LA GUERRA FA BENE ALL’ECONOMIA

Un recente articolo  del giornalista Glenn Greenwald ha indicato quanto, i titoli relativi ai costruttori di sistemi di armamento quotati in borsa, siano schizzati al rialzo subito dopo gli attacchi verificatisi a Parigi questo Novembre. Un altro giornalista, Aaron Cantù , ha pubblicato sul suo account Twitter una immagine che riassume graficamente, la strabiliante performance di alcune di queste industrie. stocks

Il lunedì successivo alle stragi di Parigi, alla riapertura settimanale della Borsa Americana, i titoli di aziende come la Raytheon, la Northrop Grumman, la Lockheed Martin, e la General Dynamics and Thales registravano TUTTE dei risultati inaspettati se paragonati con quelli, piuttosto blandi, di altri titoli non collegati alla produzione di armamenti.

Appare evidente che il mondo finanziario  si aspettava che  l’impatto delle stragi di Parigi avrebbe prodotto numerosi altri scenari di guerra nel mondo dando seguito ad un aumento di transazioni di vendita relative a  bombe, razzi, sistemi di puntamento ed ad altri strumenti tecnologici di morte tipicamente commercializzati da queste aziende.

Nelle settimane seguenti le atrocità di Parigi numerosi altri paesi europei, oltre che la Francia, insieme naturalmente agli Stati Uniti, hanno promesso ancora più azioni di attacco  nel cosidetto Medio Oriente nonostante che  quel tipo di interventi messi in atto da quegli stessi paesi negli ultimi anni siano la causa primaria dell’escalation armata mondiale che ha oramai investito anche il suolo Europeo.

La realtà dei fatti, e a dirlo non sono soltanto i pacifisti e gli anarchici, è che il modello economico dominante, il capitalismo avanzato, prospera quando c’e’ la guerra.

Più guerre, più istanze di distruzione di infrastrutture, di stragi di popolazioni umane e non umane, più devastazione ambientale = più dividendi per gli azionisti delle aziende che vendono tali micidiali attrezzature belliche di sterminio di massa.
Costoro prendono soldi da tutte le diverse fazioni coinvolte nei conflitti armati internazionali  , non si schierano mai con nessuna di loro e non si fanno alcun scrupolo in rispetto alla miseria e all’angoscia generale derivata dal loro sanguinoso business. Il loro motivo soltanto il denaro.

Sappiamo che gli incentivi economici creati sia dalle industrie di armamenti che dalle pratiche di saccheggio e di rapina delle risorse naturali che si compiono durante ogni azione di guerra sono spesso i motivi principali per i quali si va in guerra.

Uno studio recente  ha dimostrato che i paesi considerati più ricchi di risorse naturali sono passibili fino al 100% in più della norma di subire invasioni armate dalle “grandi potenze” militari globali e di soffrire costantemente ingerenze da parte di queste nei loro affari politici e nella gestione dei loro conflitti interni.crass_fight-war2_f-up

Il mito che LA GUERRA FA BENE ALL’ECONOMIA non è più, appunto, un mito , ma la cruda realtà di questo mondo a cui siamo costretti a doverci abituare.

Soltanto gli idioti e le persone di cattiva fede riescono ancora a  non riconoscerlo.

 

Grazie a Signs Of the times per i numerosi spunti e per i dati estratti da uno dei loro articoli.

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Noia Mortale, ovvero la società dei consumi e del “tempo libero”

Se la scienza contemporanea fosse più sofisticata e sottile presenterebbe la NOIA per quello che è : una delle principali cause di morte nel mondo moderno.

Lo scrittore francese Raoul Vaneigem scrisse: le persone muoiono davvero di noia e a ragione, credo infatti che la noia e la piattezza che ordina la nostra dimensione esistenziale, oltre ad essere ostacoli all’atto di godersi la vita, uccidano letteralmente, e lentamente, gli individui.

Non ci sarebbe da stupirsi se un giorno venisse rivelato l’attuale stato delle cose:

LA NOIA E’ CANCEROGENA

boredom breeds cancer

boredom breeds cancer

Come sostiene Tom Hodgkinson nel suo libro La Libertà come Stile di Vita, la Noia è stata inventata nel 1760, e la parola inglese che ne anticipò la definizione divenne comune nel lessico popolare con il sorgere della Rivoluzione Industriale.

