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La Digisessualità a Venire

Molti osservatori scientifici stanno maturando il convincimento che, in un mondo caratterizzato dalle nuove applicazioni digitali e dalla robotica, dall’Intelligenza Artificiale e dalle dottrine del Transumanismo applicato, presto assisteremo all’invasione dell’innovazione costituita da tali nuove tecnologie anche nell’ambito delle relazioni sessuali.

Al momento, robot i quali, per design, siano in grado, per via delle loro specifiche, di soddisfare appieno il desiderio sessuale dei potenziali fruitori sono ritenuti “primitivi”, questo non significa che, a breve, queste macchine non saranno capaci di offrire esperienze significative in tal senso; a sostenere tale ipotesi tra gli altri è l’autore di un report apparso sul  Journal of Sexual and Relationship Therapy. 

Tali macchine saranno capaci presto ad esibire oltre ad una estetica convincente, a parlare e ad agire in modo reale, esattamente come farebbero persone in carne ed ossa, “persone” capaci di soddisfare ogni tipo di desiderio di natura sensoriale.

I due ricercatori responsabili del report, professori all’Università di Manitoba in Canada sono dell’opinione che bisogna prepararsi a questo scenario così da poterlo gestire al meglio una volta che tale fenomeno si presenterà imponendo tutte le implicazioni del caso alle persone coinvolte.

I due ricercatori sostengono in una intervista che, una una volta disponibili “ questi robot andranno a costituire occasione per incontri di natura sessuale diversa da quella comunemente ricercata e apprezzata, ma non di meno le persone umane che stringeranno rapporti con questi dispositivi riusciranno a stabilirvi connessioni intense”.

“Questa particolare tipologia di robots – continuano i due ricercatori – verranno assemblati esattamente utilizzando materiali adatti allo scopo per il quale sono destinati, a livelli di software, essi saranno disponibili ad offrire prestazioni che la persona umana non è in grado di fare o non è disponibile a fare” questo sarebbe uno dei motivi per cui si si aspetta una loro affermazione immediata come partner primario tra coloro che ne considereranno la fruizione.

Sembra che tra i commentatori scientifici ci sia un riscontro positivo all’avvento di questi sex-robots in forza del loro utilizzo finalizzato a “salvare” potenzialmente tutte quelle relazioni umane sentimentali in crisi, oppure a rappresentare possibilità di incontro erotico a tutti coloro i quali non riescono attraverso i normali canali sociali e interattivi a causa di esperienze sessuali traumatiche sofferte in passato ad esempio.

Gli sviluppatori che lavorano attivamente nel progetto stanno pensando all’introduzione dei sex-robot nelle case di cura e nelle residenze assiste dove albergano persone incapacitate da malattie, handicap, eta’ avanzata e quanto altro che altrimenti non potrebbero esprimere la propria sessualità, tutto questo nella consapevolezza che stringere un rapporto di questo tipo con una macchina, seppur pienamente capace di esaudire qualsiasi desiderio, non restituirebbe alcunché in termini di autentico impegno emotivo, persone reali si troverebbero ad “amare” un artefatto, ma non siamo forse già arrivati a questo con il dominio degli smart phone, i quali si stanno sostituendo quasi a tutto in termini di interscambio col mondo?

Grazie RT per parte del materiale proposto in questo Blog

Approfondimenti qui

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Analogicamente: indietro nel futuro con la Compact Cassette.

Cosa può motivarci, nell’era digitale come la stiamo vivendo, immersi a tempo pieno in una sempre più ubiqua, intrusiva e occhiuta cultura della tecnologia informatica, a riconsiderare un ritorno a sistemi di fruizione musicale di tipo analogico?

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Qualche decennio addietro fa la risposta a questa domanda sarebbe stata ovvia : la portabilità del media, la musicassetta, il nastro, così sicuramente alloggiato nel comodo involucro plastico, quasi indistruttibile, la cassetta ci consentiva di registrare le nostre tracce preferite e di godersele ovunque ci trovassimo, fuori casa, senza organizzare in modo assolutamente complicato lo spostamento di apparecchiature delicate e costose, i nostri giradischi in vinile, i quali erano stati progettati e costruiti per un utilizzo casalingo, in situazioni di staticità appunto, o comunque in un ambiente sicuro e  arrangiato come poteva essere uno studio, un club o una stazione radio.

Inoltre, la possibilità che questo media ci offriva per duplicare e scambiare musica con amici e conoscenti o per promuovere i nostri diversi talenti, eri musicista? Suonavi nella band? Volevi affermarti come DJ e farti conoscere dalle persone giuste? La cassetta promo nel primo caso, quella missata nel secondo, erano le naturali conclusioni.

