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Il potere del Gioco, il Gioco del Potere

“… il potere non si prende, si sorprende …” diceva un saggio qualche tempo fa e Huizinga definiva il gioco come un atto non imposto che stravolge le regole della vita “vera “, della vita ” ordinaria “, dal quale si trae soddisfazione, piacere, gioia sebbene esso sia peculiarmente un atto disinteressato.

Nel mondo imperfetto esso crea una perfezione temporanea e limitata che forse in rapporto a quello si pone come una ” illusione ” ( Ludere = Illudere ) ma una illusione che permette di assaporare momenti di realizzazione e di appagamento talvolta del tutto assorbenti ( ci si dimentica di stare giocando ) e che prefigura un mondo ludico in cui ciascuno operi secondo regole liberamente scelte.

La retorica legata al lavoro, la demagogia che ne accompagna l’esaltazione spesso autolesionistica, viene a subire dall’esplosione giocosa il più’ duro degli attacchi, per cui il ” mondo migliore “, nell’immaginario di ognuno, finisce col fondarsi immancabilmente su un momento ludico piuttosto che sul lavoro ” soddisfacente “.

Il gioco crea legami duraturi anche dopo che il gioco è finito: legami solidali, affettivi sentimenti di coesistenzialità che si oppongono alla solitudine, all’isolamento, all’incomunicabilità voluta dal dominio a difesa della propria stabilità.

Il gioco è partecipazione, è sperimentazione del mondo esterno, comunicazione non esclusivamente verbale, conoscenza diretta del proprio ( ed altrui ) corpo e della propria ( e altrui ) mente.

Ma il gioco è questo ed anche il contrario di tutto questo. Quando è il Potere che ” tiene banco ” il gioco assume aspetti opposti; da strumento di partecipazione, di protagonismo, esso diventa strumento di controllo e di recupero, da momento creativo e trasgressivo esso diventa cupa reiterazione, labirinto dell’alienazione e della solitudine metropolitana, l’uso dello Sport, dello spettacolo sportivo, l’utilizzo delle varie lotterie a premi assegna al gioco gestito dal Dominio il ruolo di deterrente della conflittualità, una sorta di antico ” oppio dei popoli ” da allineare accanto alla gestione gerarchica della religione ( tra gioco e rito sacro esiste una correlazione evidente ).

L’eccessiva ideologizzazionepotrebbe però indurci a credere che solo in mano al ” potere costituito “, alle istituzioni, il gioco diventi beffardo strumento di subordinazione e controllo, ma probabilmente non è così.

Il gioco può essere soltanto unilaterale anche a livello di rapporti individuali. I termini ” gabbare “, prendersi gioco di, burlarsi, ecc. individuano un’attività ludica unilaterale tutt’altro che immediatamente liberatoria, cooperativa, solidaristica.

Il gatto con il topo gioca, il topo con il gatto certamente no.

Per il gatto, per il suo comportamento, valgono i criteri individuati per definire il gioco ( atto libero, non imposto, che dà soddisfazione, senso di realizzazione ecc. ), ed è lui che decide quando e fino a quando giocare, come giocare e così via. Il topo non decide nulla e certo non si diverte, come non si divertono affatto le vittime di scherzi atroci, gli inermi e i perseguitati che subiscono il sadismo di chi è in una posizione di forza e la utilizza in questo senso. La sopraffazione può quindi allignare anche nel gioco e divenire attraverso di esso ancora più perversa.

L’universo del gioco è davvero variegato: da momento per apprendere e conoscere sé stessi ed il mondo esterno, da momento di comunicazione e sperimentazione delle relazioni solidali, da momento di liberazione da regole e norme imposte dall’alto, a momento di persecuzione ed oppressione il gioco avvolge ed accompagna l’esperienza dei viventi dai suoi aspetti solari fino a quelli più oscuri e detestabili.

