Animali che muoiono

Riflessioni semplici sul fardello che ci portiamo addosso ogni giorno e sulle illusioni nelle quali investiamo per accordarci un primato, quello della straordinarietà in relazione alle altre specie che solcano la terra e al mondo vivente che ci contiene, ci abbraccia e ci accompagna verso la fine a tutti, indistintamente.

Le righe che seguono sono estratte da un capitolo del saggio cani di paglia del filosofo inglese John Gray, un libro che ci mostra cosa sarebbe la nostra vita senza la distrazione delle consolazioni.

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Noi pensiamo di essere diversi dagli altri animali perché’ possiamo concepire l’idea della nostra morte, anche se non ne sappiamo più’ di loro riguardo a ciò che essa porta.

Tutto ci dice che la morte significa estinzione, ma non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa questo significhi.

La verita’ e’ che noi non temiamo il passare del tempo perché sappiamo di morire.

Noi temiamo la morte perché non accettiamo il passare del tempo.

Se gli altri animali non temono la morte come noi, non è perché noi sappiamo qualcosa che loro non sanno. E’ perché essi non sono oppressi dal tempo-

Pensiamo al suicidio come ad un privilegio esclusivamente umano. Non riusciamo a vedere quanto siano simili le maniere in cui per tanto tempo uomini e animali si sono dati la morte.

( confrontati da ) malattie gravi che accompagnavano la vecchiaia gli uomini e le donne fino ad un secolo fa assumevano una dose di oppiacei tanto potente da farli addormentare per sempre, talvolta consapevolmente ma spesso per un impulso istintivo, non diverso da quello che guida un gatto quando cerca un posto tranquillo per morire.

Quando l’umanita’ è diventata più’ morale ha allontanato da se queste morti. I greci e i romani preferivano la morte ad una vita senza valore. Oggi abbiamo fatto della scelta un feticcio, ma scegliere di morire è vietato. Forse ciò’ che distingue gli umani dagli altri animali è di avere imparato ad abbarbicarsi in maniera più abbietta alla vita.

Se considero attentamente la vita che un uomo conduce, non vi trovo nulla che possa distinguerla da quella che conduce un animale. Entrambi, uomo e animale, sono gettati a loro insaputa nel mondo e tra le cose, entrambi hanno delle pause di divertimento, entrambi seguono giornalmente lo stesso itinerario organico, entrambi non pensano nulla al di fuori di ciò che pensano ne vivono nulla al di fuori di ciò che vivono. Un gatto si crogiola al sole e va a dormire. l’uomo si crogiola nella vita, con tutte le sue difficoltà, e va a dormire. Nessuno sfugge alla legge fatale di essere chi o che cosa è.

Bernardo Soares

….Vi sono verità che non possono essere pronunciate se non come finzioni letterarie….

 

Cani di paglia è edito in Italia da Ponte alle Grazie

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aeterna veritas

genealogia

Difetto ereditario dei filosofi.

Tutti i filosofi hanno il comune difetto di partire dall’uomo attuale e di creder di giungere allo scopo attraverso un’analisi dello stesso.

Inavvertitamente l”Uomo” si configura alla loro mente come una aeterna veritas , come una entità fissa in ogni vortice, come una misura certa delle cose. Ma tutto ciò che il filosofo enuncia sull’uomo, non è in fondo altro che una testimonianza sull’uomo di un periodo molto limitato.

La mancanza di senso storico è il difetto ereditario di tutti i filosofi […] tutta la teologia è basata sul fatto che dell’uomo degli ultimi quattro millenni si parla come di un uomo eterno, al quale tendono naturalmente dallo loro origine tutte le cose del mondo.

Ma tutto è divenuto; non ci sono fatti eterni: così come non ci sono verità assolute.

Per conseguenza il filosofare storico è da ora in poi necessario, e con esso la virtù della modestia.

F. Nietzsche, Umano troppo umano, 1877

mimesisedizioni.it/cosi-perfetti-e-utili.html  un lavoro genealogico sul potere zootecnico: una sorta di scavo archeologico tra gli archivi scientifici e tecnici della cultura del dominio antropocentrico sul resto dei viventi.

