Noia Mortale, ovvero la società dei consumi e del “tempo libero”

Se la scienza contemporanea fosse più sofisticata e sottile presenterebbe la NOIA per quello che è : una delle principali cause di morte nel mondo moderno.

Lo scrittore francese Raoul Vaneigem scrisse: le persone muoiono davvero di noia e a ragione, credo infatti che la noia e la piattezza che ordina la nostra dimensione esistenziale, oltre ad essere ostacoli all’atto di godersi la vita, uccidano letteralmente, e lentamente, gli individui.

Non ci sarebbe da stupirsi se un giorno venisse rivelato l’attuale stato delle cose:

LA NOIA E’ CANCEROGENA

boredom breeds cancer

boredom breeds cancer

Come sostiene Tom Hodgkinson nel suo libro La Libertà come Stile di Vita, la Noia è stata inventata nel 1760, e la parola inglese che ne anticipò la definizione divenne comune nel lessico popolare con il sorgere della Rivoluzione Industriale.

In altre parole, il concetto di Noia arriva tra noi con la divisione del lavoro da parte dei capitalisti e la trasformazione dell’attività – appunto – lavorativa da mezzo di promozione della propria autonomia in tedio e schiavitù.

La maggioranza di noi per vivere, ingaggia quotidianamente in attività produttive che squalificano completamente la persona attraverso ritualità e gesti ripetitivi, in movimenti meccanici che non rappresentano niente di affettivamente connotato per  coloro i quali si trovano costretti a compierli, che si tratti di lavoro manuale o sedentario, per molti una vera e propria tortura psichica.

Ma la noia ci è trasmessa anche dagli ambienti di vita, in particolare la pesante uniformità che cinge la nostra esistenza nelle città moderne contribuisce alla  miseria emozionale che ne deriva.

zomby consumista

lo zombi consumista: una comune vista in ogni agglomerato commerciale

Da vibranti contesti di scambio e di diversità, le città dove viviamo al giorno d’oggi sono state trasformate dalle grandi catene di distribuzione nazionale e dai marchi globali in  distretti popolati da zombi i quali girovagano da un centro commerciale all’altro acquistando merci di cui non hanno alcun effettivo bisogno.

Le città moderne sono diventate dei ragguppamenti di palazzine tutte uguali circondate da aree artigianali e industriali le quali contengono capannoni più o meno elegantemente decorati, a seconda dei valori dominanti nella società che determinano la generale accettabilità delle cose.

Questi non-luoghi hanno sostituito le botteghe artigianali e i bazar, i fruttivendoli e i panettieri, i centri commerciali hanno quasi completamente eradicata la possibilità che si riesca a fare incontri interessanti in una cornice distinta dall’autenticità, dal caso, dal senso di appartenenza al quartiere o alla comunità, dal gusto di interagire in un moto non mediato con gli altri.

Ciò che appare come un incremento delle opzioni e delle possibilità di scelta ( la quantità ) in realtà costituisce una asettica prigione, magari con aria condizionata, toilette e addetti alla sicurezza, una dimensione che snatura completamente le persone che compiono quella determinata esperienza di uscire dalle loro ( eleganti ma noiosissime ) abitazioni.

In The Revolution of Everyday Life Raoul Vaneigem scrisse che la quantità ha soppiantato la qualità, siamo infatti diventati così ossessionati dai numeri e dalla velocità delle transazioni in un rapporto mercantile che valori quali Bellezza e Verità sono stati messi da parte e vilificati.

IL GUSTO DI VIVERE

La Noia è l’esatto opposto di Bellezza e Verità, il gusto di vivere è stato schiacciato dalla necessità impellente e sacralizzata di fare soldi e, su larga scala, le persone si annoiano a morte a causa della rimozione della loro capacità di compiere scelte creative nel quotidiano.

E’  comune l’atto di scaricare la colpa della pochezza qualitativa della vita moderna sui politici, i quali optano sempre per una amministrazione pubblica votata alla monotonia, ai divieti, al decoro, all’uniformazione.