Uno degli Eccessivi

Credits: Libreria Anomalia Roma ( Atti seminario sulla Trasgressione ) 1989/2019

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Questo Mondo in cui Viviamo

La Fábrica, Sant Just Desvern, Spagna,
Rovine e Rinascita

Noi che viviamo in un mondo in cui gli specialisti del recupero e della domesticazione tendono a mistificare ogni forma di opposizione con l’aqua santa del consenso.

Noi che viviamo in questo mondo uniforme in cui la vita assume sembianze di morte, che viviamo in un mondo in cui la costrizione, il sacrificio, il salariato sono forme abituali di non-vissuto quotidiano, in cui la merce dialoga con altra merce con la nostra voce, attraverso i nostri corpi, per mezzo delle nostre bocche, un mondo in cui la fabbrica sociale – ogni momento della nostra sopravvivenza – é padrona incontrastata dei nostri gesti, delle nostre sembianze.

In cui la parcellizzazione dei sentimenti e delle passioni è la somma dei nostri comportamenti abituali. In questo mondo in cui ” dai tempi di Marx le cose sono cambiate molto poco, le idee dominanti sono sempre le idee delle elite dominanti, il che non fa meraviglia, dato che la classe che domina oggi è la medesima “.

In questa notte oscura i cuori narcotizzati dalla morfina dell’addomesticamento smettono di pulsare alla ricerca della realizzazione dei desideri, in questa notte in cui lingue cucite dai lacci del risentimento e dalla frustrazione smettono di urlare la propria lucida rabbia, in questa notte di piombo in cui i corpi assassinati dalla sopravvivenza e dall’astinenza di emozioni interrompono la ricerca di stimoli e tensioni che soli possono portare al superamento delle stato di cose presenti, allo sviluppo del movimento per la propria emancipazione.

Spezzare e disvelare gli artifici e gli inganni dello spettacolo sociale sotto tutti i suoi aspetti. Mostrare i denti a chi parla di comunità terapeutiche, a chi blatera di ” realizzazione nel lavoro “, di tavole rotonde, di telefoni amici, di elogio della follia ( cullato nella sua sanità mentale … ), di istituzioni democratiche e altre coglionerie …

In questo oscuro universo, ricercare i fili rossi che collegano gli avvenimenti del passato ai nostri tempi. Criticamente studiare e analizzare movimenti e comportamenti collettivi e individuali che, timidamente, ambiguamente, radicalmente, si sono opposti, e si oppongono all’ideologia dominante.

La trasgressione dell’ordine sociale, del vissuto, dei rapporti umani … in contrasto ragionato ai pontificati dei soliti manipoli di esperti, animati dalla nostra soggettività, attenti a cogliere i segni manifesti del rovesciamento di prospettiva o a denunciare l’opera del recupero, senza concedersi pause né concederne a nessuno.

Uno degli Eccessivi, Roma ( 1989/2019 )

Credits: Libreria Anomalia, atti Seminario sulla Trasgressione.

Up North…

TT man new image new 2014

An eclectic effort into blending quality House music with mild Acid Techno at 130 BPM, once again electronic dance music reveals itself as One, these tracks all sit onto each other in an effortless, gracious manner, you hear a groove, you pick up a melody you drop a bass line into the mix, the drumming does never get too serious here, the sonic digital, yet organic, hot magma flows and makes sense for any pleasure seeker individual within such vibrational field.

This is a live un-edited Web Radio Broadcast, first aired on www.afterhoursdjs.org on Saturday July the 14th 2018.

 

The following producers are responsible for the music, in no particular order: 

16 bits lolitas, chymera, dave angel, barry jamieson, dave seaman, ejm project, harvey mckay, electric rescue, jody wisternoff, affkt, guy j, john digweed, edu imbernon, king unique, lank, amorph, mark knight, nathan cable, nic fanciulli, miguel bastida, metro area, paul thomas, pan pot, ramon tapia, robert babicz, sebrok, rulers of the deep, sonic infusion, naval, koljah, main element. future shock, laurent garnier, and many more.