Sul finire degli anni sessanta, con il lancio sul mercato da parte di Philips delle prime “compact cassette” i potenziali destinatari del prodotto furano principalmente  i manager e i dirigenti dei vari dipartimenti commerciali, ùgli esecutivi delle aziende che necessitavano la circolazione interna di lettere e memoranda, troppo pigri per scriverle a mano,  costoro si affidavano a rendizioni audio dei contenuti si intendeva trasmettere registrandoli su cassetta, sarebbe stato compito dei loro assistenti ascoltare quei nastri  e redarre a macchina i rispettivi testi.

In questo modo  le cassette divennero molto popolari e ci fu’ un vero e proprio boom di vendite in virtù dei numerosi consumatori di musica i quali garantirono coi loro acquisti al contempo,  un rinnovato slancio e un ritorno economico da investire nel lavoro di ricerca volto al perfezionamento della qualità di questo nuovo prodotto.

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Purtroppo pero’ questo formato era connotato da alcuni problemi principalmente relativi a deficienze di natura tecnica nella qualità delle riproduzioni, nella laboriosa ricerca di particolari tracce sul nastro una volta registrato, sulla possibilità che i meccanismi dell’apparecchio riproduttore rovinassero il nastro ( a dire il vero questo accadeva quasi mai, forse, con maggiore incidenza, negli apparecchi istallati nelle auto ).

Inoltre, per un ottimale funzionamento delle piastre a cassetta queste ultime richiedono una periodica opera di manutenzione, re-allineamento delle testine, pulizia di alcune altre parti meccaniche ecc.

Dei quattro tipi di nastro  commercializzati negli anni, i quali si distinguono per le caratteristiche e per le quantità di componenti minerali  utilizzati nelle costruzione degli strati, quello base al Ferro ( tipo 1 ) diciamo, il modello base, quello per intenderci utilizzato per la duplicazione in serie di titoli originali, degli album che dagli anni settanta in poi venivano realizzati dalle case discografiche e che costavano la meta’ degli stessi titoli in vinile; quello di tipo 2 al Cromo, quello di tipo 3, un mix tra Cromo e Ferro, queste cassette sono oggi rarissime in quanto ne fu presto interrotta la produzione a causa di problematiche dovute ai diversi tipi di “Bias” che le due componenti  base ( Ferro-Cromo) richiedevano per offrire una riproduzione sonica decente;  infine quello al Metallo, tipologia 4, la migliore musicassetta in tutti sensi, anche se inadeguata nella riproduzione di frequenze basse in misura soddisfacente senza  l’ausilio di una equalizzazione riparatrice, la cassetta Metal era e rimane la più costosa.

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Come negli anni ottanta la diffusione enorme delle cassette vergini costituì un rischio in rispetto alla commercializzazione in grande numero di dischi in vinile, consentendone la duplicazione e la distribuzione privata senza limiti, così l’apparizione s larga scala dei primi CD scrivibili all’inizio degli anni novanta spodesto’ il nastro da quella posizione privilegiata che aveva occupato in termini di popolarità almeno per una quindicina di anni.

E’ proprio in quel periodo di tempo, tra il 1988 e il 1995 che le migliori piastre di registrazione furono progettate, costruite e immesse sul mercato da Teac, Sony, Nakamichi, Aiwa, Technics, Pioneer ed altri grandi marchi di sistemi HI-FI, quello fu il periodo d’oro della musicassetta.

Utilizzando nastri di qualità ed un impianto di riproduzione altrettanto valido si ottenevano dei risultati esaltanti e tremendamente apprezzabili ANCHE su nastro.

reelNon scordiamo che la rendizione musicale della stragrande maggioranza dei vinili in circolazione,  avviene per stampa attraverso l’ausilio, appunto, di questo formato: il nastro magnetico, la cosiddetta “pizza” o Reel to Reel, rotoloni di nastro avvolti su enormi bobine che uscivano dagli studi di registrazione contenenti i masters e che costituivano la matrice, appunto, per la duplicazione su tutti gli altri supporti.

Con l’avvento del Compact Disc, ci fu uno spostamento epocale nella modalità di fruizione e consumo della musica, in molti smisero di sostenere il vinile, il pubblico attraverso la drastica riduzione degli acquisti di album in vinile, le etichette discografiche attraverso la commercializzazione dei loro album e produzioni musicali affidandosi ai CD come supporto primario nella distribuzione.

L’avvento del CD determinò in larga misura anche l’abbandono delle delle musicassette, considerate oramai obsolete, superate dai tempi, e troppo complicate da manipolare.