In altre parole, il concetto di Noia arriva tra noi con la divisione del lavoro da parte dei capitalisti e la trasformazione dell’attività – appunto – lavorativa da mezzo di promozione della propria autonomia in tedio e schiavitù.

La maggioranza di noi per vivere, ingaggia quotidianamente in attività produttive che squalificano completamente la persona attraverso ritualità e gesti ripetitivi, in movimenti meccanici che non rappresentano niente di affettivamente connotato per  coloro i quali si trovano costretti a compierli, che si tratti di lavoro manuale o sedentario, per molti una vera e propria tortura psichica.

Ma la noia ci è trasmessa anche dagli ambienti di vita, in particolare la pesante uniformità che cinge la nostra esistenza nelle città moderne contribuisce alla  miseria emozionale che ne deriva.

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lo zombi consumista: una comune vista in ogni agglomerato commerciale

Da vibranti contesti di scambio e di diversità, le città dove viviamo al giorno d’oggi sono state trasformate dalle grandi catene di distribuzione nazionale e dai marchi globali in  distretti popolati da zombi i quali girovagano da un centro commerciale all’altro acquistando merci di cui non hanno alcun effettivo bisogno.

Le città moderne sono diventate dei ragguppamenti di palazzine tutte uguali circondate da aree artigianali e industriali le quali contengono capannoni più o meno elegantemente decorati, a seconda dei valori dominanti nella società che determinano la generale accettabilità delle cose.

Questi non-luoghi hanno sostituito le botteghe artigianali e i bazar, i fruttivendoli e i panettieri, i centri commerciali hanno quasi completamente eradicata la possibilità che si riesca a fare incontri interessanti in una cornice distinta dall’autenticità, dal caso, dal senso di appartenenza al quartiere o alla comunità, dal gusto di interagire in un moto non mediato con gli altri.

Ciò che appare come un incremento delle opzioni e delle possibilità di scelta ( la quantità ) in realtà costituisce una asettica prigione, magari con aria condizionata, toilette e addetti alla sicurezza, una dimensione che snatura completamente le persone che compiono quella determinata esperienza di uscire dalle loro ( eleganti ma noiosissime ) abitazioni.

In The Revolution of Everyday Life Raoul Vaneigem scrisse che la quantità ha soppiantato la qualità, siamo infatti diventati così ossessionati dai numeri e dalla velocità delle transazioni in un rapporto mercantile che valori quali Bellezza e Verità sono stati messi da parte e vilificati.

IL GUSTO DI VIVERE

La Noia è l’esatto opposto di Bellezza e Verità, il gusto di vivere è stato schiacciato dalla necessità impellente e sacralizzata di fare soldi e, su larga scala, le persone si annoiano a morte a causa della rimozione della loro capacità di compiere scelte creative nel quotidiano.

E’  comune l’atto di scaricare la colpa della pochezza qualitativa della vita moderna sui politici, i quali optano sempre per una amministrazione pubblica votata alla monotonia, ai divieti, al decoro, all’uniformazione.

Il modello organizzativo non dichiarato esplicitamente dagli stati moderni è costituito dal sistema sociale costruito dalla Germania Nazista: linee e colonne perfettamente parallele, azzeramento dell’individualità dei soggetti governati, imposizione di un canone burocratico che rimuove sistematicamente quanto di interessante esiste al mondo, incluse le peculiarità ritenute devianti e/o destabilizzanti il dogma universalmente riconosciuto.

LA LEGGE DEGLI UOMINI

Ciò che si tenta di fare con modalità religiose è l’attuazione di una politica di cancellazione del dissenso, del libero pensiero, dell’alterità.

Un’altra delle ragioni per cui la maggioranza della popolazione muore di noia è dovuta al fatto che sono rappresentati a livello istituzionale da persone annoiate.

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Fuori dal costrutto alienante imposto dalle moderne economie globali

La gestione delle dinamiche economiche che sovrastano ogni vissuto umano nella società moderna rimane saldamente nelle mani di capitalisti ebbri di se stessi e della loro abilità di realizzare un bilancio in positivo, dei sacerdoti/custodi della burocrazia amanti di schede e data base contenenti i dettagli di tutto e tutti, delle vigenti normative che consentono loro di alienarci dalla nostra vera natura e di negarci una via di uscita.

Questi individui sono entusiasti amanti della Noia.