By the way….

Technoterra Soundsystem moves up north soon, the intent that of trying and to get a better view on all matters of concern.

Although none of us ever asked for that we happen to be born, we get a chance to grow up, we  struggle to come to terms with our condition, we try to fit in the cogs of the environment that hosts us.

We tire of being who we are where we are, we can’t stand some of the types that enter our lives,  we sulk, we work hard, we think … we move on, sometimes we return.

Technoterra moves up north and embrace change.

You all be safe, true to yourselves and sound.

3 Febbraio 2018 : oh jeez! Its tek-PUNKy time!

punky timesAGRI…che?? segui il LINK e scopri un mondo 😉

only speak English? Check this out and get in the know by scrolling the blog down to the required section

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Dalle Stalle alle Stelle 31 Dicembre 2017 BENEFIT per AGRIpunk

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AgriPunk e’ un gruppo nato con lo scopo di far chiudere un allevamento intensivo di tacchini.
Dopo esserci riusciti, ci siamo mobilitati per impedirne la riapertura.
Per trasformare il tutto in rifugio per animali umani e non, senza distinzione alcuna, ed azienda agricola informale

AgriPunk è un rifugio per animali di qualunque specie nato quindi dalla riconversione di ex allevamento intensivo.

AgriPunk Onlus è un’associazione senza scopo di lucro per la tutela e la salvaguardia della natura e dell’ambiente.
Nostro scopo è dare soccorso ad animali al di là di qualsiasi definizione prestabilita e dar loro la possibilità di vivere come meglio scelgono di farlo,bonificare l’area del Podere dall’inquinamento perpretrato in tutti questi anni, tutelare il bosco, i corsi d’acqua e le sorgenti, proteggere e dare rifugio ad animali selvatici avendo creato un’area libera dalla caccia, restaurare gli stabili interni al Podere creando una “comunità” che vive in maniera il più possibile sostenibile, cercando di aiutare persone in difficoltà, realizzando un’agricoltura sostenibile-biodinamica-sinergica-selvatica, recuperando sementi e piante antiche e tradizionali, creando laboratori di artigianato.

Their YouTube channel
Their Blog 

Direct Land Line info : Call 055 996946

E-MAIL : agripunkonlus@gmail.com

If you wish to lend a hand to the sustainability of AgriPUNK and unable to attend the event of the 31st of December you can still help with a donation // Se desideri contribuire al progetto AGRIpunk e non puoi partecipare all’evento del 31 Dicembre ecco come fare :

Per donazioni // Donations to support the Project
Conto Banca Etica n°216509
Intestatario Agripunk Onlus
IBAN IT47 C050 1802 8000 0000 0216 509
Causale: erogazione liberale

AgriPunk is a group of people that got together in 2013 so to make  an intensive turkey’s farm to shut down ….. and to remain SHUT.

After succeeding in the project the group managed to turn the area into a sanctuary capable to accommodate, without any distinction, all animals that needed shelter, human animals included, the latter began to work the grounds around the area with the aim of founding an agricultural firm of an informal kind.

The group turned into a Charity and committed themselves, through they action, to the tutelage of Nature and the Environment.

They continue to be involved with the project of providing a safe heaven to all animals irrespectively to the “category” they are supposed to belong according to human institutions.

In their scale of priority the tutelage of the land, the rivers, the woods, the springs and the whole natural territory  that surrounds the oasi’s location so to facilitate and expand their capability let alone to provide for their new guests but also to create the conditions for their inter-specific community to sustain themselves producing food in a  biodynamic mode of working the land in a synergic type of engagement with all the natural processes that, by default, regulate a sane environment.

Other areas of interest for the group lays in and around the acts of enhancing craftsmanship, of providing shelter and opportunities for people who find themselves in difficulty, of promoting  traditional, clean agricultural methods  for planting seeds and producing food.

