La mia birra è Vegan?

Da oggi la rinomata birra scura irlandese Guinness può venire considerata Vegan.

La Compagnia che la produce, la St James’s Gate Brewery, ha comunicato di voler rinunciare alla pratica di filtraggio, nei processi di produzione della bevanda, la quale si affidava a dei dispositivi realizzati con la vescica di pesce.

guinness pintsLa Guinness è una delle marche di birra più note e apprezzate nel mondo e commercializza i propri prodotti da oltre 250 anni.

Da tempo alcuni gruppi di pressione vegani e vegetariani esercitavano a livello mondiale la loro azione, principalmente attraverso lo strumento delle petizioni, per persuadere Guinness ad interrompere la pratica tecnica la quale consente di separare le parti schiumose di lievito ( di birra ), lo yeast appunto, dallo stout, ovvero la componente più corposa, densa e connotata da una importante gradazione alcolica, delle misture in fase di raffinazione depositate nei tini.

Per coloro i quali, la scelta di alimenti, vestiario e attività quotidiane, così come la selezione delle bevande da gustare, passa da una serie di considerazioni etiche sull’impatto che quei determinati prodotti dell’industriosità umana hanno esercitato sul mondo vivente, il dilemma delle “birre inglesi” è da sempre un fantasma che appare ogni qualvolta che ci si accinge all’acquisto di questa particolare bevanda.

Ma non si tratta soltanto della birra, talvolta anche alcune varietà di vino vengono ottenute con l’ausilio di supporti direttamente derivati dallo sfruttamento degli altri animali.

Tali supporti quali la gelatina ( non vegetale ), la caseina, la glicerina o il cosidetto isinglass ( appunto il budello intestinale dei pesci ) provengono tutti dall’industria zootecnica, la quale, come sappiamo, assoggetta individui senzienti di altre specie, fatti nascere in maniera seriale attraverso lo stupro generalizzato delle madri, ad un trattamento brutale di prigionia e di sterminio sistematico.

La regola d’oro da osservare per noi vegani hardcore fino ad adesso era stata quella di evitare, per quanto possibile, ogni birra inglese a favore di quelle  belghe e tedesche per la produzione delle quali le rispettive breweries si affidano a modelli di filtro più tradizionali e moralmente accettabili.

corona beer vegan

…or rather, it wasn’t…

Tutto ciò che ci permette di avanzare nella direzione della liberazione dei nostri fratelli non umani dalla schiavitù e dalla disperazione imposta loro dalla civiltà umana, per quanto poca cosa possa apparire, costituisce un passaggio verso il cambiamento evolutivo che la filosofia vegan auspica e promuove: un mondo dove la solidarietà, la compassione e l’amore prevalgono su egoismo, psicopatia e su di una condotta discriminatoria guidata dall’ignoranza e dall’imperio economico.

Grazie a Lunch Box Mag e a The Times

The Droid

Piani di immanenza

animality_by_psychommantis-d6bim31Animalità significa immaginare una soggettività non scissa in corpo e mente, cioè una vita umana in grado di esaurirsi tutta, senza alcun residuo, nella vita che già si vive, peraltro l’unica che possiamo vivere, una soggettività..( che ).. non è più tagliata in due fra la vita qui e la vita là, che ancora non si vive, e che forse si vivrà un giorno.

La vita che immaginiamo è una vita del tutto priva di trascendenza…ripensare l’animalità dell’umano…il suo essere corpo, significa pensare al tema dell’immanenza, ossia appunto ad una vita che non sente alcun bisogno di proiettarsi oltre di sé.

L’animalità è stata tenacemente allontanata dalla definizione dell’umano. …gli animali non li abbiamo  davvero neanche mai osservati.

Gli unici animali che conosciamo sono quelli che abbiamo inventato noi.

Una unica categoria sterminata di animali ( che ) non esistono, ( una categoria ) che se esclude l’umano non ha alcun senso che esista.

Felice Cimatti Filosofia dell’animalità

Liberazione Totale ( Amore è Liberazione ), ma ne avremo il tempo?

Quand une publicité choisit pour thème une libération d’animaux, on se dit que les temps sont en train de changer (  clip taken from a L214 Ethique et Animaux  post, we are investigating on the original authors, we’re under the impression it could have been made in Israel )

In una società sempre più governata dalla capacità dei media globali di plasmare e di orientare l’opinione pubblica attraverso l’ausilio di immagini e di simboli ispirati al consumismo, un messaggio pubblicitario che sceglie di presentare un atto di liberazione di animali ridotti in schiavitù ( in questo caso per fini alimentari ) ci intitola a credere che i tempi stiano davvero cambiando.

Questo a fronte dell’autorevole prospettiva di un grande attivista ( oltrechè autore e filosofo ) Steven Best , il quale ci riporta coi piedi in terra e ci rammenta che a meno di non riuscire ad organizzare una Rete in grado di mettere in atto pratiche di azione diretta e incisiva sul territorio, su larga scala, pratiche volte alla liberazione totale il tempo rimasto a nostra disposizione non ce lo consentirà.

Nel suo nuovo libro Total Liberation: Revolution for the 21st Century  egli ci introduce la sua visione apocalittica di una società distopica nella quale una serie di avvenimenti originati da crisi di natura sociale ed ecologica ci porteranno in maniera sempre più accellerata verso la catastrofe, nullificando le nostre aspettative ( in quanto umani ) di svincolo dal dominio del Capitale e di sopravvivenza  di tutte le altre specie.

Il libro è articolato su di un numero di differenti saggi redatti dall’autore in un tentativo di dare impulso allo sviluppo di una strategia di lotta coerente e in linea con il nostro ideale di liberazione totale per il 21° secolo. Il volume in Italia è edito dai tipi di Ortica total lib steven best

In a global mass society where opinion making is made up by images and symbols of consumption,  an advertisement that chooses a theme featuring the release  of captive animals , then  we are entitled to believe that times ( and tides ) are really changing , that inspite   great activist /philosopher  Steven Best reminds us of the truth: unless we manage to organize incisive direct action on a large scale time will not be sufficient to release our goals.

In his new book Total Liberation: Revolution for the 21st Century   author  tell us of a  dystopian and apocalyptic times , the  times we are in now as a matter of fact, in which a number of concurring and accelerating  social and ecological crisis are destroying our chances for survival.
Book is cohered into  a number of different essays in an attempt to articulate a revolutionary politics of total liberation for the 21st century.