I corrispettivi di questi grigi personaggi nel Medio Evo, erano spesso visti dal popolo in maniera estremamente critica: grassi uomini borghesi che pensavano solo ai soldi, le loro attività commerciali ritenute una sordida disgrazia da contadini, artigiani e  guerrieri, la felicità, la bellezza e la completezza organica, così come la soddisfazione di esistere e di servire l’avanzamento di una causa attinente il bene comune, barattate dall’atto di acquisire e di accumulare beni materiali e risorse per se o per i sovrani dell’epoca.

LA NOIA COME FORMA DI CONTROLLO SOCIALE

In contemporanea con l’insorgere della nozione di Noia sul finire del diciannovesimo secolo, rileviamo anche un attacco alla capacità del popolo di auto organizzare il proprio tempo e di strutturare situazioni di socialità e divertimento indipendenti da dinamiche di potere.

L’industria dell’intrattenimento, coi suoi divi, manager, coi suoi  professionisti ha sospinto ai margini e consegnate alle forze di repressione statali, gli amatori, gli attivisti le singolarità che non intendono lasciarsi assorbire e strumentalizzare dalla società dello spettacolo.

La produzione artistica democratica e di base è vista con sospetto dalle autorità in quanto potrebbe non riprodurre i modelli culturali dominanti essenziali all’affermazione delle caste di potere, dei partiti, delle istituzioni, è per questo che anche la libera espressione, dall’insorgere dell’industrializzazione ad oggi, è stata man mano relegata ad aree di antagonismo e di marginalità facilmente svalutabili quando non criminalizzabili tout court dai paladini in giacca e cravatta, dai difensori e dai tutori in divisa dell’ordine costituito.

Il sistema educativo che grava sul libero sviluppo della personalità di ogni uno di noi viene anch’esso preso di mira dal sistema.

circusLo storico E.P. Thompson criticava aspramente la Scuola in uno dei suoi saggi  in quanto luogo in cui i maestri lavorano per non lasciare niente di spontaneo nella testa dei giovani, niente che possa venire impiegato nella realizzazione di prospettive e di visioni autonome, niente che promuova la libera attività (…) tali pratiche finalizzate alla repressione degli impulsi naturali, al succhiar via e mettere a miglior uso tutte quelle energie e quelle pulsioni esistenti nella persona e non ancora omologate, al mantenimento della persona, del futuro cittadino,  in uno stato permanente di tensione e di vulnerabilità.

La pressione di diventare uguale a tutti gli altri, sosteneva Vaneigem, rende esausto il nostro spirito, la nostra individualità drenata e sostituita con una richiesta di normalizzazione e di adattamento.

LE MURA CHE CI CINGONO

A meno che siamo stati resi totalmente depressi dalla società moderna dovremmo comunque riuscire a scovare in noi lo spirito creativo che ci anima(va).

Spostandoci a tentoni verso i margini delle mura virtuali che ci imprigionano, nell’alveo del costrutto che ci accoglie, possiamo ancora riuscire ad entrare in contatto con la vera natura di questa prigione, di svelarne il progetto, di saggiarne le qualità, di scoprirne il tessuto e di valutare se desideriamo o meno di continuare a rimanerci,confortevolmente o meno, dentro.

Altra cosa è l’atto di starsene nel bel mezzo, distanti  da quelle metafortiche mura, dando credito all’ipotesi avvalorata dal sistema che la gabbia dorata che ci (in)trattiene abbia in fondo tutte le migliori caratteristiche e per questo non rischiare a muoverci contro tendenza nel caso divenissimo consapevoli del nostro attuale stato di schiavitù e pagarne le conseguenze.

Permettiamoci unaltra suggestiva metafora, Solo i pesci morti si lasciano trasportare, quelli vivi nuotano contro corrente, in questi casi la Noia non ci avrà ancora del tutto offuscata la ragione, annichilita la possibilità di riscatto.

Il Sistema che ha creato la Noia ci offre al tempo stesso anche un presunto antidoto al problema, infatti – se ne abbiamo a disposizione e se siamo disposti a pagarlo – sborsando una certa somma di denaro possiamo alleggerire il nostro stato di tensione, le pubblicità ci promettono questo e quello, ci assicurano che affidandoci ad agenzie specializzate potremo ristabilire un certo grado di godibilità della nostra vita anche se solo temporaneamente. Attraverso il consumo di merci e l’acquisto di gadgets ad esempio, ma anche andandocene in vacanza e acquistando un abbonamento per la palestra o un biglietto al club esclusivo, facendo Sport.

