati con la vescica di pesce.

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Da tempo alcuni gruppi di pressione vegani e vegetariani esercitavano a livello mondiale la loro azione, principalmente attraverso lo strumento delle petizioni, per persuadere Guinness ad interrompere la pratica tecnica la quale consente di separare le parti schiumose di lievito ( di birra ), lo yeast appunto, dallo stout, ovvero la componente più corposa, densa e connotata da una importante gradazione alcolica, delle misture in fase di raffinazione depositate nei tini.

Per coloro i quali, la scelta di alimenti, vestiario e attività quotidiane, così come la selezione delle bevande da gustare, passa da una serie di considerazioni etiche sull’impatto che quei determinati prodotti dell’industriosità umana hanno esercitato sul mondo vivente, il dilemma delle “birre inglesi” è da sempre un fantasma che appare ogni qualvolta che ci si accinge all’acquisto di questa particolare bevanda.

Ma non si tratta soltanto della birra, talvolta anche alcune varietà di vino vengono ottenute con l’ausilio di supporti direttamente derivati dallo sfruttamento degli altri animali.

Tali supporti quali la gelatina ( non vegetale ), la caseina, la glicerina o il cosidetto isinglass ( appunto il budello intestinale dei pesci ) provengono tutti dall’industria zootecnica, la quale, come sappiamo, assoggetta individui senzienti di altre specie, fatti nascere in maniera seriale attraverso lo stupro generalizzato delle madri, ad un trattamento brutale di prigionia e di sterminio sistematico.

La regola d’oro da osservare per noi vegani hardcore fino ad adesso era stata quella di evitare, per quanto possibile, ogni birra inglese a favore di quelle  belghe e tedesche per la produzione delle quali le rispettive breweries si affidano a modelli di filtro più tradizionali e moralmente accettabili.

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…or rather, it wasn’t…

Tutto ciò che ci permette di avanzare nella direzione della liberazione dei nostri fratelli non umani dalla schiavitù e dalla disperazione imposta loro dalla civiltà umana, per quanto poca cosa possa apparire, costituisce un passaggio verso il cambiamento evolutivo che la filosofia vegan auspica e promuove: un mondo dove la solidarietà, la compassione e l’amore prevalgono su egoismo, psicopatia e su di una condotta discriminatoria guidata dall’ignoranza e dall’imperio economico.

Grazie a Lunch Box Mag e a The Times

The Droid