La suddetta catena  continua ancora oggi con l’avvento di formati digitali che di fatto de-materializzano il media fisico e  spingono ai margini del mercato il CD, l’ultimo tra i più popolari supporti dalle caratteristiche fisiche definite a fare le spese dell’avanzamento tecnologico, ma questa e’ un’altra storia.

Tornando alla domanda iniziale:

per quale motivo dovremmo ( come in tanti stiamo facendo ) tornare ad utilizzare, nel 2018, un formato fisico, cospicuo, analogico, meccanico tale è la Musicassetta?

Inoltre a quali fattori e’ dovuta la sua apparente rinascita?

Il  risorgimento della cassetta che stiamo osservando da qualche anno accade sulla scia della rivalutazione globale del formato analogico, dal 2010 in aumento  le vendite e la popolarità del vinile , si e’ ricominciato ad utilizzarlo nella produzione di ristampe di titoli classici e il mercato dell’usato si mantiene in continua espansione, grazie anche a siti dedicati come Discogs.

Coloro i quali prediligevano il disco in vinile negli anni settanta e ottanta adesso sono “diventati grandi” , persone adulte con un lavoro e con un reddito che consente loro di spendere più soldi riappropriandosi di uno strumento che, anni prima, garantì  accesso nella fruizione della loro musica preferita, adesso quegli adulti hanno tempo libero per ascoltare il vinile a casa, escono meno la sera, la musica e la passione per collezionarla li sottrae in qualche modo dalla noia mortale di una vita mediata da dinamiche parentali e socio-economiche tipiche .

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Un altro fattore significativo è il  senso di alienazione che ci trasmette tutto ciò che e’ digitale e dematerializzato, un senso di impersonalità pervasiva, un grado di sofferenza dettato dalla società dei consumi illogici e irragionevoli risultante dal sistema capitalista avanzato che, con l’avvento delle nuove tecnologie digitali e della velocità nella trasmissione e trasferimento dei dati ha imposto su tutti noi, un dominio totale che riverbera anche sulla qualità delle dinamiche interpersonali che ci coinvolgono e che ci attivano quotidianamente, distruggendo quella rete di persone e di connessioni reali ( non virtuali ) che un tempo sostenevano e nutrivano  i rapporti più generali e l’interazione col mondo ora reso freddo, asettico, calcolato, pura matematica, digitale appunto.

Come in tanti altri casi, l’impressione è che  “una volta” si viveva meglio, c’erano meno bisogni indotti da imperativi di natura mercantile e la ricerca spasmodica di appagamento immediato non ci costringeva ad uno stato di frustrante, permanente insoddisfazione .

L’era digitale ha comportato nelle nostre vite anche una rimodulazione forzosa del nostro rapporto con la scansione temporale, coi tempi che servono per fare questo e quello, con la durata dei processi, sembra che la facoltà di poter avere sempre tutto e nel minor tempo possibile sia diventato un imperativo escludente.

Facendo click su di un link, lanciando una applicazione sullo smart phone, premendo un bottone sullo schermo, mantenendoci “ sempre on line  ingaggiati in attività che alla lunga sviliscono la nostra individualità, appiattiscono le nostre preferenze, massificandoci in un corpo unico, omologato e funzionale agli apparati di potere e di controllo che riescono così ad affermare al meglio i propri diktat culturali.

Un ritorno all’analogico come atto di rottura

Ad un tratto prendere un disco in vinile, tirarlo fuori dalla sleeve, appoggiarlo sul giradischi, posare la puntina sui microsolchi, sedersi e godersi la musica è di nuovo appetibile,  conseguentemente ad una serie di atti fisici, analogici, meccanici quella descritta  viene riscoperta ( o scoperta per i più giovani ) come  una esperienza autenticamente propria, slegata da quel sistema che ci desidera tutti uguali e similmente degradati dalla necessita’ di fare tutto velocemente …conseguentemente a questo il vinile è divenuto nuovamente attuale, in quanto la sua fruizione risponde meglio a quelli che dovrebbero essere i nostri ritmi naturali.

Così come per il vinile, la nostalgia e l’attrazione crescenti intorno al formato musicassetta esercita lo stesso intrigante fascino, la bellezza di riscoprire e di esplorare il mondo vintage e retro, in particolare in un momento storico quando questo e’ relativamente poco costoso, ma sopratutto, forse, ancora legato alla cultura popolare con la quale riusciamo ad  identificarci.