The ( house ) miX : bass Selective 2017

EVENTO FACEBOOK QUI // HERE the FACEBOOK EVENT

A Photo Album portraying some of the animals there

// Nuked out in Fukushima

 

Straordinaria galleria di immagini scattate dal fotografo malese Keow Wee Loong il quale si è introdotto illegalmente nella zona rossa presso l’impianto di Dai-chii a Fukushima ( Japan ) testimoniando la miseria e la distruzione della contaminazione nucleare causata dall’incidente del 2011 more photos here

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thanks to RT for its brilliant coverage for this story

30 anni fa Chernobyl, noi e gli altri animali.

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Secondo uno studio realizzato dall’Università della Georgia ( UGA ) e contrariamente a quanto potremmo aspettarci la fauna selvatica all’interno e intorno alla zona di esclusione creata a seguito del peggiore incidente nucleare della storia, quello di Chernobyl avvenuto trent’anni fa, sembra essersi consolidata in maniera florida in assenza dell’ UOMO.

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Nel 1986, per la precisione il 26 Aprile di quell’anno, una successione di esplosioni presso l’impianto nucleare dette il via ad una catastrofe senza precedenti gli effetti della quale sono ancora vividi e temuti oggi.

In fuga dalle radiazioni la maggior parte della popolazione umana si trasferì al di fuori della fascia costituita da 4,300 chilometri quadrati dall’area del disastro, questa zona è nota come Chernobyl Exclusion Zone, mentre tutte le altre creature viventi furono abbandonate al loro destino in un territorio fortemente compromesso dai livelli di radioattività.

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Questa larga porzione di territorio è prevalentemente ricoperto di foreste e di terre abbandonate che precedentemente venivano utilizzate per fini agricoli. In questa desolata parte del mondo sorgono ancora alcuni villaggi i quali sono rimasti tali e quali al momento in cui, in gran fretta e terrorizzati da quanto stava accadendo, tutti gli abitanti umani fuggirono via assistiti dall’esercito dell’allora Unione Sovietica.

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Tra le varie specie prese in esame dai ricercatori dell’Università della Georgia il bisonte euroasiatico, lo scoiattolo rosso, il cervo, il maiale selvatico, l’alce e  il lupo grigio.

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Lo studio in questione ha rilevato una serie di seri problemi di salute di questi animali i quali tuttavia continuano a riprodursi e a godere di una qualità della vita inaspettata nelle circostanze. In particolare sono stati osservati tumori e mutazioni a livello cutaneo e della pigmentazione su molte delle specie fotografate e osservate da vicino.
I lavori di parziale decontaminazione in alcune parti della zona di esclusione hanno impegnato almeno 600,000 operatori dalla data del disastro e continuano ancora oggi. Negli anni ci sono stati molteplici altri studi volti a stabilire il tipo di impatto reale sull’ambiente costituito dalla contaminazione nucleare, ma spesso queste ricerche hanno prodotto degli esiti contraddittori, di certo questa tremenda sciagura NON è servita a relegare il nucleare al bidone della spazzatura della storia, tutt’altro!

Per la precisione si trovano in costruzione o in operazione più di 65.000 impianti nucleari adibiti alla produzione di energia elettrica su scala globale, senza considerare il rischio rappresentato da una industria bellica che necessita di materiali provenienti da tali cicli di produzione per poter confezionare sempre nuove e ultra micidiali testate nucleari con le quali attrezzare sottomarini, aerei e navi da guerra.

Davvero un “gran bello” scenario quello cui la civiltà umana e il cosiddetto progresso hanno condotto il mondo vivente.

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Le  fotografie e il materiale documentale utilizzato per la redazione di questo blog sono stati  estratti  da diversi articoli pubblicati da Russia Today ( RT.com ) e dalla rivista Frontiers of Ecology.

chi mangi ogni giorno?

