..chi non possiede il potere…

Adolf Hitler affermò: chi non possiede il potere perde il diritto alla vita.

barbed wire E’ ironico che pur avendo perso la guerra la sua visione fascista trionfi nel mondo : la civiltà umana opera sul presupposto che siccome pecore, agnelli, maiali, galline e conigli, tra gli altri, non sono nella posizione di potersi difendere, allora possiamo fare di loro tutto ciò che desideriamo.

Per questo motivo per loro gli esseri umani sono tutti nazisti.

goatyviaggi senza ritorno —> la realtà e l’ideologia…

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TECHNOTERRA @ NO CAGE ( Prato ) sabato 18 aprile 2015 – #occupyMcDonalds a Firenze domenica 19

technoterra al No Cage Aprile 2015TECHNOTERRA SOUNDSYSTEM ( techno/breakbeat ) con special guests THE DUBWISER ( ragga tek ) e DJ STOCKHOLM ( reggae/danceHall ) per una notte di musica elettronica al NO CAGE di Prato, importante realtà vegan antispecista regionale.

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NO CAGE Via Borgovalsugana 198 PRATO

La domenica seguente, il 19 Aprile, parteciperemo a Firenze alla giornata di lotta curata da Antispecisti Pratesi nell’ambito della campagna nazionale #occupyMcDonalds 

Riprendiamo dal sito del gruppo organizzatore della mobilitazione Earth Riot:

Mc Donalds è un’icona del capitalismo, del consumismo, simbolo di quell’industria della carne e dei derivati che uccide miliardi di animali ogni anno.

McDonalds la multinazionale per eccellenza dello sfruttamento globalizzato, colpevole di promuovere la deforestazione, alimentare il problema della fame nel mondo e lo sfruttamento dei lavoratori e del lavoro minorile.

Essere antispecisti significa rifiutare e condannare ogni forma di schiavitù, sfruttamento e discriminazione.

Per queste ragioni non possiamo accettare che all’interno dei fast food McDonald’s e simili venga proposta un’altenativa vegan, subdolo e disperato tentativo da parte della multinazionale di risollevare i propri guadagni tentando di attirare una fetta di consumatori sulla carta ostili.

Lanciamo quindi #OccupyMcDonaldsTour: una serie di presidi itineranti, non violenti, di informazione pulita per sottolineare ancora una volta che non vogliamo McDonald’s “sostenibile”, lo vogliamo chiuso!

Il primo appuntamento in programma si terrà a  Bologna, domenica 29 Marzo a cura di Earth Riot.

Per maggiori informazioni sulle politiche di McDonald’s in rispetto ad animali, ambiente e lavoratori visitare qui

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With tracks by the following producers: Beat Therapy, Carlo Lio, dubspeeka, Hans Bouffmyhre & Flug, Kaiserdisco, Luigi Madonna, Pascal Nuzzo & Subjects, Ronny Vergara , Alex Mine, Fauntleroy, Green Velvet, Kasbah Zoo, Monika Kruse meets Pig&Dan, Ruben Mandolin, Victor Calderone -|- recorded on march 2015 Il Circolo NO CAGE IS A VEGAN VENUE THAT PROMOTES EVENTS SUCH AS CONCERTS, CONFERENCES, COOKING COURSES, VEG DINNERS AND MORE. NO CAGE IS LOCATED IN THE TOWN OF PRATO ( TUSCANY ) VIA BORGOVALSUGANA 198 – check them out

FOTO dei due eventi (PRATO) QUI e (FIRENZE) QUI

Ascolta, scarica e diffondi il NO CAGE mix da  qui ———————->

Un Altro Mondo

http://unaltromondo.vhx.tv/ E’ un documentario realizzato di recente  che propone una riflessione sull’interconnessione tra uomo e universo, legame che troppo spesso gli uomini dimenticano di avere. Un viaggio alla scoperta delle conoscenze di antichi uomini tribali, tra fisica quantistica e credenze ancestrali per sfidare la visione moderna del mondo http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/01/un-altro-mondo-documentario-illuminante/1139684/

un altro mondo Per compiere questa operazione di messa a fuoco sulle nostre origini di specie e sulla complementarietà che caratterizza la nostra capacità di continuare a sopravvivere ( e a dominare sulla Natura ) con l’ambiente che ci accoglie, il documentarista, autore del film, Thomas Torelli si affida a delle interviste con diversi personaggi del mondo scientifico, spirituale e del movimento new age   oltre che ad immagini di indubbia potenza suggestiva.

