l’Arte di Rafferoico

schenzen

BESTIA (beast)

“Bestia come animale. Animale come la quintessenza dell’umanità tutta. Bestia sono io che scrivo e bestia sei tu anche se non leggi. Come tutti gli altri animali, mammiferi, vertebrati, cellulari, proteici: comunque cenere. Il resto é favola e prece, Disney et resurrezione. Non c’è Encyclopédie che tenga. Bestia come il vivente terreno e mortale, capace di provare piacere e dolore: origine primigenia totalizzata nell’istinto; l’occhio del fauno, utopia della pittura e traguardo che si pone tra la polvere e l’Eden.”.

comunque

QUI il Portfolio delle opere di Rafferoico 

raff 3

After training as a graphic designer first, then working 10 years as a photographer, I started my research randomly throughout the contemporary art’s overview. Together with the practice of graphic, photography and design, I focused on painting as the ultimate media.
Since 2004 inspired by the painterly language of the baroque age (probably due to the influence of my Neapolitan roots), I’m committed to a researched balance between traditional, modern and contemporary values.
My approach strives towards a representation. in which the energy of the painting makes icons.
These pictures must harmonize classic sternness and formal innovations of modernism, in order to achieve a work whose worth is not merely due to a chronological classification, nor to a particular reference..
Actually I’ve found the need and the germs for a new development in which these elements settle in depth and free energy in a lighter, ethereal, synthesis.

Hypocrita – capricci guasconi: perché, per chi.

Già da qualche anno, circa cinque, oriento il mio lavoro al superamento di alcuni preconcetti che avviluppano la fenomenologia del “fare arte”, strutture utili alla cronaca ma che spesso servono a dare dignità ad opere che probabilmente non lo meritano: la contemporaneità e la tradizione. Questi sono stati per me strumenti di navigazione nel mare di un possibile altrove.
Tecnicamente nel momento in cui “opero” non mi pongo alcuna meta, ma la partenza è sempre molto analitica e trafficata di domande tanto pesanti quanto necessarie. Quale vantaggio, quale progresso, quale evoluzione, quale beneficio si puo’ donare con l’ennesima prevedibile e noiosissima espressione artistica? Per quanto stupefacente possa apparire, che senso ha? Che cosa cambia?
Al di là del proprio ombelico, i più …”coscienti”(?), non vivono forse stretti da una profonda indignazione per lo spettacolo che offre il mondo degli anni duemila?
Sono dell’opinione che in qualsiasi attività, in qualsiasi campo, settore, “ramo”, urge un impegno, una militanza, una presa di posizione. Urge schierarsi. Arte compresa.
Nello specifico dei “capricci guasconi” se da una parte mi sono appunto concesso la libertà di dare corda a qualcosa di apparentemente “bizzarro”, forse rischiando una ingenua fantasia, dall’altra è l’urgenza di manifestare il disgusto, la repellenza, la cieca avversione e la lancinante insofferenza per quanto di “umano” accade intorno, o peggio, per quanto NON accade.
Si annaffiavano gerani sui balconi di Dachau, si celebravano le meraviglie della tecnica nei laboratori di Auschwitz… Non è cambiato niente. La bestia che si erge liscia la propria clava e si proclama figlia di altro da sé: dio. La bestia “più uguale degli altri” vive per lo stomaco, si strugge per riprodursi ed anela alla finale dei mondiali di calcio rimpinzando il cane con gli avanzi del cadavere acquistato igienicamente al supermarket. Beatamente protetti e ricoperti dalla più sordida delle ipocrisie: non vedo, non sento, non parlo. Anzi peggio: vedo, sento, dico altro. Retorica.
Quale principio estetico dovrebbe motivare chitarre e matite? Cosa dovrebbe preoccupare il curatore di biennale ed il regista cinematografico? Anche per i “capricci guasconi”, come nei miei precedenti cicli (“Bestia”, “Egalitè”, “Turpitudine”) vorrei, perlomeno, non essere complice.

raff 2

Dopo una formazione orientata alla grafica, poi per dieci anni come fotografo, l’artista e attivista RAFFAELLO EROICO a.k.a. RAFFEROICO  comincia, a caso, la sua ricerca dentro e fuori il filone dell’arte contemporanea.

Le sue esperienze con le arti grafiche e con la fotografia lo conducono alla produzione di opere su tela.