Di Benedetta Piazzesi.

 

 

Un Altro Mondo

http://unaltromondo.vhx.tv/ E’ un documentario realizzato di recente  che propone una riflessione sull’interconnessione tra uomo e universo, legame che troppo spesso gli uomini dimenticano di avere. Un viaggio alla scoperta delle conoscenze di antichi uomini tribali, tra fisica quantistica e credenze ancestrali per sfidare la visione moderna del mondo http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/01/un-altro-mondo-documentario-illuminante/1139684/

un altro mondo Per compiere questa operazione di messa a fuoco sulle nostre origini di specie e sulla complementarietà che caratterizza la nostra capacità di continuare a sopravvivere ( e a dominare sulla Natura ) con l’ambiente che ci accoglie, il documentarista, autore del film, Thomas Torelli si affida a delle interviste con diversi personaggi del mondo scientifico, spirituale e del movimento new age   oltre che ad immagini di indubbia potenza suggestiva.

In Italia sono già state organizzate diverse date in alcune città e grazie ad una amica ci stavamo attivando per fare una iniziativa simile anche a Grosseto.

La preventiva visione privata del documentario ci ha lasciati però abbastanza  perplessi; principalmente le motivazioni critiche che ci sentiamo di muovere a questo tipo di realizzazioni documentaristiche sono dovute all’antropocentrismo che sostiene la visione di una civiltà ( tutta umana ) che, seguendo il filo narrativo suggerito, finalmente fa pace con se stessa, ristabilisce un ordine delle cose giusto appena più condivisibile dell’attuale ordinamento geopolitico e sociale il quale, attraverso atti di amore universale e azioni di risveglio delle coscienze compie un miracolo e fornisce l’impulso al cambiamento culturale globale che in così tanti ameremmo vedere compiuto.

Il problema è che non si dice COME riusciremo mai a convincere chi detiene il potere ( militare ed economico ) a lasciarci modificare in misura tanto radicale il mondo in cui viviamo.

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Affidarsi alla volontà e alla fede di coloro i quali autenticamente credono alla sacralità della natura umana, alla loro centralità in rispetto al disegno supremo che ci sovrasta, alle abilità organizzative di un movimento che, insieme ad improbabili  connessioni cosmiche, genererebbero flussi di irresistibile, tellurica  forza tanto da determinare un cambio di rotta e una ridefinizione nella mappa dei sentimenti umani che ci guidano per la maggiore ( l’amore al posto dell’odio, la capacità di empatia al posto dell’insensibiltà ) sembra davvero, più che un sogno, una pia illusione.

Anche noi crediamo che il cambiamento debba venire dal basso, o meglio dalle scelte individuali che quotidianamente possiamo decidere di compiere e dalla nostra determinazione a divenire parte in causa ed attiva nei processi di cambiamento: adottando una  alimentazione non violenta ad esempio, o meglio ancora sviluppando un atteggiamento critico tout court verso la società dei consumi la quale, lo sappiamo, per riprodurre il proprio dominio sulle nostre vite necessita della creazione continua di nuovi bisogni fittizzi e di costrutti mentali adeguati alla sua affermazione.

Anche noi crediamo che lo sfruttamento e la devastazione del territorio, l’inquinamento delle falde acquifere, la militarizzazione della società, l’industria bellica, la grande proprietà, la divisione del lavoro, il potere ipnotizzante dei media di massa, l’imperialismo e il colonialismo dei forti sui deboli che impediscono la costruzione di una prospera economia di sussistenza in opposizione a quella rapace capitalistica delle banche e delle grandi corporazioni, noi crediamo che tutte queste cose siano alla radice del malessere diffuso e della mancanza di prospettive per una emancipazione reale dalle catene invisibili del cosidetto progresso.

Il progresso, sappiamo, non è un ciclo lineare come vorrebbero farci credere a scuola. Il progresso è un tortuoso percorso di liberazione da quella  visione lineare della vicenda umana.

