Analogicamente: indietro nel futuro con la Compact Cassette.

Cosa può motivarci, nell’era digitale come la stiamo vivendo, immersi a tempo pieno in una sempre più ubiqua, intrusiva e occhiuta cultura della tecnologia informatica, a riconsiderare un ritorno a sistemi di fruizione musicale di tipo analogico?

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Qualche decennio addietro fa la risposta a questa domanda sarebbe stata ovvia : la portabilità del media, la musicassetta, il nastro, così sicuramente alloggiato nel comodo involucro plastico, quasi indistruttibile, la cassetta ci consentiva di registrare le nostre tracce preferite e di godersele ovunque ci trovassimo, fuori casa, senza organizzare in modo assolutamente complicato lo spostamento di apparecchiature delicate e costose, i nostri giradischi in vinile, i quali erano stati progettati e costruiti per un utilizzo casalingo, in situazioni di staticità appunto, o comunque in un ambiente sicuro e  arrangiato come poteva essere uno studio, un club o una stazione radio.

Inoltre, la possibilità che questo media ci offriva per duplicare e scambiare musica con amici e conoscenti o per promuovere i nostri diversi talenti, eri musicista? Suonavi nella band? Volevi affermarti come DJ e farti conoscere dalle persone giuste? La cassetta promo nel primo caso, quella missata nel secondo, erano le naturali conclusioni.

Sul finire degli anni sessanta, con il lancio sul mercato da parte di Philips delle prime “compact cassette” i potenziali destinatari del prodotto furano principalmente  i manager e i dirigenti dei vari dipartimenti commerciali, ùgli esecutivi delle aziende che necessitavano la circolazione interna di lettere e memoranda, troppo pigri per scriverle a mano,  costoro si affidavano a rendizioni audio dei contenuti si intendeva trasmettere registrandoli su cassetta, sarebbe stato compito dei loro assistenti ascoltare quei nastri  e redarre a macchina i rispettivi testi.

In questo modo  le cassette divennero molto popolari e ci fu’ un vero e proprio boom di vendite in virtù dei numerosi consumatori di musica i quali garantirono coi loro acquisti al contempo,  un rinnovato slancio e un ritorno economico da investire nel lavoro di ricerca volto al perfezionamento della qualità di questo nuovo prodotto.

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Purtroppo pero’ questo formato era connotato da alcuni problemi principalmente relativi a deficienze di natura tecnica nella qualità delle riproduzioni, nella laboriosa ricerca di particolari tracce sul nastro una volta registrato, sulla possibilità che i meccanismi dell’apparecchio riproduttore rovinassero il nastro ( a dire il vero questo accadeva quasi mai, forse, con maggiore incidenza, negli apparecchi istallati nelle auto ).

Inoltre, per un ottimale funzionamento delle piastre a cassetta queste ultime richiedono una periodica opera di manutenzione, re-allineamento delle testine, pulizia di alcune altre parti meccaniche ecc.

Dei quattro tipi di nastro  commercializzati negli anni, i quali si distinguono per le caratteristiche e per le quantità di componenti minerali  utilizzati nelle costruzione degli strati, quello base al Ferro ( tipo 1 ) diciamo, il modello base, quello per intenderci utilizzato per la duplicazione in serie di titoli originali, degli album che dagli anni settanta in poi venivano realizzati dalle case discografiche e che costavano la meta’ degli stessi titoli in vinile; quello di tipo 2 al Cromo, quello di tipo 3, un mix tra Cromo e Ferro, queste cassette sono oggi rarissime in quanto ne fu presto interrotta la produzione a causa di problematiche dovute ai diversi tipi di “Bias” che le due componenti  base ( Ferro-Cromo) richiedevano per offrire una riproduzione sonica decente;  infine quello al Metallo, tipologia 4, la migliore musicassetta in tutti sensi, anche se inadeguata nella riproduzione di frequenze basse in misura soddisfacente senza  l’ausilio di una equalizzazione riparatrice, la cassetta Metal era e rimane la più costosa.

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Come negli anni ottanta la diffusione enorme delle cassette vergini costituì un rischio in rispetto alla commercializzazione in grande numero di dischi in vinile, consentendone la duplicazione e la distribuzione privata senza limiti, così l’apparizione s larga scala dei primi CD scrivibili all’inizio degli anni novanta spodesto’ il nastro da quella posizione privilegiata che aveva occupato in termini di popolarità almeno per una quindicina di anni.