Ispirato dall’era e dallo stile barocco, nutrito  dalle radici e dalla cultura partenopee egli  dedica, dal 2004,  il suo lavoro creativo alla realizzazione di dipinti che promuovono la collocazione dello sguardo oltre  i valori tradizionalmente intesi, ma anche oltre   quelli moderni, in uno sforzo di ricerca che rappresenta e rende visibile, attraverso la centralità e l’immediatezza delle icone,  quell’energia immessa nella loro produzione.

Queste icone costituiscono una armonizzazione tra le linee severe dell’approccio classico alla pittura e l’innovazione formale tipica del modernismo, il risultato ottenuto, come un germe, pone le basi per un ulteriore moto evolutivo, per una contaminazione la quale permette all’autore di stabilire canoni nuovi in relazione alla profondità con cui, classicismo e modernità, si fondono in un processo di eterea sintesi in un osmosi insieme sublime e liberatoria.

raff

Lettera aperta per galleristi, curatori, organizzatori.

L’autore rifiuta sovvenzioni e/o sponsorizzazioni che propagandino prodotti derivati dallo sfruttamento animale. L’autore non partecipa a manifestazioni, eventi, inaugurazioni o vernissages, anche in ambito di collettiva, ove siano previsti buffet gastronomici che non siano di origine totalmente vegetale (vegan).

L’autore non partecipa a collettive in cui siano presenti opere dichiaratamente speciste e/o in cui siano utilizzati animali non-umani.

#VEG can do it

we can do it

VEGAN

chi mangi ogni giorno?

4th-269-event-picture-with-ita-text

https://youtu.be/xaA7L4k269

i’ll house ya

altitude

PASSEGGIATA+FLASH MOB A GROSSETO CONTRO L’INDUSTRIA DELLE PELLICCE

Questa mattina, su indicazione della Procura, il tribunale di Grosseto ha assolto per “tenuità” del reato i due imputati accusati, nel Novembre di tre anni fa, di avere organizzato una “riunione non autorizzata” che si poi si articolò in una passeggiata serale spontanea da parte di un gruppo di persone sensibili alla causa per il centro cittadino in biancheria intima e con indosso cartelloni contro lo sfruttamento e l’uccisione di animali per farne pellicce.
Avremmo preferito che i due venissero giudicati in maniera diversa tenendo conto dei fatti e delle testimonianze e assolti conseguentemente con formula piena.
Per il momento i due attivisti non dovrebbero subire alcuna sanzione.
Da parte nostra continuiamo a credere che sia meglio andarsene in giro NUDI piuttosto che con indosso pellicce o inserti di pelle strappati ai legittimi proprietari con ferocia e senza alcuna giustificazione da coloro ( cacciatori, allevatori, negozianti senza scrupoli e stilisti ) i quali traggono un profitto dalla infinita sofferenza di questi individui senzienti.

associazione d'idee onlus

ImageImageImageImageImageImageImageImageImage

ImageImageImageImageImageImageImageImageImageImage

PASSEGGIATA PER IL CORSO CITTADINO PER DARE RISALTO ALLA SOFFERENZA DEGLI ANIMALI IMPRIGIONATI, SCUOIATI, UCCISI DALL’INDUSTRIA DELL’ABBIGLIAMENTO LA QUALE, PROMUOVE IN MANIERA VERGOGNOSA TALI PRATICHE INSERENDO PARTI DI PELO O DI PELLICCIA IN GIACCHE, GIUBBOTTI, CAPPOTTI, GUANTI, SCARPE, CAPPELLI, BORSE.

CHIEDIAMO A TUTTE LE PERSONE CHE HANNO UN CUORE DI FERMARSI E DI CONSIDERARE LA PROVENIENZA DI QUESTI INSERTI PRIMA DELL’ACQUISTO, DI INFORMARSI SULLA CRUDELTA’ INSITA NELLA PRODUZIONE DEGLI INSERTI, DI FARSI UNA IDEA PROPRIA E DI NON CEDERE ALLA PRESSIONE DELLA MODA E DELLA MASSIFICAZIONE.

NON INDOSSARE, NON REGALARE, NON COMPRARE PELLICCE.

CHIEDIAMO IL BOICOTTAGGIO TOTALE DI TUTTI I NEGOZI, DI TUTTE LE MARCHE, DI TUTTI GLI STILISTI CHE SI OSTINANO A UTILIZZARE E A VENDERE INDUMENTI IN DI QUESTO TIPO.

LIBERAZIONE ANIMALE PER LA NOSTRA LIBERAZIONE DAL LORO DOMINIO, DALLA LORO VIOLENZA, DALL’IDEA CHE IL FORTE POSSA SCHIACCIARE L’INERME.