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https://youtu.be/xaA7L4k269

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Schiavi per un salario sotto il tacco di Amazon

amazon 1La mia breve storia di lavoratrice per la Amazon ( uno dei loro magazzini ad ovest del Mississippi ) comincia presso il centro di reclutamento che questa compagnia aveva allestito all’interno della locale camera di commercio.
Il volume delle ordinazioni alla Amazon cresce tantissimo andando verso le festività natalizie, tradizionalmente gli ultimi quattro mesi dell’anno Amazon tende ad assumere attraverso le agenzie locali di lavoro interinali, per coprire i turni negli enormi centri di distribuzione dove si impacchettano e si spediscono in giro per il mondo merci e oggetti di ogni tipo.
Il funzionario che accettò la mia domanda di lavoro mi informò sullo stato delle cose, principalmente la sua raccomandazione verteva sul fatto che non avrei dovuto prendere troppo personalmente quanto mi sarebbe accaduto sul luogo di lavoro e che “se davvero” avevo necessità di un impiego avrei fatto bene a lasciare fuori dalla porta tutte le mie aspettative in termini di dignità personale: nei centri di distribuzione Amazon vige un clima militaresco, i supervisori apostrofano i dipendenti con toni della voce sempre troppo alti e animosi, si chiede ai dipendenti sempre e comunque di dare di più, di operare più velocemente e più efficacemente per centrare l’obiettivo.
Ogni nuovo dipendente infatti ha il suo obiettivo, o meglio, quello che l’Azienda si aspetta da lui ed è in funzione un sistema di addizione e di sottrazione di punti il quale rappresenta un indicatore in rispetto alla qualità della prestazione che l’azienda desidera da quel particolare lavoratore, ogni ora, ogni giorno del rapporto di lavoro.
Quello stesso funzionario mi disse anche che, a fronte delle richieste pressanti da parte dei supervisori, io avrei dovuto comunque rispondere che “ci avrei provato” e mai “sto gia dando il massimo” pena il licenziamento immediato. Licenziamento che comunque sarebbe arrivato se non fossi riuscita a centrare il mio obiettivo in tempi ragionevolmente brevi dal momento dell’ assunzione. Ad Amazon è considerato normale un turno di 10 ore di lavoro sui piani in cemento o sulle scale di accesso ai vari livelli e alle diverse aree che costituiscono i capannoni.
La mia precedente esperienza undercover presso un centro di distribuzione per una catena di negozi online in Ohio mi aveva gia messo davanti alle condizioni de-umanizzanti che questo tipo di lavoro impone agli operatori ed alla realizzazione che queste sono lo standard nell’intero settore.
amazon 2L’unico requisito per entrare a lavorare in uno dei centri di distribuzione Amazon è quello di non essere mai stato in prigione, ricordo che il giorno del colloquio di lavoro c’erano altre 6,7 persone insieme a me, trascorremmo la mattinata da un terminale di computer all’altro, rispondendo a domande e a quiz specifici la capacità di leggere da parte degli applicanti e ( ancora e ancora ) la fedina penale pulita, poi domande sui miei precedenti impieghi e sulla mia personalità, come mi sento in rispetto alla possibilità di svolgere “ attività pericolose” – mi cimenterei nell’atto di svolgerle? E con quale attitudine?
Nel mezzo di una delle stanze dove venimmo condotti quel giorno c’era un terminale video il quale, oltre a trasmettere immagini e commenti incessanti sulla natura del lavoro presso i centri di distribuzione Amazon, metteva in guardia i futuri impiegati sui rischi inerenti le false denunce sulle condizioni di lavoro che spesso i lavoratori fanno allo scopo di ottenere cifre di indennizzo da parte di Amazon, bene, se scopri che qualcuno dei tuoi colleghi è intenzionato a fare una cosa del genere e decidi di riportarlo ad un supervisore riceverai un premio di denaro di 500 dollari al termine dei procedimenti contro quel lavoratore!
I programmi software dei computer “esaminano” me e gli altri, la nostra idoneità ad impacchettare merci e ad attaccare etichette adesive per conto di Amazon, le quali merci che compongono gli sterminati cataloghi on line si trovano stoccate in questi enormi capannoni divisi in settori.
La maggior parte del lavoro logistico necessario per far funzionare il sistema di spostamento e distribuzione delle merci viene svolto da altre aziende in sub appalto, parliamo di compagnie molto note come la 3PL o la DHL o la UBS, vere e proprie corporazioni sovranazionali che operano a livello globale nei mercati realizzando miliardi di dollari di fatturato ogni anno.
Indipendentemente da quale gestore delle attività di logistica si occupi dello spostamento e dell’impacchettamento delle merci vendute sulla Rete per conto di Amazon, sarà sempre e invariabilmente un operatore con contratto a termine, soggetto ad un regime di lavoro connotato dalla valutazione costante del rendimento individuale da parte dell’azienda, dalla flessibilità totale sugli orari di lavoro e sulla bassa paga oraria concordata in fase di assunzione a svolgerlo.
Il luogo di lavoro è immenso, freddo, cavernoso, vi è un silenzio insolito in considerazione delle centinaia di altri operatori assorti nell’atto di raccogliere, scegliere, impacchettare o starsene semplicemente in piedi davanti ai nastri trasportatori, i rumori più frequenti quelli di un muletto che passa e va e lo stridio dei rotoli di nastro da pacchi.