E’ proprio in quel periodo di tempo, tra il 1988 e il 1995 che le migliori piastre di registrazione furono progettate, costruite e immesse sul mercato da Teac, Sony, Nakamichi, Aiwa, Technics, Pioneer ed altri grandi marchi di sistemi HI-FI, quello fu il periodo d’oro della musicassetta.

Utilizzando nastri di qualità ed un impianto di riproduzione altrettanto valido si ottenevano dei risultati esaltanti e tremendamente apprezzabili ANCHE su nastro.

reelNon scordiamo che la rendizione musicale della stragrande maggioranza dei vinili in circolazione,  avviene per stampa attraverso l’ausilio, appunto, di questo formato: il nastro magnetico, la cosiddetta “pizza” o Reel to Reel, rotoloni di nastro avvolti su enormi bobine che uscivano dagli studi di registrazione contenenti i masters e che costituivano la matrice, appunto, per la duplicazione su tutti gli altri supporti.

Con l’avvento del Compact Disc, ci fu uno spostamento epocale nella modalità di fruizione e consumo della musica, in molti smisero di sostenere il vinile, il pubblico attraverso la drastica riduzione degli acquisti di album in vinile, le etichette discografiche attraverso la commercializzazione dei loro album e produzioni musicali affidandosi ai CD come supporto primario nella distribuzione.

L’avvento del CD determinò in larga misura anche l’abbandono delle delle musicassette, considerate oramai obsolete, superate dai tempi, e troppo complicate da manipolare.

La suddetta catena  continua ancora oggi con l’avvento di formati digitali che di fatto de-materializzano il media fisico e  spingono ai margini del mercato il CD, l’ultimo tra i più popolari supporti dalle caratteristiche fisiche definite a fare le spese dell’avanzamento tecnologico, ma questa e’ un’altra storia.

Tornando alla domanda iniziale:

per quale motivo dovremmo ( come in tanti stiamo facendo ) tornare ad utilizzare, nel 2018, un formato fisico, cospicuo, analogico, meccanico tale è la Musicassetta?

Inoltre a quali fattori e’ dovuta la sua apparente rinascita?

Il  risorgimento della cassetta che stiamo osservando da qualche anno accade sulla scia della rivalutazione globale del formato analogico, dal 2010 in aumento  le vendite e la popolarità del vinile , si e’ ricominciato ad utilizzarlo nella produzione di ristampe di titoli classici e il mercato dell’usato si mantiene in continua espansione, grazie anche a siti dedicati come Discogs.

Coloro i quali prediligevano il disco in vinile negli anni settanta e ottanta adesso sono “diventati grandi” , persone adulte con un lavoro e con un reddito che consente loro di spendere più soldi riappropriandosi di uno strumento che, anni prima, garantì  accesso nella fruizione della loro musica preferita, adesso quegli adulti hanno tempo libero per ascoltare il vinile a casa, escono meno la sera, la musica e la passione per collezionarla li sottrae in qualche modo dalla noia mortale di una vita mediata da dinamiche parentali e socio-economiche tipiche .

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Un altro fattore significativo è il  senso di alienazione che ci trasmette tutto ciò che e’ digitale e dematerializzato, un senso di impersonalità pervasiva, un grado di sofferenza dettato dalla società dei consumi illogici e irragionevoli risultante dal sistema capitalista avanzato che, con l’avvento delle nuove tecnologie digitali e della velocità nella trasmissione e trasferimento dei dati ha imposto su tutti noi, un dominio totale che riverbera anche sulla qualità delle dinamiche interpersonali che ci coinvolgono e che ci attivano quotidianamente, distruggendo quella rete di persone e di connessioni reali ( non virtuali ) che un tempo sostenevano e nutrivano  i rapporti più generali e l’interazione col mondo ora reso freddo, asettico, calcolato, pura matematica, digitale appunto.

Come in tanti altri casi, l’impressione è che  “una volta” si viveva meglio, c’erano meno bisogni indotti da imperativi di natura mercantile e la ricerca spasmodica di appagamento immediato non ci costringeva ad uno stato di frustrante, permanente insoddisfazione .

L’era digitale ha comportato nelle nostre vite anche una rimodulazione forzosa del nostro rapporto con la scansione temporale, coi tempi che servono per fare questo e quello, con la durata dei processi, sembra che la facoltà di poter avere sempre tutto e nel minor tempo possibile sia diventato un imperativo escludente.