In Un altro Mondo quasi tutti gli intervistati sostengono che una interpretazione animistica e soprannaturale del mondo  aprirà le porte a un inedito modo di intendere la realtà e stimolerà un nuovo spirito critico sul presente, generando un migliore e più luminoso domani per le generazioni presenti e future, insomma attraverso l’attribuzione di un valore trascendentale a tutto ciò che ci circonda ( anche i minerali sono vivi ) diverremo tutti parte di questo straordinario organismo vivente che è la Terra e non avranno più un senso atteggiamenti  come l’alterigia, la competizione, la crudeltà, l’indifferenza che invece connotano in maniera totalizzante le moderne società umane come le conosciamo.

Soltanto l’UOMO risorto, riconnesso ,l’Umano” ( che ) si è sempre definito come differente dall’Animale non le singolarità umane, in quanto potenziali artefici del loro destino, solo quell’UOMO potrà restituire   alle future generazioni di popolazioni terrestri l’aspettativa di poter vivere in armonia, in pace con se stesse e con il creato.

Una specie di paradiso perduto, da ritrovare, da rifondare, in un futuro prossimo fatto di redenzione, di luce e di conoscenza infinita (…) paradise_lost_001

Da buoni antispecisti evoluzionisti noi crediamo che quella antropocentrica, come tutte le favole più o meno di successo, metta in risalto il vero posto di questo Uomo nella Natura, ponendolo infatti al di fuori e sopra di essa, e in questa differenza che ci distingue in modo così netto ed univoco dagli altri animali, quelli realmente esistenti, quelli che anche nel documentario di Thomas Torelli continuano a venir persi di vista per essere trasformati in merce, forza lavoro, divertimento e spettacolo, ecco di fronte a loro, anche nella paradisiaca società propugnata in Un Altro Mondo continuiamo ad essere  presi in un’immensa scenografia pornografica dove gli sguardi concupiscono  la carne, arrestano i corpi animali in posture preconfezionate, trasformandoli in oggetti pronti per essere allevati, oppressi e venduti per onorare la folle normalità dei mattatoi.

Niente di nuovo quindi, gli sfruttatori vicini e lontani, i pennivendoli assoldati dalle testate giornalistiche, i guerrafondai, gli assassini dal volto buono e i padroni del vapore di sempre possono continuare a dormire tra due cuscini.

Non c’e’ niente di immanente negli scenari che si suggeriscono nel documentario vincitore di sei awards e in vendita per 9,99 $ qui.

alfuomoIn realtà è tanto più semplice ed efficace affidarsi al  buon senso  del materialismo dialettico , all’idiona marcatamente rivoluzionario che ci ispira a rimanere coi piedi piantati in terra ogni giorno, di fare ora e subito tutto ciò che ci è possibile fare allo scopo di cambiare in maniera significativa e permanente gli squilibri attuali,  dare uno scossone agli assetti che, in virtù di poche migliaia di anni di addomesticamento dell’animale umano, hanno trasformato in un inferno la vita su questo mondo per la maggioranza di loro, una vita,  l’unica  certa di cui si dispone e che tutti quei soggetti più vulnerabili o appetibili  nel corso del loro transito in questa dimenzione terrena ne subiscono la peggiore delle sorti, ne conoscono solo i sentimenti più nefasti  generati dalla attuale cultura specista: la discriminazione escludente, l’oppressione, la disposizione interiore a infliggere sofferenze agli altri, la morte.

Noi e i nostri fratelli non umani siamo la carne del mondo.

Per il Trailer ufficiale del documentario navigare qui

Alcuni corsivi in questo blog sono tratti dal libro Penne e Pellicole di Maggio/Filippi autori e attivisti per la liberazione animale che ringraziamo e salutiamo.