Qui è disponibile il video dell’intera iniziativa:

http://youtu.be/b-v3jlGWO3s

__________________________________________________________

View original post 158 altre parole

Antinatalismo, il modo indolore verso l’autoestinzione

la vita è una imposizionePer Antinatalismo si intende l’idea che in quanto “specie” dovremmo desistere dall’atto della procreazione – che è sbagliato fare bambini.

Ci sono diverse ragioni per giungere a tale conclusione.

Quella maggiormente accreditata dal punto di vista  etico è di origine filantropica ed  emana dalla preoccupazione per una desiderabile buona qualità di vita per la nostra specie.

Secondo questa visione la vita umana è caratterizzata principalmente dalla sofferenza e l’atto di procreare non fa che aumentarne il carico.

Coloro i quali professano il convincimento opposto, i natalisti, sostengono invece che la vita è costellata da numerosissimi momenti di felicità e che basterebbe saperli cogliere. In una accezione del tutto metafisica e meno condivisibile si invoca ad una presunta sacralità della vita.

Di fatto sembra che la maggioranza delle persone siano dei proni ottimisti e che imprimano alle loro vivide esperienze questo tipo di bias, vale a dire il mantenimento di una prospettiva parziale sulle cose. In conseguenza a questa “manipolazione” ideologica, la quale favorisce un vizio mentale,  essi sviluppano un tratto psicologico che tende a far loro sottovalutare quanto di negativo accade nella vita.

Se questo è il caso avremmo un motivo molto efficacie per non dare  peso alle valutazioni troppo sbilanciate in positivo di quanti asseriscono che la loro vita “stà andando bene”.

Uno sguardo accorto intorno a noi ci consentirebbe di fare il punto sulla quantità di sofferenza che connota la vita umana e sull’incidenza che questa esercita sulla “buona qualità” della stessa.

Ci sono milioni di persone che sopravvivono in condizioni di povertà estrema e che sono soggette ad atti di violenza sistematica e intollerabile. povertà estrema

In parti del mondo considerate “più sicure” e in pace con se stesse, un enorme numero di persone vive in uno stato di stress e di angoscia permanenti a causa dello stile di vita che si sono scelti, depressione, ansia, frustrazione e lutto.

La vita di molti di noi è osteggiata da periodi di malattia, alcuni dei quali si risolvono senza particolari danni psico fisici, altri conducono a condizioni di cronicità e di declino delle  facoltà organiche e intellettuali essenziali all’affermazione di noi stessi.

Negli angoli di mondo dove la tecnica e l’organizzazione umana non riescono a sollevare le persone da malattie infettive gravi e da condizioni avverse alla salute pubblica quotidianamente si combatte per non perire in miseria e in solitudine.

Anche nei paesi cosidetti a capitalismo avanzato, dove ci si racconta che il buon vivere e la felicità siano alla portata di tutti, ci si ammala e si muore a causa di malattie degenerative come il cancro, ma anche a causa di malattie del benessere come diabete, condizioni cardiovascolari e obesità.

La dottrina e propaganda occidentali ci inducono a credere che nelle nostre società si viva comunque bene abbastanza per continuare a generare bambini non tenendo spesso conto di quanto mettiamo loro a rischio di una grottesca sequela di possibili disagi e dolori, ma sopratutto di quanto strumentale tale attività sia nel porre le nuove generazioni faccia a faccia con la loro assicurata finitudine, con una morte certa la quale non arriva quasi mai in maniera improvvisa.

Il 40% della popolazione adulta in Europa verrà diagnosticata con un tumore ad un certo punto della loro vita adulta. E’ un po’ come una roulette russa. Infliggere ai nuovi nati simili prospettive non appare affatto ragionevole. Perchè mai, nelle circostanze, richiamare dall’estasi della loro non esistenza schiere di nuovi nati?

Arthur-SchopenhauerUn altra argomentazione, assai più solida della prima, che va tipicamente a formare il corredo dell’ideale antinatalista è di natura misantropica.

Alla base di tale conclusione vi è la convinzione che la specie umana sia succube di tendenze alla distruzione e alla crudeltà verso tutti gli altri abitanti, animali umani e non umani, del pianeta, rendendo un vero inferno l’esistenza di miliardi di altri terrestri, basti pensare agli allevamenti intensivi, ai laboratori di ricerca bio medica, ai macelli industriali e agli “spettacoli” nei quali si assoggetta e abusa senza alcun ripensamento soggetti i quali non possono difendersi dalla nostra violenza. Se i responsabili di tante atrocità fossero membri di una specie che non è la nostra, non potremmo che augurare loro una rapida estinzione.