Consegnando la nostra creatività, o meglio la nostra prerogativa a vivere autonomamente e responsabilmente in rispetto alle ricadute, allevieremo pagando qualcuno a vedersela con la Noia che ci attanaglia. capitalism sucks

in conclusione, ci annoiamo in un lavoro che detestiamo per almeno un terzo della nostra esistenza così da guadagnare i soldi necessari per stemperare quel senso di morte interiore affidandoci ai professionisti dei relativi settori, questo è un vero e proprio trionfo del capitalismo moderno.

In una famosa frase contenuta nel testo di Holidays in the Sun dei Sex Pistols, Johnny Rotten tuonava … Non voglio una fottutissima vacanza nel sole, rifiuto la patetica offerta di starmene per due settimane in spiaggia, di prendermi una sosta dalle rimanenti 50 settimane in ufficio …

Questa tipologia di narrativa radicale accomuna vari movimenti giovanili e avanguardistici che si sono susseguiti nella storia recente della cultura umana, dai Dada ai Situazionisti, dal punk alla scena free party legata alla musica techno… la lotta contro la Noia è il filo conduttore e la cultura dominante del tempo libero è il moloch se non da abbattere almeno dal quale svincolarsi.

La creatività ( come l’empatia ) deve tornare ad essere alla portata di tutti, ne possediamo innatamente dentro di noi e nonostante la dovizia con cui il potere cerca di estirpare la capacità di riconoscerla in quanto cruciale componente per migliorare le nostre vite, possiamo e dobbiamo continuare ad esercitarla.

La lotta quotidiana alla Noia è anche desiderio di riappropriarci di quelle vite, di strapparle via dagli artigli di giganti commerciali e organizzazioni istituzionali le quali si sentono intitolate a gestirne quasi la totalità degli aspetti senza avere ricevuto da noi alcun titolo a farlo. Fare finta di niente e lasciarsi dominare da costoro è, per chi scrive, un atto di estrema irresponsabilità in un processo di morte lenta.

autogestione symbol

Facciamo “cose” quindi, anche ingenuamente, impulsivamente, amatorialmente, indipendentemente, in un inseguimento gioioso della realizzazione di cio che siamo.

Come annoiarsi vivendo intensamente e da protagonisti la propria vicenda esistenziale?

Grazie per l’ispirazione all’autore Tom Hodgkinson e al testo del suo lavoro uscito nel 2005 per la Penguin Books How to be Free.

The Droid

..chi non possiede il potere…

Adolf Hitler affermò: chi non possiede il potere perde il diritto alla vita.

barbed wire E’ ironico che pur avendo perso la guerra la sua visione fascista trionfi nel mondo : la civiltà umana opera sul presupposto che siccome pecore, agnelli, maiali, galline e conigli, tra gli altri, non sono nella posizione di potersi difendere, allora possiamo fare di loro tutto ciò che desideriamo.

Per questo motivo per loro gli esseri umani sono tutti nazisti.

goatyviaggi senza ritorno —> la realtà e l’ideologia…

TECHNOTERRA @ NO CAGE ( Prato ) sabato 18 aprile 2015 – #occupyMcDonalds a Firenze domenica 19

technoterra al No Cage Aprile 2015TECHNOTERRA SOUNDSYSTEM ( techno/breakbeat ) con special guests THE DUBWISER ( ragga tek ) e DJ STOCKHOLM ( reggae/danceHall ) per una notte di musica elettronica al NO CAGE di Prato, importante realtà vegan antispecista regionale.

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NO CAGE Via Borgovalsugana 198 PRATO

La domenica seguente, il 19 Aprile, parteciperemo a Firenze alla giornata di lotta curata da Antispecisti Pratesi nell’ambito della campagna nazionale #occupyMcDonalds 

Riprendiamo dal sito del gruppo organizzatore della mobilitazione Earth Riot:

Mc Donalds è un’icona del capitalismo, del consumismo, simbolo di quell’industria della carne e dei derivati che uccide miliardi di animali ogni anno.

McDonalds la multinazionale per eccellenza dello sfruttamento globalizzato, colpevole di promuovere la deforestazione, alimentare il problema della fame nel mondo e lo sfruttamento dei lavoratori e del lavoro minorile.