In Italia sono già state organizzate diverse date in alcune città e grazie ad una amica ci stavamo attivando per fare una iniziativa simile anche a Grosseto.

La preventiva visione privata del documentario ci ha lasciati però abbastanza  perplessi; principalmente le motivazioni critiche che ci sentiamo di muovere a questo tipo di realizzazioni documentaristiche sono dovute all’antropocentrismo che sostiene la visione di una civiltà ( tutta umana ) che, seguendo il filo narrativo suggerito, finalmente fa pace con se stessa, ristabilisce un ordine delle cose giusto appena più condivisibile dell’attuale ordinamento geopolitico e sociale il quale, attraverso atti di amore universale e azioni di risveglio delle coscienze compie un miracolo e fornisce l’impulso al cambiamento culturale globale che in così tanti ameremmo vedere compiuto.

Il problema è che non si dice COME riusciremo mai a convincere chi detiene il potere ( militare ed economico ) a lasciarci modificare in misura tanto radicale il mondo in cui viviamo.

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Affidarsi alla volontà e alla fede di coloro i quali autenticamente credono alla sacralità della natura umana, alla loro centralità in rispetto al disegno supremo che ci sovrasta, alle abilità organizzative di un movimento che, insieme ad improbabili  connessioni cosmiche, genererebbero flussi di irresistibile, tellurica  forza tanto da determinare un cambio di rotta e una ridefinizione nella mappa dei sentimenti umani che ci guidano per la maggiore ( l’amore al posto dell’odio, la capacità di empatia al posto dell’insensibiltà ) sembra davvero, più che un sogno, una pia illusione.

Anche noi crediamo che il cambiamento debba venire dal basso, o meglio dalle scelte individuali che quotidianamente possiamo decidere di compiere e dalla nostra determinazione a divenire parte in causa ed attiva nei processi di cambiamento: adottando una  alimentazione non violenta ad esempio, o meglio ancora sviluppando un atteggiamento critico tout court verso la società dei consumi la quale, lo sappiamo, per riprodurre il proprio dominio sulle nostre vite necessita della creazione continua di nuovi bisogni fittizzi e di costrutti mentali adeguati alla sua affermazione.

Anche noi crediamo che lo sfruttamento e la devastazione del territorio, l’inquinamento delle falde acquifere, la militarizzazione della società, l’industria bellica, la grande proprietà, la divisione del lavoro, il potere ipnotizzante dei media di massa, l’imperialismo e il colonialismo dei forti sui deboli che impediscono la costruzione di una prospera economia di sussistenza in opposizione a quella rapace capitalistica delle banche e delle grandi corporazioni, noi crediamo che tutte queste cose siano alla radice del malessere diffuso e della mancanza di prospettive per una emancipazione reale dalle catene invisibili del cosidetto progresso.

Il progresso, sappiamo, non è un ciclo lineare come vorrebbero farci credere a scuola. Il progresso è un tortuoso percorso di liberazione da quella  visione lineare della vicenda umana.

In Un altro Mondo quasi tutti gli intervistati sostengono che una interpretazione animistica e soprannaturale del mondo  aprirà le porte a un inedito modo di intendere la realtà e stimolerà un nuovo spirito critico sul presente, generando un migliore e più luminoso domani per le generazioni presenti e future, insomma attraverso l’attribuzione di un valore trascendentale a tutto ciò che ci circonda ( anche i minerali sono vivi ) diverremo tutti parte di questo straordinario organismo vivente che è la Terra e non avranno più un senso atteggiamenti  come l’alterigia, la competizione, la crudeltà, l’indifferenza che invece connotano in maniera totalizzante le moderne società umane come le conosciamo.