Il Crepuscolo del Capitale

revolutionIn “ Impotenza della Rinuncia” un aforisma apparso in Crepuscolo ( appunti presi in Germania tra il 1926 e il 1931 ) il pensatore ( e più tardi esule ebreo in fuga dai nazisti ) Max Horkheimer scriveva:

Se non sei tagliato per il lavoro politico, saresti sciocco a pensare che ciò nonostante il tuo volger le spalle alla macchina generale dello sfruttamento potrebbe significare qualcosa. Il tuo rifiuto di profittare d’ora innanzi della grande tortura cui sono sottoposti uomini e animali, la tua determinazione di rinunciare alla comodità e alla sicurezza, non risparmierà sofferenza a nessun uomo e a nessun animale. Non puoi riprometterti neppure di far si che un numero sufficiente di altri uomini imitino efficacemente il tuo modo di agire; nella storia moderna la propaganda della rinuncia personale, della purezza individuale è sempre servita ai potenti per trattenere le loro vittime da azioni pericolose, ed è costantemente degenerata in settarismo.

La costante riduzione della miseria è il risultato di lunghe lotte storiche di portata mondiale, le cui tappe sono contrassegnate da rivoluzioni riuscite e mancate. La partecipazione attiva a esse non è resa possibile dalla compassione, ma dall’intelligenza, dal coraggio, dalla capacità organizzativa; ogni successo comporta il pericolo di terribili contraccolpi, di nuova barbarie, di accresciute sofferenze, Se ti mancano quelle qualità, non hai alcuna possibilità di aiutare la generalità ( e, ci permettiamo di aggiungere noi, di promuovere un cambiamento permanente negli usi e nei costumi ).

Tuttavia la consapevolezza dell’inefficacia della rinuncia individuale non fonda o giustifica affatto il contrario: la partecipazione all’oppressione, essa significa soltanto che la sua purezza personale è irrilevante ai fini della trasformazione reale: la classe dominante non ti seguirà. Ma può succedere che , pur non disponendo di una motivazione razionale, tu perda ogni gusto alla comunanza con i boia e rifiuti l’invito …( a collaborare con questi )…revolution2

In questo preciso momento storico, nel contesto delle lotte di liberazione a più ampio respiro, quei momenti di opposizione concreta all’esistente e di resistenza attiva al sistema capitalistico che devono includere anche e sopratutto lo svincolo degli animali non umani dal dominio dell’umano e la difesa dell’ambiente che ci accoglie tutti, tale illuminante pensiero, espresso 75 anni fa, oltre che ad essere ancora attuale in un discorso di critica radicale all’odierna società dei consumi di massa  sembra anche utile per mettere in prospettiva la discussione in corso nei circoli Vegan e Antispecisti ( che per alcuni potrebbero apparire di nicchia, ma che non lo sono alla luce dei contenuti che trasmettono  ).

La questione è quella relativa all’importanza di maturare una coscienza politica che superi l’attivismo centrato alla sola salvaguardia e protezione degli altri animali nella consapevolezza che la civiltà umana tutta fonda i propri principi sullo sfruttamento brutale della Natura e sull’oppressione delle popolazioni umane e non umane, opportunamente categorizzate in umane, meno che umane, animali, al disegno globale dei governi e delle corporazioni commerciali.

I grandi marchi dell’industria alimentare si sono lanciati recentemente nella produzione e nella commercializzazione di prodotti rivolti a quel 10 per cento della popolazione italiana che per motivi diversi ha deciso di non sostenere più coi loro acquisti tale industria in quanto moralmente insostenibile, vuoi per l’inaccettabile livello di  crudeltà insita nei processi di allevamento e di uccisione degli animali, vuoi per salutismo relati al consumo di carne e derivati ( tumori, malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, impotenza ), vuoi per il tremendo impatto che l’attuale modello di sviluppo stà esercitando sul pianeta ( effetto serra, inaridimento del suolo, deforestazione, contaminazione delle risorse idriche, iniqua distribuzione delle ricchezze, ingiustizia sociale diffusa ).