Essere antispecisti significa rifiutare e condannare ogni forma di schiavitù, sfruttamento e discriminazione.

Per queste ragioni non possiamo accettare che all’interno dei fast food McDonald’s e simili venga proposta un’altenativa vegan, subdolo e disperato tentativo da parte della multinazionale di risollevare i propri guadagni tentando di attirare una fetta di consumatori sulla carta ostili.

Lanciamo quindi #OccupyMcDonaldsTour: una serie di presidi itineranti, non violenti, di informazione pulita per sottolineare ancora una volta che non vogliamo McDonald’s “sostenibile”, lo vogliamo chiuso!

Il primo appuntamento in programma si terrà a  Bologna, domenica 29 Marzo a cura di Earth Riot.

Per maggiori informazioni sulle politiche di McDonald’s in rispetto ad animali, ambiente e lavoratori visitare qui

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With tracks by the following producers: Beat Therapy, Carlo Lio, dubspeeka, Hans Bouffmyhre & Flug, Kaiserdisco, Luigi Madonna, Pascal Nuzzo & Subjects, Ronny Vergara , Alex Mine, Fauntleroy, Green Velvet, Kasbah Zoo, Monika Kruse meets Pig&Dan, Ruben Mandolin, Victor Calderone -|- recorded on march 2015 Il Circolo NO CAGE IS A VEGAN VENUE THAT PROMOTES EVENTS SUCH AS CONCERTS, CONFERENCES, COOKING COURSES, VEG DINNERS AND MORE. NO CAGE IS LOCATED IN THE TOWN OF PRATO ( TUSCANY ) VIA BORGOVALSUGANA 198 – check them out