Il modello organizzativo non dichiarato esplicitamente dagli stati moderni è costituito dal sistema sociale costruito dalla Germania Nazista: linee e colonne perfettamente parallele, azzeramento dell’individualità dei soggetti governati, imposizione di un canone burocratico che rimuove sistematicamente quanto di interessante esiste al mondo, incluse le peculiarità ritenute devianti e/o destabilizzanti il dogma universalmente riconosciuto.

LA LEGGE DEGLI UOMINI

Ciò che si tenta di fare con modalità religiose è l’attuazione di una politica di cancellazione del dissenso, del libero pensiero, dell’alterità.

Un’altra delle ragioni per cui la maggioranza della popolazione muore di noia è dovuta al fatto che sono rappresentati a livello istituzionale da persone annoiate.

exit the matrix

Fuori dal costrutto alienante imposto dalle moderne economie globali

La gestione delle dinamiche economiche che sovrastano ogni vissuto umano nella società moderna rimane saldamente nelle mani di capitalisti ebbri di se stessi e della loro abilità di realizzare un bilancio in positivo, dei sacerdoti/custodi della burocrazia amanti di schede e data base contenenti i dettagli di tutto e tutti, delle vigenti normative che consentono loro di alienarci dalla nostra vera natura e di negarci una via di uscita.

Questi individui sono entusiasti amanti della Noia.

I corrispettivi di questi grigi personaggi nel Medio Evo, erano spesso visti dal popolo in maniera estremamente critica: grassi uomini borghesi che pensavano solo ai soldi, le loro attività commerciali ritenute una sordida disgrazia da contadini, artigiani e  guerrieri, la felicità, la bellezza e la completezza organica, così come la soddisfazione di esistere e di servire l’avanzamento di una causa attinente il bene comune, barattate dall’atto di acquisire e di accumulare beni materiali e risorse per se o per i sovrani dell’epoca.

LA NOIA COME FORMA DI CONTROLLO SOCIALE

In contemporanea con l’insorgere della nozione di Noia sul finire del diciannovesimo secolo, rileviamo anche un attacco alla capacità del popolo di auto organizzare il proprio tempo e di strutturare situazioni di socialità e divertimento indipendenti da dinamiche di potere.

L’industria dell’intrattenimento, coi suoi divi, manager, coi suoi  professionisti ha sospinto ai margini e consegnate alle forze di repressione statali, gli amatori, gli attivisti le singolarità che non intendono lasciarsi assorbire e strumentalizzare dalla società dello spettacolo.

La produzione artistica democratica e di base è vista con sospetto dalle autorità in quanto potrebbe non riprodurre i modelli culturali dominanti essenziali all’affermazione delle caste di potere, dei partiti, delle istituzioni, è per questo che anche la libera espressione, dall’insorgere dell’industrializzazione ad oggi, è stata man mano relegata ad aree di antagonismo e di marginalità facilmente svalutabili quando non criminalizzabili tout court dai paladini in giacca e cravatta, dai difensori e dai tutori in divisa dell’ordine costituito.

Il sistema educativo che grava sul libero sviluppo della personalità di ogni uno di noi viene anch’esso preso di mira dal sistema.

circusLo storico E.P. Thompson criticava aspramente la Scuola in uno dei suoi saggi  in quanto luogo in cui i maestri lavorano per non lasciare niente di spontaneo nella testa dei giovani, niente che possa venire impiegato nella realizzazione di prospettive e di visioni autonome, niente che promuova la libera attività (…) tali pratiche finalizzate alla repressione degli impulsi naturali, al succhiar via e mettere a miglior uso tutte quelle energie e quelle pulsioni esistenti nella persona e non ancora omologate, al mantenimento della persona, del futuro cittadino,  in uno stato permanente di tensione e di vulnerabilità.

La pressione di diventare uguale a tutti gli altri, sosteneva Vaneigem, rende esausto il nostro spirito, la nostra individualità drenata e sostituita con una richiesta di normalizzazione e di adattamento.