Invitiamo a visitare la rivista online Veganzetta per approfondire le ragioni per cui la semplice scelta alimentare vegana senza modificare il proprio atteggiamento generale in rispetto alla società dei consumi non produrrà alcun cambiamento se non quello di fornire al grosso capitale succulente occasioni per creare nuovi margini di profitto e nuovi mercati rivolgendosi a questi consumatori senza rinunciare alla produzione di alimenti che derivano direttamente dallo sfruttamento degli animali e dall’utilizzo sconsiderato di risorse naturali.
L’articolo in questione e il relativo dibattito  qui.

Il “collapse party” per  celebrare  l’eventuale crepuscolo del Capitale e sulla sua  asfissiante presa su tutto il mondo vivente non muove nè dal panino vegan acquistato al negozio dietro l’angolo, nè dalla constatata disponibilità di seitan e tofu ovunque si desideri fare shopping, muove da dentro e magari possiamo cominciare da subito ad anticiparne il gusto e il frastuono se ce lo sentiamo davvero nel cuore.

La felicita’ non e’ trovare prodotti vegani nei supermercati, bensi’ non trovare supermercati

da Knightsbridge alla Maremma : Siamo tutti Terrestri

Sabato 31 Gennaio 2015 si è svolta di fronte ai magazzini Harrods a Knightsbridge, Londra, la seconda manifestazione contro la commercializzazione di indumenti derivati dalla odiosa pratica dello sfruttamento di animali da parte dell’industria delle pellicce. harrods demo

Come si vede dalle foto alcuni coraggiosi attivisti, sfidando il freddo oltre che le inibizioni personali, si sono denudati completamente davanti all’ingresso principale dei magazzini mostrando cartelli e gridando slogan mentre venivano distribuiti volantini in cui si aricolano le motivazioni del presidio.

Piuttosto nudi che in pelliccia…

…Come dire, non ci interessano i vostri manufatti sporchi di sangue, rifiutiamo ogni pratica di dominio e di sfruttamento giustificata dalla sete di profitto e dalla callosa insensibilità alla sofferenza esibita dal comparto della moda e dalle lobby degli stilisti i quali, con alcune significative eccezioni, di anno in anno, promuovono la diffusione di cappotti, giacche, stivali, guanti e cappelli ricavati integralmente o contenenti inserti ricavati dall’uccisione di animali appositamente allevati da imprenditori senza scrupoli o prelevati dal loro ambiente naturale dai cacciatori.

Le modalità di allevamento e di cattura, incluse quelle di uccisione e trattamento, di queste vittime indifese, sono ben documentate sulla Rete, basta soltanto andare a cercarle oppure prestare attenzione alle azioni di divulgazione e di denuncia che si susseguono ad opera di gruppi di militanti antispecisti attivi sul territorio.

Anche a Grosseto si svolgono da anni azioni simili a quella di sabato scorso a Londra, azioni mirate a sensibilizzare quei cittadini più distratti i quali sostengono coi loro acquisti compulsivi l’efferata e criminale industria delle pellicce.

La prima di queste si tenne in città 2 anni fa ad opera di un gruppo di attivisti i quali, partendo da un presidio informativo organizzato da Associazione D’Idee Onlus in piazza Dante, improvvisò una passeggiata tra le vie del centro con soste nei pressi di due pelliccerie ( qui il video dell’iniziativa ). In quell’occasione gli attivisti si limitarono a svestirsi fino alla biancheria intima e ad indossare cartelli per coprirsi.

La seconda, più recente, risale all’Ottobre scorso; anche in questa occasione, a seguire un presidio scenografico e la lettura in piazza di alcuni testi critici contro l’industria della moda e delle pellicce, un piccolo gruppo di volontari si è denudato parzialmente rilanciando lo slogan “piuttosto nudi che in pelliccia” al suono di musica elettronica diffusa da un soundsystem ( indovinate quale ? ) posizionato nell’area ( qui il video dell’iniziativa ).