E’ triste a volte vedere quanto le persone le quali non riescono che in misura minore o niente affatto a sentirsi colpevoli di condotte riprovevoli, siano poi quelle che se la spassano di più su questa terra. Un adagio nord americano recita che “le cattive persone sono utili a tenere le altre cattive persone fuori dalla porta”.

L’antinatalismo non promuove mai l’estinzione della specie umana per via di accadimenti violenti, la violenza non è mai giustificata, si dice, a meno che la utilizziamo per difenderci, ma la causalità delle dinamiche conflittuali che distinguono i vissuti di ogni rappresentante della specie umana ci impone una lettura diversa meno confortante della realtà.

Per ridurre il livello di esposizione alla sofferenza e al tedio della vita civile moderna molti si danno al bere o all’assunzione di sostanze legali o illegali che siano, ma a lungo andare questi rimedi non fanno che rendere ancora più complicate le cose, sembrerebbe.

salva il pianeta, togliti la vitaGli antinatalisti vengono con frequenza associati ai nichilisti, infatti molti di loro si riconoscono in questa particolare corrente filosofica secondo la quale “niente importa”. La sofferenza però “importa sempre” ed è per questo che l’antinatalismo si appoggia su valori universalmente riconosciuti piuttosto che sull’assenza di questi. Sottrarsi alla sofferenza si inscrive nel registro ideale di ogni singolo membro nella “comunità dei terrestri”, questo è il primo, e forse l’unico valore che, a parere di chi scrive, dovrebbe accomunare chiunque si trovi nelle condizioni di determinare il proprio destino ( e quello degli altri).

Soltanto coloro che non intendono rendersi responsabili delle loro azioni possono continuare a non curarsi della miseria che la nostra specie forza sull’esistenza dei membri di altre specie, in particolare, ancora, di tutti quegli individui senzienti “non ancora nati” – magari dotati dalla Natura di un corredo di abilità e di un grado di coscienza di sé differenti da quelli umani ma non per questo meno intensamente reale per loro.

Nonostante la capacità di cogito tutta umana che ci consentirebbe di elaborare informazioni e di costruire mondi, un numero impressionante di umani persiste nell’atto procreativo senza soffermarsi granchè sulle sue nefaste implicazioni.

Questo indica che l’animale UOMO non è affatto differente da L’ANIMALE così come il paradigma antropocentrico  vorrebbe far credere.

Come tutte le altre creature terrestri, quella umana è il risultato di passaggi evolutivi/adattivi derivati dalle spinte biologiche che sostanziano la matrice genetica che ci distingue.

Niente è perduto dal fatto di non essere mai venuti alla luce. Togliere la vita, attraverso il suicidio o lo specicidio è complicato e porta con se tutta una serie di dilemmi morali non ultimo quello di violare la volontà e i corpi di coloro i quali preferirebbero vivere, molto più semplice e coerente è l’opzione di non generare nuova vita umana.

In quanto convinto antinatalista, il sottoscritto ha sviluppato tale solida convinzione troppo tardi per “scongiurare” l’arrivo della sua amata prole, ma l’esperienza di osservare questa nuova vita avvilupparsi all’esistente, in una lotta serrata alla ricerca di uno spazio adatto ad  esistere in sana coesione coi propri principi e con le proprie aspettative in un mondo ridotto come quello che conosciamo non fa che rafforzare tale convinzione.non procreare, grazie

Grazie a ANIMAL RIGHTS ZONE e a THE CRITIQUE per l’ispirazione e la finezza argomentativa.

Una pagina web davvero interessante  e divertente, ma tutta in inglese  sui grandi pensatori dell’antinatalismo QUI

..chi non possiede il potere…

Adolf Hitler affermò: chi non possiede il potere perde il diritto alla vita.

barbed wire E’ ironico che pur avendo perso la guerra la sua visione fascista trionfi nel mondo : la civiltà umana opera sul presupposto che siccome pecore, agnelli, maiali, galline e conigli, tra gli altri, non sono nella posizione di potersi difendere, allora possiamo fare di loro tutto ciò che desideriamo.

Per questo motivo per loro gli esseri umani sono tutti nazisti.

goatyviaggi senza ritorno —> la realtà e l’ideologia…