Il dispositivo di scansione che ho in dotazione mi rassicura fornendomi in qualsiasi momento le coordinate sulla mia posizione all’interno del complesso labirinto di scaffali e di settori nel quale mi trovo ad operare, per rispondere in tempo alla lista degli ordini che devo evadere oggi mi ritrovo persino a contare il numero dei passi che mi separano dal luogo di raccolta di ogni singolo oggetto: Settore Dallas, area gialla, fila 34, scaffale 22, livello D, ecco in questa esatta locazione troverò le coperte da lettura, di quelle che vendono quasi esclusivamente on line, da indossare la sera per leggere….poi ancora coordinate del tipo specificate sopra….pillole per migliorare la libido….carta igienica…..attrezzi da cucina…..calendario del nuovo anno….custodia per fucile da caccia……avanti di questo passo finirò di certo che non centro il mio obiettivo!
amazon 3Tra le mille cose che possono accadermi e rovinare la qualità della mia prestazione c’e’ sicuramente il sopra citato dispositivo scanner, il quale è di enorme aiuto per capire dove mi trovo, ma a volte non sembra condurmi alla locazione delle merce che devo trovare, magari mi ritrovo a dover puntare il dispositivo su decine di articoli sul medesimo scaffale nella speranza che il suo occhio digitale riesca a carpire il codice a barre desiderato e questo mi fa perdere preziosi minuti….tra l’altro, il mio supervisore mi dice che questa settimana per noi nuovi arrivati l’obiettivo è fissato come minimo al 75% delle aspettative, se non riusciamo a centrare almeno in quello dovremo subire una seduta formativa la quale consiste nelle solite domande retoriche: perchè non riesci ad ottenere i punti necessari al tuo obiettivo? Devi riuscire a farcela!
L’agenzia di lavoro temporanea attraverso la quale sono approdata in questo posto, per questa settimana, ha assunto un numero sufficiente di operatori calcolato in base al numero di ordini da evadere ammesso che tutti noi lavoriamo a pieno regime, riuscendo cioè a centrare i nostri obiettivi in termini di rendimento.
Posti come questo fanno uso di staff con contratto a termine per tutto l’anno, la paga oraria di tutti noi è di un terzo più bassa del personale impiegato in pianta stabile, ho conosciuto dei “temporanei” che sono rimasti in tale posizione per anni!
E’ una continua corsa, per massimizzare i profitti occorrono operatori svelti, capaci, decisi a non mollare e che non si lasciano demoralizzare dal sistema a punti che grava sulle loro teste, più operatori centrano il proprio obiettivo, meno operatori servono per evadere gli ordini giornalieri, maggiori margini di guadagno per l’agenzia interinale di impiego, l’equazione è semplice.
Tutti quanti sono in fibrillazione di fronte alla prospettiva della fruizione di almeno due pause giornaliere, oltre a quella pranzo, di 15 minuti ciascuna distribuite nell’arco delle dieci ore, anche queste previste dal contratto sottoscritto giorni prima in fase di colloquio. Quando arriva il momento di posare tutto e di avviarsi verso le aree adibite alla sosta, ci si avvia verso i metal detectors davanti ai quali si forma regolarmente una fila che rosicchia i preziosi minuti di sosta, non sarà necessario ripassare da sotto il medesimo apparato al rientro dalla pausa, il timore è che qualcuno degli operatori maggiormente affranti dai ritmi e dalle condizioni di lavoro subite, per non dire del compenso percepito, possa improvvisare il furto di una Xbox 360…se non veniamo fermati per la perquisizione si tratterà di trovare un posto libero tra le file di panche e di tavoli che arredano l’area sosta, di usare il bagno per la quale operazione si perdono nuovamente preziosi minuti, magari di mangiare qualcosa…poi, altrettanto rapidamente ci riavviamo verso i rispettivi settori di lavoro consapevoli del fatto che, trascorsi i quindici minuti di sosta, gli obiettivi fissati su ogni uno di noi prevedono che si riprenda istantaneamente il lavoro, dispositivo di scansione alla mano.
Gli scambi verbali tra operatori sono di tipo fugace e monosillabico, benchè ciò non sia proibito non c’e’ tempo per parlare, dobbiamo solo lavorare.
amazon 5E’ stato estimato che gli operatori che svolgono l’azione di cercare e raccogliere le merci nei capannoni di Amazon percorrano, a passo svelto, almeno 18 km al giorno sui freddi impiantiti di cemento che si diramano al loro interno, il formicolio e la pesantezza delle gambe alla fine di ogni turno sembrano confermare tale dato.
Le merci più in voga nei reparti dove sono stata assegnata sono gli accessori per iPad e i vibratori, forse ricordo con particolare vividezza questi oggetti per via della loro collocazione i primi, nella parte più alta delle scaffalature, dove occorre letteralmente arrampicarsi e giù a basso, praticamente a terra i secondi, per raccogliere i quali occorre abbassarsi e piegarsi, decine e decine di volte ogni turno; verrebbe da pensare, in termini di pura scienza ergonomica, chi è l’esperto, chi il responsabile della sicurezza sul lavoro, che ha dato il nullaosta a questo tipo di impianti…
Tutti gli oggetti personali in possesso del lavoratore all’ingresso in turno devono essere lasciati fuori dai piani, possiamo avere addosso soltanto i vestiti che indossiamo, pena la requisizione degli oggetti da parte dei supervisori.
La pausa pranzo è della durata di 29 minuti e 59 secondi incluso il tempo che occorre negli spostamenti tra le varie aree, l’eventuale uso del bagno e il passaggio sotto il metal detector, il risultato derivante da tale politica comprende l’ingestione dell’ultimo boccone del pranzo consumato quando già in linea per la ripresa delle attività lavorative. Se si arriva in ritardo scatta la decurtazione dei punti.
Il particolare capannone dove lavoro si trova in una area rurale che non offre niente a chi, come me, decide di non trascorrere troppo tempo tra un turno e l’altro a viaggiare a casa come fanno i pendolari, molti lavoratori ritengono che questa collocazione non sia un caso, il popolo degli operatori in subappalto che prestano la propria forza lavoro ad Amazon si trovano immersi in maniera totale nell’esperienza di impiego presso questo gigante del mercato on line.