Facendo click su di un link, lanciando una applicazione sullo smart phone, premendo un bottone sullo schermo, mantenendoci “ sempre on line  ingaggiati in attività che alla lunga sviliscono la nostra individualità, appiattiscono le nostre preferenze, massificandoci in un corpo unico, omologato e funzionale agli apparati di potere e di controllo che riescono così ad affermare al meglio i propri diktat culturali.

Un ritorno all’analogico come atto di rottura

Ad un tratto prendere un disco in vinile, tirarlo fuori dalla sleeve, appoggiarlo sul giradischi, posare la puntina sui microsolchi, sedersi e godersi la musica è di nuovo appetibile,  conseguentemente ad una serie di atti fisici, analogici, meccanici quella descritta  viene riscoperta ( o scoperta per i più giovani ) come  una esperienza autenticamente propria, slegata da quel sistema che ci desidera tutti uguali e similmente degradati dalla necessita’ di fare tutto velocemente …conseguentemente a questo il vinile è divenuto nuovamente attuale, in quanto la sua fruizione risponde meglio a quelli che dovrebbero essere i nostri ritmi naturali.

Così come per il vinile, la nostalgia e l’attrazione crescenti intorno al formato musicassetta esercita lo stesso intrigante fascino, la bellezza di riscoprire e di esplorare il mondo vintage e retro, in particolare in un momento storico quando questo e’ relativamente poco costoso, ma sopratutto, forse, ancora legato alla cultura popolare con la quale riusciamo ad  identificarci.

C’e’ poi l’aspetto autoreferenziale e un po’ insano di godere nella contemplazione della nostra crescente collezione, ogni pezzo che la compone in contatto indissolubile con quelle memorie, con quei vissuti che ci definiscono e che ci rendono ciò che siamo, creature senzienti che si adattano al meglio in risposta a degli stimoli, a dei segnali esterni, che interpretano questi segnali e che si muovono dentro a dei contesti, insomma, niente a che vedere con lo sbirciare una lista di MP3 o di immagini fotografiche su Internet davanti ad un monitor..

Al di ogni considerazione di natura filosofica esistono anche motivi  pratici intorno al risorgere di questo media i  quali si traducono, con particolare attinenza, negli aspetti relativi al cosiddetto intrattenimento musicale e nel grado qualitativo in termini di fedeltà nella riproduzione delle opere musicali originali.

basfTutto il lavoro di ricerca verso l’ottimizzazione della qualità nella riproduzione audio come si e’ verificata negli anni ottanta e che condusse alla realizzazione della prima cassetta al cromo della Basf sembra adesso sopita, l’obiettivo attuale, quello dell’era digitale, rimane puntato alla convenienza piuttosto che all’ottenimento di standard qualitativi apprezzabili. 

L’avvento della compressione audio sta’ allontanando definitivamente questo percorso di ricerca.  Le nuove generazioni, i nati nel nuovo millennio,  sembrano avere rinunciato ad un innalzamento dei criteri qualitativi in favore di una uniformazione costante la quale  consente l’utilizzo di semplici dispositivi come computers portatili, smart phones, e lettori digitali on the go.

La degradazione imposta dall’indiscriminata compressione musicale applicata ai formati digitali odierni passa inosservata.

L’atto di identificare eventuali aspetti deleteri nei processi di riproduzione audio digitale, i quali sono responsabili della compromissione nella qualità complessiva del prodotto che si intende fruire, non appare più essere prerogativa di nessuno. Quegli aspetti sono oramai parte integrante nell’architettura  nei sistemi digitali i quali, tecnicamente, a livello di performance, hanno peggiorato le aspettative. In pochi  ne sono coscienti.

Quei “pochi” potranno adesso lanciarsi con gioia alla scoperta di un mondo sommerso, quello dei   sistemi analogici di registrazione e di riproduzione audio.

A differenza della degradazione che si rileva nei formati analogici, la quale usualmente tende ad  ammorbidire, a riscaldare e ad aggiungere elementi all’esperienza di ascolto di una traccia musicale, la degradazione del digitale, dovuta come detto alla sua compressione selvaggia per motivi di spazio, trasmette un senso di fredda sottrazione e di approssimazione alla gamma dei suoni udibili dall’orecchio umano che nessun sistema di riproduzione digitale può correggere, anzi, molti di questi ne esasperano i tratti, trasformando una esperienza squisitamente sensoriale in un esercizio di pura aritmetica.

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Quindi, mai partire dall’assunto che la musica digitale sia perfetta e che quella analogica sia difettosa.