LE MURA CHE CI CINGONO

A meno che siamo stati resi totalmente depressi dalla società moderna dovremmo comunque riuscire a scovare in noi lo spirito creativo che ci anima(va).

Spostandoci a tentoni verso i margini delle mura virtuali che ci imprigionano, nell’alveo del costrutto che ci accoglie, possiamo ancora riuscire ad entrare in contatto con la vera natura di questa prigione, di svelarne il progetto, di saggiarne le qualità, di scoprirne il tessuto e di valutare se desideriamo o meno di continuare a rimanerci,confortevolmente o meno, dentro.

Altra cosa è l’atto di starsene nel bel mezzo, distanti  da quelle metafortiche mura, dando credito all’ipotesi avvalorata dal sistema che la gabbia dorata che ci (in)trattiene abbia in fondo tutte le migliori caratteristiche e per questo non rischiare a muoverci contro tendenza nel caso divenissimo consapevoli del nostro attuale stato di schiavitù e pagarne le conseguenze.

Permettiamoci unaltra suggestiva metafora, Solo i pesci morti si lasciano trasportare, quelli vivi nuotano contro corrente, in questi casi la Noia non ci avrà ancora del tutto offuscata la ragione, annichilita la possibilità di riscatto.

Il Sistema che ha creato la Noia ci offre al tempo stesso anche un presunto antidoto al problema, infatti – se ne abbiamo a disposizione e se siamo disposti a pagarlo – sborsando una certa somma di denaro possiamo alleggerire il nostro stato di tensione, le pubblicità ci promettono questo e quello, ci assicurano che affidandoci ad agenzie specializzate potremo ristabilire un certo grado di godibilità della nostra vita anche se solo temporaneamente. Attraverso il consumo di merci e l’acquisto di gadgets ad esempio, ma anche andandocene in vacanza e acquistando un abbonamento per la palestra o un biglietto al club esclusivo, facendo Sport.

Consegnando la nostra creatività, o meglio la nostra prerogativa a vivere autonomamente e responsabilmente in rispetto alle ricadute, allevieremo pagando qualcuno a vedersela con la Noia che ci attanaglia. capitalism sucks

in conclusione, ci annoiamo in un lavoro che detestiamo per almeno un terzo della nostra esistenza così da guadagnare i soldi necessari per stemperare quel senso di morte interiore affidandoci ai professionisti dei relativi settori, questo è un vero e proprio trionfo del capitalismo moderno.

In una famosa frase contenuta nel testo di Holidays in the Sun dei Sex Pistols, Johnny Rotten tuonava … Non voglio una fottutissima vacanza nel sole, rifiuto la patetica offerta di starmene per due settimane in spiaggia, di prendermi una sosta dalle rimanenti 50 settimane in ufficio …

Questa tipologia di narrativa radicale accomuna vari movimenti giovanili e avanguardistici che si sono susseguiti nella storia recente della cultura umana, dai Dada ai Situazionisti, dal punk alla scena free party legata alla musica techno… la lotta contro la Noia è il filo conduttore e la cultura dominante del tempo libero è il moloch se non da abbattere almeno dal quale svincolarsi.

La creatività ( come l’empatia ) deve tornare ad essere alla portata di tutti, ne possediamo innatamente dentro di noi e nonostante la dovizia con cui il potere cerca di estirpare la capacità di riconoscerla in quanto cruciale componente per migliorare le nostre vite, possiamo e dobbiamo continuare ad esercitarla.

La lotta quotidiana alla Noia è anche desiderio di riappropriarci di quelle vite, di strapparle via dagli artigli di giganti commerciali e organizzazioni istituzionali le quali si sentono intitolate a gestirne quasi la totalità degli aspetti senza avere ricevuto da noi alcun titolo a farlo. Fare finta di niente e lasciarsi dominare da costoro è, per chi scrive, un atto di estrema irresponsabilità in un processo di morte lenta.

autogestione symbol

Facciamo “cose” quindi, anche ingenuamente, impulsivamente, amatorialmente, indipendentemente, in un inseguimento gioioso della realizzazione di cio che siamo.