La cultura che sin dalle prime ore di rapporto con questo datore di lavoro viene instillata alle persone è la medesima di quelle adottate da tutte le grandi corporazioni ( McDonalds, CocaCola, Walmart ): non siamo così intensamente rigidi perché lo vogliamo noi, sono i nostri clienti ad imporcelo! Una buona relazione con i clienti che ordinano i propri acquisti via Amazon è elemento cruciale per la crescita dell’azienda, la quale crescita è la chiave per il mantenimento dei prezzi bassi sulle merci in vendita, la quale cosa è strumentale al consolidamento delle relazioni Azienda/clienti, non si discute. Ad Amazon non c’e’ spazio per l’inefficenza, è per questo che il sistema dei punti viene così aspramente implementato, senza eccezioni.
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Alla fine della mia esperienza come “raccoglitrice” nei ranghi della Amalgamated Product Giant Shipping Worldwide Inc ( si tratta di uno pseudonimo scelto dall’autrice del report per non esporre le persone coinvolte ad attenzioni non sollecitate di alcun tipo n.d.r. ) per conto della Amazon, prendo atto di avere raggiunto soltanto il 52% delle aspettative aziendali poggiate su di me, questo accade dopo la prima settimana nel corso della quale mi è stato ripetuto che sono “davvero una cattiva lavoratrice” da diversi supervisori, alcuni dei quali tentano il loro meglio nell’instaurare un rapporto fondato sulla stima reciproca con i lavoratori senza tuttavia riuscire a farcela a causa del loro ruolo nel sistema che governa le prestazioni sui piani. Uno dei miei errori “più gravi” è stato quello di avere impacchettato due stessi oggetti nel medesimo scatolone. Quello meno grave, ma che comunque ha comportato una costante ed inesorabile decurtazione di punti, quello di fermarmi troppo spesso a prendere fiato, a massaggiarmi i piedi e le gambe per sconfiggere il formicolio durante i turni di lavoro.