FOTO dei due eventi (PRATO) QUI e (FIRENZE) QUI

Ascolta, scarica e diffondi il NO CAGE mix da  qui ———————->

Schiavi per un salario sotto il tacco di Amazon

amazon 1La mia breve storia di lavoratrice per la Amazon ( uno dei loro magazzini ad ovest del Mississippi ) comincia presso il centro di reclutamento che questa compagnia aveva allestito all’interno della locale camera di commercio.
Il volume delle ordinazioni alla Amazon cresce tantissimo andando verso le festività natalizie, tradizionalmente gli ultimi quattro mesi dell’anno Amazon tende ad assumere attraverso le agenzie locali di lavoro interinali, per coprire i turni negli enormi centri di distribuzione dove si impacchettano e si spediscono in giro per il mondo merci e oggetti di ogni tipo.
Il funzionario che accettò la mia domanda di lavoro mi informò sullo stato delle cose, principalmente la sua raccomandazione verteva sul fatto che non avrei dovuto prendere troppo personalmente quanto mi sarebbe accaduto sul luogo di lavoro e che “se davvero” avevo necessità di un impiego avrei fatto bene a lasciare fuori dalla porta tutte le mie aspettative in termini di dignità personale: nei centri di distribuzione Amazon vige un clima militaresco, i supervisori apostrofano i dipendenti con toni della voce sempre troppo alti e animosi, si chiede ai dipendenti sempre e comunque di dare di più, di operare più velocemente e più efficacemente per centrare l’obiettivo.
Ogni nuovo dipendente infatti ha il suo obiettivo, o meglio, quello che l’Azienda si aspetta da lui ed è in funzione un sistema di addizione e di sottrazione di punti il quale rappresenta un indicatore in rispetto alla qualità della prestazione che l’azienda desidera da quel particolare lavoratore, ogni ora, ogni giorno del rapporto di lavoro.
Quello stesso funzionario mi disse anche che, a fronte delle richieste pressanti da parte dei supervisori, io avrei dovuto comunque rispondere che “ci avrei provato” e mai “sto gia dando il massimo” pena il licenziamento immediato. Licenziamento che comunque sarebbe arrivato se non fossi riuscita a centrare il mio obiettivo in tempi ragionevolmente brevi dal momento dell’ assunzione. Ad Amazon è considerato normale un turno di 10 ore di lavoro sui piani in cemento o sulle scale di accesso ai vari livelli e alle diverse aree che costituiscono i capannoni.
La mia precedente esperienza undercover presso un centro di distribuzione per una catena di negozi online in Ohio mi aveva gia messo davanti alle condizioni de-umanizzanti che questo tipo di lavoro impone agli operatori ed alla realizzazione che queste sono lo standard nell’intero settore.
amazon 2L’unico requisito per entrare a lavorare in uno dei centri di distribuzione Amazon è quello di non essere mai stato in prigione, ricordo che il giorno del colloquio di lavoro c’erano altre 6,7 persone insieme a me, trascorremmo la mattinata da un terminale di computer all’altro, rispondendo a domande e a quiz specifici la capacità di leggere da parte degli applicanti e ( ancora e ancora ) la fedina penale pulita, poi domande sui miei precedenti impieghi e sulla mia personalità, come mi sento in rispetto alla possibilità di svolgere “ attività pericolose” – mi cimenterei nell’atto di svolgerle? E con quale attitudine?
Nel mezzo di una delle stanze dove venimmo condotti quel giorno c’era un terminale video il quale, oltre a trasmettere immagini e commenti incessanti sulla natura del lavoro presso i centri di distribuzione Amazon, metteva in guardia i futuri impiegati sui rischi inerenti le false denunce sulle condizioni di lavoro che spesso i lavoratori fanno allo scopo di ottenere cifre di indennizzo da parte di Amazon, bene, se scopri che qualcuno dei tuoi colleghi è intenzionato a fare una cosa del genere e decidi di riportarlo ad un supervisore riceverai un premio di denaro di 500 dollari al termine dei procedimenti contro quel lavoratore!
I programmi software dei computer “esaminano” me e gli altri, la nostra idoneità ad impacchettare merci e ad attaccare etichette adesive per conto di Amazon, le quali merci che compongono gli sterminati cataloghi on line si trovano stoccate in questi enormi capannoni divisi in settori.
La maggior parte del lavoro logistico necessario per far funzionare il sistema di spostamento e distribuzione delle merci viene svolto da altre aziende in sub appalto, parliamo di compagnie molto note come la 3PL o la DHL o la UBS, vere e proprie corporazioni sovranazionali che operano a livello globale nei mercati realizzando miliardi di dollari di fatturato ogni anno.
Indipendentemente da quale gestore delle attività di logistica si occupi dello spostamento e dell’impacchettamento delle merci vendute sulla Rete per conto di Amazon, sarà sempre e invariabilmente un operatore con contratto a termine, soggetto ad un regime di lavoro connotato dalla valutazione costante del rendimento individuale da parte dell’azienda, dalla flessibilità totale sugli orari di lavoro e sulla bassa paga oraria concordata in fase di assunzione a svolgerlo.
Il luogo di lavoro è immenso, freddo, cavernoso, vi è un silenzio insolito in considerazione delle centinaia di altri operatori assorti nell’atto di raccogliere, scegliere, impacchettare o starsene semplicemente in piedi davanti ai nastri trasportatori, i rumori più frequenti quelli di un muletto che passa e va e lo stridio dei rotoli di nastro da pacchi.
Il dispositivo di scansione che ho in dotazione mi rassicura fornendomi in qualsiasi momento le coordinate sulla mia posizione all’interno del complesso labirinto di scaffali e di settori nel quale mi trovo ad operare, per rispondere in tempo alla lista degli ordini che devo evadere oggi mi ritrovo persino a contare il numero dei passi che mi separano dal luogo di raccolta di ogni singolo oggetto: Settore Dallas, area gialla, fila 34, scaffale 22, livello D, ecco in questa esatta locazione troverò le coperte da lettura, di quelle che vendono quasi esclusivamente on line, da indossare la sera per leggere….poi ancora coordinate del tipo specificate sopra….pillole per migliorare la libido….carta igienica…..attrezzi da cucina…..calendario del nuovo anno….custodia per fucile da caccia……avanti di questo passo finirò di certo che non centro il mio obiettivo!
amazon 3Tra le mille cose che possono accadermi e rovinare la qualità della mia prestazione c’e’ sicuramente il sopra citato dispositivo scanner, il quale è di enorme aiuto per capire dove mi trovo, ma a volte non sembra condurmi alla locazione delle merce che devo trovare, magari mi ritrovo a dover puntare il dispositivo su decine di articoli sul medesimo scaffale nella speranza che il suo occhio digitale riesca a carpire il codice a barre desiderato e questo mi fa perdere preziosi minuti….tra l’altro, il mio supervisore mi dice che questa settimana per noi nuovi arrivati l’obiettivo è fissato come minimo al 75% delle aspettative, se non riusciamo a centrare almeno in quello dovremo subire una seduta formativa la quale consiste nelle solite domande retoriche: perchè non riesci ad ottenere i punti necessari al tuo obiettivo? Devi riuscire a farcela!
L’agenzia di lavoro temporanea attraverso la quale sono approdata in questo posto, per questa settimana, ha assunto un numero sufficiente di operatori calcolato in base al numero di ordini da evadere ammesso che tutti noi lavoriamo a pieno regime, riuscendo cioè a centrare i nostri obiettivi in termini di rendimento.
Posti come questo fanno uso di staff con contratto a termine per tutto l’anno, la paga oraria di tutti noi è di un terzo più bassa del personale impiegato in pianta stabile, ho conosciuto dei “temporanei” che sono rimasti in tale posizione per anni!
E’ una continua corsa, per massimizzare i profitti occorrono operatori svelti, capaci, decisi a non mollare e che non si lasciano demoralizzare dal sistema a punti che grava sulle loro teste, più operatori centrano il proprio obiettivo, meno operatori servono per evadere gli ordini giornalieri, maggiori margini di guadagno per l’agenzia interinale di impiego, l’equazione è semplice.
Tutti quanti sono in fibrillazione di fronte alla prospettiva della fruizione di almeno due pause giornaliere, oltre a quella pranzo, di 15 minuti ciascuna distribuite nell’arco delle dieci ore, anche queste previste dal contratto sottoscritto giorni prima in fase di colloquio. Quando arriva il momento di posare tutto e di avviarsi verso le aree adibite alla sosta, ci si avvia verso i metal detectors davanti ai quali si forma regolarmente una fila che rosicchia i preziosi minuti di sosta, non sarà necessario ripassare da sotto il medesimo apparato al rientro dalla pausa, il timore è che qualcuno degli operatori maggiormente affranti dai ritmi e dalle condizioni di lavoro subite, per non dire del compenso percepito, possa improvvisare il furto di una Xbox 360…se non veniamo fermati per la perquisizione si tratterà di trovare un posto libero tra le file di panche e di tavoli che arredano l’area sosta, di usare il bagno per la quale operazione si perdono nuovamente preziosi minuti, magari di mangiare qualcosa…poi, altrettanto rapidamente ci riavviamo verso i rispettivi settori di lavoro consapevoli del fatto che, trascorsi i quindici minuti di sosta, gli obiettivi fissati su ogni uno di noi prevedono che si riprenda istantaneamente il lavoro, dispositivo di scansione alla mano.
Gli scambi verbali tra operatori sono di tipo fugace e monosillabico, benchè ciò non sia proibito non c’e’ tempo per parlare, dobbiamo solo lavorare.
amazon 5E’ stato estimato che gli operatori che svolgono l’azione di cercare e raccogliere le merci nei capannoni di Amazon percorrano, a passo svelto, almeno 18 km al giorno sui freddi impiantiti di cemento che si diramano al loro interno, il formicolio e la pesantezza delle gambe alla fine di ogni turno sembrano confermare tale dato.
Le merci più in voga nei reparti dove sono stata assegnata sono gli accessori per iPad e i vibratori, forse ricordo con particolare vividezza questi oggetti per via della loro collocazione i primi, nella parte più alta delle scaffalature, dove occorre letteralmente arrampicarsi e giù a basso, praticamente a terra i secondi, per raccogliere i quali occorre abbassarsi e piegarsi, decine e decine di volte ogni turno; verrebbe da pensare, in termini di pura scienza ergonomica, chi è l’esperto, chi il responsabile della sicurezza sul lavoro, che ha dato il nullaosta a questo tipo di impianti…
Tutti gli oggetti personali in possesso del lavoratore all’ingresso in turno devono essere lasciati fuori dai piani, possiamo avere addosso soltanto i vestiti che indossiamo, pena la requisizione degli oggetti da parte dei supervisori.
La pausa pranzo è della durata di 29 minuti e 59 secondi incluso il tempo che occorre negli spostamenti tra le varie aree, l’eventuale uso del bagno e il passaggio sotto il metal detector, il risultato derivante da tale politica comprende l’ingestione dell’ultimo boccone del pranzo consumato quando già in linea per la ripresa delle attività lavorative. Se si arriva in ritardo scatta la decurtazione dei punti.
Il particolare capannone dove lavoro si trova in una area rurale che non offre niente a chi, come me, decide di non trascorrere troppo tempo tra un turno e l’altro a viaggiare a casa come fanno i pendolari, molti lavoratori ritengono che questa collocazione non sia un caso, il popolo degli operatori in subappalto che prestano la propria forza lavoro ad Amazon si trovano immersi in maniera totale nell’esperienza di impiego presso questo gigante del mercato on line.