Soltanto l’UOMO risorto, riconnesso ,l’Umano” ( che ) si è sempre definito come differente dall’Animale non le singolarità umane, in quanto potenziali artefici del loro destino, solo quell’UOMO potrà restituire   alle future generazioni di popolazioni terrestri l’aspettativa di poter vivere in armonia, in pace con se stesse e con il creato.

Una specie di paradiso perduto, da ritrovare, da rifondare, in un futuro prossimo fatto di redenzione, di luce e di conoscenza infinita (…) paradise_lost_001

Da buoni antispecisti evoluzionisti noi crediamo che quella antropocentrica, come tutte le favole più o meno di successo, metta in risalto il vero posto di questo Uomo nella Natura, ponendolo infatti al di fuori e sopra di essa, e in questa differenza che ci distingue in modo così netto ed univoco dagli altri animali, quelli realmente esistenti, quelli che anche nel documentario di Thomas Torelli continuano a venir persi di vista per essere trasformati in merce, forza lavoro, divertimento e spettacolo, ecco di fronte a loro, anche nella paradisiaca società propugnata in Un Altro Mondo continuiamo ad essere  presi in un’immensa scenografia pornografica dove gli sguardi concupiscono  la carne, arrestano i corpi animali in posture preconfezionate, trasformandoli in oggetti pronti per essere allevati, oppressi e venduti per onorare la folle normalità dei mattatoi.

Niente di nuovo quindi, gli sfruttatori vicini e lontani, i pennivendoli assoldati dalle testate giornalistiche, i guerrafondai, gli assassini dal volto buono e i padroni del vapore di sempre possono continuare a dormire tra due cuscini.

Non c’e’ niente di immanente negli scenari che si suggeriscono nel documentario vincitore di sei awards e in vendita per 9,99 $ qui.

alfuomoIn realtà è tanto più semplice ed efficace affidarsi al  buon senso  del materialismo dialettico , all’idiona marcatamente rivoluzionario che ci ispira a rimanere coi piedi piantati in terra ogni giorno, di fare ora e subito tutto ciò che ci è possibile fare allo scopo di cambiare in maniera significativa e permanente gli squilibri attuali,  dare uno scossone agli assetti che, in virtù di poche migliaia di anni di addomesticamento dell’animale umano, hanno trasformato in un inferno la vita su questo mondo per la maggioranza di loro, una vita,  l’unica  certa di cui si dispone e che tutti quei soggetti più vulnerabili o appetibili  nel corso del loro transito in questa dimenzione terrena ne subiscono la peggiore delle sorti, ne conoscono solo i sentimenti più nefasti  generati dalla attuale cultura specista: la discriminazione escludente, l’oppressione, la disposizione interiore a infliggere sofferenze agli altri, la morte.

Noi e i nostri fratelli non umani siamo la carne del mondo.

Per il Trailer ufficiale del documentario navigare qui

Alcuni corsivi in questo blog sono tratti dal libro Penne e Pellicole di Maggio/Filippi autori e attivisti per la liberazione animale che ringraziamo e salutiamo.

Sull’animalità inumana della nostra Specie

Inna Shevchenko del gruppo FEMEN ha recentemente pubblicato sul suo profilo Facebook questa foto a rappresentare un attacco iconoclasta allo stato islamico IS che da qualche tempo ( con i sistemi d’arma americani e il caos creato dagli stessi nella regione ) sta imperversando nelle aree tra Iraq e Syria massacrando intere popolazioni e imponendo la Shariʿah sui sopravvissuti alle loro conquiste territoriali. BvpGOoBCMAIKIte

Negli ultimi anni in Rete si stanno combattendo venefiche guerre di propaganda senza esclusione di colpi e l’immagine in oggetto, per quanto discutibile possa risultare, non dovrebbe sconvolgere alcun visitatore in maniera maggiore delle innumerevoli immagini di bambini trucidati durante i conflitti armati o della violenza dispensata in maniera feroce e sistematica su soggetti incapaci di difendersi o di sottrarsi all’aggressione, inclusi gli animali non umani.