C’e’ poi l’aspetto autoreferenziale e un po’ insano di godere nella contemplazione della nostra crescente collezione, ogni pezzo che la compone in contatto indissolubile con quelle memorie, con quei vissuti che ci definiscono e che ci rendono ciò che siamo, creature senzienti che si adattano al meglio in risposta a degli stimoli, a dei segnali esterni, che interpretano questi segnali e che si muovono dentro a dei contesti, insomma, niente a che vedere con lo sbirciare una lista di MP3 o di immagini fotografiche su Internet davanti ad un monitor..

Al di ogni considerazione di natura filosofica esistono anche motivi  pratici intorno al risorgere di questo media i  quali si traducono, con particolare attinenza, negli aspetti relativi al cosiddetto intrattenimento musicale e nel grado qualitativo in termini di fedeltà nella riproduzione delle opere musicali originali.

basfTutto il lavoro di ricerca verso l’ottimizzazione della qualità nella riproduzione audio come si e’ verificata negli anni ottanta e che condusse alla realizzazione della prima cassetta al cromo della Basf sembra adesso sopita, l’obiettivo attuale, quello dell’era digitale, rimane puntato alla convenienza piuttosto che all’ottenimento di standard qualitativi apprezzabili. 

L’avvento della compressione audio sta’ allontanando definitivamente questo percorso di ricerca.  Le nuove generazioni, i nati nel nuovo millennio,  sembrano avere rinunciato ad un innalzamento dei criteri qualitativi in favore di una uniformazione costante la quale  consente l’utilizzo di semplici dispositivi come computers portatili, smart phones, e lettori digitali on the go.

La degradazione imposta dall’indiscriminata compressione musicale applicata ai formati digitali odierni passa inosservata.

L’atto di identificare eventuali aspetti deleteri nei processi di riproduzione audio digitale, i quali sono responsabili della compromissione nella qualità complessiva del prodotto che si intende fruire, non appare più essere prerogativa di nessuno. Quegli aspetti sono oramai parte integrante nell’architettura  nei sistemi digitali i quali, tecnicamente, a livello di performance, hanno peggiorato le aspettative. In pochi  ne sono coscienti.

Quei “pochi” potranno adesso lanciarsi con gioia alla scoperta di un mondo sommerso, quello dei   sistemi analogici di registrazione e di riproduzione audio.

A differenza della degradazione che si rileva nei formati analogici, la quale usualmente tende ad  ammorbidire, a riscaldare e ad aggiungere elementi all’esperienza di ascolto di una traccia musicale, la degradazione del digitale, dovuta come detto alla sua compressione selvaggia per motivi di spazio, trasmette un senso di fredda sottrazione e di approssimazione alla gamma dei suoni udibili dall’orecchio umano che nessun sistema di riproduzione digitale può correggere, anzi, molti di questi ne esasperano i tratti, trasformando una esperienza squisitamente sensoriale in un esercizio di pura aritmetica.

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Quindi, mai partire dall’assunto che la musica digitale sia perfetta e che quella analogica sia difettosa.

Se mettiamo le due a confronto riusciremo a stabilire delle nette differenze che in molti casi ci porterebbero a prediligere sistemi audio di riproduzione che non poggiano freddamente su stringhe di numeri,  in favore  di sistemi analogici operanti su di una campo  “vibrazionale“, nel caso del vinile, su uno dominato dagli impulsi  elettromagnetici, nel caso delle musicassette.

Ogni cassetta offre una riproduzione a se, non soltanto a seconda della tipologia del nastro utilizzato, ma spesso anche all’interno di una stessa gamma. Cassette del tutto esteriormente simili ci renderanno una registrazione più o meno dolce, quelle più o meno udibili fluttuazioni costituiscono un valore aggiunto totalmente assente nell’esperienza digitale.

Per concludere, il momento migliore per tornare ai formati analogici, nella fattispecie, alla musicassetta è questo.

Sul mercato dell’usato si trovano ottimi, bellissimi dispositivi per poche centinaia di euro che  magari richiederanno un minimo investimento di verifica tecnica, messa a punto e pulizia, ma il risultato ci sorprenderà.

Anche se alcune grandi marche stanno riprendendo la produzione di dispositivi nuovi, i migliori da acquistare sono quelli prodotti tra il 1988 e il 1995, periodo apice nella qualità delle componenti meccaniche utilizzate, primo tra tutti il vano di alloggiamento delle cassette , quest’ultimo oggi viene prodotto in serie con materiali scadenti, niente a che vedere con la qualità di quelli realizzati trent’anni fa!

Per non parlare del dispositivo di riduzione del fruscio Dolby, il quale marchio e conseguente tecnologia non viene  più concessa a corredare la produzione di nuovi dispositivi.