La cultura che sin dalle prime ore di rapporto con questo datore di lavoro viene instillata alle persone è la medesima di quelle adottate da tutte le grandi corporazioni ( McDonalds, CocaCola, Walmart ): non siamo così intensamente rigidi perché lo vogliamo noi, sono i nostri clienti ad imporcelo! Una buona relazione con i clienti che ordinano i propri acquisti via Amazon è elemento cruciale per la crescita dell’azienda, la quale crescita è la chiave per il mantenimento dei prezzi bassi sulle merci in vendita, la quale cosa è strumentale al consolidamento delle relazioni Azienda/clienti, non si discute. Ad Amazon non c’e’ spazio per l’inefficenza, è per questo che il sistema dei punti viene così aspramente implementato, senza eccezioni.
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Alla fine della mia esperienza come “raccoglitrice” nei ranghi della Amalgamated Product Giant Shipping Worldwide Inc ( si tratta di uno pseudonimo scelto dall’autrice del report per non esporre le persone coinvolte ad attenzioni non sollecitate di alcun tipo n.d.r. ) per conto della Amazon, prendo atto di avere raggiunto soltanto il 52% delle aspettative aziendali poggiate su di me, questo accade dopo la prima settimana nel corso della quale mi è stato ripetuto che sono “davvero una cattiva lavoratrice” da diversi supervisori, alcuni dei quali tentano il loro meglio nell’instaurare un rapporto fondato sulla stima reciproca con i lavoratori senza tuttavia riuscire a farcela a causa del loro ruolo nel sistema che governa le prestazioni sui piani. Uno dei miei errori “più gravi” è stato quello di avere impacchettato due stessi oggetti nel medesimo scatolone. Quello meno grave, ma che comunque ha comportato una costante ed inesorabile decurtazione di punti, quello di fermarmi troppo spesso a prendere fiato, a massaggiarmi i piedi e le gambe per sconfiggere il formicolio durante i turni di lavoro.