Come annoiarsi vivendo intensamente e da protagonisti la propria vicenda esistenziale?

Grazie per l’ispirazione all’autore Tom Hodgkinson e al testo del suo lavoro uscito nel 2005 per la Penguin Books How to be Free.

The Droid

Ribelli Digitali // Online Underground Rebels

digital punk unleashedQuante volte è stato ridefinito il senso concettuale del termine  PUNK ?

E’ successo con tale frequenza che non sembra  necessario continuare a farlo,  nessuno desidera più classificare la musica.

Gia nei primi anni novanta, periodo in cui questo genere musicale aveva appena 15 anni di storia, il termine PUNK veniva adattato e allargato, svuotandone la cultura sulla quale  poggiava, inglobando sia la musichetta POP e scialba passata da MTV che certe varianti più commerciali riconducibili al filone METAL.

Con il sorgere di nuove culture musicali dove le chitarre vengono sostituite da copie craccate di ABLETON, le “bands” sostituite da individui anonimi titolari di acconti su SOUNDCLOUD, il ROCK non sembra avere più alcuna rilevanza nel panorama della musica non convenzionale ( UNDERGROUND ).
Ma che senso ha parlare ancora di PUNK?

Evidentemente questo è un concetto duro a morire, prendiamo ad esempio ZOOM LENS, soltanto una tra le numerosissime etichette indipendenti che hanno cominciato a produrre e a distribuire musica più recentemente attraverso BANDCAMP, Basata in California, offre a chi la segue una gamma di sonorità delicate, realizzate coi sintetizzatori ed impregnate di tinte riconducibili alla tradizione pop melodica giapponese. Nel loro statuto si legge: siamo un collettivo di musicisti che promuove l’umanità oltre le divisioni digitali. Ciò che ci anima è uno spirito puramente punk rock digitale. Affanculo la realtà.tr-355639

Ciò che rese possibile l’ondata PUNK negli anni ’70, intesa come sottocultura che si poneva in antagonismo con l’intero esistente musicale di allora, fu proprio la rinnovata capacità di accesso , tramite l’abbassamento tecnologico della soglia minima necessaria, all’atto di registrare i propri suoni e di diffondere i propri messaggi attraverso i testi.

A questo passaggio seguì la nascita di una mini industria che per anni a venire operò nell’ombra e che sul finire degli anni ’80 veniva comunemente definita INDIE MUSIC.

Quello che osserviamo in questo momento storico è lo svolgersi di un processo, in continuità con le fasi che lo hanno preceduto, in cui coloro che intendono produrre materiale musicale si dotano della tecnologia necessaria e delle risorse disponibili in Rete, conservando spesso una scarsa memoria di ciò che è accaduto nel panorama globale della musica indipendente prima dell’avvento, appunto, di INTERNET.

I teenager contemporanei dispongono di un potere enorme nell’ambito della produzione e della distribuzione di materiale fonografico, una potenza che negli anni ’70 non sarebbe nemmeno stato possibile concepire.

Grazie alle nuove tecnologie e ai SOCIAL MEDIA oggi si possono raggiungere milioni di persone con uno sforzo minimo e con l’ausilio di strumenti che avrebbero fatto impallidire gli ingegneri del suono di trenta anni fa.

il_570xN.490759330_jfb3Ciò che rese il PUNK necessario, una boccata di ossigeno per molti, fu la disconnessione tra le nuove generazioni con il gusto prevalente che dominava la società in quegli anni, sia musicale che non ( ma, per molti anche e soprattutto la voglia di innescare un cambiamento sociale ).

Il desiderio che possiamo riscontrare nella produzione e nella ricerca di materiali musicali “altri” nel panorama odierno, che siano questi di natura sperimentale, elettronica o orientata alla scena dei grandi CLUB nasce e si re-inventa affidandosi ai nuovi forum e alle nuove arene, quelle digitali.