I miei ex colleghi non godono del lusso di trovarsi in questo posto come agenti undercover con finalità quella di scrivere una storia, la mia vera professione, quella di giornalista, mi ha consentito di affrontare con un discreto grado di serenità questa spaventosa esperienza nella consapevolezza che venire licenziata non avrebbe prodotto in me alcun tipo di rammarico o di preoccupazione.

Il mio pensiero va, inevitabilmente, a coloro i quali dipendono economicamente da questo tipo di impieghi, da queste agenzie di lavoro interinali,  a coloro che sono ostaggio delle corporazioni e del sistema che ne governa le dinamiche interne, quei sistemi di organizzazione e di divisione dei compiti che nullificano le persone, che annientano la loro integrità e dignità umane.
Come faccio a dimenticare una collega cinquantenne che durante una pausa ha cercato di confortarmi consigliandomi di auto somministrarmi 800 milligrammi del farmaco Advil ogni giorno per gestire la meglio l’indolenzimento alle spalle e l’intorpidimento agli arti dovuti al tipo di prestazione che Amazon richiede ai propri lavoratori?

Nell’anno 2015 Amazon si aspetta di crescere del 10% nel volume di affari e di continuare a farlo ogni anno a seguire, consolidando così la sua posizione di dominio sul mercato delle vendite su Internet. Nel 2015 l’obiettivo di Amazon è quello di raggiungere un fatturato di 279 miliardi di dollari e di espandere i propri punti di distribuzione oltre gli esistenti 69 impianti, 17 dei quali sono sorti soltanto dal 2011 ad oggi.

La prossima volta che decidiamo di acquistare un libro da Amazon perché otteniamo un servizio rapido e conveniente pensiamo a questi dati e alle persone di questa storia.

Storie simili a questa sono state documentate anche in Europa, nei punti di distribuzione della catena Amazon in Germania e in Francia.

Grazie a Mother Jones per la storia la quale in versione integrale può venire letta qui.

Materiale liberamente tradotto e ri-narrato da The Droid.