Se mettiamo le due a confronto riusciremo a stabilire delle nette differenze che in molti casi ci porterebbero a prediligere sistemi audio di riproduzione che non poggiano freddamente su stringhe di numeri,  in favore  di sistemi analogici operanti su di una campo  “vibrazionale“, nel caso del vinile, su uno dominato dagli impulsi  elettromagnetici, nel caso delle musicassette.

Ogni cassetta offre una riproduzione a se, non soltanto a seconda della tipologia del nastro utilizzato, ma spesso anche all’interno di una stessa gamma. Cassette del tutto esteriormente simili ci renderanno una registrazione più o meno dolce, quelle più o meno udibili fluttuazioni costituiscono un valore aggiunto totalmente assente nell’esperienza digitale.

Per concludere, il momento migliore per tornare ai formati analogici, nella fattispecie, alla musicassetta è questo.

Sul mercato dell’usato si trovano ottimi, bellissimi dispositivi per poche centinaia di euro che  magari richiederanno un minimo investimento di verifica tecnica, messa a punto e pulizia, ma il risultato ci sorprenderà.

Anche se alcune grandi marche stanno riprendendo la produzione di dispositivi nuovi, i migliori da acquistare sono quelli prodotti tra il 1988 e il 1995, periodo apice nella qualità delle componenti meccaniche utilizzate, primo tra tutti il vano di alloggiamento delle cassette , quest’ultimo oggi viene prodotto in serie con materiali scadenti, niente a che vedere con la qualità di quelli realizzati trent’anni fa!

Per non parlare del dispositivo di riduzione del fruscio Dolby, il quale marchio e conseguente tecnologia non viene  più concessa a corredare la produzione di nuovi dispositivi.

Da acquistare a colpo sicuro sono quelle macchine che dispongano di almeno  tre testine ( una dedicata alla riproduzione, una all’incisione, una alla cancellazione ) , che comprendano un sistema di calibrazione automatica del nastro, il quale e’ necessario all’apparecchio per riconoscere il tipo di nastro inserito e per equipaggiarsi al meglio nell’opera di  registrazione in termini di livelli e di equalizzazione; meglio piastre singole che doppie, il motore risulta maggiormente durevole, potente e  silenzioso; evitare quelle dotate del  cosiddetto Reverse, tale funzione, apparentemente comoda tende a dis-allineare le testine e corrompe la qualità in fase di riproduzione.

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Per quanto riguarda i nastri, si trovano nuovi e di seconda mano a prezzi abbordabili in Rete, oppure si possono riusare nastri esistenti se tenuti bene. Tantissime new bands stanno rilanciando il formato pre registrato della musicassetta, conveniente e pratico per distribuire musica indipendente. a basso costo.

Insomma la cassetta si ripresenta all’orizzonte, perché quindi tenerla in considerazione  come valido supporto musicale , perchè non tornare ad apprezzarne   l’intrinseca, oggettiva bellezza estetica e, quella che possiamo definire,  la ri-umanizzazione dei tanti processi la quale implicherebbe una sua ri-affernazione come media favorito degli amanti della musica!

Grazie a Tapetardis per alcuni spunti fondamentali, grazie a Techmoan  e a VinylTV  per i dati tecnici, la passione e la simpatia che trasudano dai loro eccezionali video blogs.

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Up North…

TT man new image new 2014

An eclectic effort into blending quality House music with mild Acid Techno at 130 BPM, once again electronic dance music reveals itself as One, these tracks all sit onto each other in an effortless, gracious manner, you hear a groove, you pick up a melody you drop a bass line into the mix, the drumming does never get too serious here, the sonic digital, yet organic, hot magma flows and makes sense for any pleasure seeker individual within such vibrational field.

This is a live un-edited Web Radio Broadcast, first aired on www.afterhoursdjs.org on Saturday July the 14th 2018.

 

The following producers are responsible for the music, in no particular order: 

16 bits lolitas, chymera, dave angel, barry jamieson, dave seaman, ejm project, harvey mckay, electric rescue, jody wisternoff, affkt, guy j, john digweed, edu imbernon, king unique, lank, amorph, mark knight, nathan cable, nic fanciulli, miguel bastida, metro area, paul thomas, pan pot, ramon tapia, robert babicz, sebrok, rulers of the deep, sonic infusion, naval, koljah, main element. future shock, laurent garnier, and many more.

By the way….

Technoterra Soundsystem moves up north soon, the intent that of trying and to get a better view on all matters of concern.