I miei ex colleghi non godono del lusso di trovarsi in questo posto come agenti undercover con finalità quella di scrivere una storia, la mia vera professione, quella di giornalista, mi ha consentito di affrontare con un discreto grado di serenità questa spaventosa esperienza nella consapevolezza che venire licenziata non avrebbe prodotto in me alcun tipo di rammarico o di preoccupazione.

Il mio pensiero va, inevitabilmente, a coloro i quali dipendono economicamente da questo tipo di impieghi, da queste agenzie di lavoro interinali,  a coloro che sono ostaggio delle corporazioni e del sistema che ne governa le dinamiche interne, quei sistemi di organizzazione e di divisione dei compiti che nullificano le persone, che annientano la loro integrità e dignità umane.
Come faccio a dimenticare una collega cinquantenne che durante una pausa ha cercato di confortarmi consigliandomi di auto somministrarmi 800 milligrammi del farmaco Advil ogni giorno per gestire la meglio l’indolenzimento alle spalle e l’intorpidimento agli arti dovuti al tipo di prestazione che Amazon richiede ai propri lavoratori?

Nell’anno 2015 Amazon si aspetta di crescere del 10% nel volume di affari e di continuare a farlo ogni anno a seguire, consolidando così la sua posizione di dominio sul mercato delle vendite su Internet. Nel 2015 l’obiettivo di Amazon è quello di raggiungere un fatturato di 279 miliardi di dollari e di espandere i propri punti di distribuzione oltre gli esistenti 69 impianti, 17 dei quali sono sorti soltanto dal 2011 ad oggi.

La prossima volta che decidiamo di acquistare un libro da Amazon perché otteniamo un servizio rapido e conveniente pensiamo a questi dati e alle persone di questa storia.

Storie simili a questa sono state documentate anche in Europa, nei punti di distribuzione della catena Amazon in Germania e in Francia.

Grazie a Mother Jones per la storia la quale in versione integrale può venire letta qui.

Materiale liberamente tradotto e ri-narrato da The Droid.