Il PUNK moderno fa bene a meno dell’azione di filtraggio rappresentato dall’industria discografica, dagli esperti, dai professionisti della carta stampata e della TV, il PUNK moderno si affida, lasciandovisi avvolgere, ai NETWORK autogestiti, alla cultura UNDERGROUND e ON LINE.

Questi nuovi scenari sono del tutto virtuali e per questo niente affatto come le strade e i locali di Londra o di New York negli anni ’70. Assomigliano molto all’estetica PUNK invece per altri motivi: la rivoluzione rappresentata dalla capacità di auto-prodursi, la provocazione culturale inerente all’abilità di potersi mantenere indipendenti e la forgiatura di nuovi valori di riferimento che ribaltano completamente la rigida, gerarchica, mercantile dimensione nell’impostazione e nello svolgersi delle relazioni artista/pubblico ( produttore/fruitore ).
In queste tre aree, i processi di scambio e i problemi loro collegati sono gli stessi che caratterizzavano la scena PUNK underground per come l’abbiamo conosciuta alla fine del secolo scorso.

Costruirsi una identità e contribuire al consolidamento di una intera nuova cultura musicale appoggiandosi, banalmente, su portali come Soundcloud, Bandcamp o Facebook può apparire a prima vista un segnale di deriva, ma simili paradigmi negativi in passato hanno costituito sedimenti utili al presentarsi, al contempo, di opportunità e di difficoltà attraverso le quali la situazione corrente ci si dipana davanti.

Estratto e rimodellato by The Droid da un articolo di Adam Harper. L’intero articolo, in inglese, è leggibile qui.

Grazie a Resident Advisor

The Only Good System

The Only Good System

I ” consumatori” sono le membra che alimentano il laido pasto quotidiano delle multinazionali, che ingrassano i dividendi dei manager e dei dirigenti, che avvallano l’ingiustizia sociale e la iniqua ripartizione delle risorse, ogni giorno, ogni volta che si acquistano merci di cui non abbiamo bisogno, ogni volta che si gettano nella pattumiera, ogni volta che si pensa a questa realtà come qualcosa di immutabile.
In verità, dalla loro, questa speciale categoria di persone, hanno la facoltà di scegliere e il potere di esercitarla, essi possono farlo ogni giorno, ogni volta che decidono di NON acquistare un oggetto, ogni volta che donano qualcosa a qualcuno, ogni volta che riciclano un oggetto dato per obsoleto, messo fuori moda dalla dittatura dei mercati.

TheDroid

rubbish heaphttp://youtu.be/L59d3sbkXBw

Io Sono Libero?

Io Sono Libero?

E davvero come crediamo che sia?

Come ci dicono che deve essere e come sempre sarà?
La vita come la conduciamo è davvero determinata dai nostri agiti coscienti?

Siamo noi i veri protagonisti delle scelte che compiamo ogni giorno?

Chi sono i beneficiari ultimi del nostro lavoro?

Qual’e’ il senso dell’affanno che ci attanaglia quando il sistema in cui viviamo inibisce e nega la libera espressione delle nostre componenti più autentiche?

Perchè non ci è permesso essere semplicemente chi siamo?
Perchè dovremmo credere ai loro dogmi, perchè identificarci nelle loro bandiere?
Perchè gli aspetti economici sovrastano quelli relazionali nella lotta quotidiana per la sopravvivenza quando invece esistono risorse sufficienti per vivere meglio, in empatia con gli altri e in pace con noi stessi?

Perchè alla sera, albeggiano in noi quei sentimenti di incompiutezza e di ineluttabilità tipici della condizione umana come la conosciamo.

Il feticismo delle merci, la schiavitù dei consumi, l’alienazione dalle nostre reali aspirazioni individuali sono i sintomi di una morte lenta, che ci accade ogni giorno uguale al precedente, in un inesorabile declino che si traduce in ripetizione, in piattezza senza fine.

Il “Pensiero Unico Dominante” è noia, non-vita, quieta disperazione, è la lugubre risonanza che risiede in noi, è la dissoluzione che ci attende.

The Droid