Although none of us ever asked for that we happen to be born, we get a chance to grow up, we  struggle to come to terms with our condition, we try to fit in the cogs of the environment that hosts us.

We tire of being who we are where we are, we can’t stand some of the types that enter our lives,  we sulk, we work hard, we think … we move on, sometimes we return.

Technoterra moves up north and embrace change.

You all be safe, true to yourselves and sound.

…a journey into Electronic Dance Music…

IMG_20180214_133535Beware Happy tracks in here span from all across the Electronic Dance Music spectrum, when i am out and want to hear a groove I like it best to vary in style, in the tempo and in the moods that it elicits too, if the kick drum, the bass line and the general texture of the sound offerings make me feel good, well that’s all I wish for myself in that particular moment. Same goes with DJ mixes I suppose, hence, such sequence came about. Recorded live on Web Radio ( AHDJS ), on a Saturday afternoon

ALL Time PUNK & HEAVY classics vol.1

sandy fist

Wow…il risveglio alle bellezze nascoste nella sterminata collezione di vinili del sottoscritto continua, continua grazie a tutta una serie di eventi che stanno spostando il baricentro delle mie azioni su versanti diversi da quelli entro i quali mi sono misurato e ( principalmente ) scontrato negli ultimi tempi.

Ecco allora che si realizza in studio una sequenza tutta chitarroni e pesantemente influenzata da sonorità classiche e care; qui si sentono classici e si ascoltano le parole di band come The Nuns, Adolescents, Nirvana, True Sound Of Liberty, The Zero BoysDag NastyHenry Rollins, Bad Brains, Rikk Agnew, ma anche di mostri sacri quali Cro-Mags, Motörhead, Slayer, charged GBH e Suicidal Tendencies.

Se conosci ” questa roba ” magari non l’avrai sentita da qualche anno, o forse te ne eri dimenticat* … il fatto è che suona ancora da paura, ti fa saltare da matti e ti fa PENSARE.

Trovo i contenuti delle liriche davvero coinvolgenti e autenticamente sentiti a livello emotivo da chi li esprimeva in maniera così ruvida e diretta trenta e passa anni fa’.

Non si tratta di nostalgia, mi piace pensare di essere tipo ben ancorato nel momento presente, quel che e’ stato  ( fortunatamente ) non ritorna, che non ci si illuda … chi c’era c’era … e molti di “noi” non ci sono più … scomparsi, smarriti, invischiati dalla vita, imborghesiti, rimbambiti … ma il materiale musicale presentato qui, vi assicuro,  è quanto di meglio ( tenendo conto che il mix in oggetto offre soltanto cinquanta minuti di musica ) l’ondata punk, hardcore, crossover heavy ebbe da produrre tra la fine degli anni settanta a quella degli anni ottanta.

Per il resto, fate voi.

 

A DJ blend constructed by carefully choosing tracks from my huge vinyl collection.
Here you will hear songs by The Nuns, Adolescents, Rikk Agnew, Nirvana, TSOL, Dag Nasty, Henry Rollins, Bad Brains, The Zero Boys as well as some heavy sacred monsters such as Cro-Mags, Motörhead, Slayer, charged GBH and Suicidal Tendencies.

These are all records that made me and a score of others “move” back in the day. Novelty is…they still do!!

3 Febbraio 2018 : oh jeez! Its tek-PUNKy time!

punky timesAGRI…che?? segui il LINK e scopri un mondo 😉

only speak English? Check this out and get in the know by scrolling the blog down to the required section

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LIVE @ AGRIPUNK COWpodanno 2018 Benefit Gig

https://www.edeejay.com/video/4816643/cowpodanno-2018-live-ambra-31-12-17/

This is a raw extract of TECHNOTERRA SOUNDSYSTEM 5 hours long DJ set to cover few kinds of electronic dance music, a sort of entry level type of musical journey put together and presented to a crowd unused to appreciate such sonorities.
Benefit night revealed to be a success beyond any expectations, everyone had a good time and we all had fun celebrating our oneness with the many non-human friends whom have found a safe haven and a shelter in this extraordinary place.
If you wish to know more on AGRIPUNK and on the philosophy of those activists whom struggle and work daily and selflessly so to provide for liberated farming animals please do follow the link :
https://technoterrasoundsystem.wordpress.com/2017/…
and find a brief text in english right at the bottom of our blog which is quite exhaustive on the project.

Thanks for your support and for the sharing
ROY

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Technoterra’s right shoulder tattoo speaks louder than words