Da acquistare a colpo sicuro sono quelle macchine che dispongano di almeno  tre testine ( una dedicata alla riproduzione, una all’incisione, una alla cancellazione ) , che comprendano un sistema di calibrazione automatica del nastro, il quale e’ necessario all’apparecchio per riconoscere il tipo di nastro inserito e per equipaggiarsi al meglio nell’opera di  registrazione in termini di livelli e di equalizzazione; meglio piastre singole che doppie, il motore risulta maggiormente durevole, potente e  silenzioso; evitare quelle dotate del  cosiddetto Reverse, tale funzione, apparentemente comoda tende a dis-allineare le testine e corrompe la qualità in fase di riproduzione.

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Per quanto riguarda i nastri, si trovano nuovi e di seconda mano a prezzi abbordabili in Rete, oppure si possono riusare nastri esistenti se tenuti bene. Tantissime new bands stanno rilanciando il formato pre registrato della musicassetta, conveniente e pratico per distribuire musica indipendente. a basso costo.

Insomma la cassetta si ripresenta all’orizzonte, perché quindi tenerla in considerazione  come valido supporto musicale , perchè non tornare ad apprezzarne   l’intrinseca, oggettiva bellezza estetica e, quella che possiamo definire,  la ri-umanizzazione dei tanti processi la quale implicherebbe una sua ri-affernazione come media favorito degli amanti della musica!

Grazie a Tapetardis per alcuni spunti fondamentali, grazie a Techmoan  e a VinylTV  per i dati tecnici, la passione e la simpatia che trasudano dai loro eccezionali video blogs.

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ALL Time PUNK & HEAVY classics vol.1

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Wow…il risveglio alle bellezze nascoste nella sterminata collezione di vinili del sottoscritto continua, continua grazie a tutta una serie di eventi che stanno spostando il baricentro delle mie azioni su versanti diversi da quelli entro i quali mi sono misurato e ( principalmente ) scontrato negli ultimi tempi.

Ecco allora che si realizza in studio una sequenza tutta chitarroni e pesantemente influenzata da sonorità classiche e care; qui si sentono classici e si ascoltano le parole di band come The Nuns, Adolescents, Nirvana, True Sound Of Liberty, The Zero BoysDag NastyHenry Rollins, Bad Brains, Rikk Agnew, ma anche di mostri sacri quali Cro-Mags, Motörhead, Slayer, charged GBH e Suicidal Tendencies.

Se conosci ” questa roba ” magari non l’avrai sentita da qualche anno, o forse te ne eri dimenticat* … il fatto è che suona ancora da paura, ti fa saltare da matti e ti fa PENSARE.

Trovo i contenuti delle liriche davvero coinvolgenti e autenticamente sentiti a livello emotivo da chi li esprimeva in maniera così ruvida e diretta trenta e passa anni fa’.

Non si tratta di nostalgia, mi piace pensare di essere tipo ben ancorato nel momento presente, quel che e’ stato  ( fortunatamente ) non ritorna, che non ci si illuda … chi c’era c’era … e molti di “noi” non ci sono più … scomparsi, smarriti, invischiati dalla vita, imborghesiti, rimbambiti … ma il materiale musicale presentato qui, vi assicuro,  è quanto di meglio ( tenendo conto che il mix in oggetto offre soltanto cinquanta minuti di musica ) l’ondata punk, hardcore, crossover heavy ebbe da produrre tra la fine degli anni settanta a quella degli anni ottanta.

Per il resto, fate voi.

 

A DJ blend constructed by carefully choosing tracks from my huge vinyl collection.
Here you will hear songs by The Nuns, Adolescents, Rikk Agnew, Nirvana, TSOL, Dag Nasty, Henry Rollins, Bad Brains, The Zero Boys as well as some heavy sacred monsters such as Cro-Mags, Motörhead, Slayer, charged GBH and Suicidal Tendencies.

These are all records that made me and a score of others “move” back in the day. Novelty is…they still do!!

WitchTEK 2017 ( South Central region -ITA ) F.R.E.E. party

This is an edited version of the live mix played at the Sulmona’s FREE tek event held at the end of October 2017.

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Party was extremely well attended and run without major hiccups.

There is a large movement of sound systems in Italy which are networking towards setting up parties in a free manner, empty warehouses get occupied temporarily, pieces of land in the countryside grabbed and made into citadels of illegality for a night or two.

Unfortunately there’s a lot of prejudice around this type of direct action originated, self made social events; newscasters tend to demonise such practices and to instigate the police so to intervene, to stop proceedings and to confiscate equipment.