Quello che ci ha colpiti è il contenuto didascalico che accompagna l’immagine “ #isis Animals, our execution of your ideas looks like that! Watch it well! #femen & @aliaaelmahdy “ che in italiano suonerebbe più o meno così : “ Stato Islamico ANIMALI! Defechiamo e insozziamo di sangue mestruale la vostra bandiera e la vostra legge, le vostre idee ci ispirano a farlo “ .

Da un gruppo di attiviste come le Femen, le quali attraverso le loro, talvolta condivisibili, azioni eclatanti sottolineano la questione di genere e l’imposizione del modello patriarcale a discapito delle donne in tutte le relazioni nella società contemporanea dovremmo aspettarci di meglio.

fascism epidemicCome scriveva Filippo Trasatti in un interessantissimo articolo apparso su La Veganzetta n°8 del 2013
nelle pieghe della lingua è possibile individuare modi di dire, espressioni, strutture che segnalano e rimandano all’ideologico quotidiano che sostiene e perpetua il sistema di potere, le gerarchie, l’inerzia dello status quo, i binari prestabiliti del pensiero”.

L’utilizzo della parola “animali” in questo come in innumerevoli altri contesti in cui si desidera stigmatizzare la barbarie, la crudeltà e l’efferatezza irrazionale di un atto, di un gruppo di persone, di una ideologia non è casuale.

L’antropocentrismo che guida, consapevolmente o meno, il pensiero e le azioni di quasi ogni attore nelle vicende sociali umane restituisce sempre dell’animalità un significato negativo e nefasto, come se questi ultimi, gli animali non umani, fossero mai stati capaci o si fossero mai resi responsabili di guerre, di stermini, di genocidi, di stupri, di atti distruttivi sistematici, di ecatombe.

Noi sappiamo che l’Umano, e soltanto l’Umano, utilizza la violenza e applica la tecnica per infliggere miseria e sofferenza senza fine su tutto il mondo vivente senziente e sugli ecosistemi che ci accolgono.
L’Umano e solo l’Umano compie simili atti di estrema violenza anche su alcune categorie di suoi simili appropriatamente “animalizzati” dai vari processi di de-umanizzazione necessari, vilipesi e sminuiti, privati del loro valore ideale. fight

Pensiamo alle minoranze oppresse, ad alcune caste o classi sociali, agli omosessuali, ai diversi, ai non rappresentati, all’alterità in generale quando questa sfida la norma palesemente accettata e promossa dall’etica pubblica e dalle  istituzioni che la incorporano.

Nella stessa misura in cui non si concede agli altri animali una considerazione di tipo morale e giuridica allo scopo di poter proseguire legittimamente a disporre dei loro corpi e del loro lavoro, di farli nascere e di ucciderli in un ciclo di eterna sostituzione all’interno dell’attuale sistema di dominio e di sfruttamento, così si denigrano e si degradano vicendevolmente i rispettivi nemici e oppositori politici o religiosi così da facilitare poi il compito successivo di un loro eventuale annientamento.

Il  pensatore Gilles Deleuze sosteneva che “l’uomo è un animale che si sta spogliando della sua specie” e fino a che non riusciremo in quanto comunità  a liberarci della cornice sado-umanista che rende possibile e naturale la riproduzione di ogni agito discriminatorio e di ogni pratica violenta ai danni di coloro i quali risiedono fuori dal confine tracciato dai giusti, dai sani, dai puri di turno non ci sarà ne pace ne giustizia in questo mondo.