Persino la rispettabile e moderata LAV,  il gruppo di Arezzo di questa associazione nazionale, nel 2011 osò tanto: http://www.arezzoweb.it/2011/lav-meglio-nudi-che-in-pelliccia-68254.html

meglio nudiPaese cha vai codici e leggi che trovi: sappiamo che in Inghilterra l’atto di denudarsi in pubblico NON costituisce reato a meno che a seguito di tale azione accada qualcosa d’altro che la normativa anglosassone definisce un breach of the peace, ovvero un qualche evento che si configura quale reato. In tal caso le persone nude in pubblico possono venire arrestate e processate.

Qua da noi si rischia la denuncia e il carcere per molto meno, ma è meglio non entrare nello specifico così da non attivare gli organi  cui sono affidate le faccende di “ordine pubblico”  sul territorio ad avviare o a riprendere procedimenti ai danni delle persone coinvolte le quali subirebbero un trattamento tale e quale quello riservato a dei comuni criminali meglio nudi 2.

Di fatto, ci sembra che a fronte dell’orrore senza fine e alla crudeltà cui vengono sottoposti gli animali a tutti i livelli  – per garantire ai loro padroni umani l’opulenta esibizione dell’ingordigia, della scelleratezza e della pochezza intellettuale che li anima – abbiamo in dotazione uno strumento decisivo che colpisce diritto al segno: la nostra nudità, il nostro essere “carne del mondo”, la nostra vulnerabilità e finitudine.

Queste le qualità tabù che quando deliberatamente ostentate, sembrano costituire evidenza  insieme intollerabile e insopprimibile per i garanti e per i custodi del Sistema, un insieme di norme, comportamenti e abitudini che ci rende insensibili alle angosciose condizioni di vita e alle penose procedure di messa a morte riservate ai nostri fratelli non umani, che ci desidera mansueti automi al servizio dell’economia e del supposto progresso sui quali poggiano privilegi di classe e di specie.

“L’umano” si è sempre definito come differenza da “l’Animale” e in questa differenza, gli animali, quelli realmente esistenti, sono stati persi di vista per essere trasformati in merce, forza lavoro, divertimento e spettacolo ( da Penne e Pellicole di Filippi/Maggio, Mimesis 2014 ).

Agli attivisti inglesi ( in particolare alla promotrice dell’evento londinese Heidi Mary Porter ) e a quelli locali la nostra simpatia e la nostra incondizionata solidarietà consapevoli del fatto che tutte le grandi battaglie che danno impulso avviando reali cambiamenti evolutivi nei rapporti inter e intra specifici si combattono anche e sopratutto risvegliando quell’animalità soppressa che continua ad vivacizzarci nonostante almeno 2 secoli di cultura illuminista, la quale non ha fatto che sostituirsi alle credenze magico/religiose che imbrigliavano oscurandoli gli orizzonti umani  dell’epoca, per imporre attraverso i dettami della scienza moderna una propria univoca, incontestabile, dogmatica visione antropocentrica del mondo.

In verità, lo sappiamo bene, siamo tutti terrestri.

Piani di immanenza

animality_by_psychommantis-d6bim31Animalità significa immaginare una soggettività non scissa in corpo e mente, cioè una vita umana in grado di esaurirsi tutta, senza alcun residuo, nella vita che già si vive, peraltro l’unica che possiamo vivere, una soggettività..( che ).. non è più tagliata in due fra la vita qui e la vita là, che ancora non si vive, e che forse si vivrà un giorno.

La vita che immaginiamo è una vita del tutto priva di trascendenza…ripensare l’animalità dell’umano…il suo essere corpo, significa pensare al tema dell’immanenza, ossia appunto ad una vita che non sente alcun bisogno di proiettarsi oltre di sé.

L’animalità è stata tenacemente allontanata dalla definizione dell’umano. …gli animali non li abbiamo  davvero neanche mai osservati.

Gli unici animali che conosciamo sono quelli che abbiamo inventato noi.

Una unica categoria sterminata di animali ( che ) non esistono, ( una categoria ) che se esclude l’umano non ha alcun senso che esista.

Felice Cimatti Filosofia dell’animalità