Normally events such as these end up as intended without causing any harm nor damages to anyone, other times due to police action and/or gang infiltrations we may witness some very despicable occurrences which they all but reinforce the bad notoriety surrounding the free tekno scene in this country.

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Sun is shining! Time to deal with our tired souls and with a more contingent kind of need: disassembling tons of equipment and it made it back home safely. Cool innit??

On a more personal level, what I enjoy the most in this kind of things is the fact that no money change hands in order for ALL to participate and to have fun, free music for all…thats what i like the most.

Also, the grade of determination with which everyone involved into organising these parties manage to resolve the most difficult, intricate situations acts as a potent impulse into investing, in a major renewed way, in terms of energy and in terms of reciprocal trust/respect, into creating reliable relations, into the desire of meeting new people, into the act of growing to a more informed, competent persons so as to continue in setting up pace towards my own goals , both on the creative, the ethical and on the political spectrum too.

Long live FREE TEKNO PARTIES then … as … LOVE being the sole message ❤

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there’s always a lot of work that need doing the whole time: finding a suitable location, securing the location, organising the Bar, making everything to work finely on the technical side, mounting/un-mounting equipment, playing your DJ set/live P.A., managing NOT to get arrested!!! but hey…you know what? IT  DOES always WORTH MY WHILE!

 

N.A.T.O. ( no more )

NO N.A.T.O. con vista
NO N.A.T.O. con vista

La finestra
La finestra

Rompere la rete....
Rompere la rete….

Il ruscello ( Finale Ligure )
Il ruscello ( Finale Ligure )

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Il mio bagno

Rompere la rete (2)
Rompere la rete (2)

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Gatto nero

This is a video and picture report on an extraordinary event we took part in which happened in West Northern Italy at the beginning of June 2017. The sound on the video clips is by DUB TOWN SOUNDSYSTEM.

Riprese e immagini by GLS

I <3 www.afterhoursdjs.org Web Radio

Worldwide known web radio station, it has been broadcasting for nearly two decades and it is currently managing to “stay” on air at one of the most challenging times for such type of web ventures.

ahDJsOver the last years the Internet has turned itself into a magnificent and unique hub for music lovers, all kind of resources are available, for free. Artist and producers, as well as performers and DJ’s are in the position of uploading and making their contents available worldwide.

In a era of such global ease in accessing, communicating and exchanging digitally within the realms of the World Wide Web, many world over users still appreciate some of the ‘Net most “old school” and respected mode of doing just that : in 2017 Web Radio  operations remains a joy, for all of those involved.

Here literally hundreds of dj sets originally broadcasted by the station, they are downloadable and shareable … Here to reach the station’s main page … for those out there who prefer listening to their tunes on the go, an appropriate, nice and easy to use free mobile device application is available for download at this Google Play page … Here the station’s Facebook public group, one may want to join in  or put a “like” on the official FB page even though, as I speak, same appears to be rather “unkempt”

Check out the station’s stream right now!

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TT+B.A.M.Fam+GhettoWild DJ’s :: yet another FREE party :: paying to dance NEVER an option

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SABATO E DOMENICA 14/15 MAGGIO 2016 I, SE AMI IL TECHNO E DESIDERI NON PAGARE PER BALLARE ( PERCHE’ ALLE COSE PIU’ BELLE DELLA VITA NON POSSIAMO ATTRIBUIRGLI UN PREZZO DI INGRESSO ) FATTI SOTTO E CHIAMA IL NUMERO PER LE INFO // SATURDAY AND SUNDAY MAY THE 14TH/15TH MAKE NO MISTAKES, COME AND JOIN OUR CREW, 20 HOURS OF TECHNO with the coolest djs around, FREE PARTY – GROSSETO AREA – 30 MINS DRIVE  – DJS ON THE EVENT: TT//B.A.M.FAM//DELTAFLOOR – ITS A JOINT EFFORT TT+DUBTOWNSOUNDSYSTEM WHICH MEANS 7 K OF CRYSTAL CLEAR QUALITY SOUND, LIGHTS AND IMAGERY BY THE DROID // LA FESTA SI TIENE IN UNA FANTASTICA LOCAZIONE ALL’APERTO A SOLTANTO 30 MINUTI DA GROSSETO // BE THERE, BE WHERE LOVE IS THE MESSAGE

@ DelirART ( Firenze )

Delirart è uno spazio per artisti e non, un laboratorio e un outlet adatto a tutti. TT at delirart

Anche quest’anno si svolge a Firenze la notte bianca, SABATO 30 APRILE 2016 TT partecipa con un DJ set alla festa in strada con gli amici di DelirART.

Una  collaborazione con Dub Town Sound System, se ti trovi in zona e ami la musica techno don’t be shy and do come along 🙂

 << a Firenze in Via dei Pilastri 22 rosso >>

THE delirart MIX COVER

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 album foto su FLICKR

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DJ da Forno a Micro Onde: la funzione Sync

Qualche anno fa DJ TechTools pubblicò un articolo dove si riportava la storia di certo DJ TT il quale menzionava di essersi trovato in compagnia di DJ Sneak nel corso di una dimostrazione organizzata da Traktor per esaltare i presunti vantaggi di questo particolare djing software.

Sneak si pronunciò scettico sulla funzione Sync, oramai a corredo di tutti i dj packaging di tipo digitale, egli definì questa funzione, la quale permette l’operatore di mettere a tempo le tracce senza lavorare sui controlli manuali, una fregatura.

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Da allora si è spesso affrontato nei forums dedicati tale questione con i DJ di vecchia scuola come il sottoscritto che hanno imparato a lavorare con formati analogici ( vinili principalmente ) contro le nuove leve del digitale i quali si affidano integralmente alle tecnologie presentandosi come DJs anche se, in realtà, tecnicamente, non avrebbero le competenze tecniche minime per reputarsi tali.

In realtà, a disposizione dell’operatore digitale, esistono due tipi di funzione Sync, la prima mette a tempo automaticamente le tracce, l’atra cerca di azzeccare la Fase andando a scansionare l’intero spettro ritmico delle tracce, non soltanto le prime quattro battute, ma anche le conseguenti a formare quella che io definisco la sedicina ( quattro battute per quattro volte ).

I benefici nell’utilizzo del “Tempo Sync” sono indubbiamente dovuti al fatto che il DJ, una volta che il computer mette a tempo per lui le tracce, può verosimilmente dedicare il proprio estro creativo nell’atto di rendere il mix più accattivante lavorando sui toni. In questi casi il DJ non ha bisogno di spendere la propria attenzione nell’opera di mantenimento delle due tracce sulla stessa velocità, la macchina lo farà al suo posto.

Il DJ, diciamo, tradizionale impiega una gran fatica per assicurarsi che la velocità delle tracce rimanga allineata, se qualcosa d’altro dal suo intervento lo facesse per lui, ebbene, egli si sentirebbe tagliato fuori e in balia dell’apparato digitale in uso, un ostaggio della tecnologia.

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Secondo  Lorin Bassnectar ( un producer che io ammiro tantissimo anche perché Vegan ) mettere e tenere a tempo due tracce durante il mix sarebbe divenuto uno “sforzo obsoleto” e costituirebbe esercizio di “banale performance” da parte dell’operatore, finalizzato soltanto a mettere in mostra la propria “presunta competenza”: a chi balla non gliene fregherebbe niente in altri termini, quindi “se ne può anche fare a meno”.

Sempre a dire del succitato Lorin ci sono anche argomenti contro il beat matching automatico ( sync ), primo tra gli altri quello di dover lavorare di più sul mix per allineare le battute e la velocità delle tracce, la qual cosa consente all’operatore di rimanere più a lungo sulle tracce senza scadere in un loro ricambio continuo e forsennato, pratica di moda oggi, la quale lascia cadere la necessità di costruire una vibe e di dare un senso compiuto all’intera sequenza musicale proposta.

La funzione Sync che agisce sulla Fase delle tracce invece, presente nei digital software packaging più costosi, Ableton ad esempio, è capace di sovrapporre in maniera perfetta e completa intere tracce, piazzando strato su strato l’intero tessuto dei due pezzi nel mix, abilità questa che soltanto i migliori DJ’s analogici, cioè coloro che non si affidano alle nuove tecnologie fino al punto di sentirsi dei meri premitori di bottoni, sarebbero in grado di esercitare con risultati apprezzabili.

Un aspetto da non sottovalutare è che avvalendosi del sync che opera sulla Fase di intere tracce, il DJ digitale non deve monitoriate il sound con le cuffie ad alto volume, e questo, negli anni, potrebbe rappresentare la sua salvezza in termini di salute dei propri  organi uditivi, insomma non rischieremmo  di ritrovarsi coi timpani sfondati o con una sordità indotta troppo presto nella vita.

801no_respectGli operatori che in un altro articolo  sono stati definiti DJ da Forno a Micro Onde, spesso, facendo affidamento sempre e necessariamente alle funzioni di Sync su intere tracce, non si rendono conto del casino che combinano quando, in casi troppo frequenti, le due tracce messe l’una sull’altro in automatico da un algoritmo semplicemente non sono poi così compatibili.

La loro fiducia incondizionata nella tecnologia li tradisce, il risultato dei loro passaggi tra un pezzo e l’altro scadente e prevedibile.

Gli algoritmi che governano i software moderni devono potersi affidare su di una potenza di processore altissima per risultare accurati, a meno che non si utilizzano computers di qualità il prodotto finale farà semplicemente schifo.

Certo che se i DJ invece credono che tutto ciò che sia richiesto loro dal proprio ruolo sia semplicemente premere bottoni e starsene li beati a farsi fighi, beh allora questa intera discussione non ha alcun motivo di interessarli.

Il potere dell’orecchio umano è portentoso, così come lo è quello del nostro cervello, il più sofisticato organo di cui disponiamo, l’organo che ci mette in sync col resto del mondo e che trasmette  impulsi finalizzati al compimento di  questa o a quella azione in uno sforzo continuo di discernimento del ritmo e della trama individuale delle tracce, così come delle situazioni, sulle quali si intende intervenire creativamente.

A chi ne sà dell’arte del DJing non la si racconta, imboccare scorciatoie, senza lavorare seriamente e faticosamente per costruire giorno dopo giorno, anno dopo anno, le proprie competenze in questo ambito non intitola troppe nuove leve a definirsi DJs, di fatto, i primi ad essere imbrogliati sono loro stessi.

Some of the contents courtesy of DJTechTools

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U a Dj uh??

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Non so tu cosa ne pensi, ma personalmente adoro scaricare e ascoltare con modalità ossessive le sequenze missate dei DJ che seguo.

Posso farlo ogni volta che la situazione lo richiede piuttosto che andare a pescare singolarmente dalla mia sconfinata collezione di vinili e files .mp3 le tracce che desidero sentire in un dato momento.

Con le sequenze missate è possibile premere “play” e godersi lunghe, continuative tracce costituite da brani diversi e restituiti in un unica lunga sessione la quale può durare dai 30 minuti alle 8 ore.

Le sequenze missate ( o complete DJ sets ) consentono all’ascoltatore di scoprire nuove tracce ogni volta e di rivalutare quelle più vecchie le quali magari non si sentivano da troppo tempo.

Il Dj è colui/colei che miscela le tracce l’una sull’altra appellandosi alla propria creatività e al proprio senso del sublime.

Il DJ è la persona che crea il set o il mix, l’artefice di questi viaggi sonori è quasi sempre anche colui/colei che cura la distribuzione in Rete del lavoro completato e la sua condivisione tra le persone che riescono ad apprezzare tali sforzi creativi. Questo è uno degli altri importanti motivi che rendono le sequenze missate così cruciali per l’affermazione di particolari stili o generi musicali. In questo modo i DJ riescono anche ad auto promuovere i propri lavori e a farsi conoscere sia a livello locale che globalmente dal maggior numero di persone possibile.

Gran parte dei DJ set disponibili in download su Internet offrono indicazioni utili al fine di identificare le singole tracce contenute nella sequenza, così vengono promossi gli artisti e le etichette indipendenti da loro animate autori originali dei pezzi. Attraverso questa dinamica il loro lavoro di produzione può venire valorizzato al meglio e derivare degli introiti economici consentendo loro di continuare ad impegnarsi in studio.

Sostenere coi propri click questo sistema di diffusione della musica non costa assolutamente niente ai fruitori e questo rappresenta un valore aggiunto particolarmente apprezzabile per costoro.

dj-set-logo-general_01Dal più affermato e noto DJ fino al più amatoriale tra loro la produzione periodica di sequenze missate rappresenta potenzialmente l’accesso ad opportunità nuove così da poter suonare dal vivo in clubs e feste, la possibilità di far arrivare il proprio materiale sempre ad un maggior numero di  affiliati e, non ultima, l’occasione di potersi riascoltare in modo di migliorare le proprie abilità e raffinare l’estro creativo impiegato dietro alla console.

Chi scrive è grande abbastanza per ricordarsi dell’estenuante opera di diffusione dei suoi mix attraverso l’ausilio di musicassette autoprodotte prima, di CD masterizzati poi e, in tempi ancora recenti, ai podcast, alla diffusione di materiale attraverso piattaforme come P2P e le Web Radio.

Se la stragrande maggioranza dei DJ’s non fossero degli incurabili egocentrici, pieni soltanto di loro stessi, che si fanno tosti “semplicemente” passando la musica scritta e prodotta da qualcun’altro meriterebbero persino una qualche incondizionata forma di rispetto.

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Grazie a  Ezine  per alcuni contenuti e per l’ispirazione.

PTT